Il portale Plasma Italia è on-line: dati e informazioni aggiornate sul mondo del plasma

Lo avevamo anticipato lo scorso 22 giugno (https://www.buonsangue.net/news/geoblood-plasma-italia-due-progetti/) dopo l’intervento di Giancarlo Liumbruno (Direttore del centro Nazionale Sangue) alla plenaria di sistema in occasione del World Blood Donor Day 2017, e ora, poche settimane dopo il portale Plasma Italia è già online: http://plasmaitalia2017.c2i.it/.

PLASMA ITALIA PLASMA ITALIA (home)

Ma a cosa serve Plasma Italia? È un servizio innovativo fortemente voluto dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con le 4 grandi associazioni di donatori italiane (Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa), per sensibilizzare e informare il pubblico e gli attori del settore sull’intera filiera del plasma, dalla raccolta fino al frazionamento della materia biologica e la produzione di medicinali plasmaderivati.

Come abbiamo scritto più volte (https://www.buonsangue.net/plasma/mercato-globale-del-plasma-verso-2021/) il mercato internazionale del plasma è tra i più ambiti del futuro, tanto che per gli analisti americani di Markets&Markets arriverà a valere 20.67 miliardi di dollari nel 2021, con una previsione di crescita quinquennale del 6,7% in media ogni anno.

Un asset centrale, dunque, e non solo sul piano sanitario ma anche su quello economico, con tutti gli aspetti controversi del caso. Ecco perché il massimo dell’informazione aggiornata e della chiarezza, se così sarà, non potranno che aiutare gli operatori di settore quanto il pubblico di donatori e i cittadini a districarsi in un universo interessante e decisivo per la vita pubblica.

E ora, passiamo a raccontare il portale più nel dettaglio. Aprendo dal menù in alto la voce Donazione troviamo, in infografica molto accattivante tutte le informazioni fondamentali per scegliere una donazione di sangue o una di plasma, con l’elencazione delle differenze pratiche e della diversa composizione della materia biologica donata. Durata di ogni singola donazione, composizione generica del sangue e del plasma, motivazioni per cui è fondamentale donare. Un vademecum completo ed espresso con chiarezza.

La donazione PLASMA ITALIA

Proseguendo a destra, nella voce del menu chiamata Medicinali Plasmaderivati, è possibile invece conoscere meglio quali sono i farmaci più preziosi che vengono estratti dal plasma che viene donato in seguito al processo di frazionamento industriale. A cosa servono, quali malattie curano, i loro standard di sicurezza e qualità.

I medicinali plasmaderivati PLASMA ITALIA

Nelle voci successive, Programma Nazionale Plasma e Cooperazione Interazionale si entra nel merito del rapporto tra le esigenze nazionali in fatto di autosufficienza nazionale con tanto di politiche di appropriatezza, e i rapporti di collaborazione tra l’Italia e i paesi che non hanno ancora raggiunto un’autonomia sistematica di livello occidentale, con il dato significativo di 28 mila flaconi esportati dal 2012 a oggi. Dati importanti che dimostrano la vocazione internazionale di un programma aggregato sul plasma che sarebbe molto utile per seguire, a livello globale, politiche comuni anche sulle dinamiche di raccolta, ancora troppo differenziate e talvolta legate a principi filosofici diversi: uno su tutti la dicotomia tra raccolta gratuita e volontaria praticata in Italia e quella a pagamento che è prassi, ad esempio, in paesi come Usa o Germania.

Infine parti più tecniche, come quella dedicata alla Normativa, e contenuti multimediali con le Video Interviste, oltre ai canonici contatti e alla possibilità sempre offerta, alla fine di ogni pagina, di contattare il centro nazionale sangue per richiedere informazioni aggiuntive.

Un ottimo servizio, che a una più stringente analisi potrebbe essere arricchito di un ulteriore elemento nel prossimo sviluppo. Un’area dedicata al racconto esatto di ogni singola fase dell’intera filiera industriale del plasma, dalla raccolta nei centri trasfusionali, al trasporto, al congelamento, fino alla fase di lavorazione della materia biologica, in modo da coinvolgere nel meccanismo della trasparenza e dell’ampio ventaglio informativo anche la parte industriale del sistema, per una conoscenza dei meccanismi decisivi il più democratica e trasparente possibile.

 

 

 

Convegno a Roma su “La Valutazione della legislazione UE sul sangue. La road map italiana”. Cosa avremmo potuto raccontare se ce lo avessero permesso

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Non è sempre in discesa la vita del reporter, a volte capita di essere ospiti poco graditi. A noi di Buonsangue è capitato martedì 27 giugno, all’aula Bovet dell’Istituto Superiore di Sanità, per il convegno “La Valutazione della legislazione UE sul sangue. La road map italiana”.

Pur di esserci, e raccontare i passaggi principali di un convegno utile per fare il punto sul livello di armonizzazione tra le esigenze delle direttive europee in materia di sistema trasfusionale e la situazione italiana, abbiamo provato molte strade: dall’accredito ufficiale via mail fino all’accesso diretto alla sede del convegno: niente da fare. Anzi: una volta seduti e pronti a riportare i contenuti più interessanti per il pubblico, siamo stati (molto gentilmente, va detto) invitati a lasciare l’aula.

Lo accettiamo di buon grado e senza rancore, anche perché per la voglia di informare abbiamo un po’ forzato la mano di fronte ai diversi rifiuti per l’accredito. Resta tuttavia incomprensibile, a nostro giudizio, la scelta di escludere i media e i canali informativi da incontri che pur essendo di natura prevalentemente tecnica, presentano percorsi e passaggi di interesse pubblico che meriterebbero senza dubbio di essere raccontati. Specie in una fase in cui il sangue non abbonda ed è ritenuto una risorse vitale per il bene del Paese.

“È un convegno preliminare riservato agli addetti ai lavori e chiuso ai media” ci è stato detto. Siamo quindi fiduciosi che alla prossima occasione di dialogo sugli stessi temi, Buonsangue non sarà escluso.

Ma più in dettaglio cosa si discuteva all’aula Bovet, e cosa avremmo potuto raccontare?

Da poco la Commissione Europea ha iniziato il processo di valutazione della legislazione UE su sangue, tessuti e cellule, nata con l’intento di assicurare la disponibilità di ciascun elemento ai cittadini europei con i più alti standard di qualità e sicurezza. A tal fine, e per iniziare a raccogliere dei feedback valutativi importanti da tutti gli stakeholder coinvolti nel sistema trasfusionale, al convegno romano avremmo potuto ascoltare alcuni dei relatori più significativi del sistema italiano, a partire dalle Regioni e dalle SRC (Strutture Regionali di Coordinamento). Molti i relatori di livello, tra cui coordinatori come Pasquale Colamartino del SRC Abruzzo e coordinatore tecnico dei servizi trasfusionali della Commissione Salute, o come Antonio Breda del SRC (Struttura Regionale di Coordinamento) del Veneto. Presenti tra gli interventi inoltre, esponenti di società scientifiche e delle associazioni di donatori come Aldo Ozino Caligaris (presidente Fidas), Pierluigi Berti (presidente del SIMTI – Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), Simona Carli (direttrice del Centro Regionale Sangue Toscana), Sergio Ballestracci (presidente Fratres) e naturalmente Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro Nazionale Sangue).

Da loro avremmo potuto conoscere con esattezza quanto l’Italia sia vicina ad abbracciare gli standard europei al mese di giugno 2017, con tutti gli eventuali punti di forza e criticità.

Peccato. Contiamo tuttavia di poterlo fare subito dopo l’estate, alla prossima occasione di confronto.

 

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.

World Blood Donor Day 2017: il sistema trasfusionale a raccolta a Roma, i momenti chiave

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14 giugno 2017, in tutto il mondo si celebra il World Blood Donor Day, la giornata mondiale dei donatori. In Italia l’evento centrale è a Roma: all’auditorium del ministero della Salute, tutti gli attori del sistema trasfusionale italiano si sono ritrovati per confrontarsi sul futuro di una macchina oliata e poderosa, che funziona bene e che, come abbiamo spesso scritto su Buonsangue, si appresta a vivere un futuro complesso e ricco di sfide, alla luce dei molti cambiamenti della società contemporanea (invecchiamento della popolazione), e della sempre crescente richiesta di emoderivati a livello globale.

L’importante, va sottolineato, è che giornate come queste, ovunque si celebrino, non si limitino a essere passerelle istituzionali, ma siano realmente fondative per la costruzione di politiche concrete, fattive, che coinvolgano tutte le parti interessate a collaborare verso obiettivi condivisi, che sono, va ribadito, autosufficienza ematica nazionale e raggiungimento dei massimi standard in fatto di sicurezza e qualità in tutti i passaggi della filiera, dalla raccolta di ciascuna unità di sangue alla produzione dei farmaci.

In questa chiave, le sensazioni odierne sono state positive: due i principali focus operativi: 1) il rapporto tra associazioni di volontariato e scuola, per diffondere la cultura del dono tra i giovani in età scolastica, in modo da assicurare il ricambio generazionale e preparare donatori a un percorso di consapevolezza e di continuità nella donazione gratuita, anonima, volontaria e organizzata; e 2) la congiuntura tra donazione e sport, in quanto universi propedeutici in fatto di stili di vita all’insegna di salute e longevità, con la possibilità di stringere un sempre più intenso sodalizio tra i valori del dono i e campioni più amati dai giovani, i migliori e più efficaci testimonial per invogliare le nuove generazioni a condividere il vissuto emozionale della donazione.

Molta attesa in sala, dunque, per l’intervento del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, non sempre lineare nel suo rapporto con gli attori del sistema trasfusionale, collaborativa per la maggior parte del tempo salvo poi lanciarsi in uscite discutibili (ma qui ci sarebbe rivedere lo staff spesso inadeguato anche sulle campagne pubblicitarie) come quella di aprile https://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/ quando con una sola frase la Lorenzin ha rischiato seriamente di cancellare 14 anni di assoluta sicurezza delle trasfusioni. Incidenti di percorso. La ministra ovviamente non ci è più tornata sopra e non ha intenzione di farlo. Dopotutto nella giornata mondiale del donatore la Lorenzin è la padrona di casa, e quella tempesta è ormai alle spalle: “L’Italia è un paese di straordinaria generosità, che ha un patrimonio etico che va salvaguardato. Abbiamo mandato 800 mila kg di plasma alla lavorazione, sono moltissimi. Dobbiamo salvaguardare le peculiarità italiana: a volte ci vengono proposti modelli esteri che vogliono remunerare la donazione e ci fanno perdere di vista il fatto che il nostro corpo non è un bene generico ma il bene. In quest’ottica i donatori sono importantissimi perché sono i depositari di tale cultura. L’invecchiamento della popolazione comporta aumenti della necessità di sangue, mentre d’altra parte i donatori storici invecchiano e non possono più donare. Ma c’è una buona notizia. Anche se diminuisce il numero dei donatori non diminuisce il sangue, perché i donatori periodici donano di più. Bisogna però puntare sui giovani, per costruire un modello culturale basato sugli stili di vita e su un principio di regole di convivenza. Cos’è il vaccino se non uno strumento di convivenza pubblica nel nome della salute pubblica? Esistono però delle criticità, e riguardano le differenze che possono esistere a livello organizzativo e burocratico nei rapporti tra le regioni. Le differenze non aiutano il sistema che deve essere più omogeneo. Com’è possibile che si possa arrivare a buttare del sangue perché è scaduto? Bisogna lavorare su questo e avere maggiore attenzione per continuare a garantire le 8000 trasfusioni al giorno di sangue gratuito che vengono effettuate nel nostro paese. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà quello di aiutare il sistema a migliorare sotto questo aspetto. Lo dobbiamo al milione e 700 mila donatori che ogni anno in Italia consentono al sistema di funzionare”.

Migliorie organizzative dunque, e abbattimento della burocrazia come esigenze immediate per un miglioramento sistematico. Un assist immediatamente raccolto da Giancarlo Maria Liumbruno (Presidente del Centro Nazionale Sangue), che in linea con la Lorenzin ha ribadito luci e ombre del sistema sangue dal suo punto di vista: “In Italia la medicina trasfusionale fa parte dei livelli essenziali di assistenza, e ciò è molto importante, così com’è molto importante ricordare che l’Italia è un paese autosufficiente che ha raggiunto ottimi livelli di appropriatezza e grandi risultati in termini di sicurezza del sistema, grazie a una rete capillare, istituzionale e associativa, che gestisce il sistema da vena a vena, cosa che in altri paesi non è garantita. Abbiamo quasi 1 milione e 700 mila donatori periodici con oltre 3 milioni di donazioni, di cui 459 mila in aferesi, per quasi 3 milioni di emocomponenti trasfusi all’anno, ovvero oltre 8200 al giorno. Numeri importanti. Dal 2012 abbiamo in atto il Patient blood management che accresce l’appropriatezza nell’uso della risorsa e nel trattamento dei pazienti, secondo la logica dell’only one, ovvero la monitorizzazione di ogni singola trasfusione. In Italia oggi servono soprattutto donazioni di plasma, e serve crescente collaborazione tra il livello politico e quello tecnico per evitare gli sprechi. Le donazioni devono essere pianificate e organizzate, perché ciò consente di superare le crisi e l’emotività. Una bella novità in tal senso sarà il servizio PlasmaItalia on-line, che sarà attivato prestissimo e in cui spiegheremo tutto ciò che riguarda la donazione del plasma. Altra iniziativa sarà GeoBlood, un servizio che servirà al cittadino per sapere sempre dove poter donare nel luogo più vicino a lui. Sul piano della sicurezza ancora c’è cattiva informazione, ma oggi i rischi di una trasfusione sono prossimi allo 0, e questo è stato possibile soprattutto grazie alla riduzione del periodo finestra (il periodo in cui il sangue può essere infetto senza che siano rintracciati i virus, n.d.r.). Sono ottimi risultati che andranno confermati”.

Assenti, un po’ a sorpresa, gli ospiti Vito de Filippo, sottosegretario di stato del MIUR, che da lontano ha ribadito la sua disponibilità a collaborare per portare la cultura del dono nelle scuole, e Giovanni Malagò, presidente del CONI: eppure, largo e importante è stato lo spazio dedicato allo sport, con le testimonianze di Beatrice Becattini, campionessa italiana di Ju-Jitsu brasiliano, molto legata alla sua attività di volontariato per motivi biografici (ha contributo con la terapia trasfusionale ad aiutare suo nonno malato) e arricchita dalla cultura del dono anche nel proprio percorso agonistico di successo: “Lo sportivo trova subito il senso della donazione perché è abituato a mettersi a disposizione per gli altri – ha detto – per i compagni di squadra, e perché sanno che bisogna assumersi delle responsabilità”.

Anche Jacopo Massari, campione nazionale della pallavolo, ha ribadito l’importanza della sinergia tra valori del dono e quelli dello sport: “Avevo molti problemi da ragazzo, che lo sport ha contributo a risolvere. Su questo aspetto bisogna investire, perché c’è bisogno di donare sangue senza tornaconto ma solo per amor proprio. Lo sport insegna a fare sacrifici e credo che dobbiamo insistere sull’unione tra sport, scuola e associazioni di volontariato, per far comprendere a tutti che fare del bene senza aspettarsi niente in cambio è la strada giusta”.

Nella seconda parte della mattinata spazio ai rappresentati delle associazioni, riuniti sotto l’egida della CIVIS Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue). Introdotto da Sergio Ballestracci (Presidente Fratres nazionale) che ha ringraziato simbolicamente la figura del donatore anonimo, Vincenzo Saturni (Presidente Avis Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla relazione tra sangue e mondo del lavoro, e poi sulla questione degli sprechi e su alcuni aspetti sistematici: “I giovani spesso vogliono donare, ma esistono alcuni fattori come la precarietà che rendono difficoltosa la continuità del dono. Dobbiamo lavorare allora per fare in modo che sia facilitata la donazione. Fondamentale poi evitare gli sprechi di plasma. Infine due parole sul piano nazionale vaccini, in cui i donatori son stati trattati in modo anomalo finendo tra le categorie a rischio, e sulla legge di riordino del terzo settore, nel quale, l’ho detto in ogni sede e lo ripeto oggi, non ci dovrà essere l’apertura al profit per ciò che riguarda l’impresa sociale”.

Nella staffetta, spazio poi alle parole del vice-presidente della Croce Rossa Gabriele Bellocchi: “Sta cambiando la società e sta cambiando il lavoro, ma è anche vero che a fronte di questo noi dobbiamo reinventarci e riformulare le strategie di coinvolgimento. I giovani sono velocissimi, noi siamo in grado di andare alla loro velocità e di rispondere alle loro esigenze? Lavorare sulla cultura del dono è la chiave: la stiamo perdendo, io sono un insegnante e penso al bullismo, che si verifica perché manca la percezione dell’altro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Fidas nazionale Aldo Ozino Caligaris: “Solo condividendo la cultura del dono noi possiamo dare un messaggio forte sui valori peculiari del sistema italiano. Dobbiamo parlare la lingua del donatore e mettere in sintonia tutte le parti in causa, con messaggi di comunicazione nuovi che ci consentano di guardare il passato, per vivere con responsabilità il presente e pensare il futuro. C’è un grande fermento nella riforma del terzo settore che viene visto come una risorsa per il paese perché produce posti di lavoro. Noi vogliamo restare protagonisti e fare da guida, grazie alla collaborazione tra associazioni, professionisti e istituzioni per un altissimo standard in ciascuna trasfusione. Oggi è una giornata da vivere nell’ambito della sinergia, senza divisione e senza bandiera. Colgo allora l’occasione per ringraziare Vincenzo Saturni che tra soli 3 giorni conclude il suo mandato a presidente Avis, e che in questo tempo ci ha insegnato molto sul piano dello spirito e della capacità di diffondere tutto ciò che è dono, volontariato e organizzazione associata”.

Nel finale spazio alle testimonianze di chi ha beneficiato del dono del sangue, per una carrellata piuttosto emozionante che ha dato vita a momenti di commozione tangibile tra tutti i presenti, a testimonianza di una verità difficilmente contestabile: pulsa un enorme sostrato emotivo dietro il gesto del dono, dal valore impagabile. È emerso vivido il legame invisibile tra donatori e pazienti, che grazie al dono, ai volontari, ai trapianti e alla medicina trasfusionale hanno potuto curarsi da malattie come la talassemia.

Per tutti i presenti, un’occasione buona per toccare con mano quanto la capacità di mettersi a disposizione per gli altri e di praticare generosità vada oltre qualsiasi retorica per diffondere nella società benefici concreti in grado di cambiare le vite di molti. Un vissuto da tenere bene a mente a tutti i livelli della filiera sangue, dai centri decisionali fino alle strutture di raccolta, passando per chi fa informazione.

Il World Blood Donor Day 2017: principi fondamentali ed eventi nel mondo

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È in corso una vera e propria mobilitazione internazionale per il World Blood Donor Day 2017. Il passaggio di consegne tra l’Olanda, paese “ambasciatore” nel 2016, e il Vietnam, che ospiterà l’evento principale con tutti i paesi che fanno parte della WHO (World Health Organization), si terrà ad Hanoi il 14 giugno, dopo che, a partire dal 2004 in Sudafrica il testimone per il ruolo di anfitrione è passato anno dopo anno da Africa, Asia, America, Europa ed Oceania: https://es.wikipedia.org/wiki/D%C3%ADa_Mundial_del_Donante_de_Sangre.

Lo scopo del World Blood Donor Day è quello di trasmettere in tutto il pianeta l’idea che la gestione di un bene decisivo come il sangue deve essere organizzata secondo valori condivisi e sinergie internazionali, con la massima collaborazione possibile per ottenere risultati sempre migliori in fatto di sicurezza e senso di responsabilità nelle modalità di raccolta.

I miglioramenti possibili in questo senso sono notevoli: da una ricerca della WHO eseguita nel 2013 scopriamo infatti che di 112 milioni e mezzo di donazioni annue nel mondo, circa la metà avvengono nei paesi ad alto reddito, quelli in cui vive il 19% della popolazione mondiale. Scopriamo inoltre che solo in 51 dei 180 paesi dichiaranti si producono medicinali derivati dal plasma (PDMP) attraverso il frazionamento del plasma raccolto internamente, mentre 96 paesi hanno riferito che tutti i PDMP sono importati, 17 paesi hanno dichiarato che non sono stati utilizzati PDMP nel periodo di riferimento, e 16 paesi non hanno risposto alla domanda. Un quadro certamente migliorabile. Infine, altro dato che la WHO ritiene di dover migliorare nei prossimi anni, riguarda la gratuità della raccolta, giacché solo in 57 paesi la raccolta di sangue avviene per il 100% attraverso donatori volontari e non retribuiti.

I valori fondativi alla base di questo giorno sono quelli che emergono spesso su Buonsangue, come si può leggere sul sito della stessa WHO http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/event/en/: massima considerazione dell’asset strategico dell’autosufficienza ematica, cultura del dono come valore comunitario, gestione organizzata delle emergenze e visione nel lungo periodo nel prevedere le trasformazioni sociali (Fig.1)

WHO Giornata Mondiale Blood Donor 14 giugno 2017
Fig.1

Per raggiungere tali finalità, come abbiamo visto nei giorni scorsi percorrendo tutta l’Italia https://www.buonsangue.net/eventi/14-giugno-2017-sara-world-blood-donor-day/, sono moltissime le celebrazioni in ogni angolo del mondo.

Iniziamo dall’Europa: in Belgio, proprio per festeggiare la ricorrenza, dal 6 al 17 giugno moltissime strutture trasfusionali in tutto il paese potranno contare su un’apertura continuativa dalle 10 alle 17 http://www.dondesang.be/fr/news/ouverture-exceptionnelle-le-samedi-17-juin-de-10h00-17h00.

In Francia, annunciata una grande campagna mediatica a cura dell’EFS (Etablissment Francais du Sang), che riguarderà tutti i principali media e marchi nazionali: si tratta dell’operazione intitolata #MissingType attraverso cui brand, istituzioni e aziende più importanti dovranno ritirare dal proprio marchio le lettere A, B e O, simboleggiando così l’esistenza di un gruppo sanguigno mancante https://dondesang.efs.sante.fr/certaines-lettres-ont-plus-de-pouvoir-faites-les-disparaitre e mostrando così come il sangue sia indispensabile per la vita umana come le lettere lo sono per le parole.

In Germania, attraverso un comunicato stampa, le più alte istituzioni nazionali a partire dal ministero della Salute, invitano la popolazione tedesca a donare il sangue con generosità, anche in virtù dei risultati dell’ultimo studio sui numeri della donazione in tutto territorio nazionale che ha mostrato, tra gli altri, un dato eccezionalmente negativo: soltanto il 35% di giovani tra i 18 e i 25 anni è andato a donare almeno una volta http://www.bzga.de/presse/pressemitteilungen/?nummer=1066.

In Ungheria, nel weekend appena trascorso, eventi e pacchetti ricchi di vantaggi in fatto di controlli medici per i donatori studiati nelle maggiori città come Budapest, Debrecen e Gyor: http://www.ovsz.hu/ver/induljon-nyar-vital-veradassal.

Moltissime le iniziative in Spagna, tra cui raccolte speciali per i giovani a Madrid http://ecodiario.eleconomista.es/sociedad/noticias/8422115/06/17/El-centro-de-trasfusiones-llama-a-los-jovenes-a-donar-sangre-y-salvar-3-vidas-ante-el-dia-mundial-del-donante-de-sangre.html, e una settimana intensissima di feste ed eventi pro-donazione alle isole Baleari, a Ibiza, Mallorca e Minorca:  http://www.donasang.org/es_noticies/226/intensa-semana-de-donacion-de-sangre-en-ibiza.

Grande la risposta in tutti gli Stati Uniti: in Texas http://www.kxxv.com/story/35620726/geap-of-waco-to-celebrate-world-blood-donor-day-with-blood-drive raccolte di sangue, eventi, concerti e attività informative e formative; in Michigan collaborazione tra Michigan Blood e Nexcare Bendages per raccolte speciali nei centri trasfusionali locali http://fox17online.com/2017/06/08/june-14th-is-world-blood-donor-day-heres-where-you-can-donate/, e anche in Ohio, a Dayton, la comunità di donatori locali parteciperà alle celebrazioni mondiali con donazioni speciali e promozione della cultura del dono http://www.whio.com/news/local/cbc-celebrates-world-blood-donor-day-next-week/rWp2z5suK2DL3NhGtnepnJ/.

Raccolte speciali di sangue a Springfield (Massachusetts): http://www.masslive.com/living/index.ssf/2017/06/medical_notes_june_5_2017.html.

Il South African National Blood Service http://www.sanbs.org.za/, sulla pagina Facebook dell’istituto, https://www.facebook.com/SANBS/ è invece già attivo, e chiede a tutti i donatori del mese di giugno di inviare le proprie foto e raccontare le proprie storie, nello spirito della condivisione delle esperienze.

In Pakistan la situazione del dono del sangue è tutt’altro che rosea: il sistema è legato per il 90% al dono occasionale dei familiari di chi ha bisogno, e la cultura del dono fatica a diventare un valore condiviso, così come accade nella maggior parte dei paesi a basso reddito. Il senso di una celebrazione mondiale voluta da un’organizzazione autorevole come la World Health Organization è proprio linfa verso una maggiore mobilitazione in paesi dal quadro sociale ancora più sfilacciato che in occidente: così, a Islamabad l’apertura di un centro trasfusionale di grandi dimensioni dovrebbe coincidere proprio con il 14 giugno:  https://www.pakistantoday.com.pk/2017/06/10/only-10-pakistani-donate-blood-voluntarily/.

In Thailandia, impegno per la Croce Rossa Internazionale con eventi, conferenze e donazioni in tutti maggiori centri trasfusionali del paese e t-shirt commemorative in regalo per i primi 100 donatori in ogni città http://lampang.prdnorth.in.th/ct/news/viewnews.php?ID=170609130754.

A Singapore, la Croce Rossa locale premierà alcuni donatori e contestualmente chiede un maggior numero di donazioni nei giorni che precedono e seguiranno la giornata mondiale: https://www.redcross.sg/give-blood/world-blood-donor-day-2017.html.

Passiamo al Sud America. In Bolivia, http://embajadamundialdeactivistasporlapaz.com/es/prensa/videos/dia-mundial-del-donante-de-sangre-2017, gli attivisti di La Paz hanno realizzato uno spot video che riprende i temi centrale della campagna  mediatica ufficiale della World Health Organization , ovvero la necessità di sangue che esplode in occasione degli incidenti imprevisti quando invece sarebbe decisivo donare ogni giorno. Il giornale El Dia, sottolinea invece, promuovendo i valori fondativi della giornata mondiale del donatore, come nel continente solo Brasile, Colombia e Argentina possono vantare una vera e propria cultura del volontariato: http://eldia.com.do/la-donacion-de-sangre-es-un-acto-de-generosidad/.

Concludiamo con Cuba, dove per il 14 giugno, tra gli eventi, sono previste numerose azioni di reclutamento di donatori di nuova generazione, specie nella provincia di Camaguey che da sempre si distingue per l’alto numero di donazioni: http://www.cadenagramonte.cu/english/show/articles/26395:activities-in-camaguey-for-world-blood-donor-day.

 

 

 

 

 

Convegno Avis a Roma, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale: “Far entrare le società profit nell’ambito della raccolta del sangue sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.

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È stato molto denso e pieno di spunti il convegno organizzato da Avis il 7 giugno 2017 e intitolato “Scenari futuri di Avis nella società e nel mondo del lavoro”. I lavori si sono svolti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, e gli ospiti in sala si sono espressi su questioni salienti per il presente e il futuro del sistema sangue italiano.

Vincenzo Saturni, il presidente uscente di Avis Nazionale, ha esordito indicando gli scopi delle ricerche commissionate da Avis al CNR e presentate nel corso della mattinata: “Volevamo riflettere per avere un visione a lungo termine sul futuro della nostra associazione, e tra le varie proposte d’indagine del Consiglio Nazionale delle ricerche, abbiamo individuato due temi per noi più centrali: In primo luogo il rapporto tra Avis e il mondo del lavoro, che nel tempo è cambiato, perché prima esistevano grandi complessi industriali ed era più facile avvicinare agglomerati di lavoratori e coinvolgerli nella donazione. Il cambio del mondo del lavoro così com’è evoluto ha invece modificato le cose: i nuovi contratti non sempre permettono la donazione, e molti lavoratori hanno un po’ paura di forzare le situazioni. Anche le strutture trasfusionali non sempre si sono adattate alle loro esigenze, cosa che invece abbiamo provato a fare noi. Poi, l’altro aspetto interessante, in linea con il nostro lavoro di ricerca storica, è stato indagare la donazione di sangue come prassi sociale. Come modo di essere e modo di vivere, per capire gli scenari da qui al 2027, anno in cui si celebrerà il centenario di Avis. Nel futuro ci sono aspetti da non sottovalutare come l’aumento medio dell’età media della popolazione, che potrebbe far aumentare il bisogno di globuli rossi e ridurre contestualmente il numero dei donatori giovani. Sfide impegnative da fronteggiare, per cui speriamo che queste ricerche possano aiutare”.

Fulmineo l’intervento di Corrado Bonifazi, il Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione, che prima di lasciare spazio al dibattito sulle ricerche ha sottolineato un punto chiave destinato a ritornare nel corso degli interventi successivi: “In un mondo in cui domina l’economicismo – ha detto – ringrazio Avis che ci ha dato la possibilità di approfondire un mondo che si basa su altri criteri”.

Spazio quindi alla fase più tecnica. Il ricercatore CNR Antonio Tintori si è occupato di studiare il tema “Avis nella prassi sociale”. Per Tintori “ricercare uno scenario futuro significa potenziare Avis e rendere più efficace le sue azioni. Il vissuto dell’uomo si basa sulla costruzione sociale e non una diretta emanazione del presente”. A tale scopo sono stati consultati 16 esperti attraverso delle interviste anonime. I tre ambiti di indagine sono stati: area 1) comunicazione della cultura del dono; area 2) benessere e integrazione sociale; area 3) governance e lobbying di Avis. Per ciascuna delle aree sono stati individuati alcuni obiettivi centrali di sistema, tra cui promuovere il dono nelle scuole, incentivare i giovani, coinvolgere gli studenti universitari, accrescere di nuovo il numero di donatori tra la popolazione che lavora, promuovere la donazione come fattore d’integrazione sociale, rafforzare il legame tra dono e salute pubblica, sostenere la donazione come base per stili di vita positivi e far conoscere le differenze tra le diverse tipologie di donazione. Altrettanto importante, tuttavia, per Avis, sarà aumentare l’efficacia della rete, sia interagendo con le strutture non sanitarie sia crescendo in ambito europeo, migliorando e innovando la comunicazione, e naturalmente stringendo collaborazioni con gli attori del sistema sanitario.

Come farlo? Ampio il ventaglio delle soluzioni. Azioni chiave per il raggiungimento degli obiettivi saranno la formazione del personale docente delle scuole sulla cultura del dono, facilitare l’accesso al dono per i lavoratori, collaborare con la Protezione Civile, valorizzare i valori fondativi della cultura del dono come gratuità e solidarietà, e infine potenziare e conformare la comunicazione sui social network e realizzare campagne informative efficaci, attraverso spot televisivi e campagne di sensibilizzazione.

Di un ambito ancora più specifico come il rapporto tra Avis e mondo del lavoro si è occupato invece Mattia Vitiello, anche lui ricercatore CNR: “Avis è una realtà in eterno movimento – ha esordito – e allora il metodo migliore non è quello di fare una fotografia statica. Ecco perché nelle interviste si è provato a fare una biografia della nazione. C’è stato spazio per la narrazione, ovvero ciò che costruisce identità e memoria storica”. Dalla sua ricerca è emerso che la giornata di assenza al lavoro per la donazione è uno strumento utilizzato molto poco; la maggior parte degli avisini preferiscono donare nel giorno di ferie, a testimonianza che a muovere i donatori non sono motivazioni utilitariste, ma semmai i valori fondativi di solidarietà e aiuto reciproco che poi sono quelli fondamentali per una società civile che funziona. Sfida centrale da affrontare nel futuro è e resterà nei prossimi anni sarà il problema generazionale: sarà necessario trovare leader carismatici e nuovi dirigenti che potranno assicurare la continuità con il presente.

Molto ricco di temi trasversali lo spazio dedicato ai relatori illustri. Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna, ha indicato qual è secondo lui il punto chiave su cui Avis dovrà migliorare, ovvero la diffusione della cultura del dono: “La crescita dell’età media della popolazione è un problema serio. Il rischio è quello di andare verso il modello americano, cioè con la donazione a pagamento. Gli americani mi dicono che prima o poi sarà inevitabile, e banalmente sostengono l’assunto che con il pagamento il numero dei donatori aumenta. Ecco perché l’efficienza, per una associazione come Avis non dev’essere il fine ma il mezzo. Platone usa una metafora “il raccolto sarà abbondane se i due cavalli traineranno l’aratro alla stessa velocità”. Questo significa che l’efficienza, nel volontariato, è diffondere la cultura del dono, che è stata espulsa dalla società negli ultimi anni, nella convinzione che legge e contratti fossero sufficienti a garantire la vita pubblica. Ma solo uno sciocco può pensare che una società possa fare a meno della cultura e quindi azzerarla. Il volontariato deve diffondere la cultura del dono, e non della donazione, perché il dono è più potente. La donazione è un regalo materiale, il dono stabilisce un rapporto interpersonale. Di troppa efficienza si muore. L’efficienza, lo ripeto, è un mezzo e non un fine. Passando alla parte propositiva, credo sia necessario che le associazioni prendano accordi con il ministero dell’istruzione per portare il dono nelle scuole e nelle università, e che Avis e la donazione rientrino in un discorso di welfare aziendale. Parlare col mondo dell’impresa avrebbe un impatto notevolissimo. Infine, bisognerebbe curare di più il rapporto con il donatore, non quello formale, ma sul piano culturale. Vanno coltivati. L’organizzazione deve valorizzare il principio di reciprocità, che è dare senza perdere e prendere senza togliere”.

Sul rapporto tra situazione italiana e sensibilità europea si è invece soffermata invece Emilia Grazia De Biasi, senatrice PD e Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “È importante far fruttare questa ricerca. Nella sfera del dono c’è qualche zona di ambiguità nella riforma del terzo settore, perché la cultura del dono, non solo del sangue, rischia di essere travolta dal numero di soggetti che potranno sostituirsi. C’è un problema di battaglia europea rispetto alla gratuità della donazione. L’industria produce farmaci. È un punto molto inquietante, e in Europa non c’è grande attenzione. La battaglia si sposterà sui fattori economici, il costo dei farmaci, la formulazione de bandi, la regola del massimo ribasso. Avis, avrà allora il ruolo di apripista su questi temi in Europa, portando l’idea del dono gratuito. L’etica del dono e quindi la comunicazione deve avvenire su vari livelli. Io vedo in primo luogo il rischio dell’ignoranza. Si sa retoricamente che la donazione è importante ma bisogna fare di più: per esempio bisogna far sapere tutti i benefici che una donazione può portare. Vedo poi anche lo stigma. Per esempio, sul discorso degli stranieri bisogna lavorare ancora molto, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che arrivino gli immigrati e donino il sangue. Io credo che ci sia una stortura nel nostro paese, non solo un problema di generazione invecchiata al comando. Bisogna cambiare le modalità di reclutamento elle classi dirigenti. Andando avanti così creiamo un paese disperso con un’idea di potere errata. Bisogna far crescere il fiume e avere generazioni che comunichino l’una con l’altra. La nostra società è a rischio ma ha anche enormi potenzialità”.

Proprio al rapporto tra Interessi economici e necessità sistematiche di mantenere la gratuità è dedicata allora la chiusura molto forte di Vincenzo Saturni: “Uno dei primi tentativi di Juncker (Presidente della Commissione Europea, n.d.r.) è stato quello d spostare la plasmaderivazione sotto la commissione industria e non sotto la sanità. È importantissimo che resti sotto la sanità e no di Avis siamo stati tra i primi a sensibilizzare gli europarlamentari a evitare che lo spostamento accadesse. Inoltre abbiamo inserito il pittogramma che consente di capire da dove viene il plasma utilizzato per i farmaci. La preoccupazione nostra in vista del decreto del terzo settore è che alle 23.59 di un 31 dicembre qualsiasi si aggiunga alla legge 219, che stabilisce che la raccolta del sangue è e deve essere organizzata da imprese no profit, una stringa che ammette anche le imprese profit. Su questo la senatrice Di Biasi è sempre molto sensibile. È importante capire che una cosa del genere sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.  

Calo delle donazioni ed equilibrio del sistema trasfusionale: gli scenari possibili mentre si avvicina il World Blood Donor Day

Sacca-Sangue

L’appello forte proveniente da Bologna sul calo dei donatori in città, pubblicato sul sito di Repubblica locale http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/06/03/news/bologna_donazioni_di_sangue_diminuite_del_20_-167106745/, spinge ad alcune valutazioni necessarie sugli scenari futuri della donazione in tutto il Paese.

Il calo bolognese (-20% in 5 anni), non è infatti l’unico caso segnalato nell’ultimo mese. Il 7 maggio 2017 una certa preoccupazione si era diffusa a Milano http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_08/avis-allarme-sangue-calo-donatori-si-muove-policlinico-1b0f5a74-33ae-11e7-8367-3ab733a34736.shtml, il 9 maggio all’Aquila https://www.ilcapoluogo.it/2017/05/09/manca-il-sangue-appello-ai-donatori/ e a Terni http://tuttoggi.info/terni-appello-ospedale-avis-manca-sangue-zero-positivo/393918/, il 20 maggio a Lucca http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/05/20/news/dona-il-sangue-vinci-gli-stones-1.15365198, tanto che addirittura è nato un contest con in palio, per alcuni fortunati donatori, dei biglietti per il concerto dei Rolling Stones. Infine, il 26 maggio, del tema del calo delle donazioni se n’era parlato in Liguria, dove in occasione dell’accordo di convenzione tra Regione e associazioni di donatori http://www.regione.liguria.it/regione-liguria/ente/giunta/item/15826-accordo-avis-fidas.html, è stato già messo in conto la solita diminuzione del 10% medio che coincide con l’arrivo dell’estate.

Del resto, tale tendenza negativa in termini quantitativi è confermata in toto dall’Istituto Superiore di Sanità, che qualche giorno fa ha reso noto il bilancio numerico del sistema trasfusionale per il 2016.

Sono stati un milione e 688mila donatori complessivi, 40 mila unità rispetto al 2015, dato più basso dal 2011. In calo, sebbene in percentuale molto minore, anche le donazioni di plasma, con circa il 5% in meno, anche se in questo caso il calo numerico non coincide con una minore massa raccolta: nel 2016 la quantità di plasma inviata alle industrie di lavorazione per il frazionamento è anzi addirittura aumentata, giacché è cresciuto il volume raccolto per ogni singola donazione. Le cause dei numeri in peggioramento sono ben note: scarso ricambio generazionale, invecchiamento medio della popolazione, e difficoltà crescenti sul piano pratico nel far coincidere gli orari lavoratovi con quelli dei centri trasfusionali.

Reagire con forza a questo calo, cercando di risollevare i numeri già nel 2017 sarà un obiettivo doveroso per tutte le istituzioni del sangue: ma è bene sottolineare che almeno nel presente l’autosufficienza ematica non è a rischio.

Un certo ottimismo, infatti, è espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, che, come si legge nel comunicato stampa diramato dall’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1775&tipo=1 ha dichiarato: “Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione – sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. Proprio in questi ultimi giorni la Regione sta registrando delle carenze importanti che rischiano di fare ritardare le terapie trasfusionali programmate destinate ai numerosi pazienti sardi affetti da talassemia, ed è necessario che le altre mantengano gli impegni. Per questo è importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta, anche aumentando la ricettività dei servizi trasfusionali”.

E in effetti, nonostante il calo delle donazioni, si è potuto registrare un numero crescente di pazienti che hanno beneficiato di trasfusioni, il 3,7% in più con circa 660mila nel 2016. Il merito, come abbiamo più volte sottolineato, è delle pratiche di Patient Blood Management, che se ben utilizzate possono e potranno aiutare a ottimizzare le risorse in modo che con lo stesso numero di donazioni sia possibile far fronte a tutte le necessità di sistema.

Intanto però, il lavoro quotidiano per reclutare donatori più giovani deve continuare. Il 14 giugno sarà il World Blood Donor Day (qui la campagna 2017 https://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/), e il sistema trasfusionale italiano al completo, con le principali associazioni e il ministro della Salute si riunirà a Roma, in un convegno che vedrà coinvolti anche il ministero dell’Istruzione e il CONI.  Parlare, confrontarsi, pianificare il futuro, celebrare una giornata importante per tutti i volontari, e unire sempre di più mondi assolutamente propedeutici come scuola pubblica, sport e volontariato, saranno i punti all’ordine del giorno.

Buonsangue ci sarà. Per raccontare contenuti, programmi e scenari in divenire sull’universo sangue che riguardano la nostra comunità.

Carenze di sangue, eventi, campagne, ricerca scientifica. Con l’arrivo di giugno un weekend intenso per la Festa della Repubblica

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Su Buonsangue lo ripetiamo spesso. Il bisogno di sangue non va in vacanza. Anzi specialmente nei momenti dell’anno in cui il calendario favorisce relax, brevi anticipazioni delle ferie e ricorrenze, si rischia di avere necessità di sangue più impellenti. Il ponte del 2 Giugno è iniziato. Ecco la nostra panoramica informativa su dove bisogna donare e su tutte le notizie più interessanti dal mondo del sangue.

Carenze

È recentissimo l’appello al dono che proviene dalla Puglia, e in particolare da Molfetta. Come si legge su https://www.molfettaviva.it/notizie/centro-trasfusionale-e-emergenza-continua-di-sangue/ l’emergenza di sangue in zona dura già da tempo e magari, prima di raggiungere il mare, proprio questo week-end potrebbe essere l’occasione giusta per alleggerirla. Sempre in Puglia, a Tuturano (Brindisi) venerdì 2 giugno ci sarà una giornata speciale per la donazione organizzata dall’Avis provinciale di Brindisi, che metterà a disposizione la propria autoemoteca http://www.pugliatv.com/notizie-category/item/16729-tuturano-venerdi-2-giugno-donazione-di-sangue-presso-la-chiesa-%E2%80%9Cmaria-ss-addolorata%E2%80%9D.html.

Situazione molto simile a Brescia, dove Gabriele Pagliarini, presidente dell’Avis provinciale ha chiesto ai suoi compagni volontari di non scordarsi di donare prima delle ferie: http://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/carenza-di-sangue-l-appello-donate-prima-delle-ferie-1.3177949.

Sempre in Lombardia, anche a Bergamo c’è una situazione delicata per ciò che riguarda il gruppo 0, come segnala l’Avis locale in un appello a tutti i donatori della zona http://avisbergamo.it/index.php?option=com_content&view=article&layout=edit&id=189.

Come abbiamo visto nei giorni scorsi grazie alle belle parole del presidente regionale di Avis Toscana Adelmo Agnolucci https://www.buonsangue.net/interviste/agnolucci-guida-toscana/, l’attenzione per trasmettere la cultura del dono alle nuove generazioni è già molto alta. Ma nel presente è già da qualche settimana che in Toscana, e in particolare a Empoli, c’è carenza di quattro gruppi 0 NEGATIVO, 0 POSITIVO, A NEGATIVO e A POSITIVO, come testimoniano il giornale on-line http://www.gonews.it/2017/05/30/nuovo-appello-dellavis-ai-donatori-mancano-quattro-tipi-di-sangue/ e sopratutto il bollettino del Meteo del Sangue (in foto)

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Ricerca scientifica dal mondo

Sul New-Scientist, magazine statunitense che si dedica all’informazione scientifica, è ripresa una notizia che gira da qualche tempo, e che avevamo già segnalato qui: https://www.buonsangue.net/mondo/ambrosia-dalla-california-un-esperimento-discusso-tornare-giovani-plasma/; Ambrosia, una società che tenta di studiare gli effetti benefici delle trasfusioni di sangue giovani nei più anziani, porta alcuni risultati (da confermare) sui miglioramenti che le trasfusioni di plasma genererebbero in chi soffre d’Alzheimer: https://www.newscientist.com/article/2133311-human-tests-suggest-young-blood-cuts-cancer-and-alzheimers-risk/.

Studio importante arriva invece dalla Croce Rossa Americana. È elevatissima la necessità di sacche per chi è coinvolto in incidenti. Ogni singola vittima potrebbe aver bisogno anche di 100 unità di sangue, e se si pensa che negli USA ci sono circa 41 milioni di visite annue al Pronto Soccorso è facile capire quanto alta sia l’importanza di donare: http://www.annanews.com/news/red-cross-blood-drives-planned.

Campagne

Infine, come avevamo preannunciato, anche le associazioni italiane hanno sviluppato le proprie campagne per la Giornata Mondiale del Donatore che cadrà il prossimo 14 giugno, da affiancare a quella ufficiale diffusa dalla World Health Organization che abbiamo analizzato qui: https://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/. Avis, in particolare, ha creato dei nuovi poster (in foto) e legato al World Blood Donor Day 2017 il gioco dell’alfabeto della solidarietà https://alfabeto.avis.it/ grazie al quale ciascun donatore potrà creare il proprio messaggio (con massimo 36 caratteri), e legarlo a GIF animate da diffondere sui social. Giocate e diffondete tutti.

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Si chiude l’assemblea generale Avis: premiazioni e nuovo consiglio. I donatori veneti: sul bando plasmalavorazione mai consultati

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È cominciata con gli interventi delle delegazioni regionali la terza e ultima giornata dell’Assemblea generale Avis al Crown Plaza Hotel di San Donato Milanese, contraddistinta da una grandissima partecipazione.

In particolare, molto significativo su un tema che i lettori di Buonsangue conoscono bene, l’intervento della delegazione regionale del Veneto, che attraverso la voce del presidente Giorgio Brunello ha riportato all’attenzione di tutti i soci quanto accaduto con l’Accordo NAIP per la produzione di farmaci plasmaderivati in conto-lavoro, stretto nel marzo 2016 tra il raggruppamento regionale guidato proprio dal Veneto (con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta, e le Province Autonome di Trento e Bolzano) e la CSL Behring.

Brunello ha sottolineato ancora una volta le maggiori criticità di quell’accordo da punto di vista dei donatori: “Non è certo compito di Avis scrivere i capitolati tecnici, ma nel caso del NAIP non siamo mai stati consultati. Non siamo intervenuti in nessun modo e questo crea dispiacere, anche perché non si è riconosciuto il ruolo chiave che la legge riconosce alle associazioni dei donatori. Speriamo che in futuro questo confronto accada. Riteniamo inoltre che a fronte dell’obiettivo dell’autosufficienza ematica nazionale sia assolutamente necessario armonizzare i bandi di tutti gli altri raggruppamenti regionali. Infine, l’ultima criticità del NAIP è assicurare la necessità assoluta che tutto il plasma raccolto non vada sprecato”.

Tra le altre, soprattutto la delegazione abruzzese ha coinvolto ed emozionato la platea, sottolineando come nell’ultimo anno l’Abruzzo e i suoi donatori abbiano dovuto affrontare le note vicende legate ai terremoti, a cui è seguita una reazione forte e motivata sul piano della solidarietà e della iniziative speciali, come per esempio è accaduto con la Gran Camminata della vita di Marco Cileo. Lo stesso Cileo, presente sul palco, ha ricordato i momenti più belli e difficili della sua avventura da noi seguita dall’inizio alla fine: https://www.buonsangue.net/diario/la-gran-camminata-per-la-vita-e-giunta-al-traguardo-il-bilancio-di-marco-cileo-al-suo-rientro-a-francavilla-a-mare/.

Grande partecipazione dell’intera assemblea anche nella fase successiva, dedicata ai riconoscimenti. Lo spirito di corpo dei soci Avis è emerso in modo potente in occasione del conferimento della Croce al merito internazionale della Fiods a Pietro Varasi, socio anziano dell’Avis sin dagli anni sessanta, Cavaliere della Repubblica dal 1977 e Cavaliere ufficiale della Repubblica dal 1986 per la sua attività da donatore sul campo. L’intera sala si è alzata in piedi per applaudire Varasi, visibilmente commosso: “Considero l’Avis un vero e proprio romanzo, il cui protagonista è Vittorio Formentano. Siamo tutti Formentano. È meravigliosa la sensazione di partecipare a una nuova assemblea nazionale alla mia età”.

Il presidente uscente Vincenzo Saturni si è poi cimentato nel suo discorso di chiusura del mandato: “Sono stati otto anni che ho dedicato a un’avventura straordinaria. Ciò che ho potuto vedere con i miei occhi è la realtà del territorio. Ho incontrato persone ed esperienze speciali che fanno la differenza. Abbiamo 3418 sedi su tutto il territorio nazionale e questo rappresenta una vero tessuto connettivo per tutta la nazione che contribuisce a far sì che la società sia più a misura umana. Naturalmente ci sono diversità, c’è chi fa la raccolta, chi non la fa, chi lavora per la comunicazione, ma sempre ho trovato la disponibilità a risolvere i problemi. Il lavoro che viene fatto dai dirigenti che ogni giorno provano a trovare nuovi donatori è straordinario. Moltissimi di loro fanno la differenza sul campo in modo anonimo e senza apparire. Il nuovo consiglio direttivo guiderà le sorti di Avis per i prossimi anni. Quello che io voglio lasciare è il concetto di squadra: le differenze sono importantissime per la crescita, ma alla fine, prima dell’obiettivo finale bisogna ricompattarsi e mettere da parte i particolarismi. In questi anni siamo riusciamo a costruire un gruppo che aveva voglia di aiutare gli altri. Al nuovo consiglio chiedo di avere visione ampia, e di puntare all’unità assoluta di intenti tra le realtà territoriali e quella nazionale”.

 Infine le operazioni di voto, con la lettura della lista dei nuovi 45 membri del consiglio nazionale (sotto in foto) che il prossimo 18 giugno avranno il compito di eleggere il nuovo presidente nazionale e il nuovo esecutivo.

Difficile poter dire oggi chi saranno i favoriti.

Come anticipato qualche giorno fa https://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-2017-milano-cambio-leadership/, i nomi che circolano di più sono Alberto Argentoni, attuale vice presidente vicario nazionale e direttore sanitario dell’Avis provinciale di Venezia, e Domenico Alfonzo, attuale segretario generale nazionale e presidente dell’Avis regionale Sicilia, ma non sono da escludere possibili sorprese.

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Quanto costa (e quanto vale) il sistema sangue: se l’analisi economica si dimentica di occuparsi anche dei pazienti

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È del 25 aprile un lungo pezzo inchiesta a firma di Maria Sorbi, su Il Giornale, a proposito del sistema sangue italiano.

Per chi non avesse già avuto modo di leggerlo, eccolo qui nella sua versione integrale: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quasi-mille-euro-litro-cos-funziona-lindustria-sangue-1389828.html.

Il pezzo ha una certa utilità per chi non è particolarmente pratico del funzionamento generale del sistema: spiega come si arriva da una sacca di sangue donata a una trasfusa, interroga alcune tra le massime autorità italiane in materia sangue come Giancarlo Liumbruno (presidente del Centro Nazionale Sangue) e Vincenzo Saturni (presidente Avis Nazionale), e accenna alle politiche di riorganizzazione logistica del settore nell’ottica della riduzione dei costi, con la futura chiusura dei centri trasfusionali più piccoli che non assicurano una raccolta significativa a vantaggio dei centri più grossi e performativi.

Tutte questioni ben riassunte per i profani ma assolutamente risapute per gli addetti ai lavori. Il focus principale dell’approfondimento è però, a tutti gli effetti, la questione economica.

Sempre e solo l’economia, sovrana assoluta anche in settori come la salute in cui la logica di bilancio non può e non dovrebbe essere predominante: leggendo, invece, veniamo a sapere quanto costa una trasfusione, chi viene pagato nella filiera, quanto valgono i rimborsi per le associazioni e, soprattutto, quanto costa ogni singolo emocomponente secondo il tariffario approvato dal Ministero della Sanità affinché sia regolato lo scambio interregionale dei prodotti secondo le esigenze individuali di ogni regione, in stile high-lights del tariffario ufficiale peraltro scaricabile sul sito di Avis, a questo link.

Sul discorso economico, va da sé, ben vengano trasparenza e informazione, ma forse sarebbe stato meglio evitare alcuni riferimenti ai “carati” o al nuovo “oro rosso”, che specie quando si riferisce al settore pubblico finiscono per essere facilmente fraintesi.

Sono gli sprechi e le cattive gestioni i punti da migliorare, e questo vale per tutti i settori e anche per i sistemi misti (se pensiamo al sistema sangue è d’attualità una situazione di stallo sul conto-lavorazione in Liguria che potrebbe per l’appunto generare sprechi evitabili). Anche perché, a ben vedere, il grande assente di questo approfondimento pubblicato da Il Giornale sembra essere l’attore principale, cioè chi del sangue ne ha bisogno per la propria salute: il paziente.

Sommando il biennio 2014-2015, dai dati del Centro Nazionale Sangue (Tab.6), ci sono state circa 6.200.000 unità trasfuse in assoluta sicurezza e con altissimi standard qualitativi. Un numero altissimo che testimonia che il sangue è vita, e che la vita non ha prezzo.

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