Il plasma iperimmune secondo “Le Iene”, e la disinformazione regna

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Da quando l’informazione è diventata infoteinement, ovvero un tecnica di parlare ai telespettatori secondo un concetto ben preciso di marketing, che consiste sostanzialmente nel vendere contenuti al proprio pubblico di riferimento in base alle proprie esigenze di audience o per influenzare l’opinione pubblica, ciò che è scomparso dai nostri media non sono i fatti, che accadono a prescindere da come vengono rappresentati, ma il racconto degli stessi da un punto di vista oggettivo, nitido, scevro da secondi fini, che offra al pubblico un quadro plausibile e quanto più possibile vicino al reale su temi di interesse pubblico.

Il servizio andato in onda il 26 maggio durante la trasmissione di Italia 1, “Le Iene”, dal titolo “Plasma contro Covid-19: sta diventando un business?” sulla relazione tra plasma iperimmune e industria di plasmalavorazione, è un esempio perfetto di questa totale assenza di obiettività, di rifiuto volontario nell’offrire una rappresentazione esaustiva e complessa di fatti complessi, che richiederebbero un approccio razionale ed estremamente serio,  in luogo di un qualunquismo crasso diretto a smuovere tra imprecisioni e omissioni le pulsioni più emotive di un pubblico già predisposto all’indignazione.

La tesi grossolanamente avanzata da “Le Iene” è che, dopo i primi successi della sperimentazione sul plasma iperimmune a Pavia e Mantova, con circa 80 pazienti guariti grazie al grande lavoro delle equipe guidate dai dottori De Donno, Perotti e Franchini, su questa terapia si sia fiondata l’industria farmaceutica, allo scopo di trasformare questa importante scoperta in un business milionario da arraffare alle spalle dei cittadini. Eppure, chiunque abbia seguito le vicende su DonatoriH24, o anche su altri media o spazi mainstream meno votati alla manipolazione della realtà rispetto a “Le Iene”, sa che la verità delle cose è molto diversa.

L’intero servizio, che rilancia compulsivamente slogan come “Il plasma Un prodotto a basso costo che le case farmaceutiche vogliono accaparrarsi”, non tiene infatti conto, abbastanza incredibilmente, dell’informazione più importante che riguarda il sistema trasfusionale italiano nel ramo dei plasmaderivati, ovvero che la lavorazione della materia biologica da cui si realizzano i farmaci salvavita avviene in conto terzi: in altre parole, il plasma offerto dai donatori grazie alle associazioni e i centri trasfusionali che lo raccolgono su tutto il territorio – e che dunque è un bene pubblico – viene semplicemente consegnato alle industrie per la plasmalavorazione. Successivamente, i farmaci ottenuti vengono inviati alle aziende ospedaliere, e l’unica cosa che lo Stato paga è il servizio, il know-how per la lavorazione, che nessun altro potrebbe fare poiché non esiste un’azienda pubblica o statale che possa produrre i farmaci salvavita.

Ricapitolando, la materia biologica e i prodotti finali, i farmaci, sono pubblici. La lavorazione e il know-how industriale sono invece retribuiti a un prezzo convenzionato, stabilito attraverso bandi e gare pubbliche che riguardano le principali multinazionali farmaceutiche, tutte ormai da molti anni operanti in Italia in un regime di libera concorrenza. Deludenti e imbarazzanti, in tal senso, anche le dichiarazioni del dottor Giuseppe Ippolito, membro del comitato etico per il Covid-19 e direttore dell’ospedale romano Spallanzani, secondo cui il sangue in Italia verrebbe, citiamo testualmente “venduto e comprato più volte dallo stato”. Una pura invenzione.

Su Buonsangue, per altro, siamo stati sempre molto attivi sul tema del plasma, come dimostrano i molti resoconti sul campo e i continui riferimenti all’assoluta eticità del sistema trasfusionale italiano garantita proprio dal meccanismo del conto terzi. Sembra incredibile, in un servizio che parla della filiera del plasma, omettere questa informazione che renderebbe sterile la denuncia.

Eppure, omissioni e manipolazioni vanno oltre il tema centrale del plasma che in Italia è e resta sempre pubblico.

Anche rispetto alla trattazione dell’attualità, ovvero sul plasma iperimmune, la quantità di imprecisioni e distorsioni è stata oltre il livello di guardia. Il livestreaming di Donatorih24, più volte citato con parole e immagini, è stato rappresentato come un complotto premeditato a favore delle case farmaceutiche, quando si è trattato semplicemente di un servizio informativo con esperti, medici e scienziati interessati sulla terapia dal più alto potenziale nella battaglia al Coronavirus.

Anzi. Il dottor Menichetti, il principal investigator del progetto Tsunami assieme all’ equipe dell’ospedale San Matteo di Pavia, durante l’incontro in diretta (rivedibile in fondo) è stato molto cauto sull’effettiva possibilità che la sperimentazione nazionale dia le conferme necessarie a far diventare il plasma iperimmune qualcosa di diverso da una terapia ponte puramente emergenziale. Le criticità da risolvere, infatti, sono ancora molte: 80 pazienti guariti pur senza effetti collaterali sono ancora pochi, esiste il rischio che non sia semplice nel medio periodo raccogliere plasma che abbia le necessarie quantità di anticorpi, e addirittura potrebbe arrivare la tanto ambita immunità di gregge che ridurrebbe la necessità di una fase farmacologica più avanzata: insomma, con il tempo le banche del plasma iperimmune congelato, da usare solo come terapia d’emergenza per pazienti ospedalizzati (e non come farmaco o fattore di prevenzione), potrebbero anche restare l’unica fase evolutiva della ricerca.

Piuttosto discutibile a, nostro parere, anche l’ottica con cui il servizio delle Iene ha descritto il coinvolgimento di Kedrion Biopharma, che, lo ricordiamo, è l’unica multinazionale italiana in possesso del know-how e della strumentazione tecnica adeguata per l’inattivazione del plasma e per le fasi della plasmalavorazione. Sembra dunque pretestuoso stravolgere l’immediata reazione dell’azienda toscana all’epidemia e alla crisi sanitaria, con il conseguente invio gratuito dei macchinari alle strutture sanitarie interessate alla sperimentazione sul plasma, e narrare l’intervento di Kedrion Biopharma come un gesto utilitarista.

Così, come è del tutto pretestuoso e irrazionale pensare che in un momento concitato, d’emergenza, di crisi,  in cui la velocità d’azione nella fase due della ricerca è il fattore principale per dei passi in avanti nell’interesse della salute pubblica, il ministero della Salute possa bandire gare pubbliche che richiederebbero mesi per coinvolgere multinazionali americane, australiane o giapponesi, anziché lavorare fianco a fianco con l’unica azienda italiana in grado di fornire il necessario supporto farmaceutico e tecnologico agli scienziati.

Piuttosto desolante, infine, chiudere il servizio con la solita tecnica, perniciosa, dell’esibizione televisiva della sofferenza, annunciata al grido di “Cosa penserebbero i donatori italiani se un’industria volesse trasformare il plasma iperimmune che può salvare tante vite umane in un business?”

Domanda retorica, dalla premessa del tutto faziosa, che contiene già dentro di sé una risposta automatica e falsa. Ma poco male. È sufficiente sapere bene cosa si sta guardando e lo spettatore può uscire indenne: basta considerare “Le Iene” per quello che sono: un varietà della prima serata che fa dell’informazione oggetto di spettacolo, con la finalità di divertire e intrattenere e disinformare il pubblico attraverso un marketing aggressivo rivolto alla pancia degli spettatori, e che cavalca alcune tendenze maggioritarie dell’opinione pubblica, ovvero l’indignazione facile e il qualunquismo. Qualcosa da cui, se l’obiettivo è l’informazione, è meglio tenersi alla larga.

La conferenza sul plasma trasmessa su DonatoriH24