Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

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Circa un mese fa l’Economist, autorevole giornale britannico specializzato in questioni economiche, ha pubblicato un pezzo che in Italia ha fatto molto discutere poiché conteneva un’affermazione tendenziosa sulla questione dell’autosufficienza di plasma nei vari paesi del mondo. Secondo la testata inglese gli unici paesi in cui l’autosufficienza sarebbe raggiunta sono quelli in cui la raccolta di plasma avviene a pagamento, un’idea in controtendenza rispetto ai criteri italiani che si basano sul dono di plasma (e di sangue), volontario, gratuito, anonimo, associato e organizzato.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del pezzo, non si è fatta attendere la risposta di Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, pronto a replicare sulle colonne del sito www.agi.it, dove ha contestato con precisione le affermazioni contenute nella disamina dell’Economist, che tra le altre forzature aveva alluso alla giornata di lavoro retribuita a garanzia dei donatori italiani come se si trattasse di un vero proprio pagamento.

Negli ultimi giorni, è arrivata anche la risposta del presidente della Fiods, Gianfranco Massaro, che ha ribadito ulteriormente la realtà dei fatti e sottolineato con fermezza l’efficacia dei principi di volontarietà e gratuità su cui si basa il sistema di raccolta italiano, i livelli di sicurezza raggiunti grazie a queste regole e la funzionalità di caratteristiche come il conto lavoro, processo nel quale, lo ricordiamo, il plasma raccolto dai donatori poi conferito alle industrie per la trasformazione di emoderivati non cessa mai di essere risorsa pubblica.

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods

Ecco il comunicato stampa Fiods in originale, inviatoci con richiesta di pubblicazione, e poi nella traduzione in italiano.

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Ecco il testo in Italiano:

Solo poche settimane fa un articolo su l’Economist ha affermato che in Europa solo i paesi che in qualche modo remunerano i donatori di plasma sono autosufficienti, mentre tutti gli altri continuano a sostenersi con il plasma importato dagli Stati Uniti.

L’articolo suggerisce fondamentalmente di adottare lo stesso meccanismo (plasma remunerato – o compensato per donazione) per raggiungere l’obiettivo strategico di autosufficienza.

Fortunatamente molti autorevoli rappresentanti di Blood Services e le organizzazioni di donatori, sia a livello nazionale che internazionale, hanno risposto a questo articolo, che sembra avere una comprensione parziale dell’importanza del volontariato e della donazione di sangue non ricompensata (VNRBD), importante per la qualità e la sicurezza del sangue donato e suoi componenti, ma anche per la sostenibilità etica e pratica del sistema.

Come IFBDO, organizzazione internazionale che rappresenta circa 18 milioni di volontari e donatori non remunerati in più di 80 paesi nel mondo, vogliamo apprezzare tutte quelle voci rappresentando il principio di VNRD come la migliore garanzia, allo stesso tempo, per la sicurezza dei pazienti e dei donatori: il loro dono ha la massima importanza etica come espressione di partecipazione della comunità al sistema sanitario, e le associazioni possono giocare a ruolo strategico nel sensibilizzare sulla sua rilevanza, in collaborazione con le autorità (all’interno di un’organizzazione attenta, efficiente e sostenibile basata sulla condivisione responsabilità, che potrebbe davvero portarci all’autosufficienza nel sangue e nei componenti del sangue da VNRD).

Stiamo per celebrare la Giornata mondiale del donatore di sangue 2018 e – ricordando queste istanze – vogliamo ringraziare tutti i donatori che decidono di “essere lì per qualcun altro” donando il loro sangue come gesto di pura solidarietà: saremo sempre dalla parte dei pazienti!

Cordiali saluti,

Gianfranco Massaro

Congresso Fiods a Roma, una bella notizia per l’Italia: Gianfranco Massaro confermato presidente

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Secondo da sinistra Gianfranco Massaro rieletto presidente Fiods

Da Roma arriva un’altra buona notizia per l’Italia che dona sangue: all’assemblea FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) 2018 che si è svolta all’Hotel Ergife a Roma sabato 28 e domenica 29 aprile, Gianfranco Massaro, già presidente di Avis Molise, è stato riconfermato presidente Fiods anche per il prossimo mandato, un compito che svolge ormai dal 2011.

Una notizia che dà prestigio a tutto il sistema sangue italiano e ribadisce quanto il nostro Paese sia in prima linea a livello internazionale in fatto di efficienza, sicurezza e qualità del servizio, al punto che il sistema di raccolta italiano basato sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato, si è ormai affermato come un vero e proprio modello da imitare per tanti altri paesi in tutti i continenti.

Al congresso romano erano presenti, oltre a tanti rappresentanti internazionali di 50 paesi, anche Giancarlo Maria Liumbruno (direttore del Centro nazionale sangue), con il quale il presidente Massaro ha stretto un accordo quadro di collaborazione tra Fiods e Cns su cui torneremo in modo dettagliato nei prossimi giorni, e Alberto Argentoni (presidente di Avis nazionale). Oltre alla presidenza, altri due ruoli importanti sono andati a rappresentanti del sistema sangue italiano. Alice Simonetti, già nell’esecutivo nazionale di Avis, è stata eletta nell’esecutivo internazionale Fiods e segretaria del comitato europeo. Tiziana Tacchini, già consigliere di Avis Piemonte, sarà invece tra i revisori dei conti.

Durante l’evento, c’è stata l’occasione anche di presentare il fumetto “Il colore della vita”, opera di cui abbiamo già parlato diffusamente su Buonsangue in varie occasioni, e che, lo ricordiamo, racconta la nascita di Avis attraverso la storia appassionante dei due padri fondatori, Vittorio Formentano e Giorgio Moscatelli. “Il colore della vita” è stato tradotto nelle principali lingue parlate nei paesi associati Fiods, una grande soddisfazione per uno dei suoi autori, Riccardo Mauri, presente in sala e autore della galleria fotografica sull’evento in basso.

Sono molte le sfide che aspettano i donatori a livello internazionale, e da parte nostra ci auguriamo che siano molte le occasioni di confronto simili al seminario che Fiods ha organizzato lo scorso ottobre a Castelbrando (Treviso), evento sul quale Buonsangue ha realizzato un ampio reportage.  Ma per il prossimo appuntamento non dovremo aspettare molto: il 15 giugno a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità (Aula Pocchiari) è previsto infatti un convegno dedicato al tema del plasma.

Fiods è nata nel 1995 in Lussemburgo e da allora, 23 anni fa, ha coinvolto ben 81 paesi in tutto il mondo, rappresentando un totale di circa 18 milioni di donatori. Numeri importanti che possono ancora migliorare, giacché dai dati dell’associazione risulta che oggi, nel mondo, solo il 4% degli adulti sono donatori.

La gestione futura sul piano internazionale di una risorsa chiave come il sangue, passa senza dubbio dal dialogo e dalla cooperazione internazionale, sotto la guida dell’Italia.

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Stretta di mano tra Massaro e Liumbruno (Centro nazionale sangue)
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Le parole di Liumbruno
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Il tavolo dei relatori
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I delegati provenienti da tutto il mondo

 

 

Gianfranco Massaro: “Nei bandi sul frazionamento del plasma il fattore qualitativo è il più importante”

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Gianfranco Massaro, Presidente di AVIS Molise e Presidente FIODS (la Federazione internazionale delle associazioni dei donatori) è tra i dirigenti più longevi, esperti e autorevoli del sistema sangue italiano. Ha da poco superato il traguardo ragguardevole delle 100 donazioni (siamo a 101) in 42 anni di attività di volontariato. Buonsangue l’ha intervistato su temi d’attualità, come i bandi interregionali per il frazionamento del plasma, e sugli scenari futuri che riguardano l’organizzazione e il miglioramento dell’intero movimento.

Dottor Massaro, siamo in un momento molto importante per il settore della plasmaderivazione in Italia. Dopo la gara in Veneto, che ha fatto molto discutere, siamo nel pieno della gara in Emilia i cui esiti sono attesi a breve. Poi toccherà a Toscana e Lombardia (raggruppamento di cui fa parte anche il suo Molise). In più ci sono i ricorsi al Tar. Potrebbe fotografare il quadro della situazione? Cosa si deve aspettare il cittadino?

Fortunatamente i cittadini italiani sono tutelati grazie al fatto che in Italia il Sistema Sanitario Nazionale, per quanto soggetto a continui dibattiti, è uno dei migliori in Europa. Inoltre La Legge 21 ottobre 2005, n. 219 all’Art. 5 definisce i livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA) in materia di attività trasfusionali, affida inoltre a specifici Accordi in sede di Conferenza permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano la responsabilità della uniforme erogazione dei LEA trasfusionali nel territorio nazionale (Art. 6 Legge 219/2005). Tutto questo rappresenta una forte garanzia per tutti i cittadini.

 Molti addetti ai lavori hanno criticato l’accordo tra Veneto e CSL Behring. Solo due prodotti obbligatori, scarsa consultazione con gli altri operatori del settore, un rapporto qualità prezzo troppo sbilanciato sul prezzo. Qual è la sua valutazione in proposito?

Come ho spesso sottolineato, dare valore all’aspetto qualitativo è importante almeno quanto l’aspetto economico. Fare valutazioni solo in base all’aspetto economico crea uno sbilanciamento che apre inevitabilmente accesi dibattiti. Dobbiamo tener conto di quanto è stato fatto fino ad oggi per raggiungere traguardi di eccellenza nel sistema trasfusionale. Le associazioni di donatori hanno investito molto e molto ancora investiranno per implementare ulteriormente e garantire alti standard di qualità. Le associazioni di donatori sono parte integrante del sistema trasfusionale e per questo motivo trovo sia importante il loro coinvolgimento sia nei momenti in cui si delineano le strategie che nei momenti di discussione. Non sfugga infatti che circa il 50 per cento della raccolta viene effettuato nei centri gestiti dalle associazioni.

 Il Fattore VIII per esempio, è uno dei plasmaderivati più importanti nella cura dell’emofilia, e in Veneto risulta nei prodotti accessori. Il Dottor Ezio Zanon, in controtendenza con il Piano Nazionale Plasma che sancisce una crescita di Fattore VIII plasmatico, nella sua intervista su Buonsangue (https://www.buonsangue.net/interviste/ezio-zanon-e-la-cura-dellemofilia-la-qualita-dei-ricombinanti-e-ottima-ma-il-costo-e-piu-elevato/) ha sottolineato la qualità dei ricombinanti, a dispetto di un prezzo maggiore rispetto al plasmatico. Lei cosa pensa su questo argomento?

In questi ultimi due anni abbiamo avuto la pubblicazione di molti documenti importanti, come Il Piano Plasma 2016 – 2020 che servono come linee guida da seguire. Non essendo un medico non posso e non voglio entrare nel merito delle terapie. Però mi guardo intorno e vedo, ad esempio, la Germania dove l’impiego di Fattore VIII plasmatico corrisponde al 50 per cento. Sicuramente è una scelta che contribuisce a dare valore ad ogni singola donazione. Auspico che i clinici italiani aprano una riflessione al riguardo.

 Da pochissimi giorni, come già accennato, è invece disponibile la strategia di gara del bando per il frazionamento in conto lavoro che ha come capofila l’Emilia-Romagna. Come le sembra il bando di questa nuova gara che è uscito il 22 dicembre? Cambia del tutto il rapporto qualità prezzo rispetto al Veneto. Non si è andati un po’ troppo in fretta se si pensa ai ricorsi in atto che potrebbero scombussolare il quadro delle aziende idonee al frazionamento?

 Sono soddisfatto di aver appreso dalla pubblicazione del bando di gara l’attribuzione di 60 punti alla qualità e 40 punti al prezzo da parte del raggruppamento cui fa da capofila l’Emilia Romagna. Credo che dare valore all’aspetto qualitativo sia molto importante pur non sottovalutando l’impatto economico. Difficile valutare la questione dei ricorsi, spero solo che alla fine a trarne beneficio sia il sistema sangue nazionale.

 In che modo dovrebbero collaborare le cosiddette tre gambe del sistema trasfusionale, per garantire il massimo funzionamento di sistema sin dalle fase dei bandi?

 Sicuramente le parole chiave sono collaborazione e condivisione. Sono sicuro che il Centro Nazionale Sangue, dal punto di vista del sistema sangue, sia il giusto soggetto coordinatore. Come ho detto precedentemente, sono stati compiuti molti passi importanti dal punto di vista normativo ed in termini di linee guida. Le associazioni hanno la possibilità e l’opportunità di avere i propri rappresentanti nelle sedi istituzionali favorendo quindi l’interazione con le istituzioni, che io ritengo necessarie.

 Che passi si stanno compiendo per coordinare il sistema sangue su scala europea? Quanto c’è da lavorare per ottimizzare al meglio i sistemi nazionali?

Il sistema trasfusionale italiano sta terminando un percorso di allineamento agli standard europei. Come tutti i percorsi, questo, ha richiesto e richiede uno sforzo da parte di tutti gli attori (istituzioni, donatori, addetti ai lavori…). Quando i bandi di gara per la lavorazione del plasma saranno tutti pubblicati e assegnati si potrà dire concluso il percorso di europeizzazione del sistema trasfusionale italiano. Nel frattempo è importantissimo continuare a lavorare e a monitorare le evoluzioni. La fotografia in Europa non è sicuramente omogenea. Ci sono però nazioni che hanno fatto scelte di salvaguardia dei modelli nazionali. Dobbiamo domandarci quali siano le scelte più opportune per l’Italia per perseguire la salvaguardia di quello che ho definito un sistema di eccellenza che ritengo debba essere preservato a tutela del, forse oggi, unico sistema sanitario universalistico in Europa. FIODS ha l’obiettivo di mantenere costantemente aperto il dialogo ed il confronto con le realtà europee ed internazionali. Il nostro impegno punta a creare sempre più occasioni di dibattito attraverso l’organizzazione di momenti di incontro fra i diversi protagonisti europei per favorire l’interscambio di esperienze.