Terza giornata di lavori all’assemblea Avis di Lecce. Un regalo extra il tema sangue, l’intervento di Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta

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Esistono testimonianze onnicomprensive, che vanno oltre i confini tematici che di norma si tende a rispettare in congressi o assemblee altamente specifiche, come possono essere gli eventi di una associazione di donatori come Avis. Ma quando a offrire il racconto della propria esperienza di vita e professionale intervengono uomini di stato come Nicola Gratteri, si finisce per uscire arricchiti, o quanto meno stimolati, in ogni occasione.

Nicola Gratteri è un magistrato sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, oltre che saggista con più di dieci libri alle spalle, scritti con il giornalista Antonio Nicaso. Il suo, si può dire, è un vero e proprio lavoro di indagine sulla società. Perché proporlo al convegno Avis? Perché è un donatore, e perché nel suo lavoro il sangue è contemplato in una chiave un po’ diversa da quella a cui siamo abituati, ovvero lo scambio gratuito, anonimo, volontario, associato e organizzato. È più che altro un simbolo di omertà e violenza.

Presentato dal giornalista Rai del Tg2 Enzo Romeo, Gratteri ha subito indirizzato la sua testimonianza verso l’importanza di preparare le nuove generazioni alla complessità del reale. “Vado nelle scuole da più di 30 anni – ha detto – ora lo sanno tutti perché sono diventato una soubrette. Ma lo facevo anche prima, andavo anche nelle scuole elementari a parlare di mafia e solo adesso dopo tanti anni mi rendo conto dell’importanza di quello che ho fatto, perché mi capita di incontrare magistrati e capitani dei carabinieri che hanno deciso di intraprendere il loro mestiere dopo avermi ascoltato a scuola da ragazzi. A Reggio Calabria insegno una materia che si chiama economia della criminalità, e lo faccio gratis. Molta gente che parla di etica, per farlo si fa pagare. Questo non è etico. Io posso parlare perché ricevo da 30 anni uno stipendio che sono le vostre tasse. Siamo in un presente in cui la Rai ha speso 750 mila euro per commemorare Falcone e Borsellino, chiamando gente che si è fatta pagare. Non c’è etica in questo. Io dico alle università di non pagare me, ci sono ragazzi che fanno gli assistenti e non vengono pagati, non è giusto.

L’importanza della coerenza in un uomo di stato

Che sia un uomo che tiene alla coerenza, come dovrebbe essere un uomo di stato, è evidente anche da alcuni dettagli della vita privata di Gratteri, che rifugge i riflettori. “Sono agricoltore, non esco mai di casa. Amo l’abbondanza e non sopporto i tirchi, ecco perché ho 400 piante di pomodori. La terra è anche il consiglio che do ai giovani che non hanno la vocazione e la costanza per eccellere negli studi. Se avete la media del 20, gli dico, avete fatto un errore. Ci vuole coerenza. Quando mi è stato proposto il ruolo di Ministro della Giustizia ho riflettuto due ore e mezza prima di accettare, poi ho detto sì, perché mi era stata promessa carta bianca. Ho parlato al telefono con Renzi che mi ha chiesto conferma del mio impegno, io gli h detto che lo avrei fatto potendo avere carta bianca e lui ha confermato. Poi non mi arriva la conferma definitiva, e io sapevo che stavano litigando su di me. Napolitano non mi voleva. In ogni caso sarebbe stato inutile accettare un posto dove non si poteva fare la rivoluzione che serve. Non ha senso provare a pareggiare con la mafia, la mafia bisogna batterla. Sono un decisionista, con la mia commissione antimafia abbiamo modificato più di 250 articoli, e di questi 250 solo uno è stato accettato dalla riforma Orlando, quello sul processo a distanza, che comporta 70 milioni di euro di risparmio. Qualsiasi parlamentare può andare a verificare quel lavoro, che era fatto non per il governo ma per il parlamento, cioè per i cittadini. Un lavoro che peraltro ho svolto gratuitamente”.

Un sistema che non renda conveniente il crimine

E il sangue? Che cos’è il dono? Enzo Romeo ha insistito subito su una differenza sostanziale – “C’è contrasto tra sangue versato e sangue donato da parte dei tantissimi volontari che donano ogni giorno. Questo atteggiamento del donare ci riguarda da vicino. Fa parte di un sistema valoriale che dovrebbe diventare la spina dorsale del nostro paese, in un Italia sempre più vecchia che ha 169 anziani per ogni 100 giovani. Il dono porta un idea di presa di coscienza e di ritorno alla legalità in questo paese”. Nicola Gratteri ha però le idee ancora più chiare. Per lui non è solo il sistema valoriale a poter migliorare le cose nel concreto, ma un principio di realtà, addirittura di praticità. “Per migliorare il nostro paese servono molte riforme, e soprattutto bisogna creare un sistema nel quale non sia conveniente delinquere. Non governa solo un principio etico morale, conta la convenienza. Inoltre lo stato deve investire in istruzione prima ancora che in cultura, sono cose diverse. Da noi gli insegnati sono i peggio pagati in Europa dopo i greci, e si viene valutati per quello che si ha e non per quello che si è. La cifra culturale del nostro paese la danno i programmi televisivi, programmi che sono gli stessi in tutto il mondo, una misura chiara del fatto che viviamo in una società del consumo. A scuola arrivano genitori scostumati che non hanno tempo per i loro figli. Figli che non sono più figli nostri ma di internet. Cerchiamo di comprare la loro attenzione e 20 secondi di sorriso con un paio di scarpe o altro. Il rapporto tra genitori e scuole è ribaltato, se un figlio dice di meritare 8 e prende 7 i genitori vanno a scuola con il kalashnikov arroganti e aggressivi, con la dirigente scolastica che se non è intelligente processa gli insegnanti davanti a loro. Io dico agli insegnanti di scegliere una linea comune, e contrastare compatti. Fanno un lavoro emozionante sebbene umiliato dal punto di vista economico. Qui ci ricolleghiamo al volontariato. Se tutti i volontari in Italia si fermassero contemporaneamente si fermerebbe il paese. Non è una battuta e la pura verità. Il rispetto delle regole però è fondamentale anche per i volontari perché spesso troppi slanci di volontarietà e generosità possono essere deleteri rispetto alle vere esigenze del sistema.

Due forme diverse di percepire il sangue

Il consumo e l’apparenza: temi su cui Romeo ha molto insistito, prima di tornare sul sangue.

Se per i donatori il sangue è una materia di scambio, nella società mafiosa è ben altro, è soprattutto un simbolo, come nel caso dei sono giuramenti di sangue. Gratteri ne sa qualcosa. “C’è chi aspira a entrare nella ‘ndrangheta, e in questi casi i pretendenti si affiancano a chi già fa parte dell’organizzazione per un anno e mezzo. Quando il candidato si ritiene pronto, il suo padrino lo porta davanti ai capi, prendendo una grande responsabilità. Se qualcosa va storto, sarà lui a pagare. Poi recita queste parole: “Io cerco sangue e onore”. Quindi si prende l’immagine di San Michele Arcangelo e si buca la mano con ago o coltellino e da quel momento esiste per l’affiliato solo la ‘ndrangheta. Il vincolo è fondamentale, non sono solo parole vuote, ma questa fedeltà al giuramento è il punto che rende granitica la ‘ndrangheta. Quando sì vuole ribadire un legame ancora più forte, gli ‘ndranghetisti si tagliano i polsi e li strofinano, così diventano fratelli di sangue. Questa è la loro trasfusione. Ecco perché c’è bisogno di uno sforzo in più. Non è vero che i calabresi sono omertosi, in realtà non sanno con chi parlare. Ogni giorno ci sono mediamente 200 persone che chiedono di incontrarmi per denunciare. Molti arrivano da lontano e questo mi gratifica e mi preoccupa: possibile che non ci siano magistrati che ispirano fiducia? Bisogna essere credibili, fare selezione di rapporti sociali. Non significa essere altezzosi. Un magistrato non può avere una barca da 20 metri e andare in settimana bianca. Non è possibile, la gente si fa domande. La tendenza è dire che tutti hanno sposato una moglie ricca tranne la mia. Ma battute a parte ciò che serve è soprattutto coerenza”.

Il calderone religioso

E il rapporto tra criminalità e la religione? Come mai è così stretto non solo dal punto di vista simbolico? Come ha ribadito Enzo Romeo, i riti di iniziazione mischiano i valori religiosi e il crimine, e questo è rilevante in una terra in cui solo una grande alleanza delle centrali educative come scuola e chiesa può produrre risultati efficaci. “Quando abbiamo scritto “Acquasantissima” con Nicaso – ha raccontato il magistrato – abbiamo avuto molte lamentele da esponenti della chiesa. Abbiamo portato nelle carceri un quesito sulla fede, e il 98 per cento credevano e pregavano la Madonna. Abbiamo letto le encicliche degli ultimi anni e la parola ‘ndrangheta non appare mai, a dimostrazione che a macchia di leopardo la chiesa ha avuto rapporti con la mafia. Non mi pare una rivoluzione. Sono state create cooperative poi date in comando alle famiglie mafiose. In fatto di opposizione Papa Francesco in Calabria ha fatto molto più di Ratzinger e Giovanni Paolo II. Dopo aver recepito la sofferenza delle famiglie dei figli uccisi, Francesco ha buttato il discorso già scritto per lui e ha iniziato a scomunicare gli ‘ndranghetisti. Ma era un discorso rivolto prima ai vescovi, un discorso che ha lasciato traccia concreta visto che da allora i vescovi hanno preso posizioni nette e non più ambigue”.

Le punizioni esemplari

Un sistema coerente, dunque, dove il crimine non paga, passa anche e soprattutto da pene dure e sicure anche sul piano simbolico. Enzo Romeo ha proposto di donazioni di sangue in carcere, ma a oggi non ci sono le condizioni sanitarie necessarie. Cosa pensa Gratteri di questa idea? E delle pene sicure e del recupero carcerario? “Le donazioni sarebbero possibili, basta solo organizzarsi, i detenuti li farebbero. Ma se pensiamo a un discorso di recupero la strada è ancora lunga, le carceri sono contenitori, non si fa trattamento. Bisogna cambiare le regole, proporre il lavoro come tecnica di rieducazione e recupero, per assicurarli. Li metterei a pulire l’ambiente. Immaginate cosa vorrebbe dire portare il detenuto di 50 anni che non ha mai lavorato in vita sua e che ha avuto auto e barche da migliaia di euro a ripulire il paese in cui ha seminato terrore. Sul piano simbolico, sarebbe un segnale fortissimo della presenza dello stato.

 

Lecce, assemblea generale Avis: la prima giornata di lavori all’insegna di una tavola rotonda su presente e futuro del sistema trasfusionale

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Intensa, colorata e ricca di spunti la prima giornata dell’82esima assemblea generale di Avis Nazionale. Lo scenario di Lecce è bello e ospitale, con Avis che torna finalmente al sud più verace dopo diversi avvenimenti celebrati al nord, laddove la più grossa associazione italiana ha trovato le sue origini quasi un secolo fa.

La prima giornata di lavori, dopo la canonica apertura dei lavori caratterizzati dai saluti istituzionali, ha guadagnato il suo momento clou con la tavola rotonda del pomeriggio, volta ad analizzare i principali “Scenari sull’evoluzione del Sistema trasfusionale italiano”.

Molte le personalità avisine e non che si sono cimentate sull’argomento, peraltro piuttosto vasto e complesso, al punto che ciascuno dei relatori ha potuto approfondire prospettive differenti e degne di nota, in base alle proprie competenze specifiche ed esperienze.

Non è un caso, infatti, che Maria Rita Tamburrini, a Lecce in rappresentanza del Ministero della Salute, abbia sottolineato quanto sia importante il ruolo della rete ospedaliera nazionale in ottica di autosufficienza ematica (“un obiettivo di valore sovraziendale e sovraregionale”) e lo sviluppo delle Good Practice Guidelines di portata europea, mentre Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, abbia stilato un quadro generale della situazione sul piano della raccolta sangue, specificando che il lavoro collettivo dei vari stakeholder dovrà incentrarsi sulla lotta alle carenze (“tutte le regioni devono dare il massimo contributo”), soprattutto perché sia evitata la classica crisi del periodo estivo.

In effetti, la stretta attualità ha fatto registrare una carenza forte e inaspettata in Liguria, mentre da molte settimane anche in Toscana e In Friuli la raccolta non è stata fantastica: situazioni che solo con la massima collaborazione tra associazioni potranno essere ammortizzate.

Raccolta sangue al centro del dibattito dunque, ma non solo. E non sempre con approcci teneri. Per il presidente del SIMTI (Società italiana di Medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti, chiedersi per quanto tempo il sistema trasfusionale possa essere tenuto in piedi con i livelli di qualità e sicurezza attuali, è una domanda doverosa. Dal suo punto di vista, quello medico, altri argomenti chiave da affrontare sono il ricambio generazionale all’interno delle strutture e la formazione del personale: aspetti sotto i quali c’è tanto da lavorare se si chiede un domani roseo.

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Centro regionale sangue Abruzzo Pasquale Colamartino, secondo cui garantire l’efficienza del sistema trasfusionale e assicurare i livelli di assistenza sarà una bella sfida per il futuro. Senza dimenticare la questione del plasma e del conto-lavoro, attraverso cui il plasma, che resta di proprietà pubblica, è lavorato dalle aziende farmaceutiche e poi restituito sottoforma di plasmaderivati alle regioni. Una peculiarità di sistema tutta italiana, che all’estero è sia apprezzata e imitata sia combattuta e messa in discussone, in virtù dei grandi interessi economici che gravitano intorno a questa risorsa, su cui si prevede nei prossimi anni un giro d’affari vicino ai 20 miliardi di dollari. Una filiera, quella italiana, che secondo Colamartino nei prossimi anni dovrà essere difesa, così come si dovranno ribadire e proteggere i principi etici alla base del sistema associativo italiano.

Il futuro del sistema sangue, come del resto è già espresso dal titolo della tre giorni avisina “Un sistema in evoluzione. AVIS tra piano plasma, riforma del Terzo Settore e buone pratiche”, non può dunque che transitare da una prima fase di dissertazioni dialettiche, che continueranno nelle giornate di sabato 19 maggio (dedicata al terzo settore con il dibattito su “Le Associazioni di Volontariato e la riforma del Terzo Settore. Un nuovo statuto per l’Avis del futuro”) e domenica 20, con una conversazione tra Avis e il dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro sul tema “Istituzioni, volontariato, comunità: un’alleanza per il cambiamento”.

Tanta carne al fuoco insomma, ma anche tanto, tantissimo appetito per i più di 1000 delegati giunti a Lecce da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di circa 1 milione e 300 mila donatori.

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