Plasma iperimmune, da Baltimora uno studio ne conferma l’efficacia nei primi 5 giorni di malattia

plasma iperimmune

Il momento di centralità del plasma iperimmune nell’agenda setting del flusso informativo è trascorso da tempo, ma per la comunità scientifica internazionale continua a studiare possibili applicazioni.

Così, nelle ultime ore, sono stati pubblicati i risultati di uno studio randomizzato della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, studio che è arrivato a conclusioni molto interessanti.

LEGGI LO STUDIO COMPLETO PUBBLICATO SUL NEW ENLGAND JOURNAL OF MEDICINE

Ma quali novità sono emerse da questo studio, e quali differenze ci sono con lo studio randomizzato portato avanti in Italia e chiamato Tsunami?

Se Tsunami aveva dimostrato una bassa probabilità di miglioramento in fase di malattia avanzata, lo studio americano mette in risalto i benefici dell’utilizzo immediato.

 Dello studio hanno fatto parte 592 pazienti con più di 18 anni, curati con plasma iperimmune nei primi nove giorni dalla comparsa dei sintomi del Covid.
I risultati sono stati chiari: tra i pazienti curati con il plasma iperimmune non si sono registrati decessi e soltanto 17 tra loro (appena il 2,9% del totale) hanno avuto necessità di ulteriore ricovero. I pazienti trattati col plasma tempestivamente hanno inoltre avuto un migliore decorso.

Dunque, per i ricercatori americani, il plasma è sicuramente una buona soluzione per le fasi inziali del Covid-19, e raggiunge la sua massima efficacia se utilizzato nei primi 5 giorni dopo i primi sintomi della malattia.

Al via lo studio epidemiologico del Centro nazionale sangue sul Covid-19, in collaborazione con le associazioni

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Il Centro nazionale sangue si muove alla ricerca dei criteri migliori per definire criteri e modalità di “reclutamento” dei donatori di plasma iperimmune, in modo da poter rifornire le banche di stoccaggio che stanno nascendo sul territorio, e lo fa attraverso uno studio epidemiologico sull’infezione da Covid-19 nei donatori di sangue.

Ecco, direttamente dalla circolare ufficiale, le finalità del progetto:

Per quanto sopra, il CNS e il CIVIS, in collaborazione con le Unità operative partecipanti e sotto la supervisione del comitato scientifico di progetto, coordineranno un progetto di ricerca, con la duplice finalità:

  1. Valutare la presenza di viremia e la sieroprevalenza da SARS-CoV-2 su campioni biologici, con numerosità significativa e rappresentativa della popolazione di donatori italiani di sangue ed emocomponenti, raccolti in Italia nel periodo di pandemia, e verificare, contestualmente, le performance dei test utilizzati per la ricerca molecolare del virus e per lo screening anticorpale.

 

  1. Creare coorti di donatori, determinate sulla base di criteri e modalità di arruolamento omogenei sul territorio nazionale, in grado di sostenere un programma nazionale collaborativo di raccolta di plasma da aferesi iperimmune per la produzione farmaceutica di immunoglobuline specifiche anti- SARS-CoV-2 o, eventualmente, per l’uso clinico in pazienti affetti da COVID-19, attraverso l’arruolamento di donatori di sangue e emocomponenti con reattività sierologica anti-SARS-CoV- 2 (sulla base degli esiti dello studio di sieroprevalenza). Tali coorti di donatori potranno essere integrate attraverso l’arruolamento di soggetti convalescenti, già reclutati dalle associazioni e federazioni dei donatori di sangue come donatori o aspiranti donatori volontari periodici di sangue e emocomponenti, e di quei donatori che hanno fornito ai Servizi trasfusionali o alle Unità di raccolta associative informazioni post donazione di positività accertata per SARS-Cov-2 e che hanno superato il periodo di sospensione temporanea, previsto dalla misure di prevenzione adottate per la sicurezza trasfusionale.

Gli obiettivi del progetto, in tal senso, volgono dunque alla raccolta di dati significativi sulla presenza di SARS-CoV-2 RNA nel sangue dei donatori di sangue e emocomponenti, in modo da poter operare una valutazione della presenza di una risposta anticorpale in termini quantitativi e qualitativi nella popolazione dei donatori di sangue e emocomponenti anche nei soggetti asintomatici.

Naturalmente il ruolo di associazioni e federazioni di donatori in questo studio sarà fondamentale, perché “i donatori dovranno, in modo consapevole e partecipato, comprendere gli obiettivi sperimentali del progetto e le sue potenziali ricadute, anche di lungo termine, sulla salute pubblica e rilasciare il proprio consenso consapevole e informato al prelievo per le finalità dello studio e alla proporzionale e necessaria raccolta e conservazione di alcuni dati personali”.