Giovani e associazioni, il connubio forte che ci dice che “Donare fa battere il cuore”

Giovani e associazioni, una sinergia potente. Insieme, è possibile raggiungere qualsiasi risultato. Insieme, si possono portare i valori del dono nel mondo dei ragazzi e convincerli – fin dai tempi dell’adolescenza, che donare sangue (e non solo) è un gesto solidale che rende estremamente felice soprattutto chi lo compie.

Ma parlare il linguaggio dei giovani, interessarli, attirare la loro attenzione non è semplice, ed è meglio quando il dialogo con i giovani è portato avanti dai giovani stessi, come stanno facendo per esempio alcuni youtuber.

Ecco perché, il laboratorio grafico dell’Istituto Casali di Piacenza ha realizzato un video dal titolo “Donare fa battere il cuore” in collaborazione con Aido (Associazione italiana per la donazione di organi), Avis (Associazione volontari italiani del sangue) e Admo (Associazione donatori di midollo osseo): per raccontare il dono e il suo immenso potere di solidarietà, socializzazione e inclusione direttamente ai propri coetanei.

Ecco il video completo:

Chi lo vedrà, scoprirà le riflessioni dei giovani che già sono entrati a far parte del mondo dei volontari donatori in attesa della maggiore età per donare, o quelle di chi già i diciotto anni li ha compiuti e può portare una testimonianza compiuta.

E infine un girotondo di parole e colore per mostrare che insieme, ogni obiettivo è reggiungibile.

“Perché donare il sangue?” Il video firmato Croce Rossa del Municipio 5 a Roma ci spiega i motivi di un gesto unico

Roma è una piazza molto difficile per la raccolta sangue: l’ampiezza della città e la difficoltà di movimento che funge da fattore demotivante, la vita caotica stressante e frenetica della metropoli che rende complicato trovare il tempo di una donazione nell’agenda sempre fitta, l’alta densità di popolazione e di necessità ospedaliere che rendono complicata una produzione in linea con le esigenze.

Eppure, sul territorio, operano forze come quelle associative che cercano di ovviare alle necessità di un territorio che anche prima della pandemia ha sempre dovuto affrontare periodi di carenza, e che conoscono perfettamente l’importanza del dono. Tra queste, la Croce Rossa è sicuramente importante nel lavoro di affiancamento ad Avis, Fidas e Fratres, e proprio in questi giorni la Croce Rossa del Municipio 5 di Roma (che comprende le zone Q. VII Prenestino-Labicano (parte), Q. VIII Tuscolano (parte), Q. XXII Collatino, Q. XIX Prenestino-Centocelle, Q. XXIII Alessandrino e Q. XXIV Don Bosco) ha pubblicato un video che spiega tutto l’universo emotivo di un gesto che tutti noi dovremmo imparare a compiere.

Il video è molto breve, dura circa un minuto, e lo proponiamo qui basso:

L’importanza del sangue nei servizi di primo soccorso, negli interventi chirurgici, nella curva di malattie gravi e nelle anemie: come i lettori di Buonsangue sanno molto bene il sangue è una sostanza vitale nel suo senso letterale, e per questo un gesto semplice come il dono dovrebbe diventare a tutti gli effetti parte del nostro bagaglio di abitudini regolari da praticare nei previsti intervalli di tempo.

A tal proposito, per tutti i donatori della capitale, è giusto ricordare l’iniziativa del 16 aprile, che consentirà di donare in Piazza del Popolo grazie a Croce Rossa Italiana, all’ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, all’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria e all’associazione Eureca.

Per organizzare la propria donazione a Roma in qualsiasi periodo dell’anno, ecco invece la pagina della Regione Lazio, che elenca tutti i luoghi in cui la donazione è possibile, con orari e indirizzi.

Donare il sangue – Salute Lazio

Avis Academy 2.0 volge al termine, l’importanza della formazione con le parole di Oscar Bianchi

Una nuova stagione di formazione avisina va verso la sua conclusione, dopo molti incontri importanti. AVIS Academy 2.0, il progetto di alta formazione promosso da Avis Regionale Lombardia in collaborazione con la Fondazione Cariplo, chiuderà con l’appuntamento intitolato “I numeri che fanno volare e sognare: uno sguardo verso il futuro”, a cui è possibile iscriversi cliccando su questo link, è in programma sabato 10 aprile dalle 9:30 alle 12:00. Ospiti, Maura Gancitano di Tlon e la psicopedagogista Mariella Bombardieri.

Per sapere di più di questa stagione formativa abbiamo intervistato Oscar Bianchi, presidente di Avis Lombardia.

Presidente Bianchi, qual è l’obiettivo di un’iniziativa come Avis Academy 2.0 e in che cosa era incentrato il processo formativo?

Avis Academy 2.0 è nata come Scuola di alta formazione, con il proposito di favorire il ricambio generazionale della classe dirigente associativa attraverso un percorso di  formazione teso a formare  un nucleo di giovani competenti e motivati ad  assumere il governo dell’associazione. A questo scopo è stato ideato un percorso di formazione in Laboratorio, rivolto a 25 giovani provenienti da tutta la regione. 

In parallelo si è svolto un  percorso di coaching per i dirigenti, organizzato in Seminari, finalizzato a promuovere una diversa cultura organizzativa e individuare strumenti e modalità di innovazione della governance.

C’è soddisfazione per la partecipazione dei giovani? Qual è la ricaduta sociale di  un progetto come il vostro?

Ai partecipanti al percorso in Laboratorio  è stata data l’opportunità di ottenere la certificazione delle competenze acquisite grazie alle attività di volontariato. Si tratta di una certificazione di grande valore e di riconoscimento di quanto anche l’attività di volontariato contribuisce alla crescita personale, con evidenti riflessi anche sul profilo professionale.

In questa certificazione vediamo proprio la più forte ricaduta sociale: il percorso ha consentito di contribuire alla formazione di un gruppo di giovani volontari, motivati e formati, pronti ad assumersi l’onere di condurre l’Associazione a tutto vantaggio della società.

A questo si aggiunge per loro la consapevolezza di aver maturato nuove competenze utili anche ad essere evidenziate in un Cv, con un ritorno importante sul mondo del lavoro.

La pandemia ha complicato le modalità di incontro di persona, che per il volontariato sono importanti. Com’è cambiata la formazione associativa in questi mesi difficili?

Il percorso avrebbe dovuto partire a marzo 2020 in forma residenziale, con un fitto calendario di incontri mensili; con il primo lockdown ci siamo dovuti inventare come tutti una nuova modalità di erogare formazione. Proprio con il contributo dei giovani protagonisti del percorso la formazione associativa di Avis Lombardia  è diventata subito smart.

L’utilizzo delle piattaforme di web-conference ha agevolato la partecipazione dei più giovani ed è riuscita ad essere più inclusiva, ha agevolato le persone che hanno poco tempo o hanno difficoltà con gli spostamenti.

Nonostante la distanza si è lavorato in gruppo e si è riusciti a costruire rapporti di amicizia e collaborazione, dando vita ad un gruppo di giovani volontari regionali. Speriamo solo di poter organizzare al più presto un momento di incontro “fisico” per rinsaldare il legame che si è formato in questi intensi mesi di lavoro insieme.

I giovani dirigenti di Avis devono essere pronti alle sfide future. Secondo lei come cambierà nel futuro la figura del dirigente associativo?

La pandemia ci ha mostrato con quanta velocità possono cambiare le cose e come è necessario essere capaci di rispondere con efficacia a nuove sfide e nuove modalità di azione sul territorio: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuovi punti di vista e bisogni.

Il “nuovo” dirigente associativo deve saper leggere la realtà, comprendere le dinamiche sociali, utilizzare i nuovi strumenti e il digitale, sfruttandone la massimo le grandi opportunità, affinché la nostra Associazione possa proseguire  il suo cammino, rispondendo in modo nuovo ai bisogni, garantendo sempre il suo contributo  a favore delle nostre comunità.

L’11 aprile è la “Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti”, ecco come diventare donatore

Il dono non è soltanto dono del sangue. Donare è un gesto di solidarietà magnifica che, come sanno bene i lettori di Buonsangue e di Donatorih24, è essenzialmente una rigenerazione che investe un destinatario ideale, la comunità tutta, e naturalmente il donatore stesso.

Tra pochi giorni, l’11 aprile, arriverà la “Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti”, e il Centro nazionale trapianti ha creato un video brevissimo per ribadire un unico ma fondamentale concetto. La donazione di organi e tessuti, può consentire la vita a migliaia di persone che hanno bisogno e sono in attesa di un’operazione chirurgica.

Il pensiero che il nostro corpo, anche dopo un decesso, venga intaccato, non è sempre facile da accettare, sia per motivi emotivi che spirituali, ma nessun gesto più che il donare una parte di noi che meccanicamente può favorire la riuscita di un altra vita ha un valore non dissimile dalla celebrazione totale della vita, che si perpetua oltre noi, come quella delle generazioni più giovani.

Esprimere il proprio consenso da donatore è facile: basta seguire il vademecum sul sito Diventa donatore – Scegli di donare, e scegliere la situazione a noi più congeniale.

“DONARE È UNA SCELTA NATURALE” come dice la campagna, e sul sito vi è anche la possibilità di scaricare direttamente il tesserino, compilarlo in ogni sua parte e portarlo con noi nel portafogli.

CNT-tessera-donazione (sceglididonare.it)

Un modo bellissimo di stare nella collettività in un momento difficile come questo è donare, che si tratti di sangue, organi, midollo osseo, plasma, cellule staminali ematopoietiche, cordone ombelicale.

La prima donazione di un neo maggiorenne

Ci sono molti modi di raccontare la propria prima donazione, ma quando si tratta di giovani l’utilizzo di strumenti contemporanei, di facile accesso e di immediata e semplice fruizione come i video, è un fattore importantissimo per la diffusione dei messaggi.

Così, gironzolando per la rete, come già capitato altre volte, ci è piaciuto moltissimo il video-racconto della prima donazione subito dopo aver raggiunto la maggior età, creato dal giovanissimo youtuber Gabriele Rinaldis, di Genova, che ha saputo rendere al meglio la propria esperienza di neo donatore toccando moltissimi dei punti salienti su cosa significa donare, e soprattutto, esprimendo con molta delicatezza le emozioni e i sentimenti che si possono provare in ogni momento di un gesto di generosità che inizia quando si prenota il dono e finisce (per poi ricominciare) quando si ricevono a casa le analisi del sangue.

Ecco il video completo:

La prenotazione, la fase preparatoria per conoscere se si è idonei oppure no, la tensione dell’ago che precede il momento della donazione vera e propria, la colazione rigenerante, le premure ricevute dal personale volontario, e infine le riflessioni su quanto un gesto semplice come donare finisca per risultare letteralmente vitale per i pazienti che ne beneficiano.

Un video da consigliare specialmente ai più giovani che vogliono iniziare un percorso da donatori e scoprire, attraverso il racconto di un loro coetaneo, cosa significa entrare in un percorso di vita che può essere solo nobilitante.

In Valle d’Aosta arrivano gli ambasciatori del dono Fidas: chi sono e cosa fanno

Le associazioni possono dare il via e dettare la linea, possono lavorare sul territorio e organizzare eventi, gestire le donazioni e fare proselitismo, ma non bisogna dimenticare l’importanza dei singoli e del potere che hanno di diffondere i valori del dono in famiglia, tra le cerchie di amici, tra i colleghi.

Per unire al meglio queste due istanze, Fidas Valle d’Aosta ha ideato il primo gruppo di “Ambasciatori del sangue 2021”, cittadini che hanno accettato di impegnarsi per diffondere i valori e le ragioni più importanti che spingono a donare sangue negli ambiti della loro vita e carriera.

Ecco il comunicato stampa di Fidas Valle d’Aosta che spiega l’iniziativa. Noi speriamo che un progetto simile – da sicuro impatto culturale nel medio e lungo periodo – possa prendere piedi in tanti altri posti nel Paese.

“Donatori di sangue della FIDAS Valle d’Aosta con orgoglio presentano il primo gruppo di “Ambasciatori Fidas del dono del sangue 2021 “.
I primi sono (da sinistra a destra nella foto in alto): Noemi Junod, Francesco Fida, Piermario Rudda, Gianluca Masullo, Cristina Droz, Stefania Mus, Antonio Foti e Tiziano Schiavinato.

Ad ognuno di loro FIDAS Valle d’Aosta esprime gratitudine e augura buon impegno a favore della promozione e diffusione della cultura del dono del sangue.
Chi sono ? Donne e Uomini residenti in Valle d’Aosta, mamme, papà, volontari di associazioni, studenti, sportivi, docenti, pazienti, trapiantati, che hanno accolto la proposta FIDAS e manifestato la loro disponibilità nel promuovere e diffondere la cultura del dono del sangue nei propri ambiti professionale nelle loro cerchie di amicizie e di influenza, diventando Ambasciatori del gesto del DONO del sangue FIDAS.
Cosa significa essere Ambasciatore del dono di sangue FIDAS ? Essere Ambasciatore del Dono del sangue FIDAS significa rappresentare un gesto civico di solidarietà, comunicare attraverso la propria testimonianza l’importanza del gesto del dono del sangue, diffondere un impegno civico importante, partecipare alla costruzione di nuove e rinnovate alleanze con appartenenti e o aderenti a categorie
professionali o associazioni, stringere relazioni e costruire ponti con ambiti e strati sociali diversi affinché diventi virale e contagioso il dono del sangue.

Essere Ambasciatore del Dono del sangue FIDAS significa esercitare una capacità sociale inclusiva, di libertà, di far lievitare la coesione sociale, di abbattere differenze di ogni genere e di mettere al centro il paziente, al quale offrire speranza di vita.
Un compito delicato e importante attraverso il quale vogliamo veicolare il grandissimo valore di un gesto anonimo, gratuito, periodico e responsabile quale appunto quello del dono del sangue.

Donare il sangue è un dovere civico al cospetto del quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Tutti possono donare il sangue: è necessario aver compiuto il 18 anno di età, di non aver superato il 60° anno di età, di avere un peso pari o superiore a 50 kg., di godere di un buon stato di salute e di osservare uno stile di vita rispettoso della propria e altrui vita.

Infine, ma non per ultimo, diventare Ambasciatore del dono del sangue FIDAS offre ai cittadini valdostani la grande occasione di conoscere e partecipare alla vita associativa, offrendo a tutti la possibilità di conoscere e confrontarsi con le Istituzioni locali, regionali e nazionali. Offre la possibilità di essere protagonista attivo della grande rete trasfusionale, avendo come importante punto di riferimento il Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Azienda USL della Valle d’Aosta. Un ruolo esaltante che confidiamo possa essere motivo di impegno attivo per tantissimi giovani, risorse importantissime per un necessario e auspicabile ricambio generazionale. Fidas Valle d’Aosta ripone nel lancio di questa iniziativa grande entusiasmo e confida in una ventata di nuove assunzioni di responsabilità, capace di rappresentare il gesto del dono del sangue di tutti quei tantissimi cittadini residenti in Valle d’Aosta che ancora non sono donatori di sangue.

Era intenzione FIDAS, proporre questa proposta dal vivo con una bellissima serata musicale durante la quale presentare i volti e le emozioni dei nostri Ambasciatori del dono del sangue. Purtroppo l’emergenza pandemica legata al COVID19 e le conseguenti restrizioni hanno dirottato la presentazione degli Ambasciatori in una modalità virtuale. Invitiamo tutti a prendere visione dei link per conoscere i nostri Ambasciatori del dono FIDAS consultando il nostro sito internet www.fidasvda.it oppure seguendoci su Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, You Tube”.

Per ulteriori info chiama 3488418095 oppure scrivi a fidasvda@gmail.com

Io dono, e ho (almeno) 10 motivi per farlo

Io dono è ho almeno 10 motivi per farlo. E voi? I motivi per donare sangue sono praticamente infiniti, ma un bell’esercizio, non di stile ma equiparabile a una vera e propria call to action, è scegliere quali sono i dieci principali motivi per farlo e per convincere tutti, amici e conoscenti, a farlo a loro volta.

A ordinarli, non per importanza, ma semplicemente per giocare a creare un elenco, ci ha pensato Avis Perugia, con un video molto breve – parliamo di circa 1 minuto – ma al tempo stesso estremamente efficace e veritiero, dal titolo “10 motivi per DONARE!”, un modo di comunicare che, si spera, possa avvicinare i giovani e convincerli a entrare nella comunità dei donatori.

Eccoli qui di seguito, come se fossero i 10 comandamenti del donatore:

  1. Io dono qualcosa di unico
  2. Io dono perché ho scelto di rendere un servizio
  3. Io dono e convinco gli amici a fare lo stesso
  4. Io dono e scopro il mio livello di salute
  5. Io dono e qualcuno lo farà per me
  6. Io dono e salvo vite umane
  7. Io dono e mi sento meglio
  8. Io dono perché posso e ho scelto sani stili di vita
  9. Io dono e conosco il mio gruppo sanguigno
  10. Io dono perché ho a cuore la prevenzione

Come decalogo non è niente male, ma si potrebbero aggiungere davvero tantissime altre ragioni. Ma soprattutto ce n’è una che le raccoglie tutte: se posso fare del bene, perché no?

Radio Sivà festeggia 10 anni di trasmissioni, all’insegna della crescita e della solidarietà

Nel 2018 ne avevamo salutato e raccontato il restyling, l’approdo su una pagina tutta nuova e accogliente per tutti coloro i quali desideravano transitare nel mondo di Avis e lasciarsi intrattenere, e ascoltare chi è attento a tutti gli ambiti attraverso i quali una comunità può coltivare il suo benessere, dal dono alla musica, dall’attualità del mondo del volontariato al dibattito culturale.

Oggi invece Radio Sivà, la radio ufficiale di Avis, compie dieci anni ed è una nuova occasione per farla conoscere a chi ancora non si è mai sintonizzato.

La data esatta di nascita è il 19 febbraio 2011, e l’idea si deve alla Consulta nazionale giovani e a Claudia Firenze, arrivata pochi giorni fa alla sua ottantesima donazione di sangue e avisina storica nonostante la giovane età.

L’idea di Radio Sivà, sin dalla sua nascita, è stata quella di dare voce ai donatori di sangue, raccontare il loro mondo, cosa li anima, e i legami che è possibile costruire in associazione, che spesso diventano legami di vita fondati sulle esperienze condivise.

Ma la storia di Radio Sivà, in questi 10 anni, è stata all’insegna della crescita, una crescita costante, che inizia con le trasmissioni 24 ore su 24, continua con l’ampliamento tematico su temi che riguardano l’intero terzo settore del volontariato, temi culturali e scientifici d’attualità, verso un pubblico sempre più ampio e affezionato, e arrivano fino allo sbarco sulle frequenze fm in associazione con 50 radio locali e alla creazione dei podcast, che consentono di ascoltare i contenuti di Radio Sivà sulle principali piattaforme streaming: da Spotify a Deezer, passando per Google Podcast e Apple Podcast.

Un’avventura speciale a cui non si possono che augurare altri 100 anni così.

La tecnologia e il sangue, ecco le ultime frontiere per prelievi e monitoraggio

Negli ultimi giorni sono uscite varie notizie interessanti sul tema della tecnologia e del supporto che nuove invenzioni, o nuovi approcci alle questioni relative al prelievo del sangue o al mantenimento della salute degli individui, potranno offrire nel medio e lungo periodo.

Le possibilità in effetti sono tante: cominciamo dalla paura dell’ago, uno dei motivi più classici e statisticamente rilevanti tra quelli che frenano le persone a iniziare un percorso da donatore: una possibile soluzione a questa criticità arriva dalla Tongji University di Shanghai, in Cina, istituto in cui un’equipe di ricercatori ha sviluppato una macchina da tavolo che, grazie a dispositivi incentrati su sensori a infrarossi e ultrasuoni, è in grado di individuare le vene dei pazienti, azzerando il rischio di punture in punti non ottimali. Ma non è tutto, il robot cerca vene potrà stabilire, grazie agli algoritmi, anche l’esatta profondità di penetrazione e il giusto angolo, per una donazione ancora più sicura.

Anche per chi non deve donare, ma ha bisogno di un test sierologico simile a quelli che si effettuano per conoscere la positività al Covid-19, arriva una soluzione ottimale, che riesce a evitare il prelievo: si tratta di un cerotto a microaghi che servirà a prelevare la giusta quantità di sangue necessaria per ottenere i risultati richiesti: semplice monitoraggio, diagnosi su infarto o malattie autoimmuni o ricerca di anticorpi.

Infine, una soluzione tecnologica molto più vicina alle abitudini di consumo, che riguarda gli smartwatch: Apple e Samsung stanno per mettere in commercio un’app in grado di misurare i livelli di glucosio nel sangue, per un corretto ed efficace monitoraggio del diabete.

Le indiscrezioni parlano di uno strumento in grado di portare a misurazioni abbastanza efficaci e attendibili: se fosse così, sicuramente sarebbe un colpo molto importante per guadagnare fette di mercato in un settore commerciale ormai ricco e ampio, in cui i benefit sul piano dell’healthcare possono fare la differenza.

Perché è importante donare plasma? Lo spiega un video del Cns ma serve l’aiuto della stampa nazionale

In seguito all’ingresso a pieno titolo del plasma iperimmune nel dibattito pubblico, in prima pagina sui giornali e come tema di approfondimento nei talk show televisivi – situazione che si è verificata nel pieno della pandemia da Covid-19 – è possibile comunicare direttamente al pubblico la necessità di donare plasma secondo formule e contenuti nuovi e più maturi.

Per esempio, grazie a questa nuova consapevolezza, è possibile trasmettere l’idea del plasma come risorsa strategica per la collettività e come materia prima necessaria per la produzione di farmaci salvavita diretti a pazienti, come gli emofilici, che solo grazie a questa tipologia di prodotti farmaceutici riescono a migliorare la propria qualità della vita.

Il Centro nazionale sangue, ha scelto proprio questa strada, pubblicando un video informativo su YouTube che in modo semplice e diretto spiega perfettamente il valore di una semplice donazione di plasma nel contesto attuale.

Ecco il video:

Ora, dopo la fase della realizzazione di un contenuto come questo, sarebbe altrettanto importante una diffusione su larga scala, per esempio, sulle pagine dei media istituzionali più seguiti del panorama nazionale. A quando una campagna congiunta e di responsabilità con dei piccoli spazi e focus messi a disposizione dai giornali e dalle testate nazionali generaliste anche fuori dai momenti di emergenza?

La strada per una consapevolezza collettiva duratura è ancora lunga, ma con la collaborazione di tutti i soggetti sociali si può raggiungere.