Nonostante le restrizioni, la formazione Fidas va avanti: tanti esperti e una plenaria telematica a disposizione dei volontari

La formazione di Fidas dedicata ai volontari e ai responsabili associativi che vorranno “approfondire conoscenze e competenze per una più efficace promozione del dono”, non si ferma a causa del Covid-19, ma anzi va avanti con ancora più energia in versione telematica e plenaria sabato 14 novembre.

Del FIDASLab, (qui l’intervista a Chiara Ferrarelli) abbiamo parlato tanto su Buonsangue, segnalando ogni anno la sostanza di corsi di formazione e i dettagli didattici, e anche nel 2020 l’urgenza di formazione ad alto livello è forte. Ecco perché Fidas si è affidata a esperti dei settori che meritano di essere approfonditi con l’ampia platea di partecipanti, che anzi, cresce proprio grazie alla modalità streaming: in questa prima parte del FIDASLab, infatti, saranno ben 230 i partecipanti.

Molti gli argomenti e le discipline contemplate per la riunione plenaria: Massimiliano Bonifacio, medico ematologo, Consigliere Nazionale FIDAS e membro del Comitato Tecnico Scientifico del Centro Nazionale Sangue, approfondirà il tema della donazione ai tempi del COVID-19. Il Commissario Capo della Polizia di Stato, Ireneo Turco, illustrerà le specifiche legate all’organizzazione e alla gestione delle manifestazioni pubbliche. Il dottor Tommaso Sardelli, docente di Teoria e tecniche di Fotografia e Comunicazione Visiva presso l’Università Pontificia Salesiana, presenterà le modalità di gestione degli strumenti per riunioni, conferenze e webinar. Infine spazio alla creatività con Marsha De Salvatore, attrice italo-americana e da anni amica di FIDAS, che presenterà la sua testimonianza di paziente affetta da talassemia attraverso lo spettacolo teatrale “DM55: non si può cavare sangue da una rapa”, opportunamente rivisitato e adattato per una migliore fruizione via streaming.

Non è tutto, durante il corso di formazione saranno molte altre le materie da approfondire, tutte conoscenze in grado di calare i volontari nella realtà del lavoro quotidiano: content creation, public speaking, progettazione sociale, ufficio stampa, graphic design, terzo Settore e gestione della privacy, e infine gestione degli strumenti per riunioni, conferenze e webinar.

Ecco le dichiarazioni sul FIDASLab di Mauro Benedetto, Consigliere Nazionale Fidas con delega alla formazione, che ci spiega l’importanza di aiutare i volontari ad aggiornarsi di continuo, per essere pronti a sostenere le sfide della contemporaneità: «Operare nel mondo del volontariato senza una formazione specifica – conferma Benedetto – oggi è praticamente impossibile. Basta pensare alla massa di normative che il legislatore emana periodicamente e per le quali occorre avere una chiara interpretazione, pena portare fuori assetto la propria federata. Vi è poi l’importante settore della comunicazione, arma fondamentale per trasmettere i messaggi sul dono, che va aggiornata e modulata continuamente affinché l’informazione passi sempre forte e chiara. Ritengo inoltre che quanto più i nostri quadri saranno preparati e ‘professionali’ più diventeranno credibili ed ascoltati. Ciò non potrà che portare loro entusiasmo e rendere più leggero il carico del lavori.».

Un viaggio in kayak per la costa ligure per promuovere il dono del sangue

Un’impresa solitaria, un’idea nata nel periodo del primo lockdown allo scopo di non perdere il contatto con la natura che si è presto trasformata in una bellissima iniziativa, piuttosto originale, per promuovere il dono del sangue e il legame naturale che esiste tra dono e sport, sia che si tratti di imprese individuali come questa, sia che si tratti di grandi manifestazioni sportive o di sport professionistici che chiamano in causa i grandi campioni.

Davide Deste si è cimentato in una vera e propria circumnavigazione delle coste liguri in kayak, oltre 200 chilometri da Finale Ligure a Riomaggiore, il tutto con indosso la muta di Avis Castelnuovo Magra, che ha deciso di appoggiare l’impresa per sensibilizzare i giovani alla pratica del dono.

In basso, il video spettacolare che raccoglie gli highlights dell’impresa di Davide, che durante il suo percorso ha incontrato comunità e persone pronte a raccogliere il suo messaggio, e ha visitato luoghi e paesaggi assolutamente unici che si possono vedere solo dalla prospettiva del mare.

A fine video, l’appello di  Davide dedicato ai giovani: essere liberi e donare sangue per stare bene con se stessi, ecco un messaggio che non invecchia mai. 

Il dono del sangue oggetto di attività criminale: un fatto di cronaca in Campania scuote i donatori

Nelle ultime ore la comunità italiana dei donatori di sangue è rimasta scossa da una notizia di quelle che non vorremmo mai sentire: in Campania, un territorio che come è noto esiste la piaga di una forte penetrazione della criminalità organizzata nella società civile, anche un’oasi di quelle che si credono inviolabili come la donazione di sangue è stata presa d’assalto da attività illecite volte a generare profitti, secondo criteri di violenza, inganno e anarchia.

La denuncia è arrivata da Leonardo Di Rosa, direttore sanitario di Avis Campania, che ha presentato più di un esposto in Procura denunciando sul suo territorio l’infiltrazione – al fianco dei tantissimi volontari avisini che svolgono nel modo più normale le proprie attività di volontariato – di una compagine di malfattori, che approfittando della copertura associativa svolgerebbe azioni criminali e truffe.

De Rosa ha preparato un dossier per i magistrati, e secondo ciò che emerge su un ampio pezzo di cronaca pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, tra le varie attività illecite sotto monitoraggio ci sarebbe l’utilizzo di autoemoteche Avis che in realtà risulterebbero sotto fermo amministrativo, altri veicoli per la raccolta intestati a privati o immatricolati con targhe di motorini, autoemoteche vendute in modo irregolare, e soprattutto, come minaccia più grande e scenario  drammatico, il rischio di abusi sulla destinazione del sangue raccolto per strada, giacché potrebbe esserci di mezzo il mercato nero.

Da vertici di Avis è arrivato l’intervento del presidente nazionale Gianpietro Briola, che ha sottolineato l’attenzione dell’apparato nazionale sulla vicenda e ha consigliato, in attesa di chiarimenti e indagini, di affidarsi ai punti di raccolta dei centri trasfusionali fissi presenti negli ospedali campani. “Stiamo seguendo con attenzione la situazione tra Napoli e provincia – ha detto Briola proprio al Corriere – Ci sono state segnalate anomalie e intendiamo andare sino in fondo per scoprire le zone d’ombra. Ritengo che ci sia un uso eccessivo delle autoemoteche in Campania rispetto alle altre regioni italiane che invece privilegiano la donazione del sangue in punti fissi. La raccolta mobile deve infatti essere effettuata con criteri precisi molto stringenti, sia dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria, sia da quello dell’accoglienza e della fidelizzazione del donatore. Si tratta di aspetti fondamentali della mission di Avis. Personalmente consiglio ai donatori di recarsi ai centri di raccolta negli ospedali”.

La Campania, non è nuova a un utilizzo poco ortodosso dello strumento autoemoteca. Già nel 2017, su Buonsangue, avevamo raccontato e commentato il caso che aveva coinvolto Pasquale Pecora, a quel tempo vice presidente di Avis Nazionale (subito costretto alle dimissioni) e accusato di lucrare sui rimborsi attraverso l’utilizzo delle autoemoteche, accogliendo donatori senza le normali procedure di sicurezza. Già allora avevamo specificato quanto possa fare gola utilizzare la reputazione delle associazioni di donatori per ottenere guadagni personali, e oggi ribadiamo la medesima posizione di allora. Non bisogna assolutamente generalizzare, e pensare che casi singoli e infiltrazioni criminali possano ridurre l’importanza del lavoro quotidiano svolto dalle associazioni di donatori.

Ciò che spaventa, allo stesso tempo, è il pensiero che anche un bene come il sangue umano, fondamentale per salvare vite umane e creare farmaci salvavita, possa diventare un bene da accaparrarsi a fine di lucro. Su questo punto, non bisogna fare alcuna concessione, ribadendo i valori alla basa del dono nel nostro paese, ovvero anonimato, gratuità, volontarietà nel meccanismo del dono organizzato dalle associazioni, e agire con pene dure e sicure contro chi approfitta delle rete virtuose basate su valori solidali per affermare la propria violenza rapace.

Il dono del sangue è allegria: le vignette dell’estate

Come da tradizione nei giorni intono a ferragosto, ecco le vignette sul dono del sangue selezionate da Buonsangue, per un momento di allegria sul dono in attesa di rientrare a pieno regime nel secondo semestre e trasformare la lettura nel gesto del dono vero e proprio.

Un momento per sorridere a partire dai valori del dono, dai colmi per il donatore e da alcuni paradossi divertenti. Molto carine, in tal senso alcune vignette di una serie più ampia che si possono leggere sul sito di Avis Pesaro, serie di cui riportiamo le migliori secondo noi:

Dall’estero invece ecco altre vignette interessanti:

-Sono mezzo vuoto…
– Dovresti essere più positivo…
-Sto donando il mio plasma…

Perché donare? In un video di Avis Milano le testimonianze dirette dei donatori

Perché donare è importante? Le motivazioni possono essere molteplici ma niente è più bello che sentirle direttamente dalla bocca dei donatori. Ecco perché Avis Milano ha realizzato un video che raccoglie alcune testimonianze dirette dei donatori mentre stanno compiendo il fatidico gesto.

Ricordarsi di donare non soltanto se la vita mette nelle condizioni di averne bisogno un nostro affetto, superare l’ipocondria, continuare la tradizione di famiglia, per stare meglio sul piano fisico e psicologico personale. Ecco alcune delle tante risposte che è bello condividere.

“Il bisogno di sangue non va in vacanza”, la nuova campagna estiva di Avis Lombardia

SPOT-Campagna-estiva-Avis-Regionale-Lombardia-YouTube (1)

La regola storica dei donatori di sangue, scritta sulla roccia, in concomitanza con i mesi estivi, è “prima donare poi partire” perché il bisogno di sangue non va mai in vacanza. Avis Lombardia ha voluto ribadire il concetto anche in questo 2020 con uno spot molto evocativo, che ha come protagonista e testimonial l’attrice giovanissima, e molto amata dai giovani, Denise Tantucci, già tra le protagoniste della serie tv di successo “Braccialetti rossi”. Ecco lo spot in basso.

Le emozioni della prima volta che si dona, il batticuore, la voglia di superare i possibili timori legati a questa meravigliosa esperienza, sono solo alcun dei temi evocati dallo spot, che regala una bella emozione grazie a immagini molto armoniose. Chiaro ed essenziale il messaggio finale. Il bisogno di sangue non va mai in vacanza, quindi ogni donatore che sa di dover partire deve fare soltanto una cosa: andare nel centro trasfusionale più vicino e fare il suo gesto di solidarietà prima di partire.

#DonaEMOzioni, dalla Puglia l’appello di Sangiorgi dei Negramaro che vale per tutto il paese: il bisogno di sangue non va in vacanza – IL VIDEO

17185591496_8fde22a416_b

Su DonatoriH24 qualche giorno fa abbiamo raccontato la nuova stagione di #DonaEMOzioni, la campagna della Regione Puglia in favore del dono di sangue e plasma. L’idea di fondo della campagna è equiparare il dono a un gesto normale e semplice come divertirsi e a un sentimento quotidiano come emozionarsi.

Per rendere ancora più forte questo messaggio, e ribadire che il bisogno di sangue non va mai in vacanza e che anzi, donare serve specialmente d’estate, è arrivato un video appello di Giuliano Sangiorgi, cantante e frontman dei Negramaro, che partendo dal racconto della realtà oggettivi e delle difficoltà che di solito si registrano in quest periodo dell’anno negli ospedali italiani, ha spiegato bene come il dono serva ad assicurare trapianti, terapie e interventi chirurgici ogni giorno in tutta Italia.

Da sottolineare il finale sulla sicurezza e sull’importanza di diffondere il valore del dono sopratutto tra i giovani: non c’è alcun pericolo a donare nei centri trasfusionali, e possibile farlo in assoluta tranquillità, ricordandosi sempre che donando sangue si salvano vite umane.

Su Avis Sos e sul sito di Avis nazionale, si parla di “Dello stesso sangue” la narrativa che racconta il dono del sangue ai ragazzi

libro-liviano-560x800

Sul sito di Avis nazionale, è stata pubblicata parte di un’intervista che ho fatto con Alissa Peron, redattrice della rivista Avis Sos (dove si può leggere la versione completa), a proposito del libro per ragazzi “Dello stesso sangue. Storie di dono d’amore e di vite che cambiano, pubblicato con uno degli editori del panorama nazionale più attivo nell’ambito delle pubblicazioni per ragazzi e per le scuole, Raffaello Libri.

Nell’intervista, che si può leggere in alcuni dei suoi passaggi a questo link, ho potuto raccontare ciò che ho imparato in questi anni trascorsi a raccontare e analizzare  il sistema sangue e il mondo dei donatori: non c’è comunità che può vivere ed esistere senza forme anonime, volontarie, gratuite, disinteressate di solidarietà reciproca, e il dono del sangue è un esempio straordinario di questa necessità che si compie e si realizza. Non ci sono tantissime cose di cui andare fieri di questo paese, il sistema trasfusionale basto sul dono etico è senza dubbio un’eccellenza da conservare e proteggere.

Avis è solo una delle associazioni italiane che rendono possibile il dono etico, associato e organizzato, un lavoro che consente al paese di aver ottenuto l’autosufficienza sul sangue intero e di crescere anno dopo anno verso l’autosufficienza per quel che riguarda il plasma, oggi al centro del dibattito come materia utile a curare il Coronavirus. Ma l’impegno di Fratres e Fidas è altrettanto prezioso.

Le storie di dono che ho provato a raccontare ai ragazzi che leggeranno il libro parlano del dono del sangue come un gesto libero e consapevole, non come un dovere. Perché chi raggiunge il dono del sangue, lo prova, lo interiorizza e ne diventa consapevole, trova grande beneficio dall’arricchimento certo che ne consegue. Un arricchimento fisico e mentale, che s’innesta nella certezza che qualcun altro, in qualsiasi luogo o momento, troverà beneficio vitale da quel gesto così semplice. Un paziente occasionale, cronico, qualcuno che deve operarsi o ha bisogno di plasmaderivati. Non è importanza. Il filo rosso che unisce donatore e paziente ricevente non si vede, ma esiste e lega più delle catene.

 

 

La solidarietà dei donatori non ha confini: non solo dono del sangue ma tante iniziative a supporto del sistema sanitario

Fidas-60-anni-FIDAS-768x270

Quanto le associazioni di donatori estendano il loro contributo alla vita di comunità oltre il lavoro di organizzazione e promozione del dono, è cosa nota, ma è sempre bello e proficuo ribadirlo. Su DonatoriH24, abbiamo seguito di recente il lavoro di Avis Mantova nell’ambito del protocollo sul plasma iperimmune sviluppato nel protocollo lombardo con a capo l’ospedale San Matteo di Pavia, ma è molto bello poter entrare nel dettaglio e raccontare, proprio a partire da ciò che ci suggeriscono le stesse associazioni, quello che succede sul territorio nazionale.

Si va da classiche raccolte fondi a donazioni di materiali sanitari, tute o ventilatori polmonari, a raccolte di cibo, iniziative che mostrano la grande predisposizione degli italiani a trasferire il solido piano valoriale che fa parte del background dei donatori in tutti i campi della solidarietà.

Una carrellata di buone notizie in continuità con l’alto gesto del sistema sangue che vi abbiamo di recente raccontato sul blog: il dono plasmaderivato dalla Regione Toscana all’Albania.

Ecco il comunicato di Fidas che ci racconta come si sono mosse le 76 federate per aiutare il sistema sanitario nazionale.

In queste settimane le 76 federate FIDAS si sono impegnate nel fare la propria parte per garantire le terapie trasfusionali ai pazienti che ne necessitano. Nel concreto questo si è tradotto con aperture straordinarie per permettere ai donatori tempistiche più flessibili per donare e poterlo fare in sicurezza, mantenendo le giuste distanze sociali. Molte federate hanno implementato la comunicazione, attivando numeri telefonici appositi per rispondere ai dubbi dei donatori e incrementando la presenza sui social. L’impegno dei volontari è cresciuto per poter dare risposta ai tanti che si sono avvicinati al mondo del dono per la prima volta in questi giorni. Alcune federate si sono spinte anche oltre, attivandosi in ulteriori gesti concreti a sostegno della sanità:

AFDVS-FIDAS Feltre ha organizzato una raccolta fondi in collaborazione con le proprie sezioni al fine di acquistare strumentazioni per la terapia intensiva dell’Ospedale “Santa Maria de Prato” di Feltre. Sono stati raccolti 40.000 euro e si è ora in attesa di poter procedere all’acquisto di ciò che verrà indicato dalla Direzione Generale dell’Ospedale.

L’AFDS di Spilimbergo in collaborazione con il Gruppo Marciatori ANA ha acquistato e consegnato all’Ospedale di Spilimbergo 157 tute monouso. Un numero di tute che dovrebbe esser sufficiente ad assicurare 2 settimane di autonomia per le necessità del centro ospedaliero.

FIDAS Basilicata ha donato due ventilatori polmonari alla sanità lucana. Una scelta compiuta dal direttivo regionale FIDAS per continuare ad essere di ausilio concreto per la sanità regionale.

FIDAS Imperia ha avviato una raccolta fondi volta ad acquistare presidi sanitari a tutela del personale medico dell’ASL locale.

– A Parma FIDAS Schiaffino ha acquistato otto barelle munite di accessori per il reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale Maggiore (acquisto effettuato in coordinamento con le dottoresse Sandra Rossi, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza e della 1^ Anestesia Rianimazione, e Silvia Orzi, direttore Servizio interaziandale acquisizione beni dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell’Ausl di Parma). Sempre a Parma FIDAS Barilla recapita quotidianamente alla mensa dell’ospedale merendine e biscotti e a cadenza bisettimanale consegna 3.000 bottigliette d’acqua per il personale sanitario.

FIDAS Treviso: il gruppo di Cordignano, avendo rinunciato alla giornata del donatore, ha deciso di devolvere le risorse che avrebbe speso all’ospedale di Vittorio Veneto.

 

La testimonianza di una primissima volta: Fabio Gallo, allenatore della Ternana, racconta che significato ha avuto per lui donare

unnamed

L’esperienza diretta, e il suo racconto, sono sempre i fattori più potenti per trasmettere in modo netto e preciso i confini di un gesto. Il dono del sangue, per chi comincia, ha sempre la capacità di muovere delle corde emotive profonde e di aumentare la consapevolezza di sé stessi; ed ecco perché, anche solo per questo, non è mai un gesto banale, che si può compiere distrattamente. Ed è per questo, di conseguenza, che chi inizia a donare quasi sempre torna a farlo, e finisce per diventare donatore periodico. Insomma, donare significa arricchirsi.

Bello dunque ascoltare la testimonianza diretta, e recentissima, dell’allenatore della Ternana Fabio Gallo, che lunedì 30 marzo è andato a donare il sangue e ha voluto raccontare le proprie sensazioni con un video su Youtube, poi condiviso per tutti anche sul sito di Avis Nazionale.

Ecco cosa ha detto lo sportivo:

La felicità, l’emozione, la curiosità della prima volta di fronte all’urgenza di fare del bene. L’accoglienza del centro trasfusionale, i passaggi sull’idoneità per donare in sicurezza, il senso di benessere generale che si assorbe dall’atto stesso di donare: nelle parole di Gallo tutto ciò che vi abbiamo sempre raccontato sul dono è espresso in modo chiaro e puntuale.

Il dono di Gallo, inoltre, rafforza ulteriormente il legame tra dono del sangue e sport, e di conseguenza tra dono del sangue e corretti stili di vita. Un connubio che come sappiamo è da sempre centrale nell’approccio delle associazioni di donatori nella comunicazione con i potenziali donatori. Anche perché solo i corretti stili di vita portano a un reale benessere per ciascuno di noi nel medio e lungo periodo.