Carenza sangue in Italia, la situazione secondo gli ultimi aggiornamenti

Continua purtroppo l’emergenza sangue in alcune regioni italiane, nonostante gli sforzi delle associazioni.

Secondo i dati diffusi dal Centro nazionale sangue il 3 settembre, in base al Sistra (Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali) mancano circa di 780 unità di sangue, con carenze localizzate in particolare in Toscana, Campania, Umbria e Sicilia.

Il bisogno di sangue dunque non va in vacanza, e l’invito delle istituzioni è di “prenotare una donazione presso un servizio trasfusionale o presso un punto di raccolta delle Associazioni di donatori di sangue, presenti su tutto il territorio nazionale“.

Ecco alcuni link utili per facilitare un gesto fondamentale che può aiutare moltissime persone.

Trova il centro più vicino con Geoblood https://cns.sanita.it/GEOBLOOD/

Per maggiori informazioni sulla donazione di sangue consulta il sito www.donailsangue.salute.gov.it o scrivici su Facebook, Instagram e Twitter.

Il “Sistema di produzione dei medicinali plasmaderivati” nel webinar di Cns e Iss

Pochi giorni fa il ministero della Sanità ha specificato che l’autosufficienza ematica è una priorità strategica nazionale di sistema, spingendo dunque alla raccolta plasma attraverso il dono in un momento di emergenza in cui ogni Paese previdente deve riuscire a emanciparsi dai possibili capricci di un mercato globale in larga parte dipendente dagli Stati Uniti d’America.

Per aumentare la consapevolezza degli addetti ai lavori sulla filiera italiana di produzione dei plasmaderivati, il Centro nazionale sangue e L’Istituto superiore di Sanità hanno organizzato un webinar da titolo Il “Sistema di produzione dei medicinali plasmaderivati”, allo scopo di spiegare quali sono i passaggi necessari per arrivare dal plasma donato al farmaco in un sistema, come quello italiano, che si fonda sul principio del “conto terzi”, ovvero un plasma ottenuto direttamente dai donatori di sangue secondo un criterio di gratuità, anonimato e organizzazione associativa, e che rimane pubblico per tutta la durata della filiera.

Le aziende farmaceutiche produttrici, infatti, sono pagate secondo le cifre stabilite dai pubblici bandi peril servizio di frazionamento e produzione di farmaci, che poi restituiscono alle Regioni alimentando il sistema pubblico che tutto il mondo ci invidia.

Il webinar si terrà il prossimo 23 aprile a partire dalle 9.45. Dal sito del Cns ecco ulteriori dettagli su destinatori del webinar e modalità d’iscrizione:

Destinatari dell’evento e numero massimo di partecipanti
L’evento si rivolge al personale di enti ed istituzioni sanitarie e di ricerca interessato alle attività trasfusionali, in particolare alla raccolta, alla produzione e alla distribuzione di medicinali plasmaderivati. Saranno ammessi un massimo di 290 partecipanti.

Modalità di iscrizione
Per iscriversi, compilare ed inviare, entro martedì 20 aprile, il modulo disponibile al seguente link. La partecipazione all’evento è gratuita.

Chiunque sia compreso nelle categorie indicate farebbe bene a iscriversi, per conoscere a pieno un settore che nei prossimi anni acquisirà sempre maggiore importanza sul piano delle strategie sanitarie globali del nostro Paese.

Ecco qui il programma completo

Perché è importante donare plasma? Lo spiega un video del Cns ma serve l’aiuto della stampa nazionale

In seguito all’ingresso a pieno titolo del plasma iperimmune nel dibattito pubblico, in prima pagina sui giornali e come tema di approfondimento nei talk show televisivi – situazione che si è verificata nel pieno della pandemia da Covid-19 – è possibile comunicare direttamente al pubblico la necessità di donare plasma secondo formule e contenuti nuovi e più maturi.

Per esempio, grazie a questa nuova consapevolezza, è possibile trasmettere l’idea del plasma come risorsa strategica per la collettività e come materia prima necessaria per la produzione di farmaci salvavita diretti a pazienti, come gli emofilici, che solo grazie a questa tipologia di prodotti farmaceutici riescono a migliorare la propria qualità della vita.

Il Centro nazionale sangue, ha scelto proprio questa strada, pubblicando un video informativo su YouTube che in modo semplice e diretto spiega perfettamente il valore di una semplice donazione di plasma nel contesto attuale.

Ecco il video:

Ora, dopo la fase della realizzazione di un contenuto come questo, sarebbe altrettanto importante una diffusione su larga scala, per esempio, sulle pagine dei media istituzionali più seguiti del panorama nazionale. A quando una campagna congiunta e di responsabilità con dei piccoli spazi e focus messi a disposizione dai giornali e dalle testate nazionali generaliste anche fuori dai momenti di emergenza?

La strada per una consapevolezza collettiva duratura è ancora lunga, ma con la collaborazione di tutti i soggetti sociali si può raggiungere.

Il comunicato Cns – Civis: “Il sistema italiano è pronto per il plasma iperimmune”

Da qualche tempo Giovanni Musso, presidente Fidas, è subentrato a Gianpietro Briola di Avis come coordinatore Civis (il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato), e proprio Civis, congiuntamente al Centro nazionale sangue, ha rilasciato un comunicato stampa che intende approfondire l’attuale situazione italiana rispetto alla raccolta e all’utilizzo del plasma iperimmune.

Il comunicato di Civis è molto importante perché parla direttamente ai donatori di sangue, la vera e propri base viva e vitale del sistema trasfusionale, e li informa e li sensibilizza su un tema che sui media mainstream è stato affrontato anche troppo disordinatamente. Il sistema è attivo e sta lavorando per pazienti e comunità, ecco la sintesi del messaggio.

Ecco il testo completo del comunicato, dopo che, proprio il 2 dicembre, su Donatorih24 è stata pubblicata una lunga ed esauriente intervista al direttore del Cns Vincenzo De Angelis sugli stessi temi:

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.
In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo.
“Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.
In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

“Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

Uso compassionevole del plasma iperimmune, la circolare del Centro nazionale sangue

Da zero richieste di unità di plasma da convalescente COVID-19 nel periodo luglio-agosto 2020 a circa 85 richieste del periodo settembre/ottobre 2020: la seconda ondata di contagi di Covid-19, che già a settembre su Donatorih24 era stata affrontata con alcuni dei maggiori esperti nazionali, ha riportato in auge l’utilizzo emergenziale del plasma iperimmune, al punto che il Centro nazionale sangue, lo scorso 5 novembre, ha rilasciato una circolare per ribadirne l’utilizzo.

Ma cosa dice la circolare n.222 del Cns in merito alla materia?

In primo luogo ribadisce e chiarisce cosa si debba intendere per uso compassionevole, ovvero “il ricorso ad un farmaco, sottoposto a sperimentazione clinica, al di fuori della sperimentazione stessa, in pazienti affetti da malattie gravi o rare o che si trovino in pericolo di vita, quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche, o nel caso in cui il paziente non possa essere incluso in una sperimentazione clinica o, ai fini della continuità terapeutica, per pazienti già trattati con beneficio clinico nell’ambito di una sperimentazione clinica almeno di fase II conclusa .

Appare chiaro, da questa definizione, il carattere emergenziale dell’uso compassionevole, principio a partire dal quale il Cns fornisce le linee guida di utilizzo. Il plasma da convalescente per le terapie di cura per il covid-19 non deve essere considerato, per ora, fino all’ottenimento di maggiori evidenze cliniche che arriveranno, verosimilmente, con lo sviluppo dei progetti sperimentali in corso in Italia (Tsunami) e in Europa (Support- E), non alla stregua di un vero e proprio farmaco: l’indicazione, dunque, è di di “favorire l’impiego del plasma convalescente nell’ambito di trial clinici ben
disegnati, riservando l’uso cosiddetto compassionevole a quelle situazioni nelle quali il clinico, che ha in cura il paziente, ravvisi una condizione di necessità ed urgenza, in assenza di alternative terapeutiche di
comprovata efficacia”
. Il Cns, naturalmente, specifica infine che l’acquisizione del consenso informato e documentato del paziente è assolutamente obbligatoria.

Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

Carenze sangue nelle regioni, ecco gli ultimi aggiornamenti

Le carenze sangue di quest’ultima settimana è stata piuttosto grave e ha messo a rischio le cure ai pazienti in molte regioni italiane. Su DonatoriH24.it abbiamo raccontato questo momento difficile, ma giorno dopo giorno è importante aggiornarsi in tempo reale, attraverso i meteo del sangue attivi sul territorio, sulla situazione in divenire.

Fig.1 Toscana

In Toscana, come possiamo vedere in figura 1, l’emergenza persiste in quasi tutti gruppi escluso l’AB. Emergenza per 0+ e 0-, per B+ e B-, e per A+. Fragile invece la situazione del gruppo A-. 

Fig.2 Reggio Emilia

In figura 2, la situazione al meteo del sangue di Avis Reggio Emilia. Solo il gruppo A- è in grave carenza, in lieve carenza 0+, A+. e B+, mentre il gruppo 0- non ha problemi particolari. 

Fig.3 Rimini

A Rimini (Fig.3) la situazione è stabile e positiva fatta eccezione per i gruppi 0+ e A+, mentre a Ferrara (Fig.4) ci sono carenze significative in tutti i gruppi con particolari emergenze per i gruppi 0+, B+ e B-. 

Fig. 4 Ferrara

In provincia di Biella, urgenze stingenti per i gruppi A+ e 0+ (Fig.5):

Fig. 5 Biella

In Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine (Fig.6), la carenza peggiore riguarda il gruppo B- ma anche 0+, A+ e B+ sono in sofferenza. 

Fig.6 Udine

Nelle ultimissime ore notizie di carenze sangue da fronteggiare arrivano da Terni , dalla Puglia con la categoria professionale degli ingegneri pronti a dare il loro contributo, e nel Lazio dove in talune strutture sanitarie vige la priorità per gli interventi di emergenza.

Da qui l’appello di Avis e Centro nazionale sangue che chiama in causa direttamente i donatori

Sicurezza trasfusionale in Europa, la direttiva aggiornata: importante il contributo italiano grazie al Centro nazionale sangue

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Una direttiva utile ad aggiornare i criteri di sicurezza trasfusionale in tutta Europa e a creare nei paesi membri la massima conformità nei processi che riguardano l’utilizzo degli emocomponenti: il documento pubblicato ieri dall’Edqm, il direttorato per la qualità dei farmaci del Consiglio d’Europa, è un ulteriore passo avanti verso trasfusioni sempre più sicure nel vecchio continente, un tema che riguarda ogni anno ben 15 milioni di donatori che contribuiscono a curare 3 milioni e mezzo di pazienti con 25 milioni di unità dii sangue raccolte.

L’aggiornamento delle normative è stato ottimizzato anche grazie al supporto del Centro nazionale sangue italiano, che come sanno bene i lettori di Donatorih24 è l’istituzione che garantisce il sistema italiano e la sua assoluta peculiarità riconosciuta in tutta Europa per osmosi tra sicurezza e valore etico, con i risultati in termini di Patient Blood Management, di donazione gratuita, anonima, volontaria associata e organizzata, e di sistema del conto terzi nella plasmalavorazione, secondo cui la materia biologica donata dai donatori associati resta per tutta la filiera di proprietà pubblica, viene consegnata all’industria di frazionamento e ritorna al sistema sanitario nazionale sottoforma di farmaci contrassegnati dal pittogramma etico.

Giancarlo Liumbruno, intervistato sul tema, ha ribadito l’impegno del Cns nel determinare la versione finale del documento, l’ennesimo riconoscimento per l’Italia. Già due anni fa, per esempio, proprio Giancarlo Liumbruno in rappresentanza del Sistema sanitario nazionale fu premiato a Francoforte nell’ambito del Global Symposium Patient Blood Management, evento a cui avevano partecipato esperti internazionali di settore determinati a indicare l’Italia come paese guida con questa motivazione: “L’Italia è capofila in Europa nella gestione della risorsa sangue del paziente prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori, il cosiddetto ‘Patient Blood Management’ che può salvare migliaia di vite”.

Il ruolo chiave del nostro paese nel determinare i meccanismi funzionamento delle politiche trasfusionali globali, del resto è stato confermato anche dalla scelta di affidare all’Italia l’organizzazione della Giornata mondiale del donatore di sangue nel 2020, nella data ufficiale del 14 giugno, evento saltato nelle sue celebrazioni ufficiali “in carne e ossa” a causa del Coronavirus ma confermato nel nostro paese anche nel 2021.

Ancora un anno intero, dunque, da vivere con l’Italia al centro delle vicende trasfusionali globali, promuovendo l’assoluta importanza pubblica delle questioni legate al sangue, e con all’orizzonte un lungo lavoro di sensibilizzazione sul pubblico, sui media e sugli addetti ai lavori, in vista delle future celebrazioni ufficiali

Ecco il link dove consultare la guida completa in inglese.

 

 

 

Le norme per affrontare la stagione influenzale 2020-21: il vaccino gratuito ai donatori e la corsa sul tempo

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Mai come quest’anno è importante programmare e prepararsi per tempo alla stagione influenzale, ed è per questo che il Centro nazionale sangue, come organo incaricato dal ministero della Salute, ha già diramato tramite un circolare, le norme per affrontare l’influenza nei mesi che mancano del 2020 e nel 2021, in modo da prevenire e sapere come affrontare la possibile sovrapposizione tra le influenze stagionali, talvolta pericolose, e il Covid-19.

L’approccio del ministero della Salute è chiaro, viene sin da subito sottolineata e ribadita “l’importanza della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili con il Covid-19. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

In quest’ottica, preme ricordare che da qualche stagione i donatori di sangue possono contare sul vaccino gratuito, un’opportunità ribadita anche per la prossima stagione e oltremodo importante, perché riguarda circa 2 milioni di donatori considerati a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale dei volontari di importanza strategica nazionale in vista dell’autosufficienza ematica che vanno messi in condizione nel migliore dei modi di dare il loro apporto al sistema trasfusionale.

Inutile sottolineare come questa possibilità sia un grande beneficio anche per i pazienti, che si vedono protetto nelle loro esigenze quotidiane: ai donatori non resta dunque che organizzarsi, e in base a ciò che dice la circolare “raccordarsi con le componenti regionali del volontariato al fine di raccogliere informazioni sul numero di donatori e sul grado della loro copertura vaccinale”.

Importanti, nel testo diramato, anche alcune norme amministrative, utili a far sì che non vi siano ostacoli al risultato che si vuole raggiungere, ovvero limitare al minimo i rischi di una sovrapposizione tra Covid-19 e altri tipi di influenza. In tal senso, la disposizione è di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale già a partire dall’inizio di ottobre, e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Inoltre, andranno predisposte al più presto le gare per l’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali “basandole su stime effettuate sulla popolazione eleggibile e non sulle coperture delle stagioni precedenti”.

La sfida della salute verso i mesi autunnali non è ancora iniziata, ma è meglio prepararsi sin da subito nel migliore dei modi.

Dalla Toscana un grande gesto di solidarietà verso l’Albania: donate 5,5 milioni di unità di Fattore VIII per la cura dell’emofilia

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La solidarietà del sistema sangue italiano nei confronti dell’estero per l’invio di farmaci plasmaderivati è un’abitudine consolidata. E nelle ultime ore, ecco una nuova notizia importante in tal senso: la Regione Toscana, tramite l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ha predisposto una donazione di ben 5,5 milioni di unità di Fattore VIII della coagulazione in favore dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Tirana in Albania, per la cura dei pazienti emofilici. Il fattore VIII, lo ricordiamo, è farmaco derivato dal plasma, plasma in questo caso raccolto dai donatori italiani.

Il primo commento all’iniziativa è arrivato dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, che ha richiamato in causa il recente aiuto da parte dell’Albania sull’emergenza Coronavirus: “Al gesto dell’Albania che ha inviato medici e infermieri per aiutare l’Italia nel momento più difficile – ha detto la Saccardi – noi rispondiamo con questa donazione, perché anche noi non abbandoniamo mai chi è in difficoltà. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al Meyer, che ha fatto da tramite con l’ospedale albanese, e ai tanti generosi donatori, cui va il nostro ringraziamento. La solidarietà tra i popoli, soprattutto nel momento del bisogno, è più di un impegno etico e sociale. E’ un legame che unisce e che spinge a rendersi utili con quello che si ha”.

Anche Simona Carli, direttrice del Centro regionale sangue Toscana, ha commentato con soddisfazione: “In Toscana – Ha detto – è presente una comunità albanese molto numerosa, e da molti anni intratteniamo stretti rapporti, molti albanesi sono donatori periodici, con il coordinamento del Centro Nazionale Sangue tramite l’accordo in essere tra Governo albanese e Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, che assicura tutte le dovute garanzie. La Regione Toscana dal 2018 ha potuto inviare in Albania ogni anno 2 milioni di Unità di Fattore VIII per garantire la cura ai pazienti Emofilici. Quest’anno il Governo albanese ha richiesto la disponibilità della Regione Toscana ad aumentare a 5,5 milioni la quantità da donare. La Regione Toscana ha accolto questa richiesta e invierà in due tranche la quantità indicata. Questo ci è sembrato da sempre un modo per ringraziare i tanti donatori albanesi presenti nelle nostre comunità, farli sentire utili anche per i loro connazionali rimasti in Patria e, in questo momento specifico, ringraziare per il prezioso aiuto che l’Albania ha generosamente dato all’Italia in piena emergenza Coronavirus. E’ doveroso un ringraziamento al Centro di Salute Globale della Regione Toscana e un ringraziamento particolare alla ditta Kedrion che gratuitamente assicura il trasporto del materiale in Albania, spesa che sarebbe altrimenti a carico di quel paese.
I nostri donatori possono essere sicuri che niente viene sprecato di quanto da loro donato e che i valori etici di solidarietà e cooperazione alla base del loro gesto sono valorizzati”.

La dottoressa Carli spiega dunque la funzione di Kedrion Biopharma, azienda italiana produttrice di farmaci plasma-derivati, che ha contribuito curando gli aspetti logistici e sostenendo i costi di spedizione. Il perché lo ha spiegato Danilo Medica, Italy Country Manager di Kedrion: “Questa iniziativa è un esempio di come si possa collaborare per dare un supporto concreto a chi ha più bisogno di cure, soprattutto in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Per noi essere a fianco della Toscana e poter aiutare l’Albania e così contribuire a servire le comunità di pazienti in quel Paese è una grande opportunità”.

Si fortifica dunque la collaborazione tra l’Italia e l’Albania dopo l’arrivo, nei giorni scorsi, di trenta medici e infermieri albanesi per combattere il Coronavirus, un aspetto che, in merito all’invio dei medicinali, ha voluto sottolineare con orgoglio anche Gianpiero Briola, presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis: “L’invio delle unità di Fattore VIII in Albania per curare i pazienti emofilici è la dimostrazione di come, nonostante le difficoltà generate in tutto il mondo dalla diffusione del Coronavirus, la solidarietà e la sensibilità dei donatori italiani non si interrompa – ha detto Briola –  la donazione del plasma, e quanto fatto dalla Toscana lo conferma, è un gesto prezioso soprattutto in un periodo storico così delicato. La vicinanza tra i nostri popoli, dopo l’arrivo in Italia dei medici e degli infermieri albanesi per supportare il nostro personale sanitario nell’assistenza ai pazienti contagiati dal Covid, è oggi ancora più stretta”.

Già negli anni passati vi abbiamo raccontato spesso il ruolo chiave che un sistema come il nostro – fondato su valori etici consolidati e sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato – svolge nella comunità internazionale, specie verso i paesi meno fortunati. Nell’ambito dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione e l’attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasma-derivati a fini umanitari, l’Italia ha inviato oltre 40 milioni di unità di fattori della coagulazione a paesi come Afghanistan, Albania, Armenia, India, Serbia, Vietnam ed El Salvador. Davvero un contributo importante.