Cristiano Lena (Fidas) sulle donazioni: “Lavorare tutti insieme, questa è l’unica strada”

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

Un evento nazionale, un giorno da condividere per tutti gli associati Fidas allo scopo di richiamare tutti i donatori all’importanza dei percorsi futuri da compiere nel nome degli obiettivi associativi: il primo ottobre 2017 è stata la VIII giornata nazionale Fidas http://Fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-Fidas/, e su Buonsangue, per conoscere più a fondo lo spirito dell’iniziativa e capire meglio la filosofia di Fidas su punti chiave come il reclutamento giovanile, abbiamo intervistato Cristiano Lena, responsabile comunicazione della seconda associazione italiana di donatori organizzata per numero di iscritti.  Ecco le sue parole sui temi più d’attualità, dall’evento appena trascorso a come si può migliorare il racconto del sangue sui media generalisti.

Cristiano, domenica scorsa è stata la VIII giornata nazionale della Fidas. Come nasce questa iniziativa e qual è il ritorno di un evento che ha chiamato in causa 450 mila donatori Fidas divisi in 1200 sezioni in tutta Italia?

Nel 2009 Fidas ha voluto istituire la “Giornata nazionale Fidas” per esprimere con entusiasmo ed orgoglio l’appartenenza delle Associazioni federate alla Federazione nazionale, nonché per conseguire insieme una sempre maggiore visibilità attraverso i mezzi di comunicazione. Uno dei punti di forza della Federazione, infatti, è l’autonomia delle 74 associazioni federate che operano su tutto il territorio nazionale. Ma c’è un rovescio della medaglia. Proprio questa autonomia permette alle diverse realtà locali, articolate in quasi 1200 sezioni, di mantenere il proprio nome originario. Perciò è nata l’esigenza di celebrare, la prima domenica di ottobre, l’appartenenza alla Federazione, attraverso momenti di sensibilizzazione e coinvolgimento ed adottando un claim comune. Quindi da una parte la “fidelizzazione”, ma dall’altra la volontà di sottolineare come si stia lavorando per un unico obiettivo nonostante le differenze del nome. E non ultimo il desiderio di ringraziare gli oltre 450mila donatori di sangue ed emocomponenti che fanno parte della famiglia Fidas.

Cristiano Lena, responsabile comunicazione Fidas

Della donazione si parla molto, ma la mia sensazione è che spesso avvenga in mondi che ancora faticano a parlare tra loro con costrutto. Mi riferisco soprattutto ai media che si occupano solo delle carenze, e fanno pochissima formazione e in-formazione. Da responsabile della comunicazione Fidas cosa si può fare sul piano della giusta percezione del pubblico di un gesto come il dono e della sua importanza?

Sollevi una questione complessa, ma che negli ultimi anni ha visto un evidente cambio di rotta. Per tanto tempo i media si sono occupati di sangue solo in maniera marginale e solamente in casi in cui la notizia era legata a particolari criticità. Proprio nel febbraio 2010 il presidente nazionale Fidas Aldo Ozino Caligaris si era rivolto direttamente agli organi di stampa sottolineando questa carenza (http://Fidas.it/perche-non-ci-fate-parlare-di-donazione-di-sangue-una-domanda-agli-organi-di-stampa/). Ma la situazione è nettamente cambiata anche grazie al fatto che il volontariato del dono del sangue ha rafforzato il proprio status di fronte all’opinione pubblica. Se per tanto tempo le stesse realtà associative hanno svolto il ruolo di Cenerentola, negli ultimi anni, ritrovata la scarpetta di cristallo, Cenerentola ha smesso di lucidare pavimenti, e ha cominciato a presentarsi con un look adeguato. Ovviamente non è tutto così semplice, occorre lavorare su più fronti: innanzitutto comunicando correttamente la propria identità, ricordando che per il mondo del volontariato non è prioritario il “marchio di fabbrica” quanto il “prodotto” che si vuole pubblicizzare, ossia la mission dell’associazione. Ritengo che i media si siano accorti che la mission delle diverse realtà del dono sia la medesima e lì dove Federazioni e Associazioni dei donatori di sangue lavorano in sinergia, si vedono i risultati sul piano della visibilità.

Il recente caso del Lazio ha chiamato in causa la solidarietà dei donatori. In Fidas come vi siete mossi? Esistono delle prassi consolidate per reagire ai momenti di emergenza?

La Conferenza Stato Regioni del 7 luglio 2016 ha approvato il “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale alle maxi-emergenze” e purtroppo diversi episodi hanno già collaudato la validità dello stesso. La diffusione del Chikungunya è sicuramente un’emergenza trasfusionale che ha richiesto l’intervento di tutti gli attori del Sistema Sangue. Fidas, come pure Avis, Fratres e Croce Rossa, si sono attivate secondo le indicazioni del Centro Nazionale Sangue incrementando le attività di raccolta nelle zone non interessate dal virus e contribuendo a fornire sul territorio le corrette informazioni. In questo modo, e grazie alla compensazione interregionale, si sta tenendo sotto controllo la situazione dimostrando che il Sistema sangue nazionale funziona, anche se è ancora perfettibile.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, per avvicinare sempre di più i giovani al gesto della donazione periodica? Quanto è importante il racconto diretto di chi dal dono ha ricevuto maggiore salute e benessere?

Rispondendo da professore, posso confermarti che la domanda è una di quelle “difficili”. Da una parte ritengo che i giovani abbiano sempre più bisogno di creare nuovi legami sociali e che sia importante il riferimento associativo, la condivisione di ciò che si fa con altri coetanei. Ovviamente gli strumenti che utilizziamo devono parlare il loro linguaggio, altrimenti si perdono solamente tempo ed energie, per questo è importante l’utilizzo qualificato dei social. Ma penso che ci siano due dimensioni irrinunciabili: la prima è la componente familiare. Generalmente i genitori che donano il sangue riescono a trasmettere, quasi con il latte materno ai propri figli, il valore del dono e l’importanza di contribuire con un gesto semplice al benessere degli altri. La seconda componente è la testimonianza diretta di chi ha ricevuto la vita grazie alla generosità dei donatori. Per questo nella nostra comunicazione cerchiamo di ricordare sempre, grazie alla voce dei beneficiari, dove va a finire il sangue.

 

 

 

Fidas e il Giro d’Italia, un sodalizio iniziato nel 2015

CarovanaGiro1

Sport e volontariato del sangue s’incontrano spesso, stringendo matrimoni all’insegna del concetto di vita sana e del senso di comunità. Non di rado grandi campioni dello sport nazionale hanno abbracciato come testimonial il mondo della donazione, ma quest’anno Fidas ha scelto di legarsi a una della più importanti e amate manifestazioni della storia sportiva italiana: il Giro d’Italia, giunto alla 100esima edizione. 3615 km totali, che una carovana Fidas percorrerà insieme ai ciclisti per diffondere la cultura del dono per tutte le strade d’Italia, dalla Sicilia alle Alpi. A raccontarci l’iniziativa è intervenuto Cristiano Lena, responsabile della comunicazione di Fidas Nazionale.

 Cristiano, Fidas e Il Giro d’Italia, insieme. Quando e come nasce questa collaborazione, e che obiettivi di comunicazione si propone?

L’idea di collaborare con il Giro d’Italia è nata nel 2015 su proposta dell’allora vicepresidente nazionale della FIDAS Alessandro Biadene. Dopo due anni in cui avevamo fatto il giro d’Italia prima in barca a vela (2013, FIDAS Coast to Coast) e poi in camper (2014 FIDAS On the Road), abbiamo scelto le due ruote all’interno della più grande manifestazione ciclistica del Paese. Ovviamente il primo obiettivo è stato quello di acquisire sempre maggiore visibilità, attraversando l’Italia per oltre 3000 km anche in zone dove non sono presenti delle associazioni Federate. La prima esperienza, caratterizzata dal claim FIDASaround, è stata davvero positiva anche se per noi totalmente nuova. Ci ha permesso di far conoscere sempre più l’attività che svolgiamo e di sensibilizzare la popolazione sulla donazione di sangue e di emocomponenti. Ma abbiamo voluto legare questa avventura anche all’idea che donazione e sport sono un binomio inscindibile: per entrambi è fondamentale seguire corretti stili di vita e il buono stato di salute proprio dello sportivo è requisito di base per poter donare sangue. Il Giro, inoltre, è una bella metafora della donazione: in entrambi i casi occorre fare un lavoro di squadra, affrontare con grinta le salite e non perdere di vista la meta anche quando si è in volata.

Così siamo stati nuovamente presenti nella Carovana del Giro nel 2016, con il claim “Il sangue non è acqua”.

Raccontaci delle iniziative che ci saranno lungo tutto il percorso, fino all’ultima tappa a Milano il 28 maggio.

Sarà compito delle Associazioni federate sfruttare questa opportunità per diffondere il valore del dono. E ogni realtà si è organizzata secondo la propria sensibilità e, soprattutto, secondo le risorse a disposizione. Per cui lungo il precorso del Giro ci saranno i volontari delle associazioni FIDAS con il proprio stand che distribuiranno materiale informativo, come pure sono previsti momenti di aggregazione e di accoglienza dei nostri due giovani alla guida del mezzo FIDAS. Certamente sarà importante centrare il messaggio visto che il passaggio della Carovana è piuttosto veloce e per questo occorre lanciare un input che speriamo che il pubblico raccolga. Quest’anno abbiamo scelto il claim “prima di partire”: programmando vacanze e viaggi, è bene programmare, con l’associazione di riferimento e con i Servizi Trasfusionali, anche un gesto di solidarietà in modo da evitare i periodi di criticità che spesso caratterizzano i mesi estivi. Per ricordarlo distribuiranno delle targhette per le valigie, così #primadipartire tutti potranno ricordarsi dell’importanza di un gesto volontario, anonimo, gratuito e responsabile come la donazione del sangue.

Lo sport, con i suoi campioni, la passione che suscita, è probabilmente il miglior veicolo promozionale per iniettare nei giovani la cultura della donazione. Sei d’accordo? Si può provare a coinvolgere di più il Coni e le varie leghe nazionali per stingere un rapporto sport – dono del sangue duraturo e in grado di avere risultati nel lungo periodo?

Da sempre FIDAS crede nella sinergia tra sport e donazione di sangue. In passato atleti di diverse discipline hanno indossato la maglia della FIDAS sostenendo l’importanza di uno stile di vita sano, di cui lo sport è una componente essenziale. Per questo abbiamo sempre lavorato a fianco di istituzioni, enti e associazioni che promuovono lo sport. Ma in prima linea sono stati gli atleti a raccogliere il nostro invito, come i campioni delle Fiamme Oro Gran Fondo della Polizia di Stato, o i Carabinieri dei Gruppi sportivi, o ancora gli atleti delle Fiamme Gialle. E ancora Rosalba Forciniti, bronzo nel judo alle olimpiadi di Londra 2012 o Aglaia Pezzato finalista nella staffetta 4×100 stile libero alle olimpiadi di Rio.  Inoltre sono in cantiere altre collaborazioni come ad esempio i camp che partiranno a giugno con AIC (Associazione Italiana Calcio) volta ad un educazione dei giovanissimi allo sport e ai valori della solidarietà.

FIDAS esce da un periodo importante in fatto di dialogo interno. Cosa è emerso dal congresso di Milano? In cosa può migliorare la vita associativa, e in generale il sistema sangue?

Il 56° Congresso nazionale che si è svolto a Bergamo ha contribuito ad un confronto costruttivo tra le oltre 70 Federate che complessivamente raccolgono oltre 450mila donatori in 18 Regioni. Il 2016 per molti aspetti è stato un anno difficile: i nuovi requisiti di qualità e sicurezza del sangue, presentati con il DM 2 novembre 2015, hanno richiesto un’attività di informazione nei confronti dei donatori; inoltre la riorganizzazione della Rete trasfusionale, in particolare in alcune Regioni, ha comportato una flessione nei dati a livello nazionale. Infine l’entrata in vigore delle Convenzioni, predisposte secondo il nuovo schema tipo, comporta fondamentalmente un maggior impegno delle Associazioni per rispondere, in modo costante e responsabile, alle necessità programmate dei bisogni trasfusionali regionali, concordati con le Strutture regionali di Coordinamento secondo una programmazione condivisa in fase di predisposizione, di attuazione e di verifica.

Certamente alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue è richiesta la capacità di stare al passo con i cambiamenti necessari ad un sistema in continuo divenire. È necessario rispondere alla logica della programmazione e dell’utilizzo corretto delle risorse, non dimenticando le motivazioni che spingono i volontari a lavorare per il meglio, superando il modello spontaneistico che oggi non è più attuabile.

In tutto questo non possiamo dimenticare che le associazioni hanno bisogno di un continuo ricambio generazionale e all’interno del Congresso FIDAS è emersa in maniera evidente come la componente giovanile stia crescendo bene, trovando il proprio ruolo all’interno della Federazione.

 E quando il Giro sarà finito? È in programma qualche altra campagna di comunicazione per tenere alta l’attenzione sul dono anche per l’estate? Cosa avete in programma?

A giugno l’appuntamento è con la giornata mondiale del donatore di sangue, il 14. In quell’occasione, insieme agli altri attori del Sistema Trasfusionale, vivremo un momento istituzionale al Ministero della Salute con il ministro Lorenzin. A luglio poi torneremo a sfidare le acque dello stretto di Messina con la Traversata della Solidarietà, mentre a fine agosto celebreremo la decima edizione della 24 Ore del Donatore a Caldiero, in provincia di Verona e quest’anno vogliamo superare tutti i record, già positivi, degli anni precedenti.