Il Centro nazionale sangue e il lavoro sui social: un’ottima riuscita all’insegna dell’informazione

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Una comunicazione è quanto più efficace quanto più sa sfruttare le caratteristiche del medium su cui è convogliata. Si tratta di una parafrasi un po’ dilatata del noto aforisma “Il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, tra i più interessanti studiosi di mass-media del novecento. E se parliamo di sangue, e di informazione su alcuni dei temi chiave del sistema sangue da presentare e lasciar interiorizzare al pubblico, il lavoro social del Centro nazionale sangue ci pare procedere per il verso giusto, con efficacia e chiarezza espositiva.

In particolare, ci hanno colpito positivamente le infografica pubblicate nelle ultime settimane: accattivanti, ben centrate, facili da decriptare e dritte alla sostanza, a proposito di dubbi e informazioni che effettivamente i cittadini che ancora non hanno intrapreso la strada della donazione periodica hanno bisogno di chiarire.

Eccole qui di seguito:

 

  1. I tatuaggi

Domanda frequentissima e risposta ormai assolutamente necessaria, visto l’enorme numero di persone tatuate. Chi ha tatuaggi può donare? La risposta prende forma grazie a un disegno che colpisce, alla regola ferrea da rispettare (bisogna aspettare 4 mesi), e grazie alle tre motivazioni che spiegano il perché.

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Fig. 1

  1. Chi dona? Vecchi o giovani?

La criticità più grande che gli addetti ai lavori conoscono benissimo, deve essere nel migliore dei modi trasmessa al pubblico, che ormai ha l’abitudine consolidata di rapportarsi a dati, sondaggi e numeri per approcciarsi al reale e comprendere i problemi. Dall’infografica del Centro nazionale sangue, emerge bene come si delinea la geografia del dono per fasce d’età nel paese: calano i giovani da 18 a 35 anni (ben il 29% complessivo in meno dal 2013) e crescono a compensare gli adulti dai 46 ai 55 anni. Una tendenza che deve essere gioco forza modificata, riportando giovani a donare.

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  1. L’utilizzo del sangue

Quante sacche servono per ciascuno dei trattamenti principali che sono resi possibili dalle donazioni?

Ecco un perfetto caso in cui i numeri riescono a trasmettere meglio di tante parole l’importanza di ogni singola donazione. Il lettore social può così imparare, tra curiosità e informazioni quantitative utili a dimensionare l’importanza di un’alta quota di donazioni, che per un trapianto di cuore possono servire fino a 10 sacche, che per garantire una vita più agevole e normale a un talassemico ne servono tra le 30 e le 50 l’anno, e che per i farmaci necessari ad assicurare le cure di un emofilico sono necessarie ben 1200 sacche di plasma.

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Fig. 3

  1. I motivi per donare

Infine la call to action: perché donare? Quali sono i buoni motivi principali per farlo? Ecco un percorso tra 5 motivi incontestabili, che vanno dall’opportunità di salvare una vita, alla semplicità di come ci si può riuscire, visto che donare non fa affatto male, basta poco tempo, si offre una risorsa non producibile in modo artificiale e per di più ottenendo esami del sangue gratuiti. Cosa aspettiamo dunque?

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Fig. 4

Quelle informazioni chiare ed esaustive che dovrebbero far parte del dibattito pubblico quotidiano: un’idea per diffondere la cultura del dono

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Ci piace molto e ci convince, perché funzionale a fornire tutte le informazioni necessarie, la scelta di dare risalto, sul sito di Avis Nazionale, al video intitolato “I requisiti per diventare donatore di sangue”: una clip completa che offre tutte le informazioni principali intorno al mondo del dono.

Eccolo qui il video, per chi vuole vederlo:

I motivi per cui confidiamo sull’efficacia di questo contenuto li avevamo già espressi in questo mini approfondimento di fine primavera.

I video di Avis sul mondo del dono: semplici ed essenziali per il pubblico giovane

Come si può vedere, sono bene elencate in modo chiaro e facilmente memorizzabile, tutte le caratteristiche del donatore ideale. Certo, chi arriva su Avis già interessato al dono e intenzionato a diventare donatore, entrerà rapidamente in confidenza con tutto ciò che gli serve sapere, dai principi generali (età minima e massima, peso, stile di vita) a tutti gli eventuali periodi di sospensione temporanea per motivi di salute, fino alle esclusioni totali (gli stili di vita non compatibili), ma altrettanto importante sarebbe che contenuti come questo (di Avis o di qualsiasi altro operatore) uscissero dai canali già predisposti e noti ai donatori per apparire sui siti dei quotidiani nazionali, sui siti di quelli locali, e anche in televisione.

Si tratta di predisporre spazi che dovrebbero appartenere di diritto a un concetto di interesse comune, almeno nell’idea, che proviamo a promulgare ormai da tanto, di una campagna congiunta tra associazioni, media e istituzioni a favore della cultura del dono.

Il panorama odierno, per quanto ricco di operatori di assoluto valore che mettono enorme impegno sul campo, sul piano della comunicazione ci sembra ancora troppo frammentato, specie su una battaglia culturale che si deve giocare e vincere in squadra.

Proseguendo la navigazione sul sito di Avis attraverso il pulsante “scopri di più”, si entra inoltre in una pagina davvero importante, che approfondisce in modo esemplare tutti le tematiche legate al sangue e al dono, a partire dai principi etici e solidali che sono alla basa di questo gesto (in fig.1), fino alle informazioni specifiche sul sangue, sul perché è importante donarlo, sui tipi di donazione esistenti, sulla compatibilità dei gruppi e sulle informazioni logistiche per donare rapidamente e senza complicazioni.

Diventa donatore AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue (1)

Fig.1

Perché un vademecum così completo non può diventare, per esempio, un contenuto fisso nei quotidiani cartacei, e una finestra ben visibile nelle homepage dei quotidiani on-line? Solo un problema economico? Crediamo di no, visto che l’informazione cartacea e sulla rete può contare su contributi pubblici che potrebbero prevedere in “payback” anche spazi da destinare alla diffusione di contenuti di pubblico interesse. Forse è solo un problema superabilissimo di visione e di coordinamento. Si potrà arrivare a una concertazione su questa nostra proposta?

Intanto però, nell’attesa che l’aderenza degli attori del sistema angue a una tale strategia di comunicazione collettiva possa serpeggiare e concretizzarsi, noi continuiamo a fare la nostra parte.