La cantante Anggun guest star all’Auditorium di Roma il prossimo 14 giugno per il World Blood Donor Day 2021

Iniziano a trapelare le prime informazioni su cosa accadrà il 14 giugno a Roma, per festeggiare un World Blood Donor Day italiano che doveva andare in scena già nel 2020 e che poi, causa pandemia, è stato confermato a Roma nel 2021.

La notizia è di quelle che fanno davvero piacere: infatti, per l’occasione, all’Auditorium Parco della Musica si esibirà Anggun, cantante nota in tutto il mondo per un grande successo internazionale come “Snow on the Sahara”, pezzo pubblicato nel 1997 e divenuto noto al grande pubblico anche per essere diventato colonna sonora della pubblicità dei popolarissimi orologi Swatch.

A dare l’annuncio su Twitter è stata proprio la stessa cantante indonesiana, in un tweet in cui ha espresso tutta la sua soddisfazione per poter partecipare a un evento così speciale.

Ecco le parole della stessa Anggun: “Sono davvero onorata di esibirmi all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 14 giugno per sostenere la “Giornata mondiale del donatore di sangue” che celebra l’importanza della donazione di sangue, che aiuta e salva ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo. Molto presto vi darò altri dettagli!” ha scritto la cantante, un messaggio che non può essere più veritiero.

La speranza, naturalmente, è che per il concerto di Anggun possa esserci un po’ di pubblico in presenza, anche a ranghi ridotti, ma non è semplice. L’attesa per la giornata mondiale del dono e della festa di tutti i donatori tuttavia non può che essere ancora più grande.

Tutte le associazioni italiane hanno ripreso la notizia, che merita assoluto risalto. Tante altre saranno le novità, e su Buonsangue saremo pronti a divulgarle.

Una gran bella notizia: assegnato all’Italia il World Blood Donor Day 2020

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Non abbiamo quasi fatto in tempo a dare l’annuncio del World Blood donor Day 2019 che si terrà in Rwanda con il suo focus sui temi della sicurezza e del principio fondamentale dell’accesso a trasfusioni dello stesso livello in tutto il mondo, e già arriva una nuova notizia stupefacente: il World Blood Donor Day 2020, quello della prossima stagione, si terrà in Italia, e a comunicarlo è una fonte più che ufficiale, ufficialissima, come il Ministero della salute.

Qui Il comunicato intero.

Ecco in figura 1 il post Facebook con cui il Centro nazionale sangue ha invece dato la notizia sui social, ribadendo la grande fiducia che la WHO (World Health Organization) nutre per il sistema sangue italiano, tra i più affidabili, stimati e imitati in tutto il mondo.

Centro Nazionale Sangue Home

Fig. 1

Grande orgoglio per il ministro della Salute Giulia Grillo, che nella sua dichiarazione ha espressamente chiamato in causa i valori basici della donazione italiana. “L’Oms ha apprezzato l’autorevolezza e l’efficacia della proposta italiana – ha dichiarato – L’assegnazione dell’evento globale è un riconoscimento alla qualità del nostro sistema sangue e alla generosità dei nostri donatori, che insieme riescono a garantire l’autosufficienza all’Italia sia per gli interventi urgenti che per migliaia di pazienti che dipendono quotidianamente dalle trasfusioni e dai medicinali plasmaderivati. Sarà anche l’occasione per promuovere in tutto il mondo il modello del sistema sangue italiano che grazie alla donazione volontaria, anonima, non remunerata, responsabile e periodica garantisce terapie salvavita a tutti i pazienti che ne hanno necessità. Il successo arriva a pochi giorni dall’approvazione da parte dell’Oms della risoluzione italiana sui farmaci, ed è un segno ulteriore della considerazione di cui gode il nostro Paese per le politiche della salute”.

L’Italia infatti, e questo va sempre ricordato e ribadito, da diverse stagioni presiede la Fiods grazie alla figura di Gianfranco Massaro, si muove con costanza da moltissimi anni in aiuto delle nazioni in via di sviluppo come El Salvador, Afghanistan, Vietnam e tantissimi altri, provando a migliorare i sistemi trasfusionali interni, inviando grandi quantità di farmaci plasmaderivati ed esportando formazione. Tra tante cose da migliorare, ecco finalmente un’eccellenza italiana da tenere in gran conto.

“Sangue sicuro per tutti”. Arriva il World Blood Donor Day 2019, e il focus è sulla sicurezza della trasfusione in tutto il mondo

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Come ogni anno ci avviciniamo alla “Giornata mondiale del donatore di sangue ed emoderivati 2019”, che come da tradizione cadrà il 14 giugno prossimo. È una data molto importante, ovvio, ma non soltanto per il valore simbolico che incarna e per il fatto che la celebrazione serve a richiamare l’attenzione di tutti su un gesto che – come diciamo sempre – ci auguriamo possa presto divenire naturale e automatico come bere acqua o respirare, ma anche perché attraverso la concentrazione di sguardi verso un unico riflettore è possibile convogliare al pubblico mondiale alcuni concetti più complessi legati al dono.

La campagna di quest’anno, voluta fortemente dalla World Healt Organization, è incentrata sulla sicurezza, e si intitola “Sangue sicuro per tutti”, a riprova dell’enorme attenzione che le istituzioni ai massimi livelli riservano alla raccolta sangue volontaria e non retribuita, affinché sia i donatori che i riceventi possano contare, sempre e in ogni paese del mondo, su più alti standard di sicurezza nel momento in cui si dedicano a una pratica trasfusionale.

Gli obiettivi della campagna di quest’anno, come indica il sito della WHO peraltro caratterizzato da una splendida animazione, sono:

  1. Celebrare e ringraziare le persone che donano il sangue e incoraggiare coloro che non hanno ancora donato il sangue a iniziare a farlo;
  1. Sottolineare la necessità della donazione di sangue per tutto l’anno, per mantenere forniture adeguate, e facilitare l’accesso universale e tempestivo a trasfusioni di sangue sicure;
  1. Focalizzare l’attenzione sulla salute dei donatori e sulla qualità delle cure come fattori critici per costruire il loro impegno e spingerli a donare regolarmente;
  1. Dimostrare la necessità dell’accesso universale alle trasfusioni di sangue sicure e fornire sostegno sul piano dell’assistenza sanitaria efficace, verso il raggiungimento dell’obiettivo più ambizioso: la copertura sanitaria universale;
  1. Mobilitare il sostegno a livello nazionale, regionale e globale tra governi e partner di sviluppo per investire, rafforzare e sostenere i programmi nazionali sul sangue.

Come possiamo vedere si tratta di obiettivi ambiziosi, e del resto è logico e opportuno per la più alta istituzione mondiale sulla salute, che ha deciso di indicare come paese ospitante il Rwanda, in Africa, e di concentrare gli eventi principali del 14 giugno a Kigali, la capitale dello stato africano. Il claim scelto per la campagna è “By donating blood, you can save lives!”, reso in italiano con “Dona sangue, salva la vita.”

Ecco, per tutti coloro i quali volessero contribuire a diffondere i materiali del World Blood Donor Day 2019, la pagina su cui scaricare i materiali promozionali: https://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2019/campaign-materials-world-blood-donor-day-2019.

Facciamolo in massa.

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La primavera delle associazioni: tra convegni ed eventi, l’impegno di Avis, Fidas e Fratres nei prossimi mesi fino al Blood Donor Day

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Moltissimi eventi, tra convegni a tema sangue, assemblee, iniziative: fino al 14 giugno 2018, data della giornata mondiale per la donazione di sangue che quest’anno vedrà i suoi lavori andare in scena in Grecia, ad Atene, le associazioni italiane hanno già un calendario molto fitto.

Vediamo, analizzando i programmi di Avis, Fidas e Fratres, cosa ci aspetta e che temi saranno approfonditi.

AVIS

La più grande associazione italiana di donatori con più di 1 milione e 300 mila iscritti è già stata attiva a Roma nel week-end appena trascorso (7-8 aprile), con un convegno sull’incidenza del nuovo regolamento europeo sulla privacy nel mondo associativo Avis. Il convegno, che nell’edizione romana è stato frequentatissimo con un alto numero di iscrizioni sarà ripetuto a San Donato Milanese il 5 maggio. Quello della privacy e della protezione dei dati personali è un tema piuttosto rilevante che su Buonsangue non mancheremo di approfondire nei prossimi giorni, ascoltando esperti associativi del ramo.

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Un corso tecnico sicuramente molto utile si terrà invece, sempre a san Donato, Il 28 aprile: “Ruolo, responsabilità, attività, qualità per ogni fase del processo di raccolta sangue” sarà l’ampio tema da approfondire durante la giornata di lavori, per far sì che chi è impegnato nelle unità di raccolta possa contare su di un know-how operativo sempre più conforme e codificato in ogni sede d’Italia. Davvero molto ricco il programma che vedrà impegnati rappresentanti associativi da ogni parte d’Italia.

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Infine, a maggio, si terrà l’82ma Assemblea generale AVIS a Lecce, al Grand Hotel Tiziano e dei Congressi, dal 18 al 20 maggio 2018. Dopo la scelta di Milano in coincidenza con il 90° anniversario si torna al sud nella città pugliese capitale del barocco, per due giorni di confronto su temi vari sintetizzati dal titolo “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”.

FIDAS

In quanto a FIDAS, grande attesa per il convegno nazionale numero 57 previsto a Napoli per il 27-28 aprile. Maggiori dettagli li forniremo più avanti, ma intanto il convegno sarà occasione per assegnare l’ottavo premio giornalistico Isabella Sturvi sui migliori articoli dell’anno a tema sangue. Edizione, quella 2018, che vedrà premiati articoli pensati per la dimensione nazionale e per quella locale.

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Molto importanti, inoltre, altri due convegni supportati da FIDAS, quello che si svolgerà al Porto antico di Genova dal 23 al 25 maggio, ovvero il 43mo Congresso nazionale di Medicina Trasfusionale organizzato dalla SIMTI, Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia, e quello che si terrà si terrà sabato 12 maggio alle 18.30, presso l’Isola Lo Scoglio, dal titolo “Bioetica e Diritto alla Salute. Donare per la Vita”, organizzato dalla FIDAS Porto Cesareo in collaborazione con la FIDAS Leccese, l’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) e l’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo).

Occasioni importanti di studio e confronto su temi di grande interesse per la vita sanitaria pubblica.

FRATRES

Infine FRATRES: non ci sono eventi nazionali in programma ma è costante e attivo il lavoro sul locale. Da Fiori d’azzurro in collaborazione con Telefono Azzurro a Forte dei Marmi, una manifestazione di piazza per raccogliere fondi, fino a donazioni speciali, scampagnate e feste di gruppo.

Home Page FRATRES donatori di sangue

Infine, il 14 giugno, tutti pronti al World Blood Donor Day che andrà in scena ad Atene. “Be there for someone else. Give blood, share life” è lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in italiano significa “Sii disponibile per qualcun altro. Dona sangue e condividi la vita”. Breve, conciso, ineccepibile. Donare il sangue significa esattamente questo.

 

All’Elba, nel comune di Portoferraio, c’è una piazza dedicata ai donatori. Ce ne vorrebbe una in ogni città d’Italia

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A Portoferraio, il comune più popolato dell’Isola d’Elba, in provincia di Livorno, c’è una piazza dedicata ai donatori di sangue. Largo Donatori di Sangue è proprio sul mare, a ridosso della Fortezza Medicea, a metà strada tra il porto turistico e il porto commerciale.

Ecco le prove, scolpite nella pietra.

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È un luogo che durante l’anno, in paese, funge come spazio di aggregazione, come è successo durante il Natale 2016 http://www.quinewselba.it/portoferraio-avis-in-musica-per-natale.htm, grazie a una bella festa musicale con tanto di Babbo Natale a disposizione dei bambini. Tutto in linea con lo spirito del dono, che come ripetiamo spesso, è un gesto di assoluta responsabilità ed empatia civile la cui importanza va sottolineata ogni volta che è possibile.

E anche se qualche volta il dono del sangue dovesse avvenire in orario di lavoro… https://www.buonsangue.net/news/donazione-lavoro-avis-nessuna-furbata-dai-donatori/, non sarà poi così grave, anzi…

Sarebbe bello, e utile sul piano simbolico, se una piazza dedicata ai donatori di sangue esistesse in ogni città o paese italiano. Per tradizione la nomenclatura di vie, strade, vicoli o piazze in Italia contribuisce a selezionare eventi, ricorrenze o personalità degne di entrare nella memoria collettiva. E se si pensa al contributo che i donatori italiani hanno silenziosamente offerto ai propri concittadini nei 90 anni di storia nazionale da quando, nel 1927, fu fondata Avis a Milano, riservare un posto per loro nella storia nazionale è quanto mai opportuno.

Noi lanciamo l’idea. Sicuri che saranno moltissimi i comuni che la raccoglieranno.

Nei paesi ricchi con la raccolta gratuita si dona di più. Una ricerca dell’Economist

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Con la carenza delle ultime settimane il tema del sangue, spesso trascurato durante l’anno e quando c’è bisogno di fare cultura del dono e informare sull’importanza dell’autosufficienza ematica nazionale, è ritornato in auge sui giornali di più larga diffusione, come Repubblica, Il Corriere della Sera (ne abbiamo ampiamente parlato qui https://www.buonsangue.net/news/forti-carenze-generalizzate-giugno-luglio/) e il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/31/emergenza-sangue-centro-nazionale-del-ministero-carenze-in-tutta-italia-da-2-mesi-a-rischio-interventi-e-terapie/3766646/.

Specialmente quest’ultimo caso è degno di nota, perché sul Blog della Fidas https://fidasblooddonors.wordpress.com/2017/08/01/ancora-con-il-sangue-a-pagamento/ Cristiano Lena, responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale da noi intervistato il 16 marzo scorso https://www.buonsangue.net/interviste/cristiano-lena-responsabile-comunicazione-fidas-dono-unazione-sociale-bisogna-puntare-sullaltruismo/, è intervenuto per chiarire e spiegare con esattezza alcune dinamiche del sistema trasfusionale ampiamente fraintese, per usare un eufemismo, dai molti utenti-commentatori del Fatto.

In particolare, non pochi utenti hanno chiamato in causa la donazione a pagamento come panacea per limitare le carenze, una lettura molto superficiale che dipende da una mancata conoscenza delle dinamiche di sistema.

Come spesso abbiamo scritto, esistono infatti motivazioni filosofiche e culturali che rendono la donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima, gratuita, consapevole, e soprattutto associata assolutamente preferibile, motivazioni che vanno dall’importanza di tenere delle oasi di vita collettiva lontane dai criteri della mercificazione, alle molte ricadute positive in fatto di cultura di comunità o sul piano individuale, in termini di integrazione e autostima del donatore. Per non parlare dei discorsi sulla sicurezza e sulle pratiche di raccolta discutibili in voga nei paesi come gli USA, in cui sangue e plasma si raccolgono a pagamento, e che son ben raccontate nel documentario Le Business du sang di cui abbiamo parlato qualche mese fa https://www.buonsangue.net/interviste/raccolta-negli-usa-octapharma-sangue-lopinione-gianfranco-massaro/.

Ma se il peso specifico di tali principi non dovesse bastare, c’è anche un recentissimo studio dell’Economist https://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2017/06/daily-chart-9 tra i più prestigiosi giornali mondiali in fatto di analisi degli scenari socioeconomici globali, a testimoniare come la donazione di sangue funzioni molto meglio nei paesi in cui si pratica gratuitamente

Questo grafico mostra la sperequazione nella raccolta sangue tra i paesi Europei e gli altri continenti:

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Come si può notare la componente del reddito è determinate, esiste un rapporto preciso tra il reddito pro-capite (GDP sull’asse delle ascisse orizzontale) e quantità di sangue donato (sull’asse delle ordinate), fatta eccezione per i paesi ricchi dell’Asia in cui la donazione è bassissima.

Perentorio il finale della ricerca dell’Economist: “In places where the practice is unpopular, most of the blood supply is usually from paid donors or relatives of those who need transfusions. By contrast, most of the countries with the highest blood donation rates are among those where all givers do so for free”. Cosa significa? Che dove il dono è impopolare, si pratica la raccolta a pagamento. Dove esiste cultura e senso di civiltà, si raccoglie molto di più in modo gratuito e volontario, perché il sangue che oggi doniamo un giorno potrebbe servire a noi o a chi amiamo.

Il bisogno di sangue non va in vacanza: raccolte speciali, carenze e notizie dall’Italia che dona

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Il bisogno di sangue non va in vacanza, dunque… prima donate, poi partite. Noi di Buonsangue non ci stancheremo mai di ripetere questo consiglio e di sensibilizzare su questo tema, e per questo ecco tutte le informazioni per il fine settimana da nord a sud, e da est a ovest, su carenze, raccolte di sangue e possibilità per aiutare con un piccolo contributo il sistema trasfusionale italiano a essere sempre più efficiente e affidabile.

Sono tantissime le raccolte speciali di sangue organizzate dalle associazioni nei prossimi giorni, proprio per prevenire e fronteggiare il calo strutturale di donazioni che è tipico del periodo estivo.

Mercoledì 5 Luglio c’è stato l’anniversario di Fratres Nazionale, 67 anni di donazioni dal 1950. Così si moltiplicano le iniziative sul territorio delle sedi locali: sul nuovo sito rimodernato da poco http://www.fratres.it/ è possibile controllare sempre il calendario eventi, e scoprire, per esempio di due belle iniziative in Puglia: l’8 Luglio, ad Aradeo, in provincia di Lecce, donazione speciale in autoemoteca per prevenire ogni bisogno, mentre ad Andria (Bari) http://www.andrialive.it/news/attualita/509663/giornata-pugliese-del-donatore-di-sangue-al-palasport-il-12-luglio-tra-le-proteste, come racconta Andria Live, andrà in scena la “Giornata pugliese del donatore”, per non dimenticare il terribile scontro tra i treni dello scorso anno che costò la vita a 23 persone. Non sarà l’unica manifestazione in Puglia: anche a Taranto https://www.ciaksocial.com/taranto-celebra-la-prima-giornata-pugliese-del-donatore-di-sangue-con-una-raccolta-straordinaria/, come in altre città in tutta la Puglia, la ricorrenza istituita dal Dipartimento della Salute, del Benessere Sociale e dello Sport per Tutti della Regione Puglia sarà occasione per raccolte speciali e reclutamento di donatori (si spera) periodici.

In Campania, sempre la Fratres è attiva a Dugenta (Benevento) con una raccolta speciale prevista per il 9 luglio http://www.ilquaderno.it/gruppo-fratres-a-dugenta-riparte-donanzione-sangue-121278.html: Il Quaderno, quotidiano locale, c’informa che si tratta di un risultato fortemente voluto per far fronte al bisogno dall’associazione locale, dopo mesi in cui una raccolta organizzata era mancata.  A Suggi (Salerno) si registra invece una carenza a cui rispondere presto. Ecco l’appello http://www.salernotoday.it/cronaca/ruggi-appello-ail-donazione-sangue-salerno-5-luglio-2017.html dell’AIL (Associazione Italiana contro la Leucemia) per spingere i cittadini a donare.

Carenze di sangue significative si registrano in Sicilia, a Palermo, dove Repubblica avvisa che potrebbero diventare a rischio alcune terapie salvavita, ma la situazione non è rosea nemmeno a Messina e Catania http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/07/05/news/emergenza_sangue_in_sicilia_-170042187/; stesso quadro della situazione anche a Reggio Calabria http://www.strettoweb.com/2017/07/e-emergenza-sangue-agli-ospedali-riuniti-di-reggio-calabria-appello-ai-donatori/575730/.

Tali carenze, così come quella in Sardegna, sono ovviamente monitorate dal Centro Nazionale Sangue, che il 3 luglio ha lanciato un appello http://www.centronazionalesangue.it/notizie/marche-raccolta-per-talassemici-sicilia-e-sardegna già raccolto dalla Regione Marche, secondo la logica della compensazione nazionale.

Proprio nelle Marche, a San Benedetto del Tronto, concerto in ricordo dei Queen organizzato dall’Avis locale per promuovere donazioni speciali il 12 e il 26 luglio e far fronte al bisogno https://www.lanuovariviera.it/category/eventi/la-musica-dei-queen-in-piazza-giorgini-per-la-festa-dellavis/.

In Toscana https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/ situazione in miglioramento rispetto alle ultime settimane: urgenza per il B+, emergenza per lo 0-, e situazione sotto controllo per gli altri gruppi.

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Per contribuire a ripianare la situazione, raccolta speciale Fratres in Garfagnana e nella Mediavalle del Serchio (Lucca) http://www.luccaindiretta.it/mediavalle-e-garfagnana/item/97597-alla-misericordia-di-borgo-donatori-di-sangue-in-festa.html.

A Cuneo, invece, https://www.cuneodice.it/curiosita/cuneo-e-valli/associazione-sos-solidarieta-organizzata-del-sangue_8377.html numeri rilevanti per l’associazione S.O.S (Solidarietà organizzata sangue) che è attiva da 26 anni sul territorio con più di 400 donatori iscritti.

Ricordiamo, infine, che con la nuova riforma del terzo settore è confermata la possibilità per ciascun cittadino di devolvere il proprio 5×1000 alle associazioni di donatori per aiutare il sistema trasfusionale in modo più rapido, diretto e trasparente.

Ecco come saperne di più: per Avis https://www.avis.it/2016/05/24/dona-il-tuo-5×1000-ad-avis-nazionale/, per Fidas direttamente in homepage http://fidas.it/, per Fratres http://www.fratres.it/link-utili/5xmille#.WV4Dd4jyi00 e per la Croce Rossa Italiana https://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/30902.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo il codice Fiscale della Fidas Genova (80043430109) per la stessa iniziativa.

 

I migranti come possibile risorsa del sistema sangue. Studio di Fidas a cura di Simone Benedetto, giovane donatore laureato in medicina

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Che tipo di risorsa possono essere, i cittadini migranti, per il sistema sangue?

Il tema comincia a diventare di rilievo, e non di rado, in molti degli ultimi convegni ai quali Buonsangue ha partecipato, personalità importanti dell’universo sangue in Italia come il presidente uscente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, si sono espressi senza mezzi termini considerando le nuove famiglie di immigrati con i figli nati in Italia, come un possibile serbatoio futuro per nuovi donatori.

Sullo stesso tema, di recente, abbiamo stimolato di recente anche il nuovo presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni https://www.buonsangue.net/interviste/alberto-argentoni-migliorare-la-raccolta/, che in assoluta continuità con il suo predecessore ci ha parlato di dono come fatto simbolico per l’integrazione e di rispetto di alcuni standard di sicurezza.

Uno studio più scientifico sul fenomeno arriva da Fidas: Simone Benedetto, giovane donatore Fidas laureato in medicina, ha di recente indagato gli scenari del dono dei cittadini migranti partendo da basi mediche, analizzando cioè le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri.

Che cosa è emerso dal suo studio?

Primo punto chiave: non esistono nel mondo altri gruppi sanguigni diversi dai quattro che ci sono familiari, A, B, AB e 0, a testimonianza che il sangue ha sempre lo stesso colore in ogni parte del pianeta. Ciò che può cambiare, semmai, è la ripartizione dei gruppi sanguigni stessi (Fig.1), come si può vedere in figura 1, con la logica conseguenza, secondo Benedetto, che con l’aumento della popolazione straniera in Italia dovranno aumentare anche i donatori stranieri, in modo da salvaguardare un delicato equilibrio percentuale di gruppi sanguigni.

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Fig.1

Il dato Italiano espresso dallo studio di Benedetto, in quest’ottica, è buono ma migliorabile: “È stimato che la popolazione straniera donante si attesta tra il 4 e il 5%, a fronte di una popolazione straniera residente che incide invece per l’8,3% (5.540.000, dato ISTAT 2014).”

Altro importante problema espresso da questo studio è di natura specificatamente tecnica: un articolo scientifico molto approfondito del 2014 studia alcuni soggetti con combinazioni genetiche particolari, denominate “missing minorities”. Ecco chi sono, direttamente dall’articolo di Benedetto: “I soggetti appartenenti a queste missing minorities, pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) Se, come abbiamo visto precedentemente, i gruppi AB0 con minore incidenza potrebbero essere di difficile reperibilità, un allarme ancora maggiore è dovuto alle missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Un maggiore coinvolgimento dei donatori stranieri, dunque, è assolutamente auspicabile, magari attraverso campagne pubblicitarie sull’importanza del dono dei  migranti create ad hoc e capaci di incidere sui giovani figli di immigrati ormai stabiliti in modo definitivo in Italia. Senza però rinunciare, va da sé, agli altissimi standard di sicurezza pretesi e praticati nel nostro paese. A tal proposito scrive Benedetto: “Un altro ostacolo sono le malattie infettive: alcune di queste (in particolare malaria, sifilide, lebbra, leishmaniosi, tripanosomiasi, HIV ed epatite B e C) sono incompatibili con la donazione del sangue e molto frequenti in alcuni Paesi del mondo, è quindi necessario che la persona che si avvicina al dono non abbia mai contratto queste malattie in passato. Allo stesso modo i viaggi all’estero comportano un’interdizione temporanea alla donazione da 4 a 6 mesi, gli immigrati che tornano regolarmente a trovare i parenti possono non presentare finestre temporali disponibili alla donazione”.

Come affrontare tali problemi in modo costruttivo? Attraverso l’organizzazione efficiente del sistema e un adeguato supporto informativo, che possa portare a donare solo migranti effettivamente idonei. Efficienza e buona informazione dunque, mezzi cruciali a supporto di una risorsa futura troppo importante per non essere preservata in tutti i modi possibili.

 

 

 

Luci e ombre del sistema sangue nelle parole di Giancarlo Liumbruno, presidente del Centro Nazionale Sangue

 

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“La donazione in Italia è gratuita, anonima, volontaria, consapevole e soprattutto organizzata. Ed è proprio grazie all’organizzazione che è possibile tramutare il valore di un dono altruistico in strumenti per assicurare i livelli essenziali di assistenza nel campo trasfusionale”.

Ha esordito così Giancarlo Liumbruno, il presidente del Centro nazionale Sangue, nel suo intervento al World Blood Donor Day a Roma, lo scorso 14 giugno, durante il quale ha messo al centro del dibattito le molte luci ed alcune ombre del sistema trasfusionale italiano a partire dall’analisi di alcuni dati del 2016.

Ecco i dati più significativi:

  1. I numeri generali del dono in Italia

I donatori totali, per la maggior parte periodici (81,2%) sono stati 1.688.000, per un numero di donazioni totali molto alto, ovvero 3. 036.634. Questo significa che in media ciascun donatore ha donato quasi 2 volte l’anno. Tali numeri hanno consentito di dare sangue a quasi 660 mila (659.486) pazienti trasfusi (+3,7% rispetto al 2015), pari a 10,9 persone ogni mille abitanti.

In quanto a divisione tra maschi e femmine i numeri indaco un rapporto 70% a 30% (Fig.1)

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Fig.1

In quanto alla discriminante dell’età, i dati del CNS invece parlano chiaro (Fig.2):

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Fig.2

Crescita e valori molto alti nel quinquennio 2011-2016 per la fasce 46-55 e 56-65, mentre numeri in peggioramento (e qui le maggiori ombre) per le fasce più giovani, quelle che comprendono i donatori dai 45 ai 18 anni: una chiara indicazione che è necessario lavorare con i giovani sin dall’età della scuola dell’obbligo e che bisogna cercare di facilitare in tutti i modi l’accesso alla donazione per tutti coloro i quali si trovano nel pieno dell’età lavorativa.

In quanto alla situazione regione per regione, medie molto alte in quanto a numero di donatori totali ogni 1000 abitanti in Friuli Venezia Giulia (40,2%), per la provincia autonoma di Trento (34,1%) e Sardegna (33,6), mentre ai punti più bassi della classifica troviamo il Lazio penultimo (24,2%) e Calabria (19,9). (Fig.3)

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Fig.3

Per ciò che riguarda la percentuale di sangue raccolto sulla quantità totale, il maggior contribuente è invece il Piemonte (32%), seguito da Veneto (16%), Friuli-Venezia Giulia (13%), Lombardia (12%) e Provincia autonoma (PA) di Trento (8%). (Fig.4)

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Fig.4

  1. Il Plasma

Necessario e importante, secondo Liumbruno, aumentare la raccolta del plasma, in aferesi e non solo. Dal 2013 al 2015 la raccolta del plasma in Italia è andata in peggioramento, dopo un lungo periodo di tasso di crescita superiore al 3% su base annua. Nel 2016 sono stati consegnati all’industria 812.000 kg di plasma di cui il 24% in aferesi, ma secondo Liumbruno, in vista del 2020 bisognerà arrivare a 860.000 Kg (Fig.5) di cui il 30% in aferesi. Come abbiamo visto su Buonsangue, https://www.buonsangue.net/politiche/approvato-il-piano-nazionale-plasma-pnp-2016-2020-i-principi-guida-verso-lobiettivo-dellautosufficienza/, in base ai principi generali del Piano Nazionale Plasma 2020, a tutte le regioni verranno chiesti dei miglioramenti.

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Fig.5

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.