Vaccinati e dono del sangue, tutte le indicazioni del Cns da conoscere

Una nota del Centro nazionale sangue definisce e chiarifica tutte le indicazioni necessarie da tenere a mente per i donatori vaccinati.

L’incedere della campagna vaccinale, con numeri sempre più importanti che coinvolgono moltissimi donatori di sangue, rende infatti necessario sancire bene ogni passaggio in base alle regole della medicina trasfusionale contenute nella “Guide to the preparation, use and quality assurance of blood components” e secondo i precetti dell’European Centre for Disease Prevention and Control.

Ecco, direttamente dal sito del Cns, i passaggi del documento pubblicato lo scorso 21 dicembre con tutto ciò che bisogna sapere, con in più, in basso gli ultimi aggiornamenti

  • i soggetti vaccinati con virus attenuati (ad es. vaccini che utilizzano la tecnologia del vettore virale o virus vivi attenuati) possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 4
    settimane da ciascun episodio vaccinale;
  • i soggetti asintomatici vaccinati con virus inattivati, vaccini che non contengono agenti vivi o vaccini ricombinanti (ad es. vaccini a base di mRNA o sub-unità proteiche) possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 48 ore da ciascun episodio vaccinale. Quale misura precauzionale, i soggetti che abbiano sviluppato sintomi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi.
    Nelle situazioni nelle quali al donatore sia stato somministrato un vaccino anti-SARS-CoV-2 di cui manchino o non si riescano a reperire sufficienti informazioni, i soggetti possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 4 settimane da ciascun episodio vaccinale.
  • Si ribadisce, inoltre, che i donatori lungamente positivi al test per la ricerca del genoma virale su tampone naso-faringeo, possono essere riammessi alla donazione solo a fronte dell’esito negativo del predetto test;
  • qualora le regioni non abbiamo identificato appositi percorsi per garantire la negatività del test in parola, sarà cura del servizio trasfusionale prescriverne l’effettuazione ai fini della riammissione del donatore.
  • I Responsabili delle SRC sono invitati a dare tempestiva attuazione alle suddette indicazioni, informando i
    Servizi trasfusionali operanti nelle Regioni e Province autonome di rispettiva competenza e le Banche di sangue
    cordonale, ove presenti.

Gli aggiornamenti, naturalmente, riguardano il vaccino Johnson & Johnson:

Update – VaccinoCOVID-19 JANSSEN (Johnson & Johnson) e donazione
Nell’ambito della campagna vaccinale che interesserà la gran parte della popolazione, è disponibile il Vaccino COVID-19 JANSSEN (Johnson & Johnson) che si basa su un vettore adenovirale umano, caratterizzato da un deficit di replicazione; non riproducendosi esso non causa ulteriori infezioni e agisce invece come un vettore per trasferire la proteina Spike del SARS-CoV-2.

Pertanto, per il Vaccino COVID-19 JANSSEN (Johnson & Johnson) valgono le stesse indicazioni sull’eleggibilità dei donatori sottoposti al vaccino anti-Covid-19 previste per gli altri vaccini attualmente disponibili e adottati per il piano vaccinale italiano (COVID-19 MODERNA, COVID-19 PFIZER-BIONTECH, VAXZEVRIA (ex COVID-19 VACCINE ASTRAZENECA) contenute nella nota del Centro Nazionale Sangue.

Il mercato del plasma in Usa: tutto quello che c’è da sapere in una video – inchiesta di Business Insider

Business Insider, media internazionale dotato di un canale YouTube con 4,3 milioni di iscritti, affronta il problema del plasma a pagamento negli Stati Uniti d’America in un servizio di circa 9 minuti ben documentato e in grado di toccare tutte le implicazioni sul mercato del plasma in Usa da noi spesso affrontate in questi anni.

L’approccio è il più possibile equidistante, non c’è una tesi che l’inchiesta vuole imporre come positiva. La raccolta plasma a pagamento è ben inquadrata nel suo contesto e sviluppata nelle sue conseguenze, qualunque esse siano.

Ecco il servizio completo, da vedere assolutamente:

Ecco secondo noi gli argomenti più importanti che vengono affrontati nel servizio, e che i lettori di Buonsangue e Donatorih24 conoscono bene:

  1. Crescita esponenziale del giro d’affari sul plasma fino al 2027
  2. Legame tra situazione d’indigenza e dono del plasma
  3. Concentrazione dei centri di raccolta americani nelle zone più povere e depresse
  4. Normalizzazione della vendita del proprio plasma come fonte di reddito per le famiglie: 104 donazioni l’anno, per 50 dollari fanno 5.200 dollari l’anno di guadagno netto.
  5. Centralità del mercato Usa nello scacchiere mondiale, grazie alla raccolta a pagamento
  6. Rischio di peggioramento della qualità del plasma su un numero ampio di donazioni (plasma diventa sempre meno proteico)
  7. Rischio di assenza o di costi elevatissimi di farmaci plasmaderivati per i pazienti mondiali causa calo di raccolta causa Covid-19

Un dibattito da portare avanti a livello internazionale sarebbe molto importante, anche perché, proprio nelle ultimissime ore, su Donatorih24 abbiamo sottolineato quanto il plasma iperimmune possa risultare importante anche sul piando delle immunoglobuline specifiche contro il Covid-19.

L’Italia, come sappiamo, a oggi è sufficiente sui plasmaderivati al 70%, ed è di gran lunga il migliore dei paesi europei in cui il dono è gratuito, associato, anonimo e volontario. Un bel risultato che si può migliorare, al patto di un impegno sempre crescente da parte di tutti gli attori in campo.

La pandemia dura da un anno, ecco il messaggio del presidente Avis Briola a tutti i donatori

Nessuno, a marzo del 2020, all’inizio del lockdown, aveva immaginato una pandemia così lunga e dolorosa, spossante, arcigna da sconfiggere, anche a causa di decisioni dall’alto discutibili, caccia alla streghe e cattiva gestione politica, mediatica e amministrativa.

Nel quadro difficile, tuttavia, ci sono anche note positive, una tra tutte la grande reazione dei donatori di sangue al diffondersi del virus.

Il supporto dei donatori al sistema trasfusionale nazionale, uno degli asset strategici per un paese come l’Italia in una situazione di emergenza, ha tenuto bene, e dopo qualche settimana di défaillance iniziale, il numero delle sacche raccolte dalla associazioni di sangue è tornato a crescere.

Per tracciare una linea in corrispondenza con la data in cui iniziò il primo lockdown, il 9 marzo scorso, e fare un bilancio dell’anno associativo nell’anno del Covid-19, Gianpietro Briola, presidente di Avis nazionale, ha voluto mandare un messaggio video a tutti i donatori italiani, per testimoniare loro l’importanza assoluta del loro apporto e della loro funzione.

Il videomessaggio integrale si può vedere integralmente qui di seguito, ma il senso delle parole di Briola è quello di ringraziare i donatori per il lavoro svolto e sensibilizzarli per le sfide che ci aspettano nel futuro.

Il sistema sangue italiano sta fronteggiando un calo di emocomponenti, di globuli rossi e soprattutto di plasma, una risorsa strategica per la collettività non meno di quanto lo siano il cibo, l’acqua, l’energia, l’ossigeno.

Donare sangue e plasma è importante come non mai, in vista di quell’autosufficienza che – in caso di pandemia perdurante – mettere il paese al riparo dal rischio di non avere la materia prima per produrre i farmaci salvavita a tutti i bisognosi o di doverli reperire sul mercato, a prezzi incontrollabili dai sistemi sanitari nazionali.

Eventualità queste ultime, che si possono evitare con un semplice gesto di amore e solidarietà.

Il sabato tematico di HHT, un webinar per i genitori che hanno figli affetti dalla patologia

Di cosa parliamo quando parliamo di HHT?

Si tratta dell’acronimo inglese di Teleangiectasia Emorragica Ereditaria, una malattia rara che colpisce i vasi sanguigni dell’organismo, e che proprio per la sua rarità a volte è orfana di una diagnosi certa e immediata, con tanti rischi di complicanze per i pazienti, soprattutto nei bambini in età pediatrica.

Proprio per sensibilizzare e informare sul tema i genitori che hanno un figlio affetto da questa tipologia, o anche chi non ne è affetto e vuole saperne di più, HHT ha organizzato un webinar sabato 13 marzo, con un ottimo grado di partecipazione.

Protagonista dell’incontro è stata la dottoressa Elisa De Sando, pediatra del percorso pediatrico HHT di Pavia, assieme alla collega Elina Matti, otorino del San Matteo di Pavia introdotte da Claudia Crocione, paziente e Communication manager di HHT.

Tante le informazioni a disposizioni degli utenti, tra cui il modo giusto per interrompere le perdite di sangue dal naso, ma tra i temi trattati spicca l’importanza dello screening: l’esame diagnostico è assolutamente da svolgere in caso di presenza di fattori ereditari. Fare lo screening significa analizzare gli organi che possono essere colpiti dalla malformazione venosa, ovvero polmoni, encefalo, midollo spinale, fegato e intestino.

Nei bambini le malformazioni venose più frequenti sono quelle polmonari, che possono portare a complicanze neurologiche, che tuttavia spesso sono silenti in giovane età e poi possono subire complicanze anche drammatiche.

Fare lo screening dunque permette di trattare i pazienti affetti e ottenere ottimi risultati. Il percorso pediatrico HHT di Pavia consente moltissime soluzioni di screening per prevenire al meglio lo sviluppo della malattia.

Per chi volesse conoscere meglio il mondo di HHT Onlus, ecco i riferimenti:

Il Canale YouTube

Il sito Web

L’approfondimento su HHT Onlus di Donatorih24

HHT Onlus chiarisce sul proprio sito l’accesso ai vaccini per i pazienti fragili: priorità a chi ne ha veramente bisogno

Nel caos informativo sui vaccini che, in questa fase, contraddistingue la situazione nel nostro paese, molti pazienti appartenenti alle cosiddette “categorie fragili” – ovvero coloro per i quali per quadro clinico o malattie pregresse è connaturato un rischio di letalità maggiore per Covid-19 – hanno vissuto dubbi e ore di indecisione.

La vaghezza del messaggio mainstream (che riguarda molte questioni inerenti la pandemia) ha spinto l’associazione HHT Onlus, unione di medici, pazienti, famigliari, amici e sostenitori in lotta contro una malattia rara come la Teleangectasia Emorragica Ereditaria, ha chiedere chiarimenti alla Regione Lazio, per informare i propri affiliati e chiunque ne avesse bisogno.

Leggi l’intervista alla presidente di HHT Onlus Maria Aguglia su Donatorih24

Ecco la risposta della Regione Lazio:

  • I soggetti “fragili” sono stati precisamente definiti ed inseriti in specifiche categorie dal Ministero della Salute. L’elenco delle fragilità è riportato nell’ultima Informativa Vaccini Anti-Covid 19 e HHT. Non tutti i pazienti HHT sono considerati a priori “fragili”.  Solo se sussiste una o più delle criticità elencate potrete essere considerati tra i fragili per questa fase vaccinale. È importante lasciare priorità a chi ne ha veramente bisogno.
  • In generale è possibile prenotarsi attraverso il portale regionale in base alle esenzioni inserite, ma per i pazienti HHT (come per molti altri) questo non è possibile perché, per questo tipo di patologia, l’esenzione di per sé non definisce lo stato di fragilità.  E’ necessaria una valutazione del Medico di Medicina Generale che conosce il vostro quadro clinico.
  • Se il vostro Medico di Medicina Generale vi riconosce la fragilità provvederà direttamente ad inserirvi nell’Anagrafe Vaccinale Regionale e a somministrarvi il Vaccino mRNA.
  • Qualora il vostro Medico di Medicina Generale non possa somministrarvi il vaccino, ha comunque l’obbligo di segnalarvi ad un collega del proprio studio che somministra il vaccino mRNA o ad un Medico di Medicina Generale di un altro studio che possa effettuare il vaccino.

Leggi le Faq di HHT Onlus a proposito della campagna vaccinale

È molto importante condividere le informazioni corrette su questioni così delicate. A ognuno il propri compito.

I virologi televisivi e il plasma iperimmune, un problema di prospettiva

I virologi televisivi e il plasma iperimmune, un problema di prospettiva. La pandemia da Covid-19 è in corso da ormai un anno, e nel nostro paese la gestione della crisi, a tutti i livelli, non può considerarsi in nessun modo soddisfacente.

Uno dei paradossi più evidenti è stato il proliferare dei virologi televisivi, il cui impiego compulsivo ha finito per generare frastuono e incertezze generali al posto di ciò che ci si aspetterebbe da studiosi, ovvero richiami alla calma e all’approfondimento, e soprattutto la capacità di affrontare i temi dalla migliore prospettiva possibile.

Invece ognuno degli interpellati ha rispolverato l’intuizione di Umberto Eco sull’impossibilità di scrivere una teoria definitiva sui media, e le loro teorie sul Covid-19 sono apparse come una sfilza di “teorie del giovedì mattina”. Imprecisioni, cambi di rotta repentini, autosmentite… non certo un bel vedere.

Il tema del plasma iperimmune è stato uno dei temi che più di ogni altro è stato spesso osteggiato senza motivo, equivocato, violentemente rifiutato. Si cominciò da Ricciardi, che già lo scorso 27 marzo si lasciò andare a una gaffe di notevole portata sul plasma iperimmune e sulla presunta scarsa sicurezza dei plasmaderivati, con una dichiarazione che poteva mettere in difficoltà anni di progressi ottenuti sul piano della raccolta plasma.

Si continuò con Burioni, che in prima battuta fustigò d’istinto l’utilizzo del plasma iperimmune, per poi tornare su posizioni più morbide.

L’ultimo in ordine di tempo è stato invece Bassetti, che solo pochi giorni fa ha pubblicato uno studio che secondo lui dimostra definitivamente che quelle alimentate dal plasma iperimmune sono false speranze, e che il tema deve essere cancellato dal dibattito.

A noi, come sempre, quella di Bassetti sembra una prospettiva del tutto errata. Le polarizzazioni ormai tipiche del dibattito mediatico o social tendono continuamente a sviare dalla reale sostanza delle cose. Sul plasma iperimmune, i tanti medici favorevoli non hanno mai pensato che potesse trattarsi di una panacea miracolosa per debellare il covid-19, ma un fattore di aiuto da usare in contesto clinico laddove la situazione lo consigli, e in particolare nelle fasi iniziali della malattia.

Non si capisce perché, se il plasma iperimmune può essere utile a migliorare le condizioni cliniche dei pazienti, com’è avvenuto in modo comprovato e indiscutibile negli ospedali di Mantova e Pavia, dove il suo utilizzo ha ridotto la mortalità in Rsa del 65%, si debba parlare di “false speranze alimentate”. Si tratta di un grave errore di prospettiva per di più commesso da un pulpito di grande risonanza.

Facciamo nostre, dunque le parole di Francesco Menichetti, principal investigator del progetto Tsunami – il più importante studio italiano randomizzato sul plasma iperimmune di cui siamo in attesa dei risultati – che ha spiegato su Donatori h24 un concetto molto semplice: “A chi ne parla in televisione bisogna ricordare che non si può dire né che il plasma non serve a nulla, né che il plasma è un salvavita, infatti non c’è evidenza scientifica per dire nessuna delle due cose”.

Questo è l’approccio serio che ci vorrebbe. Quello che dal dubbio approda a nuove possibilità di conoscenza, e non quello che con certezze ostentate punta solo a fare scalpore.

Perché è importante donare plasma? Lo spiega un video del Cns ma serve l’aiuto della stampa nazionale

In seguito all’ingresso a pieno titolo del plasma iperimmune nel dibattito pubblico, in prima pagina sui giornali e come tema di approfondimento nei talk show televisivi – situazione che si è verificata nel pieno della pandemia da Covid-19 – è possibile comunicare direttamente al pubblico la necessità di donare plasma secondo formule e contenuti nuovi e più maturi.

Per esempio, grazie a questa nuova consapevolezza, è possibile trasmettere l’idea del plasma come risorsa strategica per la collettività e come materia prima necessaria per la produzione di farmaci salvavita diretti a pazienti, come gli emofilici, che solo grazie a questa tipologia di prodotti farmaceutici riescono a migliorare la propria qualità della vita.

Il Centro nazionale sangue, ha scelto proprio questa strada, pubblicando un video informativo su YouTube che in modo semplice e diretto spiega perfettamente il valore di una semplice donazione di plasma nel contesto attuale.

Ecco il video:

Ora, dopo la fase della realizzazione di un contenuto come questo, sarebbe altrettanto importante una diffusione su larga scala, per esempio, sulle pagine dei media istituzionali più seguiti del panorama nazionale. A quando una campagna congiunta e di responsabilità con dei piccoli spazi e focus messi a disposizione dai giornali e dalle testate nazionali generaliste anche fuori dai momenti di emergenza?

La strada per una consapevolezza collettiva duratura è ancora lunga, ma con la collaborazione di tutti i soggetti sociali si può raggiungere.

Il dono “natalizio” di Avis Cernusco e di altre 15 Avis della Martesana

Che il periodo natalizio ispiri solidarietà e donazioni speciali che vanno anche oltre il quotidiano apporto che in tutto il paese Avis garantisce al paese nell’ambito della raccolta sangue, è un fatto conclamato; ma poi bisogna passare dai propositi ai fatti, e Avis Cernusco, insieme ad altre 15 Avis della Martesana, hanno agito con grande efficacia in una zona, come la Lombardia, in cui la pandemia rende difficile la vita alla comunità ormai da molti mesi.

Ben 192 saturimetri a dito e ben 10 palmari sono stati donari all’Asst Melegnano e della Martesana, utilissimi per aiutare i pazienti convalescenti da Covid-19.

Ecco le parole di Carlo Assi, presidente di Avis Cernusco e consigliere di Avis Nazionale, che come vediamo in foto ha presieduto il momento della consegna: “Ancora una volta, come a marzo e aprile, la sanità, le persone che lavorano in essa a vario titolo, sono tornate in una situazione di pressione, come fossero in una prima linea. Noi abbiamo continuato, come Avis, ad agire nelle retrovie, facendo il nostro nella chiamata ai donatori di sangue e nella ricerca di nuovi Avisini. In questo caso l’ASST ci ha chiesto uno sforzo in più e le 16 Avis della Martesana che hanno risposto lo hanno fatto attingendo alle proprie risorse per uno scopo condiviso. Questi saturimetri digitali e palmari sono un segno concreto di come ci si possa muovere con efficacia ed efficienza anche nel Terzo Settore”.

ecco la lista completa delle AVIS Comunali che hanno contribuito alla bella iniziativa: Bellinzago, Bussero, Cambiago, Carugate, Cassano d’Adda, Cernusco sul Naviglio, Cerro al Lambro, Gorgonzola, Inzago, Locate di Triulzi, Pantigliate, Pioltello, San Donato, San Giuliano, Vaprio d’Adda e Vizzolo Predabissi.

Un bellissimo modo per chiudere questo 2020 e iniziare il 2021 con lo spirito giusto per affrontare le criticità del mondo trasfusionale.

Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

Al via lo studio epidemiologico del Centro nazionale sangue sul Covid-19, in collaborazione con le associazioni

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Il Centro nazionale sangue si muove alla ricerca dei criteri migliori per definire criteri e modalità di “reclutamento” dei donatori di plasma iperimmune, in modo da poter rifornire le banche di stoccaggio che stanno nascendo sul territorio, e lo fa attraverso uno studio epidemiologico sull’infezione da Covid-19 nei donatori di sangue.

Ecco, direttamente dalla circolare ufficiale, le finalità del progetto:

Per quanto sopra, il CNS e il CIVIS, in collaborazione con le Unità operative partecipanti e sotto la supervisione del comitato scientifico di progetto, coordineranno un progetto di ricerca, con la duplice finalità:

  1. Valutare la presenza di viremia e la sieroprevalenza da SARS-CoV-2 su campioni biologici, con numerosità significativa e rappresentativa della popolazione di donatori italiani di sangue ed emocomponenti, raccolti in Italia nel periodo di pandemia, e verificare, contestualmente, le performance dei test utilizzati per la ricerca molecolare del virus e per lo screening anticorpale.

 

  1. Creare coorti di donatori, determinate sulla base di criteri e modalità di arruolamento omogenei sul territorio nazionale, in grado di sostenere un programma nazionale collaborativo di raccolta di plasma da aferesi iperimmune per la produzione farmaceutica di immunoglobuline specifiche anti- SARS-CoV-2 o, eventualmente, per l’uso clinico in pazienti affetti da COVID-19, attraverso l’arruolamento di donatori di sangue e emocomponenti con reattività sierologica anti-SARS-CoV- 2 (sulla base degli esiti dello studio di sieroprevalenza). Tali coorti di donatori potranno essere integrate attraverso l’arruolamento di soggetti convalescenti, già reclutati dalle associazioni e federazioni dei donatori di sangue come donatori o aspiranti donatori volontari periodici di sangue e emocomponenti, e di quei donatori che hanno fornito ai Servizi trasfusionali o alle Unità di raccolta associative informazioni post donazione di positività accertata per SARS-Cov-2 e che hanno superato il periodo di sospensione temporanea, previsto dalla misure di prevenzione adottate per la sicurezza trasfusionale.

Gli obiettivi del progetto, in tal senso, volgono dunque alla raccolta di dati significativi sulla presenza di SARS-CoV-2 RNA nel sangue dei donatori di sangue e emocomponenti, in modo da poter operare una valutazione della presenza di una risposta anticorpale in termini quantitativi e qualitativi nella popolazione dei donatori di sangue e emocomponenti anche nei soggetti asintomatici.

Naturalmente il ruolo di associazioni e federazioni di donatori in questo studio sarà fondamentale, perché “i donatori dovranno, in modo consapevole e partecipato, comprendere gli obiettivi sperimentali del progetto e le sue potenziali ricadute, anche di lungo termine, sulla salute pubblica e rilasciare il proprio consenso consapevole e informato al prelievo per le finalità dello studio e alla proporzionale e necessaria raccolta e conservazione di alcuni dati personali”.