Fidas e Automotoclub Storico Italiano, il protocollo d’intesa a favore del dono

Le strade della sensibilizzazione sulla cultura del dono – è proprio il caso di dirlo – possono essere moltissime, e non bisogna trascurare alcuno spazio di aggregazione.

Ben venga allora, il protocollo d’intesa che unisce Fidas, una delle principali associazioni di donatori italiani, con Automobilclub storico d’Italia, un associazione di amanti dei motori e delle auto d’epoca che raccoglie migliaia di persone.

L’unione consentirà di portare il messaggio del donatori e del dono nei tanti raduni ed eventi che ogni anno si svolgono in tutto il paese.

Ecco come hanno commentato i due presidenti:

La sottoscrizione di questo protocollo – ha commentato il Presidente Nazionale FIDAS, l’Avv. Giovanni Musso – ha l’ambizione di portare la promozione del dono del sangue e degli emocomponenti ad un nuovo livello: grazie al supporto dell’ASI sarà infatti possibile sensibilizzare molti più cittadini. L’ASI tutela uno dei prodotti di spicco che da sempre caratterizzano il nostro Belpaese. FIDAS e ASI promuoveranno insieme la generosità, la solidarietà e l’altruismo: valori caratterizzanti la nostra cultura”.

Il motorismo storico – ha dichiarato il Presidente Nazionale ASI, il Prof. Alberto Scuro – è un volano di valori positivi, una vera industria sociale mossa dal volontariato e dalla voglia di contribuire al sistema Paese. Le numerose attività coordinate dal nostro gruppo ASI Solidale sono in continuo sviluppo: ASI è prima di tutto un ente morale e come tale mette al primo posto le iniziative che possano portare benefici alla collettività. L’intesa con FIDAS va proprio in questa direzione e si aggiunge a molti altri protocolli istituzionali siglati con le medesime finalità sociali. Sono certo che i nostri tesserati si metteranno in moto per aumentare le donazioni di un bene così prezioso come il sangue”.

A questo link, infine è possibile leggere il protocollo completo.

Carenze a causa di Omicron, il comunicato del Centro nazionale sangue

carenze

Carenze sangue in molte zonde d’Italia. Da diversi giorni, come abbiamo documentato sia su Buonsangue che su Donatorih24, l’aumento dei contagi dovuti alla variante Omicron sta rendendo la vita difficile al sistema trasfusionale.

Il Centro nazionale sangue, allora, ha diffuso un comunicato che spiega la situazione nel dettaglio, precisando il numero di sacche mancanti, quali sono le regioni più colpite, e spiegando che se a gennaio una “crisi” delle scorte si è sempre verificata, quella del 2022 è sicuramente iù difficile da fronteggiare.

Ecco la fotografia del momento corredata dalle parole di Vincenzo De Angelis, direttore del Cns, e Gianpietro Briola, nelle vesti di coordinatore Civis.

“In questi giorni si stanno registrando carenze di sangue in diverse regioni d’Italia, dovute alla nuova ondata di contagi Covid-19 da ascrivere alla diffusione della variante Omicron. Sono già cinque le Strutture Regionali di Coordinamento che hanno fatto appello al sistema di compensazione interregionale, Toscana, Lombardia, Veneto, Abruzzo e Lazio, ma segnali di preoccupazione arrivano anche dal resto del territorio nazionale. Sono al momento 1.240 le sacche di sangue richieste tramite la bacheca di SISTRA, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali, ma è probabile che i numeri possano peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane causando il rinvio di interventi di chirurgia elettiva in vari ospedali d’Italia per preservare le scorte di emocomponenti.

La situazione è in via di costante monitoraggio da parte del Centro Nazionale Sangue, delle SRC e del Civis, il coordinamento delle principali associazioni di donatori di sangue in Italia (AVIS, Croce Rossa, FIDAS e FRATRES) e l’appello è, per chiunque sia in buona salute, di contattare il proprio centro di raccolta più vicino per prenotare una donazione.

Non è una cosa insolita che nei primi mesi dell’anno, in coincidenza del picco di diffusione dell’influenza, si registrino carenze di sangue. Ma in queste prime settimane la situazione è aggravata ancor più dalla nuova ondata pandemica che costringe donatori e in alcuni casi anche il personale addetto alla raccolta a sottostare a periodi di quarantena, o per aver contratto il virus o per aver avuto dei contatti con persone positive. 

“La nuova ondata pandemica sta vivendo in questi giorni il suo picco e bisogna stare in guardia – commenta il direttore del Centro Nazionale Sangue, Vincenzo De Angelis – Ricordiamo però che, già dal primo lockdown, sono attive una serie di procedure che hanno lo scopo di garantire la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, donatori di sangue in primis, ma anche il personale medico e infermieristico che lavora nei servizi trasfusionali e nelle unità di raccolta associative. Donare il sangue è sicuro ed in questi giorni è più utile che mai”.

“Essere donatori significa farsi portavoce di uno stile di vita sano e corretto – commenta Gianpietro Briola, coordinatore pro-tempore del CIVIS, Coordinamento Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue e Presidente di AVIS Nazionale – Perciò è più che mai importante proteggersi e rispettare le semplici norme di igiene e distanziamento che tutti noi abbiamo imparato a conoscere. Il bisogno di emocomponenti non cessa mai e per questo invitiamo i nostri donatori a compiere il proprio gesto con sollecitudine e chiunque non lo avesse ancora fatto a diventare donatore di sangue o plasma. Agire, come già siamo organizzati, attraverso la programmazione e la prenotazione della donazione significa garantire la continuità delle attività sanitarie e permettere accessi contingentati nelle unità di raccolta per la sicurezza di tutti”.

A Natale il dono più bello è il dono del sangue, ecco le sfide del sistema nel 2022

Natale è un periodo di feste e doni, ma anche di bilanci.

Il sistema sangue si appresta ad approdare nel 2022 e le sfide che dovrà affrontare, dopo due anni di pandemia, sono sicuramente molto complesse.

Ecco, punto per punto, i 5 obiettivi principali che il sistema dovrà perseguire nel 2022

  • In primo luogo la raccolta sangue: dovrà tornare ai livelli pre-pandemici. La generosità dei donatori è stata straordinaria, ma il sistema dovrà metterli nelle condizioni di donare più facilmente e con minor dispendio di tempo.
  • Il personale sanitario: come detto da tutti gli addetti ai lavori, nel 2022 bisognerà investire affinché cresca il numero di operatori in grado di fare le trasfusioni. Briola, preidente di Avis nazionale, ha suggerito l’utilizzo di medici di base, ma nell’arco di qualche anno il sistema dovrà dotarsi di un maggior numero di specialisti.
  • La promozione della donazione in aferesi. Come recita la campagna di Natale di Avis Toscana, sarà importante diffondere la cultura della donazione differenziata. Non solo sangue intero, ma anche e sopratutto plasma in aferesi, sfatando la convizione che si tratti di una donazione di serie B.
  • Campagne di sensibilizzazione ben congegnate: il DDL concorrenza appena approvato consente di stanziare nuove risorse economiche per la comunicazione. Servirà allora puntare su campagne in grado di raggiungere più persone possibili.
  • Il ricambio generazionale: riportare i giovani nei centri trasfusionali è una priorità strategica. Il ricambio generazionale garantisce lunga vita al sistema e in tal senso, il lavoro nelle associazioni delle scuole può dare ottimi frutti.

Intanto, senza aspettare il 2022, per tutti noi donatori potenziali ci sono ancora giorni e giorni per donare prima del 31 dicembre.

Il 12 dicembre la consueta maratona televisiva Avis – Telethon

dicembre

Avis e Telethon collaborano ormai da 20 anni, e domenica 12 dicembre questa speciale sinergia sarà celebrata ancora una volta in televisione, con la consueta maratona in programma sulle reti Rai allo scopo di favorire la raccolta fondi per la ricerca, questa volta per sconfiggere le malattie generiche rare.

Ma l’impegno di Telethon e Avis non si ferma certo alla giornata in Tv: dopo il webinar dello scorso 14 dicembre, infatti, le attività congiunte continuano.

Come sottolinea il comiunicato di Avis Nazionale infatti “l’iniziativa proseguirà anche per tutta la settimana successiva con numerosi spazi di approfondimento e sensibilizzazione e, contemporaneamente, in oltre tremila piazze italiane saranno allestiti i banchetti dove i volontari distribuiranno i “Cuori di cioccolato”, simbolo di questa campagna a favore di pazienti e ricercatori. Tra i volontari in campo ci saranno anche quelli di AVIS Nazionale, visto che circa 300 punti di raccolta sul territorio parteciperanno a questa iniziativa benefica. Ma non solo”.

A raccolta completa poi, avverrà il rituale simbolico della consegna: “nel pomeriggio di sabato 18 dicembre, la nostra associazione consegnerà, in diretta tv su RAI 1, il consueto “assegnone” con la somma raccolta da AVIS a sostegno della Fondazione. A intervenire nello Studio Telethon, alle ore 14:15, sarà il Consigliere Nazionale, Antonello Carta“.

Ma lo spazio d’intervento può riguardare tutti noi, aderendo alla campagna “Cuori di Cioccolato”.

Come? Così:

  • si può organizzare un banchetto di raccolta fondi nelle principali piazze italiane il 12, 18 e 19 dicembre 2021 (compatibilmente con l’evoluzione dell’attuale emergenza sanitaria in corso). Le informazioni pratiche e i materiali utili per la raccolta fondi verranno fornite dopo essersi candidati a questo link;
  • i prodotti solidali si possono distribuire tra amici, vicini di casa, parenti o colleghi, quando e dove si preferisce. Dopo essersi registrati a questo link come volontari, gli uffici della Fondazione provvederanno a fornire tutte le informazioni necessarie.

“Bimbo dona, papà dona”, il video informativo di Adoces sul dono del sangue cordonale

bimbo

Adoces ha creato un video informativo per spiegare al meglio l’importanza delle cellule staminali presenti nel sangue cordonale.

Donare è molto importante, e il perchè lo abbiamo spiegato qualche tempo fa su Donatorih24.it: la raccolta non procede a buon ritmo dopo la pandemia è ciò mette a rsichio la salute di molti pazienti.

Purtroppo troppo spesso il sangue cordonale viene sprecato e questa non è una cosa positiva.

Sangue cordonale, la raccolta post-pandemia non cresce (donatorih24.it)

Eccolo il video che spiega bene quanyo conta donare sangue cordonale:

Ed ecco, da Youtube, il testo informativo che accompagna la visione:

Donare le cellule staminali emopoietiche (CSE) deve diventare un “Dono di famiglia” fin dalla nascita. Queste donazioni solidali vanno a beneficio di chi attende il trapianto perchè malato di leucemia o di altre gravi patologie del sangue o di alcuni tumori solidi. Le coppie in attesa di un figlio donino il sangue cordonale alle banche pubbliche del SSN, collegate a 270 Punti Nascita dove ostetriche dedicate effettuano la raccolta in completa sicurezza per mamma e bimbo.

Il Sangue cordonale è ricco di CSE che vengono criocongelate per molti anni e rimangono a disposizione dei Centri di Trapianto. Le caratteristiche genetiche vengono inserite nel database del Registro Italiano Donatori IBMDR. Sono l’ultima risorsa quando non si trova un donatore compatibile nè in famiglia nè presso il Registro Italiano Donatori IBMDR. Quindi sono prezione.

Nel 2020, in piena pandemia Covid hanno permesso ben 30 trapianti in pazienti in età pediatrica senza il quale non avrebbero potuto continuare a vivere. Il papà del piccolo donatore (il sangue cordonale è del bimbo che nasce) è prezioso: se non ha compiuto i 36 anni può iscriversi al Registro Donatori IBMDR attraverso la piattaforma https://adocesfed.it.

Sarà richiamato dal Centro Donatori più vicino per perfezionare l’iscrizione con il colloquio con un medico e, dopo un semplice prelievo di sangue o di saliva necessario per la tipizzazione HLA, diventano potenziali donatori. Rimangono iscritti fino ai 55 anni. NATI PER DONARE, CRESCIAMO DONANDO: è rivolta ai donatori di sangue cordonale che, diventati maggiorenni, confermano la scelta fatta dai genitori alla loro nascita di donare il sangue cordonale, con l’iscrizione al Registro Italiano Donatori IBMDR.

Pre-iscrizione piattaforma: https://adocesfed.it“.

Non resta, per tutte le coppie giovani in proconto di avere figli, che sensibilizzars al tema e donare.

Dal Ministero della salute e dal Cns, tutte le chiarificazioni sul Green pass per donatori e trasfusioni

La questione Green Pass rischia sempre di suscitare dubbi e creari scenari poco chiari per gli utenti. Per evitare qualsiasi confusione tra i donatori e conseguenti ripercussioni sulla già delicata situazione della raccolta, il Cns e il Ministero della salute, sollecitati dalle stesse associazioni, hanno rilasciato delle note di chiarimento.

Ecco dunque le istruzioni ufficiali che confermano, con l’entrata in vigore oggi della nuove regole, che i donatori non avranno bisogno di Green Pass per compiere il loro meraviglioso gesto:

  • L’accesso dei donatori alle sedi di raccolta sangue ed emocomponenti, sia ubicate presso le strutture ospedaliere sia presso le Unità di Raccolta Associative, continua a non rientrare tra i servizi e le attività il cui accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (“Green Pass”) e le relative procedure per la donazione rimangono pertanto invariate (accesso contingentato, triage telefonico, questionario, colloquio con il medico, utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, misurazione della temperatura e distanziamento sociale).
  • l’obbligo di esibire la Certificazione verde Covid-19 (“Green Pass”) è “esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono la propria attività lavorativa, formtiva o di volontariato in luoghi pubblici o privati, anche sulla base di contratti esterni”.

Pertanto, dalla data odierna, dovrà essere munito di tale Certificazione:

– il personale sanitario, amministrativo e volontario incaricato per accoglienza, chiamata e promozione nelle strutture ospedaliere e nelle Unità di Raccolta Associative

– chi partecipa ad attività associative come riunioni interne, corsi di formazione, conferenze, convegni ed eventi aperti al pubblico.

Green Pass dal 15 ottobre, per andare a donare sangue non è necessario

Dopo gli scontri dell’ultimo fine settimana, i media mainstream sono concentrati sul dibatitto tra faveroli e contrari al Green Pass obbligatorio sui luoghi di lavoro, misura che sarà attiva a partire dal 15 ottobre.

A stabilirlo interviene il decreto legge N. 127/2021, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 226 del 21 settembre 2021.

L’obbligo, va riordato, riguarda i soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, formativa o di volontariato in luoghi lavorativi pubblici o privati, anche sulla base di contratti esterni.
Ciò significa che a prescindere dal ruolo ogni lavoratore, o stagista, o consulente, o anche il volontario, deve essere munito di Green Pass per accedere alla propria attività lavorativa.

Ecco le regole in dettaglio: il lavoratore, lo stagista, il libero professionista e il volontario, è tenuto a possedere e a esibire, dietro richiesta,
• Green Pass (certificazione verde)
• Tampone antigenico negativo: validità 48 ore
• Tampone molecolare negativo: validità 72 ore.

Bisogna ribadire invece che il Green Pass non è necessario per chi si reca a donare sangue:
Secondo la precisazione del Centro Nazionale Sangue (CNS), infatti, “L’accesso dei donatori alle sedi di raccolta di sangue ed emocomponenti ubicate presso le strutture ospedalierecome pure a tutte le unità di raccolta associative, non rientra fra i servizi e le attività il cui accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2 del Decreto Legge del 22 aprile 2021, n. 52. Pertanto, si precisa che l’accesso del donatore alle sedi di raccolta, nel rispetto delle misure di prevenzione generale a garanzia della sicurezza della donazione, non è subordinato al possesso della certificazione verde COVID-19 (“green pass”)”.

Anche Avis dunque conferma, dunque il solito regolamento. L’accesso alle strutture avisine “anche dopo il 15 ottobre rimarrà regolato dalle procedure già in essere: prenotazione telefonica e triage in loco con misurazione della temperatura corporea.”

Una buona pratica per non mettere a rischio la raccolta generando equivoci.

Carenza sangue in Italia, la situazione secondo gli ultimi aggiornamenti

Continua purtroppo l’emergenza sangue in alcune regioni italiane, nonostante gli sforzi delle associazioni.

Secondo i dati diffusi dal Centro nazionale sangue il 3 settembre, in base al Sistra (Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali) mancano circa di 780 unità di sangue, con carenze localizzate in particolare in Toscana, Campania, Umbria e Sicilia.

Il bisogno di sangue dunque non va in vacanza, e l’invito delle istituzioni è di “prenotare una donazione presso un servizio trasfusionale o presso un punto di raccolta delle Associazioni di donatori di sangue, presenti su tutto il territorio nazionale“.

Ecco alcuni link utili per facilitare un gesto fondamentale che può aiutare moltissime persone.

Trova il centro più vicino con Geoblood https://cns.sanita.it/GEOBLOOD/

Per maggiori informazioni sulla donazione di sangue consulta il sito www.donailsangue.salute.gov.it o scrivici su Facebook, Instagram e Twitter.

Il mercato del plasma in Usa: tutto quello che c’è da sapere in una video – inchiesta di Business Insider

Business Insider, media internazionale dotato di un canale YouTube con 4,3 milioni di iscritti, affronta il problema del plasma a pagamento negli Stati Uniti d’America in un servizio di circa 9 minuti ben documentato e in grado di toccare tutte le implicazioni sul mercato del plasma in Usa da noi spesso affrontate in questi anni.

L’approccio è il più possibile equidistante, non c’è una tesi che l’inchiesta vuole imporre come positiva. La raccolta plasma a pagamento è ben inquadrata nel suo contesto e sviluppata nelle sue conseguenze, qualunque esse siano.

Ecco il servizio completo, da vedere assolutamente:

Ecco secondo noi gli argomenti più importanti che vengono affrontati nel servizio, e che i lettori di Buonsangue e Donatorih24 conoscono bene:

  1. Crescita esponenziale del giro d’affari sul plasma fino al 2027
  2. Legame tra situazione d’indigenza e dono del plasma
  3. Concentrazione dei centri di raccolta americani nelle zone più povere e depresse
  4. Normalizzazione della vendita del proprio plasma come fonte di reddito per le famiglie: 104 donazioni l’anno, per 50 dollari fanno 5.200 dollari l’anno di guadagno netto.
  5. Centralità del mercato Usa nello scacchiere mondiale, grazie alla raccolta a pagamento
  6. Rischio di peggioramento della qualità del plasma su un numero ampio di donazioni (plasma diventa sempre meno proteico)
  7. Rischio di assenza o di costi elevatissimi di farmaci plasmaderivati per i pazienti mondiali causa calo di raccolta causa Covid-19

Un dibattito da portare avanti a livello internazionale sarebbe molto importante, anche perché, proprio nelle ultimissime ore, su Donatorih24 abbiamo sottolineato quanto il plasma iperimmune possa risultare importante anche sul piando delle immunoglobuline specifiche contro il Covid-19.

L’Italia, come sappiamo, a oggi è sufficiente sui plasmaderivati al 70%, ed è di gran lunga il migliore dei paesi europei in cui il dono è gratuito, associato, anonimo e volontario. Un bel risultato che si può migliorare, al patto di un impegno sempre crescente da parte di tutti gli attori in campo.

Italia e Afghanistan insieme sui plasmaderivati: la storia di Taimoor anche in sottotitoli dari

I lettori di Buonsangue e di Donatorih24 conoscono già la storia di Taimoor, bambino afghano malato di emofilia che deve la sua salute alla collaborazione tra Italia e Afghanistan, e al progetto di invio di plasmaderivati come il fattore VIII e il fattore IX, nei paesi che non possono contare su un sistema sanitario efficiente come quelli occidentali per affrontare la cura di una malattia così difficile.

La storia di Taimoor, che nasce da un gesto personale e che abbiamo raccontato in dettaglio affinché arrivi a più persone possibili, è sicuramente meravigliosa e deve essere d’esempio, ma affinché la sua portata sia la più ampia possibile è molto importante che sia letta anche nel paese in cui è avvenuta, affinché, oltre a commuovere e a trasmettere i valori del dono e della solidarietà, possa generare qualcosa di concreto sul piano delle migliorie da apportare al servizio sanitario.

Così, grazie alla dottoressa Patrizia De Mas, vera artefice di questa bella avventura, oggi è disponibile il video della storia di Taimoor e della collaborazione tra Italia e Afghanistan nella lotta all’emofilia anche con i sottotitoli in lingua dari, la lingua del posto.

Il fil rouge che ha unito i due paesi e le persone che sanno fare la differenza è dunque simboleggiato anche dalla questione linguistica, che apparentemente può sembrare uno scoglio.

Sono tanti, va ricordato, i progetti internazionali che associazioni e istituzioni italiane portano avanti del mondo per trasmettere l’efficienza e la preparazione che il sistema sangue italiano ha raggiunto, o per donare plasmaderivati a chi ne ha bisogno: a dimostrazione che generosità e aiuto reciproco sono valori che non temono confini o barriere.