Il premio Tesi HHT Onlus 2022, a sostegno delle nuove generazioni

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Un premio per i giovani.

Sostenere le nuove generazioni e la grande qualità che i giovani possono portare nella ricerca e nello studio, è un dovere sociale, e grandi meriti vanno dunque all’associazione HHT Onlus, l’associazione che si occupa di tutelare i pazienti nati con la Teleangectasia Emorragica Ereditaria, una malattia rara che ha bisogno di molta attenzione.

HHT Onlus premierà, con quattro premi dal valore di € 1.500 euro ciascuno, le tesi di maggior valore in un ampio ventaglio di discipline, un ventaglio che comprende Medicina e Chirurgia, Biologia, Scienze Chimiche, Biotecnologie Mediche, Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche Ingegneria Biomedica, e Psicologia.

Ecco le parole della presidente di HHT Onlus Maria Aguglia a commento delle motivazioni che sostengono questo premio importante: 

“Quando ho cominciato ad occuparmi di HHT, come medico e come paziente, si sapeva ben poco della malattia, anzi anche il suo nome, in Europa, era diverso, essendo nota come Sindrome di Rendu Osler Weber. Oggi, dopo più di 20 anni, le cose sono notevolmente cambiate e la comunità scientifica internazionale ha creato una Rete di integrazione e scambi tra tutti i clinici che, in ogni continente, si occupano della malattia, permettendo grandi passi avanti nella sua conoscenza.

Sono state definite delle Linee guida internazionali che garantiscono uniformità di approccio al paziente, sia nella diagnosi che nelle terapie. La condivisione di dati ha permesso di ottenere quei numeri necessari a portare avanti studi significativi per una patologia rara, come questa.

E’ in questo scenario che la HHT Onlus ha ritenuto opportuno e, anzi necessario, investire nei giovani per stimolare il loro interesse e favorire la realizzazione di nuovi interessanti studi sui diversi aspetti che una malattia sistemica manifesta.

Per questo motivo abbiamo voluto istituire un premio per le tesi sulla HHT. Siamo molto fiduciosi nelle nuove generazioni, per la serietà, la professionalità e l’entusiasmo che dimostrano nell’approccio alla malattia e ci auguriamo che questo possa diventare un appuntamento annuale.”

Per finire qualche notizia organizzativa.

Il Premio è aperto a tutti gli studenti di queste discipline frequentanti Atenei Italiani e le domande possono essere inoltrate per tesi discusse dal 1 Giugno 2020 al 10 Luglio 2022 seguendo tutte le indicazioni nel Bando.

Scadenza per inoltrare le domande: 15 Luglio 2022.

Tre giovani sorelle, un giorno a donare: l’esempio di Fidas Verona

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Anna, Adele ed Elisabetta Bressan

Tre per una, una per tutte. Come ne “I tre moschettieri” di Alexander Dumas, ci sono esperienze che se fatte insieme hanno ancora più valore.

Ecco perché tre sorelle di Bovalone in provincia di Verona, Anna, Adele ed Elisabetta Bressan, tutte di età compresa tra i venti e i trent’anni, hanno voluto dare un’esempio ai loro coetanei e vivere una giornata all’insegna del dono, per testimoniarlo sui canali della Fidas e mostrare a tutti i giovani quanto è facile, appassionante e appagante andare a donare.

Le gemelle Adele e Anna, 22enni, hanno condiviso il percorso fino alla soglia dell’ambulatorio – spiega Fidas Verona – Adele ha compiuto la sua prima donazione, Anna invece ha fatto la visita per l’aspirantato, che valuterà la sua idoneità. Elisabetta, 29 anni, i controlli li ha già superati e ha fatto la promessa di prima donazione, fissata tra due settimane”. 

Ma com’è nata questa idea, che grazie all’impegno delle ragazze ha potuto girare sui canali social? A fare da traino è stata Adele: “A inizio anno ho visto girare sui canali social di Fidas Verona gli appelli alla donazione di sangue, che scarseggiava, così ho scritto alla Fidas di Bovolone per avviare l’iter, coinvolgendo le mie sorelle – ha raccontato la ragazza – Ora sono entusiasta di fare questo gesto: mi tipizzerò anche per diventare donatrice di midollo osseo, altra pratica intorno alla quale ci sono credenze sbagliate, come il fatto che sia dolorosaIn realtà, con un semplice prelievo di sangue, eseguito entro i 35 anni, si viene iscritti al Registro: solo in caso di compatibilità, che è una su centomila fra non consanguinei, si verrà chiamati per donare le cellule staminali emopoietiche, una procedura per niente invasiva”. 

Le parole di Adele sono la prova che per entrare nel mondo della cultura del dono e non uscirne più, è sufficiente farne esperienza.

Si entra in un mondo di bellezza e solidarietà che non può non contagiare chiunque. Com’e successo per le sue sorelle.

Giovani e associazioni, il connubio forte che ci dice che “Donare fa battere il cuore”

Giovani e associazioni, una sinergia potente. Insieme, è possibile raggiungere qualsiasi risultato. Insieme, si possono portare i valori del dono nel mondo dei ragazzi e convincerli – fin dai tempi dell’adolescenza, che donare sangue (e non solo) è un gesto solidale che rende estremamente felice soprattutto chi lo compie.

Ma parlare il linguaggio dei giovani, interessarli, attirare la loro attenzione non è semplice, ed è meglio quando il dialogo con i giovani è portato avanti dai giovani stessi, come stanno facendo per esempio alcuni youtuber.

Ecco perché, il laboratorio grafico dell’Istituto Casali di Piacenza ha realizzato un video dal titolo “Donare fa battere il cuore” in collaborazione con Aido (Associazione italiana per la donazione di organi), Avis (Associazione volontari italiani del sangue) e Admo (Associazione donatori di midollo osseo): per raccontare il dono e il suo immenso potere di solidarietà, socializzazione e inclusione direttamente ai propri coetanei.

Ecco il video completo:

Chi lo vedrà, scoprirà le riflessioni dei giovani che già sono entrati a far parte del mondo dei volontari donatori in attesa della maggiore età per donare, o quelle di chi già i diciotto anni li ha compiuti e può portare una testimonianza compiuta.

E infine un girotondo di parole e colore per mostrare che insieme, ogni obiettivo è reggiungibile.

La prima donazione di un neo maggiorenne

Ci sono molti modi di raccontare la propria prima donazione, ma quando si tratta di giovani l’utilizzo di strumenti contemporanei, di facile accesso e di immediata e semplice fruizione come i video, è un fattore importantissimo per la diffusione dei messaggi.

Così, gironzolando per la rete, come già capitato altre volte, ci è piaciuto moltissimo il video-racconto della prima donazione subito dopo aver raggiunto la maggior età, creato dal giovanissimo youtuber Gabriele Rinaldis, di Genova, che ha saputo rendere al meglio la propria esperienza di neo donatore toccando moltissimi dei punti salienti su cosa significa donare, e soprattutto, esprimendo con molta delicatezza le emozioni e i sentimenti che si possono provare in ogni momento di un gesto di generosità che inizia quando si prenota il dono e finisce (per poi ricominciare) quando si ricevono a casa le analisi del sangue.

Ecco il video completo:

La prenotazione, la fase preparatoria per conoscere se si è idonei oppure no, la tensione dell’ago che precede il momento della donazione vera e propria, la colazione rigenerante, le premure ricevute dal personale volontario, e infine le riflessioni su quanto un gesto semplice come donare finisca per risultare letteralmente vitale per i pazienti che ne beneficiano.

Un video da consigliare specialmente ai più giovani che vogliono iniziare un percorso da donatori e scoprire, attraverso il racconto di un loro coetaneo, cosa significa entrare in un percorso di vita che può essere solo nobilitante.

“Human interaction vision”, il progetto per un film interattivo che ha trionfato all’hackathon Avis

Hanno deciso di interpretare in mondo creativo l’acronimo Hiv, che nel suo riferimento all’Aids significa, com’è noto, “Human Immunodeficiency Virus”, e l’hanno trasformato in “Human interaction vision”: con questo progetto, un film interattivo in cui è lo spettatore a muoversi e a orientare le scene rispondendo a delle domande e diventando a tutti gli effetti il protagonista del proprio percorso, il team composto da creativi di Lazio, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, ha vinto “Avis around the clock” il primo hackathon realizzato da Avis e coordinato dalla Consulta giovani dell’associazione.

Nei giorni scorsi su Donatorih24, è stato possibile leggere l’intervista a Melissa Galanti, coordinatrice del progetto, che ha raccontato com’è nata l’idea di un hackaton e qual era la posta in palio, ovvero la possibilità di finianziare e rendere effettivo il progetto vincente.

“Human interaction vision” dunque diverrà realtà, e contribuirà a sensibilizzare il pubblico su un tema assolutamente decisivo per i giovani e che necessita di tutti i contributi e le idee necessarie per una buona prevenzione: quello delle malattie sessualmente trasmissibili, su cui purtroppo i nostri media e i nostri canali educativi non offrono un’informazione particolarmente esaustiva.

Molta soddisfazione, come è emerso dal pezzo pubblicato sul sito di Avis nazionale, c’è stata tra i tantissimi giovani (60) e i 7 team che hanno partecipato all’evento, i cui lavori saranno comunque pubblicati nei prossimi giorni sui canali social dell’associazione.

Avis al Social Innovation Campus: il 3 febbraio un webinar per raccontare i giovani e la donazione

Avis e il domani, Avis e i giovani come risorsa decisiva per il il futuro della raccolta sangue nel nostro Paese. Ma quali sono le strategie per coinvolgerli e metterli al centro di un progetto a lungo termine? Dialogare con le altre forze possibili della società civile sembra il modo migliore.

Creare una rete virtuosa, unire le forze che arrivano dal mondo giovanile e provare a costruire un futuro (ancora) possibile, è proprio l’obiettivo della Fondazione Triulza, che a Milano lavora sui valori di sostenibilità per il mondo di domani.

Il 3 e il 4 febbraio, a tale scopo, andrà in scena in Social Innovation Campus, una due giorni di teleconferenze giunta alla sua seconda edizione e questa volta dedicata al tema del “Social Tech, la reazione per rinascere”, allo scopo di capire come affrontare “il nuovo e difficile scenario economico e sociale tracciato dall’emergenza sanitaria e la necessità di mettere insieme tutte le migliori innovazioni ed energie per reagire: giovani e nuove generazioni di cooperatori, realtà del terzo settore e dell’economia civile, start-up e aziende tecnologiche, università, centri di ricerca, enti locali e imprese profit e sociali”.

La locandina del Social Innovation Campus

In quest’ottica non poteva mancare Avis, sempre attentissima al tema giovani e alla formazione, e l’appuntamento firmato dalla più grande associazione di donatori italiana è previsto per il 3 febbraio dalle 17 alle 17.40 Di seguito il link per registrarsi e partecipare all’incontro:

AVIS, ROBA DA GIOVANI. La resilienza al Coronavirus e il coinvolgimento delle nuove generazioni – Social Innovation Campus 2021 (sicampus.org)

Modera Boris Zuccon, ufficio stampa di Avis nazionale, e con lui un parterre alquanto autorevole:

Gianpietro Briola, Presidente AVIS Nazionale

Melissa Galanti, Coordinatrice Consulta Nazionale AVIS Giovani

Carlo Assi, Consigliere AVIS Nazionale e Presidente Avis Cernusco

Giulio Longari, collaboratore segreteria Avis Cernusco 

Isabella Carioni, donatrice Avis

Giulia Sangalli, giovane volontaria Avis

Un incontro che consigliamo a tutti i dirigenti associativi del terzo settore e a tutti i donatori di sangue.

Anche nel 2021 Avis è la scelta migliore per il servizio civile universale

Il connubio tra Avis e formazione giovanile ha mille facce e mille sfaccettature, tra cui quella, sorridente e fiera del Servizio Civile universale. Anche quest’anno l’associazione di donatori più grande del Paese partecipa al bando nazionale per assegnare i 444 posti a disposizione per altrettanti giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni.

C’è anche una novità: nel 2021, per la prima volta, in sinergia con i progetti di AVIS ci sarà anche ADMO, l’Associazione Donatori Midollo Osseo.

Ecco, direttamente dalla newsletter di Avis, le informazioni utili per tutti i giovani che vorranno partecipare e inserirsi nella società civile non solo imparando attività lavorative sul campo che poi saranno utili per il loro futuro e le loro carriere, ma anche facendo del bene.

Tra le attività proposte, la promozione della donazione e della solidarietà, l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione, il supporto alla programmazione della raccolta attraverso il contatto diretto con i donatori e molto altro ancora.

I progetti, illustrati a questo link, saranno svolti nel pieno rispetto delle attuali norme anti-Covid a tutela della salute dei partecipanti.

A supporto di questo bando è stata da poco lanciata una nuova campagna, dal titolo “Fai centro con AVIS”, che attraverso una serie di manifesti e uno spot video, punta a sottolineare le grandi opportunità formative e di crescita personale offerte da questo percorso lungo un anno.

«Da sempre le nuove generazioni sono tra i principali destinatari delle nostre attività», spiega il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola. «Scegliere il Servizio Civile Universale in AVIS significa farsi diretti testimoni di quei valori di solidarietà e cittadinanza attiva che ci contraddistinguono e che costituiscono la base della convivenza e del supporto reciproco. Nei mesi scorsi AVIS ha voluto ribadire al Governo, assieme ad altre associazioni, l’importanza di sostenere finanziariamente il Servizio Civile Universale e siamo lieti che il nostro appello sia stato accolto».

Soddisfatto anche Michael Tizza, Vice Presidente vicario di AVIS Nazionale e responsabile del Servizio Civile Universale: «siamo molto orgogliosi di aver messo a disposizione oltre 400 posti per quei giovani che avranno voglia di fornire il proprio contributo nelle comunità di cui sono parte. Quello che sta per concludersi è stato un anno molto difficile, durante il quale i nostri volontari hanno dato un apporto davvero insostituibile, garantendo il proseguimento delle nostre normali attività che – in un periodo così delicato – assumono un significato sociale e sanitario ancora più profondo».

COME FARE PER CANDIDARSI

La domanda andrà presentata online, collegandosi a questo link, entro e non oltre le ore 14 dell’8 febbraio 2021. Non si possono inoltrare richieste di adesione a più progetti, quindi occorre scegliere quello che più rispecchia i propri interessi.

Le selezioni avverranno secondo i criteri accreditati dal Dipartimento disponibili a questo link.

Il dono del sangue e i giovani. Niente funziona meglio delle storie per trasmettere e far sedimentare certi valori

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Il dono del sangue come visione solidale. Il dono del sangue come benessere per chi compie il gesto. Il dono del sangue come consapevolezza di vivere in una comunità. Sono solo alcune delle mille accezioni per cui è giusto donare il sangue e promuovere il dono. Ma affinché la sensibilizzazione e le forme di promozione abbiano successo nel lungo periodo e possano sedimentare in ciascuno di noi, è molto importante che i primi approcci tra il dono e i membri della comunità avvengano sin dai tempi della scuola.

Subentra un ricordo personale. Mi sembra ancora fosse ieri quando alla fine degli anni ottanta, a 12 anni, frequentando la seconda media (che oggi si chiamerebbe scuola secondaria di primo grado) con il resto della classe andai nell’ala trasfusionale dell’ospedale della mia città, Martina Franca in Puglia, per svolgere delle analisi rituali del sangue. Fu un giorno teso ma intenso, perché sulle prime subentrò la paura dell’ago, un timore presto superato dal desiderio, tra noi maschietti così giovani e già vogliosi di essere uomini veri, di mostrarci coraggiosi e impavidi verso il dolore. Un dolore, invero, davvero trascurabile. Ci vollero pochi minuti per riempire la sacca di sangue, per premere giusto qualche secondo il cotone col disinfettante sul minuscolo forellino lasciato dall’ago e addentare un cornetto alla crema sorseggiando un succo di frutta.

Fatto, battesimo del fuoco.

Un’esperienza forte allietata dall’idea che poi tutti noi avremmo ricevuto le analisi e conosciuto i nostri valori, e soprattutto allietata dal fatto che proprio quel giorno io e i miei compagni scoprimmo che il sangue si poteva anche donare. Che cosa incredibile! A quei tempi, mi pare, l’attenzione per i temi sociali era riservata a poche campagne pubblicitarie specifiche, e all’interesse privato dei cittadini. Non c’era la stessa vastità informativa che la tecnologia consente oggi e che a volte può rivelarsi addirittura eccessiva. In sala tuttavia c’era un volontario, non ricordo se un medico o un donatore associato, che con pazienza spiegò a noi ragazzini che il nostro sangue, se sano, poteva entrare in circolo nei corpi altrui, e portare benefici. Era una scoperta non da poco, fortificata dal fatto che lui si diceva sicuro che quel passaggio di sangue da un corpo a un altro, poteva salvare una vita.

Da allora l’immagine semplificata di un po’ del mio sangue che entrava nelle vene di un’altra persona e contribuiva a risollevarla, non è mai più uscita dalla mia mente, e il merito fu della storia. C’era una storia. La storia chiara ed evidente con una problema da risolvere e un lieto fine. Per sensibilizzare, far comprendere l’importanza di certi valori, permettere che tali valori sedimentino, servono le storie. I valori non vanno trasmessi come dogmi da accettare per costrizione, ma insinuati sottoforma di storie, di esperienze vissute, di contesti concreti da rivivere attraverso le parole. Soprattutto con i giovani. E questo le associazioni lo sanno.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

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Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.

La formazione a distanza di Avis: inizia la sperimentazione su una risorsa che si rivelerà importantissima

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In un tempo in cui la tecnologia consente facilitazioni incredibili nello scambio di informazioni, e una rapidità senza precedenti sul piano della comunicazione a distanza in tuti i sensi (basti pensare al drone di AbZero), è assolutamente fondamentale sfruttare questi vantaggi anche nel settore del volontariato e del bene comune. Ecco perché Avis, l’associazione di donatori di sangue volontari numericamente più grande d’Italia con più di 1 milione e 300 mila soci iscritti, ha organizzato una proposta di formazione a distanza davvero interessante sulle linee guida per volontari.

La fase sperimentale dell’iniziativa è partita in questi giorni in quattro Regioni (Liguria, Lombardia – Bergamo, Monza e Brianza e Mantova – Marche e Sicilia), che coprono a macchie tutto il territorio nazionale da nord a sud, ma le linee guida per volontari sono state presentate ufficialmente nel 2017, durante l’Assemblea Generale di Milano, e si propongono di offrire ai volontari che si cimenteranno nella formazione on-line diverse indicazioni essenziali “per poter svolgere al meglio le attività associative connesse all’accoglienza dei donatori, alla loro chiamata e alla promozione dei valori del dono”. Un range di attività che risultano decisive per la buona riuscita di ogni attività di volontariato finalizzata alla raccolta sangue.

Come saranno organizzati i corsi? Il programma è stato creato da Avis in collaborazione con l’ente di formazione Forma Mentis, e consiste in un percorso online “suddiviso in quattro moduli che accompagnano i partecipanti alla scoperta del percorso donazionale (moduli accoglienza e chiamata/convocazione) e delle strategie di comunicazione (moduli competenze trasversali e promozione) più efficaci per far sentire a proprio agio i donatori (e gli aspiranti), per comprendere e rispondere alle loro esigenze e per gestire in modo professionale eventuali situazioni di criticità”.

Il principio alla base dell’iniziativa è la formazione continua: sia per i giovani sia per i volontari più anziani il mondo in continua evoluzione è sicuramente uno scenario da comprendere e analizzare mettendosi sempre in discussione, nel modo più semplice ed efficace dal punto di vista organizzativo, come leggiamo nella pagina del sito Avis dedicata alla FAD:

“La formazione che AVIS mette a disposizione dei volontari e delle strutture sul territorio è accessibile tramite una piattaforma online, che potete visualizzare con qualsiasi browser da PC e da tablet. La piattaforma traccia l’attività svolta da ciascun studente mentre segue il percorso formativo composto da quattro corsi, sviluppati dalla Linee guida AVIS Nazionale relativi a temi centrali dell’attività associativa: Competenze trasversali, Promozione, Accoglienza, Chiamata. Gli utenti iscritti al corso riceveranno un nome utente e una password con cui potranno accedere via Internet, 24 ore su 24, sette giorni su sette: la formazione online infatti, a differenza di un corso tradizionale, può essere seguita comodamente da casa propria, adattandola ai propri tempi e ritmi di vita. Alcuni di questi moduli presentano delle informazioni, altri propongono dei giochi interattivi e dei quiz, altri ancora chiedono di raccontare la vostra esperienza e di riflettere su cosa ne pensate delle situazioni che vi verranno proposte”.

L’obiettivo finale della sperimentazione ci sembra quello di creare, nel tempo, una risorsa sempre attiva su tutto il territorio (man mano che dalla sperimentazione si passerà alla struttura definitiva) in grado di assicurare un ricambio e un grado di collaborazione tra volontari impegnati nelle sedi associative di alta qualità ed efficienza, abbattendo le spese di spostamento e i problemi logistici che prima della FAD rendevano la formazione un’attività più saltuaria, grazie a una struttura agile e “a lezioni caratterizzate da un stile immediato, semplice, leggero e coinvolgente – sono disponibili su una piattaforma online accessibile da PC, notebook o tablet”.  In un’era di lavoro precario, stile di vita frenetico e ritmi altissimi specie nelle grandi città, un servizio in grado di andare incontro alle necessità dei volontari.

Per chiunque desiderasse maggiori informazioni, ecco l’indirizzo mail a cui rivolgersi:

lineeguida_formazione@avis.it

Scriviamo in molti: non c’è forma di arricchimento che non crei nuova linfa e nuove energie per il futuro.