Un modo profondo e costruttivo di parlare di sangue: l’inchiesta su Sette del Corriere della sera sui giovani e il dono

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Non di rado su Buonsangue ci auguriamo che i grandi media ormai definibili come “istituzionali” e la televisione popolare si occupino nel modo più serio, chiaro e approfondito possibile del dono del sangue e del suo universo, fatto di valori, sorprese, bellissime storie personali di donatori e pazienti e delle necessità di questi ultimi che solo una raccolta costante ed efficiente può risolvere a pieno.

Nei giorni scorsi siamo stati esauditi, grazie all’inchiesta a firma di Alessandro Cannavò sul magazine “Sette” del Corriere della Sera, un racconto molto dettagliato che parte dal centro donatori di sangue dell’Istituto dei Tumori di Milano e vola idealmente verso alcuni dei temi più d’attualità per il mondo dei donatori, passando per essenziali scambi di battute con alcune delle personalità più autorevoli dell’intero sistema. Vale la pena riprendere e commentare questo viaggio punto per punto.

Le informazioni essenziali

Sguardi amichevoli, volti rilassati, clima disteso e accogliente. È questo il modo giusto di accogliere i donatori e, possiamo confermarlo, anche a noi è capitato sempre così. È importante farlo sapere ai lettori e ai giovani che non hanno ancora mai provato l’esperienza del dono, ai quali Cannavò offre anche alcune informazioni essenziali. Una donazione di sangue intero dura circa 10-15 minuti e si può fare una volta ogni tre mesi, e al donatore viene offerta la colazione per la giusta ricarica di forze. Una donazione di plasma dura un po’ di più, circa 50 minuti, consente di recuperare con maggiore efficienza le proteine del sangue utili alla produzione di plasmaderivati e si può ripetere una volta al mese. In più, fattore da non trascurare, i donatori riceveranno le analisi del sangue direttamente a casa.

Il questionario

Ecco una prima piccola criticità. Il questionario che i donatori devono compilare – registra Cannavò – crea qualche titubanza. Molte domande, intime su questioni private e abitudini di vita. Per il donatore, aggiungiamo noi, questa pratica è un sacrificio piccolo ma assolutamente necessario, per ragioni di ottimizzazione degli sforzi e di sicurezza, due tra i principi cardine del sistema sangue.

Il passaggio di testimone

Le storie. Le esperienze personali. Niente più degli esempi e dei racconti appassionati di donatori e pazienti in grado di trasmettere le proprie emozioni riesce a motivare nuovi donatori giovani a intraprendere la strada del dono. Cannavò cita la storia di Luciano, un ex donatore oggi ottantunenne che ha iniziato a donare per aiutare un bambino bisognoso e poi non ha più smesso, con 150 donazioni nella vita. Un piano di engagement assolutamente da valorizzare nelle scuole e sui media.

I giovani che donano meno

Problema che preoccupa, ma che può e deve essere risolto. Per Cannavò la causa principale che tiene i giovani lontani da centro trasfusionale è la precarietà. C’è altro per la testa. È sicuramente un fattore, ma secondo noi non l’unico. È un fatto culturale di isolamento, di scarsa propensione al senso di comunità, che crea un vuoto ma è un circolo vizioso, fomentato da tecnologie dominanti e abitudini di vita. In questo senso, la vita delle associazioni, ci sembra essere un perfetto antidoto e proprio sulla bellezza dei valori aggregativi bisogna lavorare, nel tessuto sociale e sui media.

Il dono degli stranieri

Molto interessanti gli scambi tra Cannavò e il presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che ha raccontato la situazione dell’autosufficienza regione per regione e si è soffermato sul dono del sangue degli stranieri, una questione che passa dal principio d’integrazione. Il coinvolgimento dei cittadini extracomunitari è sicuramente un tema che le associazioni dovranno affrontare apertamente nell’immediato futuro, e lo scopo sarà ottenere un doppio risultato inevitabilmente coordinato: fare del dono del sangue un principio per sentirsi sempre più un tassello chiave del tessuto sociale e al tempo stesso poter contare su una fonte importante per la raccolta sangue.

Il lavoro nelle scuole

Altro momento chiave in un’idea di programmazione strategica e visione del futuro è portare l’universo dono nelle scuole. Alla vigilia della maggiore età, certo, e come spiega Cannavò nel pezzo intervistando Monica Zipparri, che coordina i progetti di comunicazione di Adsint non usando solo un metodo emozionale ma con un avvicinamento eterogeneo, che comprenda il piano emozionale e quello informativo, non facendo appello al senso di responsabilità ma provando a entrare nel mondo dei giovani. Un lavoro, aggiungiamo noi, che tuttavia può e deve cominciare molto prima, dalle scuole primarie, quando l’interazione tra ragazzi, istituzioni e famiglie e molto forte e c’è grande apertura da parte dei giovanissimi a conoscere la vita e le esperienza degli altri.

Appropriatezza

Il lavoro di reclutamento giovanile, lo sappiamo, è tuttavia un lavoro complesso che darà risultati sul lungo periodo. E intanto cosa fare? Lavorare di appropriatezza, come accenna giustamente Cannavò intervistando Flavio Arienti, responsabile del centro trasfusionale dell’Istituto dei Tumori, un approccio che chi legge Buonsangue conosce benissimo e che si chiama Patient Blood Management. L’obiettivo? Ridurre sprechi e utilizzi eccessivi della risorsa sangue attraverso procedure di ottimizzazione che consentano di impiegare i giusti volumi, al momento giusto e nelle giuste condizioni.

Un’inchiesta come quella di Cannavò, è dunque un ottimo esempio di ampiezza di sguardi, racconto delle esperienza di chi dona, pareri autorevoli di membri del sistema sangue e voglia di guardare al futuro. Un modo di fare informazione che sui grandi media istituzionali e generalisti speriamo che non resti isolato o ripetuto una o due volte l’anno, ma che possa diventare una costante giornaliera.

 

Mass media più attenti al tema sangue e donazioni: le testate locali danno il buon esempio

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Se le notizie che fino a poco tempo fa si potevano leggere solo sui comunicati ufficiali del CNS o su Buonsangue iniziano a essere diffuse attraverso un numero sempre crescente di media generalisti, non possiamo che essere contenti: significa che questo lavoro documentale iniziato due anni fa è stato precursore di una tendenza che ci piacerebbe vivesse una crescita costante.

Per esempio, leggere di Patient Blood Management su una testata di informazione local come Bergamo Post, sorprende e rende felici, perché significa che l’informazione sul sangue, sul dono e sulle pratiche trasfusionali può entrare a tutti gli effetti nel dibattito pubblico anche come fenomeno culturale, e non solo come cronaca in fatto di carenze o come bisogno urgente estemporaneo a causa di incidenti o calamità naturali.

Non è l’unico caso. Il Filo del Mugello, testata local concentrata sulla Toscana, riporta invece i numeri del Meteo del sangue toscano, che nelle ultime settimane non ha offerto notizie troppo positive. Se andiamo a vedere le ultime stime a disposizione, apprendiamo che ci sono diverse situazioni di emergenza. Se il gruppo A+ ha bisogno di rifornimenti urgentissimi, A-, 0 + e 0-, sono in una situazione abbastanza critica.

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Come già annunciato nei giorni scorsi, è tempo però di testate specializzate interamente dedicate al sangue. Su donatorih24.it, c’è un report dettagliato sulla giornata nazionale del donatore Fidas, con le parole del sindaco di Napoli De Magistris e il richiamo alla prossima edizione che si terrà a Matera.

Dono e giovani, un asset strategico. A Pescara, Avis continua a rafforzare le proprie politiche incentrate a favorire il dono giovanile. T-shirt in regalo e nuovi iscritti grazie ad aperture straordinarie e all’impegno dell’associazione.

Cambiano invece destinazione i donatori triestini: tutto il traffico della raccolta sangue avverrà infatti, da luglio, al nuovo Centro Donazioni Sangue e Ambulatorio Trasfusionale al Maggiore, come racconta la testata TriestePrima, prodiga di dettagli.

Per quanto riguarda il Meteo del sangue in Friuli, la situazione è la seguente: necessità stringente per tanti gruppi, come 0-, B+, B-, e AB-, tutti colpiti da carenza grave.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Su PrimoCanale, testata ligure che spesso offre informazioni utili su dono e argomenti riguardanti il sangue, c’è una bella dissertazione sull’importanza di donare sangue: perché? Per esempio per i malati di talassemia, che senza donazioni non potrebbero vivere. Tutti i donatori friulani (anzi tutti i donatori in generale) si mobilitino contro le carenze dunque, perché aiutare il prossimo non ha prezzo.

Infine le donazioni del week-end. Facebook è sempre lo strumento migliore, grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala. È infatti possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese, sfruttando il criterio della geolocalizzazione: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 4 maggio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, e poi, naturalmente, andare a donare senza indugio. Fatti, non (solo) parole. Se c’è di mezzo il dono questa non è una frase fatta.

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