Le terza lettera delle associazioni di donatori di sangue al ministro Speranza

Il primo tentativo, inascoltato, risale allo scorso 30 novembre. Il secondo tentativo le associazioni di donatori di sangue riunite in Civis lo hanno fatto, invece, poco prima di Natale: il 22 dicembre, insieme, avevano provato a scrivere una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza per convocare un incontro speciale e discutere a 360° gradi delle maggiori urgenze riguardanti raccolta e autosufficienza ematica.

Evidentemente però ancora una volta non è arrivata l’attesa risposta, perché proprio qualche giorno fa, è stata inviata una terza lettera , che ribadisce con forza la necessità di un confronto programmatico su questioni di importanza fondamentale per il Paese come “l’accesso alla vaccinazione contro il Covid-19 per i donatori di sangue quali categoria prioritaria al fine di evitare il rischio di possibili carenze di sangue ed emocomponenti; la definizione di strategie di contenimento di possibili carenze nella raccolta di immunoglobuline; la pianificazione di una campagna volta alla promozione del dono del plasma, al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo dell’autosufficienza dell’Italia nella produzione di medicinali plasmaderivati, fondamentale in questo periodo in cui si registrano carenze di raccolta nel plasma anche all’estero“.

Le parole di Musso

Che il ministro Speranza ignori l’appello di circa 2 milioni di donatori che con il loro gesto contribuiscono al bene collettivo è inaccettabile, non si può e non si deve attendere per affrontare i problemi legati al sistema sangue. Il perché, lo spiega Giovanni Musso, Coordinatore pro tempore del CIVIS e Presidente Nazionale FIDAS: “Le Associazioni e Federazioni del dono chiedono al Governo di ricordarsi il fondamentale ruolo ricoperto dai donatori volto a garantire al Servizio Sanitario Nazionale di poter operare al meglio e al contempo assicurare ai pazienti la tranquillità di poter accedere alle proprie cure. La raccolta di sangue e plasma sono strategici per il Paese, sia per l’uso trasfusionale che per la produzione di medicinali plasmaderivati dai quali dipende lo stato di salute di molti pazienti. Nell’ultimo anno le associazioni del dono hanno fatto l’impossibile per poter fronteggiare l’epidemia senza far venire meno le donazioni necessarie, ora chiediamo al Governo di ricordarsi di noi perché, come lo stesso Ministro della Salute aveva indicato un anno fa, donare il sangue vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno, un gesto che i donatori, in Italia, compiono in maniera gratuita, volontaria e responsabile. È importante tutelare i donatori per tutelare anche tutti quei pazienti che necessitano di terapie trasfusionali e medicinali plasmaderivati“.

In una situazione delicata come quelle che oggi vive il paese, trascurare istanze così importanti può portare a conseguenze molto gravi. Ci auguriamo dunque, che non sia necessario, per i donatori, ricorrere a un quarto tentativo.