I donatori non associati: una categoria poco studiata

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1 milione e 688 mila donatori nel 2016, con oltre 3 milioni di donazioni: i dati della donazione del 2016, come abbiamo già analizzato lo scorso 20 giugno https://www.buonsangue.net/uncategorized/luci-e-ombre-del-sistema-sangue/, hanno luci e qualche ombra, un quadro ben espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno.

Ma oltre a luci e ombre c’è anche una piccola zona meno evidente, non troppo considerata, e che invece forse meriterebbe di essere approfondita: si tratta dei donatori non associati, ovvero tutti quei donatori che occasionali ma anche periodici che donano il sangue senza esser iscritti a nessuna delle quattro associazioni principali, Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Noi di Buonsangue proveremo ad approfondire la questione.

A oggi, dalle nostre ricerche, sembra che manchi uno studio scientifico o un dato aggregato che possa risalire al numero esatto (seppur contenuto) di donatori non associati (ma naturalmente potremmo sbagliarci anche perché pur non associandosi è obbligatorio fornire i propri dati personali ai centri trasfusionali), giacché la stragrande maggioranza dei donatori italiani rientra nel grande meccanismo associativo.

La donazione in Italia è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non retribuita, e, lo ricordiamo, proprio grazie all’enorme lavoro delle associazioni è anche organizzata. Questa forma di organizzazione è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali e consente di rimodernare il sistema nel nome delle regole del Patient Blood management, che prevedono l’ottimizzazione della risorsa sangue e la donazione su chiamata e su prenotazione.

Anche grazie all’esperienza personale del dono https://www.buonsangue.net/uncategorized/la-prima-volta-non-si-scorda-mai-cronaca-di-una-donazione-lesordio/ è stato possibile constatare quanto sia efficiente il percorso di un donatore nel sistema trasfusionale italiano in termini di qualità e sicurezza, sin dal primo step della valutazione d’idoneità e con la tecnica (in alcune ragioni più adottata che in altre) della donazione differita, che avviene con l’accertamento dell’identità del candidato donatore, prosegue con la compilazione di dettagliatissimo questionario e con il colloquio con il medico per valutare che le condizioni di salute generali. Tutte pratiche dirette naturalmente anche a chi decide di restare libero e non iscriversi a nessuna associazione.

A tutti i donatori non associati, consigliamo in ogni caso di associarsi per contribuire a migliorare ancora di più i livelli di efficienza e appropriatezza dell’intero sistema.

Ecco qui il modo più veloce per ottenere informazioni utili e iniziare il rapidissimo processo di iscrizione con la sede associativa più vicina:

Avis: https://www.avis.it/donazione/la-donazione/

Fidas: http://fidas.it/perche-donare-sangue/

Fratres: http://www.fratres.it/approfondimenti/faq#.WV4BFIjyi00

Croce Rossa Italiana: https://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23732

 

 

La nuova riforma del terzo settore e il sistema sangue

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È di pochissimi giorni fa una notizia accolta con molta soddisfazione da tutto il mondo del volontariato italiano, e di conseguenza dalle principali associazioni di donatori di sangue come Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa: la riforma del terzo settore è quasi completata, grazie all’approvazione definitiva, il 28 giugno 2017, dei decreti attuativi della legge delega, a proposito della possibilità di devolvere alle imprese sociali il 5 per mille, sulla conformazione dell’Impresa Sociale e sul codice del Terzo Settore.

Il fatto nuovo, dunque, è la regolamentazione di un settore che come ha ricordato il ministro Poletti ha numeri cospicui, poiché formato da 300 mila associazioni, un milione di lavoratori e oltre 5 milioni di volontari.

Il fatto che un numero così alto di cittadini impegnati nel sociale ricevano un supporto politico e normativo per migliorare, almeno nel potenziale, il proprio livello di efficienza operativa e per abbattere quella frammentazione innescata dalla normativa precedente, è sicuramente un fattore di grande importanza per raccogliere la sfida al futuro e affrontarlo con ottime possibilità d’innovazione.

Dal punto di vista dell’universo sangue, sul terzo settore si è sempre espresso in modo molto deciso l’ex presidente Avis Vincenzo Saturni, augurandosi a gran voce (l’ultima volta nel suo intervento al World Blood Donor Day svoltosi a Roma https://www.buonsangue.net/eventi/world-blood-donor-day-2017-donatori/) che il terzo settore non fosse aperto al profit. Così è accaduto, giacché le imprese profit potranno partecipare solo in forma limitata e non di controllo.

Così, piuttosto soddisfatto della riforma si è detto il neo presidente Avis Alberto Argentoni, che, come recita il comunicato di presentazione della riforma https://www.avis.it/2017/06/28/riforma-terzo-settore-approvati-decreti-attuativi-su-5-per-mille-e-impresa-sociale-il-commento-di-avis/) sul sito ufficiale Avis ha dichiarato: “Siamo soddisfatti dell’approvazione della riforma, che permetterà di consolidare e sviluppare l’apporto del Terzo Settore allo sviluppo sociale ed economico della nostra nazione. Siamo consapevoli che il percorso attuativo sarà lungo e richiederà impegno e responsabilità. Apprezziamo che alcune delle nostre osservazioni siano state recepite nel parere approvato dalla Commissione Lavoro del Senato”

Ecco invece, più in dettaglio, i 5 punti approvati attraverso i decreti attuativi:

1) Una nuova definizione di Terzo Settore che consente una più precisa individuazione di chi può farne parte e di chi no, indicando chiaramente, seconda una forma di regolazione generale, quali enti e soggetti possono partecipare alla sua composizione.

2) La predisposizione di un Registro Unico, utile a regolamentare le molte situazioni controverse, opache e poco trasparenti. Il registro sarà gestito su scala regionale pur facendo parte di un’unica piattaforma nazionale.

3) La presenza di una dotazione finanziaria di 190 milioni di euro, per il 60% corrispondenti a incentivi e detrazioni di carattere fiscale, e per il 40% volti a realizzare il Registro nazionale, e a sviluppare il Fondo per i progetti innovativi futuri e il potenziamento del servizio civile.

4) Il Decreto sull’impresa sociale, che regola alcuni aspetti chiave del sistema e amplia i settori di attività delle imprese sociali, allargandole ad ambiti come micro-credito, il commercio equo, l’alloggio sociale, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e l’agricoltura. Sotto il profilo economico, inoltre, grazie al decreto sarà consentita una parziale e limitata distribuzione degli utili con una minima apertura del terzo settore alle imprese profit (sia pure in forma limitata e non di controllo) o le amministrazioni pubbliche. Per facilitare gli investimenti, si è invece scelta una strada già battuta per le start up innovative, con il 30% di detrazioni fiscali in più in chi decide di investire.

5) Infine il 5 per mille, che i contribuenti potranno devolvere al terzo settore no profit con un iter di erogazione più veloce, diretto e trasparente.

 

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.

Il World Blood Donor Day 2017: principi fondamentali ed eventi nel mondo

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È in corso una vera e propria mobilitazione internazionale per il World Blood Donor Day 2017. Il passaggio di consegne tra l’Olanda, paese “ambasciatore” nel 2016, e il Vietnam, che ospiterà l’evento principale con tutti i paesi che fanno parte della WHO (World Health Organization), si terrà ad Hanoi il 14 giugno, dopo che, a partire dal 2004 in Sudafrica il testimone per il ruolo di anfitrione è passato anno dopo anno da Africa, Asia, America, Europa ed Oceania: https://es.wikipedia.org/wiki/D%C3%ADa_Mundial_del_Donante_de_Sangre.

Lo scopo del World Blood Donor Day è quello di trasmettere in tutto il pianeta l’idea che la gestione di un bene decisivo come il sangue deve essere organizzata secondo valori condivisi e sinergie internazionali, con la massima collaborazione possibile per ottenere risultati sempre migliori in fatto di sicurezza e senso di responsabilità nelle modalità di raccolta.

I miglioramenti possibili in questo senso sono notevoli: da una ricerca della WHO eseguita nel 2013 scopriamo infatti che di 112 milioni e mezzo di donazioni annue nel mondo, circa la metà avvengono nei paesi ad alto reddito, quelli in cui vive il 19% della popolazione mondiale. Scopriamo inoltre che solo in 51 dei 180 paesi dichiaranti si producono medicinali derivati dal plasma (PDMP) attraverso il frazionamento del plasma raccolto internamente, mentre 96 paesi hanno riferito che tutti i PDMP sono importati, 17 paesi hanno dichiarato che non sono stati utilizzati PDMP nel periodo di riferimento, e 16 paesi non hanno risposto alla domanda. Un quadro certamente migliorabile. Infine, altro dato che la WHO ritiene di dover migliorare nei prossimi anni, riguarda la gratuità della raccolta, giacché solo in 57 paesi la raccolta di sangue avviene per il 100% attraverso donatori volontari e non retribuiti.

I valori fondativi alla base di questo giorno sono quelli che emergono spesso su Buonsangue, come si può leggere sul sito della stessa WHO http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/event/en/: massima considerazione dell’asset strategico dell’autosufficienza ematica, cultura del dono come valore comunitario, gestione organizzata delle emergenze e visione nel lungo periodo nel prevedere le trasformazioni sociali (Fig.1)

WHO Giornata Mondiale Blood Donor 14 giugno 2017
Fig.1

Per raggiungere tali finalità, come abbiamo visto nei giorni scorsi percorrendo tutta l’Italia https://www.buonsangue.net/eventi/14-giugno-2017-sara-world-blood-donor-day/, sono moltissime le celebrazioni in ogni angolo del mondo.

Iniziamo dall’Europa: in Belgio, proprio per festeggiare la ricorrenza, dal 6 al 17 giugno moltissime strutture trasfusionali in tutto il paese potranno contare su un’apertura continuativa dalle 10 alle 17 http://www.dondesang.be/fr/news/ouverture-exceptionnelle-le-samedi-17-juin-de-10h00-17h00.

In Francia, annunciata una grande campagna mediatica a cura dell’EFS (Etablissment Francais du Sang), che riguarderà tutti i principali media e marchi nazionali: si tratta dell’operazione intitolata #MissingType attraverso cui brand, istituzioni e aziende più importanti dovranno ritirare dal proprio marchio le lettere A, B e O, simboleggiando così l’esistenza di un gruppo sanguigno mancante https://dondesang.efs.sante.fr/certaines-lettres-ont-plus-de-pouvoir-faites-les-disparaitre e mostrando così come il sangue sia indispensabile per la vita umana come le lettere lo sono per le parole.

In Germania, attraverso un comunicato stampa, le più alte istituzioni nazionali a partire dal ministero della Salute, invitano la popolazione tedesca a donare il sangue con generosità, anche in virtù dei risultati dell’ultimo studio sui numeri della donazione in tutto territorio nazionale che ha mostrato, tra gli altri, un dato eccezionalmente negativo: soltanto il 35% di giovani tra i 18 e i 25 anni è andato a donare almeno una volta http://www.bzga.de/presse/pressemitteilungen/?nummer=1066.

In Ungheria, nel weekend appena trascorso, eventi e pacchetti ricchi di vantaggi in fatto di controlli medici per i donatori studiati nelle maggiori città come Budapest, Debrecen e Gyor: http://www.ovsz.hu/ver/induljon-nyar-vital-veradassal.

Moltissime le iniziative in Spagna, tra cui raccolte speciali per i giovani a Madrid http://ecodiario.eleconomista.es/sociedad/noticias/8422115/06/17/El-centro-de-trasfusiones-llama-a-los-jovenes-a-donar-sangre-y-salvar-3-vidas-ante-el-dia-mundial-del-donante-de-sangre.html, e una settimana intensissima di feste ed eventi pro-donazione alle isole Baleari, a Ibiza, Mallorca e Minorca:  http://www.donasang.org/es_noticies/226/intensa-semana-de-donacion-de-sangre-en-ibiza.

Grande la risposta in tutti gli Stati Uniti: in Texas http://www.kxxv.com/story/35620726/geap-of-waco-to-celebrate-world-blood-donor-day-with-blood-drive raccolte di sangue, eventi, concerti e attività informative e formative; in Michigan collaborazione tra Michigan Blood e Nexcare Bendages per raccolte speciali nei centri trasfusionali locali http://fox17online.com/2017/06/08/june-14th-is-world-blood-donor-day-heres-where-you-can-donate/, e anche in Ohio, a Dayton, la comunità di donatori locali parteciperà alle celebrazioni mondiali con donazioni speciali e promozione della cultura del dono http://www.whio.com/news/local/cbc-celebrates-world-blood-donor-day-next-week/rWp2z5suK2DL3NhGtnepnJ/.

Raccolte speciali di sangue a Springfield (Massachusetts): http://www.masslive.com/living/index.ssf/2017/06/medical_notes_june_5_2017.html.

Il South African National Blood Service http://www.sanbs.org.za/, sulla pagina Facebook dell’istituto, https://www.facebook.com/SANBS/ è invece già attivo, e chiede a tutti i donatori del mese di giugno di inviare le proprie foto e raccontare le proprie storie, nello spirito della condivisione delle esperienze.

In Pakistan la situazione del dono del sangue è tutt’altro che rosea: il sistema è legato per il 90% al dono occasionale dei familiari di chi ha bisogno, e la cultura del dono fatica a diventare un valore condiviso, così come accade nella maggior parte dei paesi a basso reddito. Il senso di una celebrazione mondiale voluta da un’organizzazione autorevole come la World Health Organization è proprio linfa verso una maggiore mobilitazione in paesi dal quadro sociale ancora più sfilacciato che in occidente: così, a Islamabad l’apertura di un centro trasfusionale di grandi dimensioni dovrebbe coincidere proprio con il 14 giugno:  https://www.pakistantoday.com.pk/2017/06/10/only-10-pakistani-donate-blood-voluntarily/.

In Thailandia, impegno per la Croce Rossa Internazionale con eventi, conferenze e donazioni in tutti maggiori centri trasfusionali del paese e t-shirt commemorative in regalo per i primi 100 donatori in ogni città http://lampang.prdnorth.in.th/ct/news/viewnews.php?ID=170609130754.

A Singapore, la Croce Rossa locale premierà alcuni donatori e contestualmente chiede un maggior numero di donazioni nei giorni che precedono e seguiranno la giornata mondiale: https://www.redcross.sg/give-blood/world-blood-donor-day-2017.html.

Passiamo al Sud America. In Bolivia, http://embajadamundialdeactivistasporlapaz.com/es/prensa/videos/dia-mundial-del-donante-de-sangre-2017, gli attivisti di La Paz hanno realizzato uno spot video che riprende i temi centrale della campagna  mediatica ufficiale della World Health Organization , ovvero la necessità di sangue che esplode in occasione degli incidenti imprevisti quando invece sarebbe decisivo donare ogni giorno. Il giornale El Dia, sottolinea invece, promuovendo i valori fondativi della giornata mondiale del donatore, come nel continente solo Brasile, Colombia e Argentina possono vantare una vera e propria cultura del volontariato: http://eldia.com.do/la-donacion-de-sangre-es-un-acto-de-generosidad/.

Concludiamo con Cuba, dove per il 14 giugno, tra gli eventi, sono previste numerose azioni di reclutamento di donatori di nuova generazione, specie nella provincia di Camaguey che da sempre si distingue per l’alto numero di donazioni: http://www.cadenagramonte.cu/english/show/articles/26395:activities-in-camaguey-for-world-blood-donor-day.

 

 

 

 

 

Convegno Avis a Roma, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale: “Far entrare le società profit nell’ambito della raccolta del sangue sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.

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È stato molto denso e pieno di spunti il convegno organizzato da Avis il 7 giugno 2017 e intitolato “Scenari futuri di Avis nella società e nel mondo del lavoro”. I lavori si sono svolti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, e gli ospiti in sala si sono espressi su questioni salienti per il presente e il futuro del sistema sangue italiano.

Vincenzo Saturni, il presidente uscente di Avis Nazionale, ha esordito indicando gli scopi delle ricerche commissionate da Avis al CNR e presentate nel corso della mattinata: “Volevamo riflettere per avere un visione a lungo termine sul futuro della nostra associazione, e tra le varie proposte d’indagine del Consiglio Nazionale delle ricerche, abbiamo individuato due temi per noi più centrali: In primo luogo il rapporto tra Avis e il mondo del lavoro, che nel tempo è cambiato, perché prima esistevano grandi complessi industriali ed era più facile avvicinare agglomerati di lavoratori e coinvolgerli nella donazione. Il cambio del mondo del lavoro così com’è evoluto ha invece modificato le cose: i nuovi contratti non sempre permettono la donazione, e molti lavoratori hanno un po’ paura di forzare le situazioni. Anche le strutture trasfusionali non sempre si sono adattate alle loro esigenze, cosa che invece abbiamo provato a fare noi. Poi, l’altro aspetto interessante, in linea con il nostro lavoro di ricerca storica, è stato indagare la donazione di sangue come prassi sociale. Come modo di essere e modo di vivere, per capire gli scenari da qui al 2027, anno in cui si celebrerà il centenario di Avis. Nel futuro ci sono aspetti da non sottovalutare come l’aumento medio dell’età media della popolazione, che potrebbe far aumentare il bisogno di globuli rossi e ridurre contestualmente il numero dei donatori giovani. Sfide impegnative da fronteggiare, per cui speriamo che queste ricerche possano aiutare”.

Fulmineo l’intervento di Corrado Bonifazi, il Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione, che prima di lasciare spazio al dibattito sulle ricerche ha sottolineato un punto chiave destinato a ritornare nel corso degli interventi successivi: “In un mondo in cui domina l’economicismo – ha detto – ringrazio Avis che ci ha dato la possibilità di approfondire un mondo che si basa su altri criteri”.

Spazio quindi alla fase più tecnica. Il ricercatore CNR Antonio Tintori si è occupato di studiare il tema “Avis nella prassi sociale”. Per Tintori “ricercare uno scenario futuro significa potenziare Avis e rendere più efficace le sue azioni. Il vissuto dell’uomo si basa sulla costruzione sociale e non una diretta emanazione del presente”. A tale scopo sono stati consultati 16 esperti attraverso delle interviste anonime. I tre ambiti di indagine sono stati: area 1) comunicazione della cultura del dono; area 2) benessere e integrazione sociale; area 3) governance e lobbying di Avis. Per ciascuna delle aree sono stati individuati alcuni obiettivi centrali di sistema, tra cui promuovere il dono nelle scuole, incentivare i giovani, coinvolgere gli studenti universitari, accrescere di nuovo il numero di donatori tra la popolazione che lavora, promuovere la donazione come fattore d’integrazione sociale, rafforzare il legame tra dono e salute pubblica, sostenere la donazione come base per stili di vita positivi e far conoscere le differenze tra le diverse tipologie di donazione. Altrettanto importante, tuttavia, per Avis, sarà aumentare l’efficacia della rete, sia interagendo con le strutture non sanitarie sia crescendo in ambito europeo, migliorando e innovando la comunicazione, e naturalmente stringendo collaborazioni con gli attori del sistema sanitario.

Come farlo? Ampio il ventaglio delle soluzioni. Azioni chiave per il raggiungimento degli obiettivi saranno la formazione del personale docente delle scuole sulla cultura del dono, facilitare l’accesso al dono per i lavoratori, collaborare con la Protezione Civile, valorizzare i valori fondativi della cultura del dono come gratuità e solidarietà, e infine potenziare e conformare la comunicazione sui social network e realizzare campagne informative efficaci, attraverso spot televisivi e campagne di sensibilizzazione.

Di un ambito ancora più specifico come il rapporto tra Avis e mondo del lavoro si è occupato invece Mattia Vitiello, anche lui ricercatore CNR: “Avis è una realtà in eterno movimento – ha esordito – e allora il metodo migliore non è quello di fare una fotografia statica. Ecco perché nelle interviste si è provato a fare una biografia della nazione. C’è stato spazio per la narrazione, ovvero ciò che costruisce identità e memoria storica”. Dalla sua ricerca è emerso che la giornata di assenza al lavoro per la donazione è uno strumento utilizzato molto poco; la maggior parte degli avisini preferiscono donare nel giorno di ferie, a testimonianza che a muovere i donatori non sono motivazioni utilitariste, ma semmai i valori fondativi di solidarietà e aiuto reciproco che poi sono quelli fondamentali per una società civile che funziona. Sfida centrale da affrontare nel futuro è e resterà nei prossimi anni sarà il problema generazionale: sarà necessario trovare leader carismatici e nuovi dirigenti che potranno assicurare la continuità con il presente.

Molto ricco di temi trasversali lo spazio dedicato ai relatori illustri. Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna, ha indicato qual è secondo lui il punto chiave su cui Avis dovrà migliorare, ovvero la diffusione della cultura del dono: “La crescita dell’età media della popolazione è un problema serio. Il rischio è quello di andare verso il modello americano, cioè con la donazione a pagamento. Gli americani mi dicono che prima o poi sarà inevitabile, e banalmente sostengono l’assunto che con il pagamento il numero dei donatori aumenta. Ecco perché l’efficienza, per una associazione come Avis non dev’essere il fine ma il mezzo. Platone usa una metafora “il raccolto sarà abbondane se i due cavalli traineranno l’aratro alla stessa velocità”. Questo significa che l’efficienza, nel volontariato, è diffondere la cultura del dono, che è stata espulsa dalla società negli ultimi anni, nella convinzione che legge e contratti fossero sufficienti a garantire la vita pubblica. Ma solo uno sciocco può pensare che una società possa fare a meno della cultura e quindi azzerarla. Il volontariato deve diffondere la cultura del dono, e non della donazione, perché il dono è più potente. La donazione è un regalo materiale, il dono stabilisce un rapporto interpersonale. Di troppa efficienza si muore. L’efficienza, lo ripeto, è un mezzo e non un fine. Passando alla parte propositiva, credo sia necessario che le associazioni prendano accordi con il ministero dell’istruzione per portare il dono nelle scuole e nelle università, e che Avis e la donazione rientrino in un discorso di welfare aziendale. Parlare col mondo dell’impresa avrebbe un impatto notevolissimo. Infine, bisognerebbe curare di più il rapporto con il donatore, non quello formale, ma sul piano culturale. Vanno coltivati. L’organizzazione deve valorizzare il principio di reciprocità, che è dare senza perdere e prendere senza togliere”.

Sul rapporto tra situazione italiana e sensibilità europea si è invece soffermata invece Emilia Grazia De Biasi, senatrice PD e Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “È importante far fruttare questa ricerca. Nella sfera del dono c’è qualche zona di ambiguità nella riforma del terzo settore, perché la cultura del dono, non solo del sangue, rischia di essere travolta dal numero di soggetti che potranno sostituirsi. C’è un problema di battaglia europea rispetto alla gratuità della donazione. L’industria produce farmaci. È un punto molto inquietante, e in Europa non c’è grande attenzione. La battaglia si sposterà sui fattori economici, il costo dei farmaci, la formulazione de bandi, la regola del massimo ribasso. Avis, avrà allora il ruolo di apripista su questi temi in Europa, portando l’idea del dono gratuito. L’etica del dono e quindi la comunicazione deve avvenire su vari livelli. Io vedo in primo luogo il rischio dell’ignoranza. Si sa retoricamente che la donazione è importante ma bisogna fare di più: per esempio bisogna far sapere tutti i benefici che una donazione può portare. Vedo poi anche lo stigma. Per esempio, sul discorso degli stranieri bisogna lavorare ancora molto, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che arrivino gli immigrati e donino il sangue. Io credo che ci sia una stortura nel nostro paese, non solo un problema di generazione invecchiata al comando. Bisogna cambiare le modalità di reclutamento elle classi dirigenti. Andando avanti così creiamo un paese disperso con un’idea di potere errata. Bisogna far crescere il fiume e avere generazioni che comunichino l’una con l’altra. La nostra società è a rischio ma ha anche enormi potenzialità”.

Proprio al rapporto tra Interessi economici e necessità sistematiche di mantenere la gratuità è dedicata allora la chiusura molto forte di Vincenzo Saturni: “Uno dei primi tentativi di Juncker (Presidente della Commissione Europea, n.d.r.) è stato quello d spostare la plasmaderivazione sotto la commissione industria e non sotto la sanità. È importantissimo che resti sotto la sanità e no di Avis siamo stati tra i primi a sensibilizzare gli europarlamentari a evitare che lo spostamento accadesse. Inoltre abbiamo inserito il pittogramma che consente di capire da dove viene il plasma utilizzato per i farmaci. La preoccupazione nostra in vista del decreto del terzo settore è che alle 23.59 di un 31 dicembre qualsiasi si aggiunga alla legge 219, che stabilisce che la raccolta del sangue è e deve essere organizzata da imprese no profit, una stringa che ammette anche le imprese profit. Su questo la senatrice Di Biasi è sempre molto sensibile. È importante capire che una cosa del genere sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.  

Il 14 giugno Giornata Mondiale del donatore. Alla scoperta di una campagna mediatica che fa discutere

Si avvicina il World Blood Donor Day 2017, che cadrà il 14 giugno. Su Buonsangue, nei prossimi giorni, proveremo a raccontarvi le iniziative speciali che saranno organizzate in Italia e all’estero in occasione di una ricorrenza importantissima per tutto il mondo dei donatori e non solo.

Sul sito della World Health Organization http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/en/ è già stata lanciata la campagna mediatica per l’anno in corso, eccola qui:

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La campagna WBDD 2017

Quattro immagini: nell’ordine, con un protagonista raffigurante l’area asiatica, poi quella africana, quella euroamericana e infine quella mediterranea. Tutti tengono in mano una goccia di sangue. Alle loro spalle, quattro sfondi diversi che rappresentano scenari disastrati e d’emergenza: il salvataggio di un bambino, una presunta esplosione con una ragazza ferita, un’evacuazione in città e un disastro ferroviario. In alto, prima bianco poi rosso sangue il claim, che dice: “Non aspettare fino a che i disastri colpiscono. Cosa puoi fare? Dona sangue. Dona ora. Dona spesso”.

 Sorprende un po’, in controtendenza con la campagna molto rassicurante dello scorso anno, la scelta dell’Organizzazione mondiale della Sanità di affidarsi a ciò che nel gergo pubblicitario si chiama shockvertising https://it.wikipedia.org/wiki/Shockvertising, ovvero un messaggio basato su immagini forti che puntano a suscitare nel pubblico emozioni pregnanti come ansia e paura, molle che poi dovrebbero ispirare e motivare l’azione riparatoria.

Una scelta che pagherà? Difficile dirlo.  È probabile che chi ha pensato la campagna abbia voluto sensibilizzare il pubblico servendosi di un sentimento condiviso che nasce dall’attualità, vista la ricorrenza e la rapidità con ormai gli episodi tragici entrano ed escono dalle nostre vite. Eppure, sebbene il claim sia secco e diretto e riesca a convogliare un messaggio necessario per la cultura del dono, proprio nell’interazione tra testo e immagini si trova il punto debole di questa campagna. Nell’immediatezza può sviare. Guardando le immagini con la velocità di fruizione a cui siamo abituati, senza la riflessione comparata tra testo e immagine, il messaggio che rischia di arrivare è proprio quello contrario: ovvero di essere pronti a donare quando l’emergenza lo richiede.

È ormai noto, inoltre, che la comunicazione odierna più efficace, soprattutto sui social media, e quella che offre la possibilità agli utenti di condividere messaggi positivi, e che in larga parte si serve dell’ironia. Una considerazione condivisa, come abbiamo testimoniato in occasione dell’assemblea generale Avis a Milano, anche da un grande esperto di pubblicità sociale come Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso https://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-milano-presidente/. Nel suo intervento nella giornata d’apertura, Contri, proprio parlando di campagne delicate come quelle sui temi “pesanti” come dono del sangue o violenza delle donne, ha sottolineato con forza l’importanza di riuscire a innescare il meccanismo della viralità, l’unico che risulta davvero efficace.

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La campagna WBDD 2016

copriremo nei prossimi giorni se le associazioni di donatori italiane e straniere sceglieranno di assecondare la campana della WHO o se prepareranno iniziative mediatiche proprie; ma intanto è bene ricordare che il messaggio profondo di ogni campagna sul dono, qualunque essa sia, è sempre lo stesso: il sangue serve sempre, e un gesto semplice come il dono può essere d’importanza enorme per ciascuno di noi.

Quanto costa (e quanto vale) il sistema sangue: se l’analisi economica si dimentica di occuparsi anche dei pazienti

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È del 25 aprile un lungo pezzo inchiesta a firma di Maria Sorbi, su Il Giornale, a proposito del sistema sangue italiano.

Per chi non avesse già avuto modo di leggerlo, eccolo qui nella sua versione integrale: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quasi-mille-euro-litro-cos-funziona-lindustria-sangue-1389828.html.

Il pezzo ha una certa utilità per chi non è particolarmente pratico del funzionamento generale del sistema: spiega come si arriva da una sacca di sangue donata a una trasfusa, interroga alcune tra le massime autorità italiane in materia sangue come Giancarlo Liumbruno (presidente del Centro Nazionale Sangue) e Vincenzo Saturni (presidente Avis Nazionale), e accenna alle politiche di riorganizzazione logistica del settore nell’ottica della riduzione dei costi, con la futura chiusura dei centri trasfusionali più piccoli che non assicurano una raccolta significativa a vantaggio dei centri più grossi e performativi.

Tutte questioni ben riassunte per i profani ma assolutamente risapute per gli addetti ai lavori. Il focus principale dell’approfondimento è però, a tutti gli effetti, la questione economica.

Sempre e solo l’economia, sovrana assoluta anche in settori come la salute in cui la logica di bilancio non può e non dovrebbe essere predominante: leggendo, invece, veniamo a sapere quanto costa una trasfusione, chi viene pagato nella filiera, quanto valgono i rimborsi per le associazioni e, soprattutto, quanto costa ogni singolo emocomponente secondo il tariffario approvato dal Ministero della Sanità affinché sia regolato lo scambio interregionale dei prodotti secondo le esigenze individuali di ogni regione, in stile high-lights del tariffario ufficiale peraltro scaricabile sul sito di Avis, a questo link.

Sul discorso economico, va da sé, ben vengano trasparenza e informazione, ma forse sarebbe stato meglio evitare alcuni riferimenti ai “carati” o al nuovo “oro rosso”, che specie quando si riferisce al settore pubblico finiscono per essere facilmente fraintesi.

Sono gli sprechi e le cattive gestioni i punti da migliorare, e questo vale per tutti i settori e anche per i sistemi misti (se pensiamo al sistema sangue è d’attualità una situazione di stallo sul conto-lavorazione in Liguria che potrebbe per l’appunto generare sprechi evitabili). Anche perché, a ben vedere, il grande assente di questo approfondimento pubblicato da Il Giornale sembra essere l’attore principale, cioè chi del sangue ne ha bisogno per la propria salute: il paziente.

Sommando il biennio 2014-2015, dai dati del Centro Nazionale Sangue (Tab.6), ci sono state circa 6.200.000 unità trasfuse in assoluta sicurezza e con altissimi standard qualitativi. Un numero altissimo che testimonia che il sangue è vita, e che la vita non ha prezzo.

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Stefano Giuntini: “La storia di Plasmaman è appena iniziata”. Intervista al fondatore di Lucca Effetto Cinema Notte

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Torniamo su Plasmaman, l’eroe paladino dei donatori ideato dalla collaborazione tra Fratres Toscana e Lucca Film Festival. Dopo aver intervistato Luciano Verdiani, presidente di Fratres Toscana, che in una recente intervista ci ha parlato dell’importanza di Plasmaman dal punto di vista dei donatori (https://www.buonsangue.net/interviste/intervista-luciano-verdiani-presidente-fratres-toscana-plasma-man-lidea-giusta-portare-giovani-al-dono/), ecco il racconto di come Plasmaman è nato sul piano del processo creativo, sull’evento di presentazione dell’8 aprile al Lucca Film Festival diretto da Nicola Borrelli, e infine sugli sviluppi futuri di un’idea che è piaciuta moltissimo al pubblico di adulti e ragazzi.

Ecco le parole di Stefano Giuntini, giornalista, web editor e fondatore di Lucca Effetto Cinema Notte, tra i padri di Plasmaman.

 Stefano, com’è nata l’idea di promuovere la donazione del sangue e la cultura del dono in un contesto in apparenza legato all’evasione come il Lucca Film Festival?

Abbiamo da diversi anni, grazie alla nostra convinzione, l’idea che all’interno di un contenitore legato all’intrattenimento si possa e si debba fare qualcosa che abbia a che fare con le campagne sociali e solidali, tra cui la donazione di sangue. Dentro lo spazio di Effetto Cinema Notte già nel 2014, in occasione della morte di Robin Williams, proiettammo il film Patch Adams legandoci all’associazione “Ridere Per Vivere”, i clown dottori che fanno assistenza ai bambini malati in ospedale, e di lì è nato l’inserto sociale in Effetto Cinema Notte. L’anno dopo volevamo ripetere l’esperienza, e in accordo con la dottoressa Francesca Pacini del centro trasfusionale di Lucca pensammo che lo spazio era perfetto per veicolare il messaggio del dono. Così abbiamo voluto ribaltare l’idea delle campagne sociali del salvataggio del mondo, del dono come un atto fin troppo serioso, e così chiamammo la campagna “Normale donare”. Sdoganare la normalità del dono del sangue era importante. Quest’anno la storia continua, ci piaceva cerare un vero e proprio testimonial sulla donazione, che è una cosa importantissima perché tutti noi siamo in condizione di aver bisogno di sangue. Siamo andati a Fratres a proporre Plasmaman con il direttore Verdiani, e dopo esserci informati su tutte le problematiche legate alla promozione del sangue e appreso che anche Fratres aveva bisogno di un simbolo, abbiamo proposto le prime bozze di quello che poi è diventato Plasmaman.

Come vi siete mossi dal punto di visto operativo?

Abbiamo creato una squadra capitanata da Alessandro di Giulio (produttore esecutivo di Lucca Effetto Cinema Notte) con la supervisione mia e di Elisa D’Agostino (responsabile di produzione), in continuo scambio di idee con il capo ufficio stampa e comunicazione di Fratres. La produzione esecutiva di Effetto Cinema Notte ha poi assegnato lo studio del personaggio a Federico Taddeucci, che è di Lucca, visto che qui a Lucca c’è anche Lucca Comics, e sono arrivati i primi bozzetti che avevano come modello Superman, fino alla versione definitiva. Lo slogan è venuto in mente a me, quasi per caso, ed è questo: “Donare il sangue ti rende poco super… ma molto eroe”. Da lì abbiamo iniziato a fare manifesti, il comune di Lucca ci ha patrocinato, e perché tutta la promozione fosse di alto livello abbiamo l’animazione i gruppi cosplay di “Marvel Cosplay Italia” e “Legends of Gotham”, le due maggiori case editrici di fumetti con supereroi, e così è successo che Plasmaman è stato presentato dai suoi più illustri colleghi, come Iron Man, Batman e Wonder Woman. Una presentazione indimenticabile. Ci tengo poi a ricordare tutti coloro i quali hanno composto la squadra: se Plasmaman è stato ideato e disegnato da Federico Taddeucci, il costume è stato materialmente prodotto dalla nostra Mayla Griotti.

Siete soddisfatti dei risultati?

Plasmaman è stato un grandissimo successo, alla stampa è piaciuto tantissimo, ha cominciato a girare ed è già richiesto in Puglia e Calabria e speriamo che possa diventare un testimonial sempre più efficace. Potrebbe diventare un vero e proprio fumetto, ma la storia di Plasmaman è appena iniziata e chissà dove potrà arrivare. Intanto si è già parlato con Lucca Comics, ma alla prova del riscontro pubblico si vedeva subito che l’idea funzionava bene. Plasmaman ha addirittura rubato la scena ad alcuni dei suoi colleghi più celebri. Un giorno chissà, potrà avere la sua family e i suoi nemici da sconfiggere. Il personaggio è stato creato per fare il massimo sotto il piano della comunicazione mass-mediale. Siamo convinti che sia la strada giusta. Certe campagne son troppo seriose, la gente bisogna prenderla con la fantasia e con un sorriso.

 

 

 

 

Lettera aperta dei donatori alla ministra Lorenzin: “Da 10 anni nessuna malattia trasmessa con le trasfusioni”

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In questi giorni ha suscitato diverse reazioni il messaggio inviato da Beatrice Lorenzin in occasione della Giornata Mondiale dell’Emofilia. Noi di Buonsangue abbiamo registrato ogni passaggio, dalle parole della ministra alle reazioni dell’universo sangue.

Oggi riceviamo una lettera aperta dei donatori alla Lorenzin che ribadisce la sicurezza di plasma e sangue raccolti in Italia, l’assenza di casi negativi nel paese negli ultimi 10 anni, il lavoro delle associazioni nel promulgare la cultura del dono e il corretto stile di vita dei donatori.

Inoltre, la lettera firmata da Vincenzo Saturni (Presidente AVIS Nazionale), Aldo Ozino Caligaris (Presidente Nazionale FIDAS) e Sergio Ballestracci (Presidente Nazionale FRATRES), chiede un “incontro urgente” alla ministra per una rappresentazione adeguata e condivisa del Sistema Trasfusionale e delle sue eccellenze.

 Ecco il testo integrale della lettera. Per conoscere nei dettagli il messaggio della ministra e le reazioni del mondo trasfusionale e non solo, è possibile approfondire qui, qui e qui.

 Sangue e plasma sicuro:
lettera aperta dei donatori alla Ministra Lorenzin

“In questi giorni si è molto parlato di trasfusioni e di farmaci plasmaderivati. Giova forse ripetere che la sentenza di risarcimento rispetto a chi aveva contratto infezioni tramite trasfusioni si riferisce a episodi di oltre 20 anni fa. Siamo lieti che questa vicenda sia giunta a conclusione e altrettanto lieti che il quadro oggi sia radicalmente diverso. E questo non dipende dalla fortuna, ma dall’impegno di tutti gli attori del sistema trasfusionale, anche dei volontari che noi rappresentiamo.

Siamo, inoltre, certi che la Ministra Lorenzin non volesse offendere nessuno nella sua lettera in occasione della XIII giornata dell’emofilia, né tantomeno il milione e 700 mila donatori di sangue del nostro Paese che compiono un importante gesto di solidarietà e di impegno civile.

Peraltro proprio il ministero della Sanità ha lanciato il pittogramma per il plasma, quell’etichetta che ha la finalità di sostenere i valori su cui si fondano il Sistema trasfusionale italiano e la cultura del dono. Il pittogramma, che per esempio è già operativo in Regione Toscana, si trova su tutti i plasmaderivati lavorati a partire dal plasma di donatori volontari, non remunerati e consapevoli. Sono loro, infatti, la prima garanzia di qualità e sicurezza del sistema.

Sicurezza e qualità, dunque: non è un caso, infatti, se da oltre 10 anni non si verificano nel nostro paese trasmissioni di malattie tramite trasfusioni di sangue.

Siamo sempre consapevoli che il fine ultimo della nostra azione come volontari e donatori di sangue sia il malato. Chiediamo pertanto un incontro urgente alla signora Ministro per poterle rappresentare in modo puntuale il nostro ruolo in un Sistema Trasfusionale, come quello italiano, che rappresenta un‘eccellenza.”

Vincenzo Saturni,

Presidente AVIS Nazionale

Aldo Ozino Caligaris

Presidente Nazionale FIDAS

Sergio Ballestracci

Presidente Nazionale FRATRES

“I plasmaderivati fonte di pericolo per i pazienti” Così la ministra Lorenzin seppellisce il mondo dei donatori

La ministra Beatrice Lorenzin con Vincenzo Saturni (Presidente Avis) e Aldo Ozino Caligaris (Presidente Fidas)

“I farmaci ottenuti con tecnologia del Dna ricombinante di ultima generazione garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”.

Questa dichiarazione non è di un fiero avversario degli emoderivati né di un industriale arricchitosi con i ricombinanti, bensì della ministra della Salute, on. Beatrice Lorenzin, che per la XII Giornata mondiale dell’emofilia celebrata ieri a Roma, ha pensato bene di supplire alla sua assenza facendo leggere un suo comunicato nel quale – in poche righe – di fatto distrugge l’impianto di raccolta e di lavorazione del sangue e del plasma che in Italia conta oltre 1.700.000 donatori.

La dichiarazione della ministra piomba come un macigno su anni di ricerche, di sforzi per la sicurezza e di cure per migliaia e migliaia di pazienti che hanno avuto nei plasmaderivati (per esempio i cosiddetti medicinali salvavita) un aiuto fondamentale per la qualità della loro esistenza.

Il passaggio di cui abbiamo dato conto tra virgolette, è stato riportato fedelmente da alcune agenzie di stampa (es. Agi e Askanews) e non è stato né smentito né rettificato. Difficile valutare la portata di una tale presa di posizione della ministra sia tra i pazienti (e nell’intero settore medico-sanitario) e ovviamente tra i donatori. Certamente si tratta di un’affermazione che – nella Giornata mondiale dell’Emofilia – colpisce le fondamenta di un sistema che ha nel Centro nazionale sangue e nelle sue espressioni regionali (Crs) un punto di eccellenza del sistema sanitario nazionale. Per non parlare poi di Aifa, l’organismo che vigila sulla sicurezza e autorizza di conseguenza. Le parole della ministra farebbero pensare che vigilanza, controllo e tutela dei pazienti sono solo teoria.

Buonsangue cercherà adesso di capire quali reazioni e quali conseguenze questa dichiarazione della ministra Lorenzin ha suscitato nel mondo della donazione e della raccolta del sangue.

Ecco dov’è possibile leggere il messaggio integrale della ministra Beatrice Lorenzin: Messaggio Lorenzin Integrale