Dalla Toscana un grande gesto di solidarietà verso l’Albania: donate 5,5 milioni di unità di Fattore VIII per la cura dell’emofilia

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La solidarietà del sistema sangue italiano nei confronti dell’estero per l’invio di farmaci plasmaderivati è un’abitudine consolidata. E nelle ultime ore, ecco una nuova notizia importante in tal senso: la Regione Toscana, tramite l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ha predisposto una donazione di ben 5,5 milioni di unità di Fattore VIII della coagulazione in favore dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Tirana in Albania, per la cura dei pazienti emofilici. Il fattore VIII, lo ricordiamo, è farmaco derivato dal plasma, plasma in questo caso raccolto dai donatori italiani.

Il primo commento all’iniziativa è arrivato dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, che ha richiamato in causa il recente aiuto da parte dell’Albania sull’emergenza Coronavirus: “Al gesto dell’Albania che ha inviato medici e infermieri per aiutare l’Italia nel momento più difficile – ha detto la Saccardi – noi rispondiamo con questa donazione, perché anche noi non abbandoniamo mai chi è in difficoltà. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al Meyer, che ha fatto da tramite con l’ospedale albanese, e ai tanti generosi donatori, cui va il nostro ringraziamento. La solidarietà tra i popoli, soprattutto nel momento del bisogno, è più di un impegno etico e sociale. E’ un legame che unisce e che spinge a rendersi utili con quello che si ha”.

Anche Simona Carli, direttrice del Centro regionale sangue Toscana, ha commentato con soddisfazione: “In Toscana – Ha detto – è presente una comunità albanese molto numerosa, e da molti anni intratteniamo stretti rapporti, molti albanesi sono donatori periodici, con il coordinamento del Centro Nazionale Sangue tramite l’accordo in essere tra Governo albanese e Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, che assicura tutte le dovute garanzie. La Regione Toscana dal 2018 ha potuto inviare in Albania ogni anno 2 milioni di Unità di Fattore VIII per garantire la cura ai pazienti Emofilici. Quest’anno il Governo albanese ha richiesto la disponibilità della Regione Toscana ad aumentare a 5,5 milioni la quantità da donare. La Regione Toscana ha accolto questa richiesta e invierà in due tranche la quantità indicata. Questo ci è sembrato da sempre un modo per ringraziare i tanti donatori albanesi presenti nelle nostre comunità, farli sentire utili anche per i loro connazionali rimasti in Patria e, in questo momento specifico, ringraziare per il prezioso aiuto che l’Albania ha generosamente dato all’Italia in piena emergenza Coronavirus. E’ doveroso un ringraziamento al Centro di Salute Globale della Regione Toscana e un ringraziamento particolare alla ditta Kedrion che gratuitamente assicura il trasporto del materiale in Albania, spesa che sarebbe altrimenti a carico di quel paese.
I nostri donatori possono essere sicuri che niente viene sprecato di quanto da loro donato e che i valori etici di solidarietà e cooperazione alla base del loro gesto sono valorizzati”.

La dottoressa Carli spiega dunque la funzione di Kedrion Biopharma, azienda italiana produttrice di farmaci plasma-derivati, che ha contribuito curando gli aspetti logistici e sostenendo i costi di spedizione. Il perché lo ha spiegato Danilo Medica, Italy Country Manager di Kedrion: “Questa iniziativa è un esempio di come si possa collaborare per dare un supporto concreto a chi ha più bisogno di cure, soprattutto in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Per noi essere a fianco della Toscana e poter aiutare l’Albania e così contribuire a servire le comunità di pazienti in quel Paese è una grande opportunità”.

Si fortifica dunque la collaborazione tra l’Italia e l’Albania dopo l’arrivo, nei giorni scorsi, di trenta medici e infermieri albanesi per combattere il Coronavirus, un aspetto che, in merito all’invio dei medicinali, ha voluto sottolineare con orgoglio anche Gianpiero Briola, presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis: “L’invio delle unità di Fattore VIII in Albania per curare i pazienti emofilici è la dimostrazione di come, nonostante le difficoltà generate in tutto il mondo dalla diffusione del Coronavirus, la solidarietà e la sensibilità dei donatori italiani non si interrompa – ha detto Briola –  la donazione del plasma, e quanto fatto dalla Toscana lo conferma, è un gesto prezioso soprattutto in un periodo storico così delicato. La vicinanza tra i nostri popoli, dopo l’arrivo in Italia dei medici e degli infermieri albanesi per supportare il nostro personale sanitario nell’assistenza ai pazienti contagiati dal Covid, è oggi ancora più stretta”.

Già negli anni passati vi abbiamo raccontato spesso il ruolo chiave che un sistema come il nostro – fondato su valori etici consolidati e sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato – svolge nella comunità internazionale, specie verso i paesi meno fortunati. Nell’ambito dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione e l’attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasma-derivati a fini umanitari, l’Italia ha inviato oltre 40 milioni di unità di fattori della coagulazione a paesi come Afghanistan, Albania, Armenia, India, Serbia, Vietnam ed El Salvador. Davvero un contributo importante.

 

Intervista a Luciano Verdiani, presidente Fratres Toscana: “Plasmaman l’idea giusta per portare i giovani al dono”

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Una presenza costante sul territorio e molte iniziative originali per trasmettere “di vena in vena” la cultura del dono: è questo il compito delle associazioni di volontariato.

Così, dopo aver discusso di tutti i temi più centrali e attuali del sistema sangue con il presidente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni (https://www.buonsangue.net/interviste/intervista-vincenzo-saturni-presidente-avis-nazionale-pittogramma-un-valore-aggiunto-importante-valorizzare-sin-dai-bandi-gara/), abbiamo raggiunto Luciano Verdiani, presidente di Fratres Toscana, per parlare con lui di territorio, promozione del dono, ricambio generazionale, e naturalmente, del pittogramma da poco annunciato dalla regione Toscana su tutti i farmaci plasmaderivati.

Presidente Verdiani, è recentissima la notizia che la Regione Toscana ha formalizzato l’utilizzo del pittogramma etico sui farmaci prodotti con il plasma raccolto sul territorio. Cosa ne pensano i volontari associati?

Per noi è un risultato eccellente. Il nostro lavoro è servito e abbiamo reso l’idea che i donatori devono avere uno stile di vita corretto, consono all’attività del dono, e questa perizia corrisponde all’ottenimento di un plasma massimamente sicuro. La Regione ha accolto le nostre istanze e questo per noi è motivo di vanto, un riconoscimento per tutti i donatori responsabili, anonimi, consapevoli e gratuiti.

 Chiederete che abbia un peso nel bando per il frazionamento del plasma che è in via di definizione?

Bisogna vedere, ancora non siamo arrivati a questo passaggio, e non posso dire nulla. È prematuro ma sicuramente ci siederemo a un tavolo e parleremo.

 Di recente è salito alle cronache Le Business du Sang, un documentario sulla raccolta del plasma a pagamento in USA. Cosa ne pensa?

In generale non condividiamo affatto, noi siamo per la gratuità e sollecitiamo i donatori per arrivare a una autosufficienza garantita per tutto l’anno, visto che poi possono esserci dei periodi più difficili, com’è avvenuto quest’anno a gennaio, con una serie di coincidenze negative e contemporanee quali l’influenza e il maltempo. Poi ci sono le classiche difficoltà del periodo estivo, quando le persone partono per le vacanze. Grazie al lavoro di tutti, in Toscana in generale siamo autosufficienti, e in più abbiamo istituito un servizio giornaliero, il meteo del sangue, che ci dice in tempo reale quali sono le esigenze più immediate e su quali gruppi sanguigni dobbiamo insistere. Non è facile andare da un donatore e dirgli quando deve donare, perché serve un gruppo sanguigno diverso dal suo, e che magari deve aspettare e andare dopo 15 giorni. Spesso si dona in base alle condizioni dei lavoro e agli impegni della vita personale, eppure noi riusciamo a coordinare.

 Fratres Toscana è molto attiva sul territorio. Ci racconta la collaborazione con il Lucca Film Festival?

Nasce tutto dall’idea che si debba fortificare la promozione sul territorio. A Lucca noi siamo molto presenti ed è nata la possibilità di collaborare con il Lucca Film Festival. Poi, parlando con il responsabile che è una persona molto creativa è venuta fuori l’idea di inventare una vera e propria mascotte, per aiutare il dono all’insegna della fantasia. La mascotte si chiama Plasmaman. Nasce un nuovo supereroe che non avrà paura di nulla e magari non avrà super poteri o ragnatele come Spider-Man, ma aiuterà a reclutare giovani donatori. Per noi è un bel risultato perché il Lucca Film Festival è una manifestazione di respiro internazionale e collaborare con loro ci dà un certo orgoglio.

 Cosa bisogna fare per aiutare il ricambio generazionale in fatto di donatori?

Al ricambio generazionale stiamo lavorando già da qualche anno, perché l’età media dei donatori si sta alzando. Noi riusciamo a entrare nelle scuole e a convincere i giovani, ma poi arrivano le difficoltà, cioè riuscire a entrare nelle vite personali. In media, perdiamo donatori nella fascia tra i 18 e i 30 anni, quello è un periodo in cui le vite si costruiscono, si inizia a lavorare, si fanno dei figli, e a volte è molto difficile pensare anche a un piccolo gesto come il dono. Abbiamo fatto degli studi per capire come avvicinare i giovani e fidelizzarli. Fondamentale è soprattutto parlare ai giovani attraverso i giovani. Un conto è se del dono parlano gli adulti, ben altra cosa che giovani parlino ad altri giovani della propria esperienza personale, che è molto più efficace. Nel consiglio regionale ho un gruppo di giovani che si spostano insieme e che fanno dei meeting in luoghi e in eventi con tante persone, come la Giostra del Saracino ad Arezzo, dove si può incidere davvero e avere una buona visibilità. Qualcuno non ci pensa, ma parliamoci chiaro, il sangue serve a tutti, può sempre servire a tutti. Senza contare che i benefici del dono del sangue riguardano anche il donatore, che può controllarsi di frequente e monitorare sempre con largo anticipo l’evoluzione della propria salute.