Le terza lettera delle associazioni di donatori di sangue al ministro Speranza

Il primo tentativo, inascoltato, risale allo scorso 30 novembre. Il secondo tentativo le associazioni di donatori di sangue riunite in Civis lo hanno fatto, invece, poco prima di Natale: il 22 dicembre, insieme, avevano provato a scrivere una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza per convocare un incontro speciale e discutere a 360° gradi delle maggiori urgenze riguardanti raccolta e autosufficienza ematica.

Evidentemente però ancora una volta non è arrivata l’attesa risposta, perché proprio qualche giorno fa, è stata inviata una terza lettera , che ribadisce con forza la necessità di un confronto programmatico su questioni di importanza fondamentale per il Paese come “l’accesso alla vaccinazione contro il Covid-19 per i donatori di sangue quali categoria prioritaria al fine di evitare il rischio di possibili carenze di sangue ed emocomponenti; la definizione di strategie di contenimento di possibili carenze nella raccolta di immunoglobuline; la pianificazione di una campagna volta alla promozione del dono del plasma, al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo dell’autosufficienza dell’Italia nella produzione di medicinali plasmaderivati, fondamentale in questo periodo in cui si registrano carenze di raccolta nel plasma anche all’estero“.

Le parole di Musso

Che il ministro Speranza ignori l’appello di circa 2 milioni di donatori che con il loro gesto contribuiscono al bene collettivo è inaccettabile, non si può e non si deve attendere per affrontare i problemi legati al sistema sangue. Il perché, lo spiega Giovanni Musso, Coordinatore pro tempore del CIVIS e Presidente Nazionale FIDAS: “Le Associazioni e Federazioni del dono chiedono al Governo di ricordarsi il fondamentale ruolo ricoperto dai donatori volto a garantire al Servizio Sanitario Nazionale di poter operare al meglio e al contempo assicurare ai pazienti la tranquillità di poter accedere alle proprie cure. La raccolta di sangue e plasma sono strategici per il Paese, sia per l’uso trasfusionale che per la produzione di medicinali plasmaderivati dai quali dipende lo stato di salute di molti pazienti. Nell’ultimo anno le associazioni del dono hanno fatto l’impossibile per poter fronteggiare l’epidemia senza far venire meno le donazioni necessarie, ora chiediamo al Governo di ricordarsi di noi perché, come lo stesso Ministro della Salute aveva indicato un anno fa, donare il sangue vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno, un gesto che i donatori, in Italia, compiono in maniera gratuita, volontaria e responsabile. È importante tutelare i donatori per tutelare anche tutti quei pazienti che necessitano di terapie trasfusionali e medicinali plasmaderivati“.

In una situazione delicata come quelle che oggi vive il paese, trascurare istanze così importanti può portare a conseguenze molto gravi. Ci auguriamo dunque, che non sia necessario, per i donatori, ricorrere a un quarto tentativo.

Il comunicato Cns – Civis: “Il sistema italiano è pronto per il plasma iperimmune”

Da qualche tempo Giovanni Musso, presidente Fidas, è subentrato a Gianpietro Briola di Avis come coordinatore Civis (il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato), e proprio Civis, congiuntamente al Centro nazionale sangue, ha rilasciato un comunicato stampa che intende approfondire l’attuale situazione italiana rispetto alla raccolta e all’utilizzo del plasma iperimmune.

Il comunicato di Civis è molto importante perché parla direttamente ai donatori di sangue, la vera e propri base viva e vitale del sistema trasfusionale, e li informa e li sensibilizza su un tema che sui media mainstream è stato affrontato anche troppo disordinatamente. Il sistema è attivo e sta lavorando per pazienti e comunità, ecco la sintesi del messaggio.

Ecco il testo completo del comunicato, dopo che, proprio il 2 dicembre, su Donatorih24 è stata pubblicata una lunga ed esauriente intervista al direttore del Cns Vincenzo De Angelis sugli stessi temi:

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.
In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo.
“Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.
In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

“Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

“Il dono gratuito e solidale è garanzia nelle difficoltà”. Il webinar di Aip con Segato, Briola e Liumbruno ribadisce i valori etici italiani

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Quanto i donatori di sangue siano stati importanti, anche nei mesi dell’epidemia da Covid-19, per garantire a tutti i pazienti bisognosi l’accesso alla materia prima è sempre bene ricordarlo, anche in virtù della straordinaria risposta della comunità di donatori agli appelli durante le fasi più critiche dell’epidemia.

Così, non solo ai fini di far sedimentare la memoria di ciò che è accaduto, ma per ragionare sul domani e interrogarsi sugli scenari possibili del futuro, Aip (l’Associazione italiana immunodeficienze primitive) ha organizzato sui propri canali mediatici un incontro webinar dal titolo “Emergenza Covid-19. Il ruolo fondamentale della donazione di plasma e sangue”.

Autorevolissimo il parterre a disposizione dei tanti pazienti interessati a indagare la situazione del sistema trasfusionale, parterre composto da ospiti come il presidente Aip e “padrone di casa” Alessandro Segato, dal presidente di AVIS Nazionale e coordinatore Civis Gianpietro Briola, e dal direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno.

Uno tra tutti, il tema più approfondito nei tanti interventi, ovvero il principio etico che sorregge il sistema trasfusionale nel nostro paese e rende di valore inestimabile il dono del sangue italiano, al contrario di ciò che accade per esempio negli Usa, dove il plasma si raccoglie prevalentemente a pagamento: la scelta etica, anonima, volontaria e gratuita di donare permette letteralmente di salvare altre vite umane, e di creare il fil rouge potentissimo e indissolubile tra donatore e paziente. Solo così il dono può essere una scelta responsabile e consapevole e promulgarsi come valore condiviso. E resistere anche nelle più grandi difficoltà.

Quante e quali difficoltà ha generato il Coronavirus, lo ha spiegato in dettaglio Giancarlo Liumbruno. “Non avevamo idea che il Covid potesse essere così impattante sulla nostra attività, con una flessione delle donazioni a inizio marzo che aveva generato un po’ di apprensione. Poi grazie agli appelli e alle rassicurazioni sulla sicurezza del sistema trasfusionale e del rischio nullo di trasmissione del virus attraverso la donazione, la situazione è rapidamente tornata alla normalità”. Grazie, anche, all’unità di intenti su scala regionale. “I dati registrati nel 2019 – ha proseguito il direttore del Cns – avevano dimostrato una tendenza costante e lineare nelle quantità di sangue e plasma raccolti, senza flessioni nemmeno nel periodo dell’influenza, un fattore agevolato dal vaccino gratuito somministrato ai donatori. Altri territori hanno avuto maggiori difficoltà non tanto in fase di raccolta, quanto di utilizzo degli emocomponenti in virtù di maggiori concentrazioni di patologie come la talassemia che richiedono scorte ingenti di sacche. Per quanto riguarda il plasma stiamo rispettando quanto previsto dal piano quinquennale con le regioni del Sud che stanno aumentando le raccolte e raggiungendo gli obiettivi prefissati. Questo però non deve farci abbassare la guardia, in quanto il Coronavirus ci insegna che lavorare sulla programmazione è fondamentale”.

Chiaro l’impatto del Covid-19 per la raccolta sangue nelle regioni del nord più colpite epidemiologia, anche perché naturalmente anche ai donatori è servito un tempo tecnico di assestamento. “La paura iniziale – ha spiegato Briola – era quella di poter infettare i riceventi e, successivamente, di contrarre il virus recandosi nelle strutture ospedaliere. Poi grazie a una serie di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, come #escosoloperdonare abbiamo trasmesso fiducia nelle persone e garantito trasfusioni e terapie salvavita a tanti pazienti, in particolare cronici. All’inizio l’impatto nelle regioni in cui il virus è stato più aggressivo, come LombardiaPiemonteVeneto ed Emilia Romagna, ha poi comportato una rivoluzione degli ospedali per la gestione dei pazienti positivi che ha condizionato anche la regolare attività dei servizi trasfusionali. A questo si è poi aggiunta la confusione di alcuni amministratori locali che ha generato ulteriore disorientamento nei donatori. Oggi, però, la situazione è tornata sotto controllo”.

Strettamente legato al principio etico del gesto del dono, è anche il tema della remunerazione delle donazioni, che naturalmente interessa moltissimo donatori e pazienti. L’italia, come ha ribadito lo stesso Liumbruno durante l’incontro, è un paese autosufficiente da molti anni sui globuli rossi, e ciò significa che l’attuale sistema funziona alla perfezione. Meno certi invece gli scenari sui plasmaderivati, dove la necessità di reperire sul mercato immunoglobuline per ottemperare al fabbisogno nazionale potrebbe ingolosire qualcuno per promuovere la remunerazione delle plasmaferesi. Nette le risposte degli ospiti in tal senso. “In Italia esiste una norma precisa che disciplina le attività trasfusionali e la produzione nazionale degli emoderivati – ha detto Liumbruno – che è espressione della volontà di un Paese di mantenere la donazione come un gesto non remunerato in virtù di quei Livelli essenziali di assistenza previsti dal SSN che vengono garantiti gratuitamente a tutti i pazienti». Ancora più decise, in rappresentanza di tutti i donatori, le parole di Briola, che considera il dono etico e gratuito il vero fattore di certezza valoriale in grado di trasmettersi di generazione in generazione e funzionare durante qualsiasi crisi. “Laddove la donazione rimane solidale – ha chiuso il coordinatore Civis – abbiamo avuto dimostrazione che c’è maggiore disponibilità dei donatori anche in fase di emergenza, a differenza di quei Paesi dove, anche di fronte a un contributo economico in cambio, in molti decidono di rinunciare per tutelare la propria salute. Il Covid-19 ha ribadito questo concetto ancora una volta. Autosufficienza e farmaci derivati da plasma etico sono le garanzie più importanti per tutti i pazienti».  

 

 

Donatori e istituzioni del sangue ribadiscono forte e chiaro: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

 

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Tra i servizi dei programmi di “informazione” spettacolarizzata e inesatta, e la successiva ricaduta di pezzi e articoli che erroneamente si rifanno alla fonte mainstream, le istituzioni del sangue, associazioni, Centro nazionale sangue e centri regionali, sono costrette a emettere a gettito continuo comunicati stampa che servono per ribadire la peculiarità della filiera italiana, per la quale la plasmalavorazione avviene in conto terzi garantendo che la materia biologica ottenuta dal dono resti pubblica dall’inizio fino alla fine.

Ecco di seguito l’ultimo comunicato collettivo emesso da Civis, Cns e Src regionali per chiarire, si spera una volta per tutte, questo fatto inoppugnabile, e che anche la sperimentazione nazionale sul plasma iperimmune non avviene in questa fase in collaborazione con le industrie farmaceutiche. Ecco allora, di seguito, le dichiarazioni in merito di Giancarlo Liumbruno direttore del Cns, di Rosa Chianese direttore del Centro regionale sangue Lombardia, di Pasquale Colamartino dell’Src Abruzzo, di Vanda Randi direttrice Src Emilia Romagna, Attilio Mele direttore Src Sicilia, e di Gianpietro Briola in rappresentanza di tutti i donatori italiani.

Comunicato stampa: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (CNS), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

«Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns, – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid – 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblicoLe sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus SARS COV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo».

«In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese, direttore del SRC della Regione Lombardia. Lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti SARS – CoV – 2».

«In previsione di un possibile ritorno della pandemia Covid-19 – ricorda Pasquale Colamartino direttore della SRC della Regione Abruzzo – è necessario rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale, che rappresenta un obiettivo sovra-aziendale, sovra-regionale non frazionabile, destinato a garantire a tutti i cittadini italiani il diritto ad una terapia sicura e appropriata. All’interno di questo sistema di collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni il sangue, gli emocomponenti e i medicinali plasmaderivati prodotti da plasma nazionale non si comprano né si vendono. Le Regioni che hanno maggiori capacità di produzione sostengono i bisogni delle regioni carenti e i costi aggiuntivi vengono riconosciuti attraverso i meccanismi economici ordinari della mobilità sanitaria previsti dallo Stato. Grazie a questo modello organizzativo le terapie con emocomponenti e medicinali plasmaderivati prodotti da plasma donato dai donatori volontari, vengono erogate su tutto il territorio nazionale in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti».

«Il CNS e la rete delle SRC – ricorda Vanda Randi direttrice della SRC della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il mondo del volontariato del sangue, monitorano costantemente le dinamiche dei fabbisogni assistenziali trasfusionali e adottano tempestivamente gli interventi correttivi necessari per presidiare eventi, situazioni straordinarie o possibili criticità eventualmente emergenti, anche stagionali, o di carattere epidemiologico, quali quelle connesse all’andamento attuale e alla possibile ripresa della pandemia da SARS-Cov-2, in modo da modulare la programmazione delle attività di raccolta nel modo più appropriato a soddisfare i fabbisogni di tutti i pazienti, ricorrendo anche a compensazioni degli emocomponenti tra regioni».

«In questo contesto – ricorda Attilio Mele direttore della SRC della Regione Sicilia -, molte Regioni si stanno già organizzando per potenziare i Centri di produzione e qualificazione biologica degli emocomponenti, anche per la produzione e lo stoccaggio di plasma iperimmune, e sono già numerose le unità che sono state scambiate tra le Regioni, anche grazie alle interazioni tra Centro nazionale sangue e le Strutture regionali di coordinamento».

«Le Associazioni e federazioni di donatori, anche in previsione di una possibile fase 2 della pandemia da Covid– 19, stanno giornalmente intensificando il loro impegno, per assicurare al sistema trasfusionale l’apporto di sangue ed emocomponenti sicuri, di qualità e frutto di un gesto anonimo, volontario, gratuito, etico, periodico e associato – commenta Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis -. La nostra capillarità sul territorio nazionale e la nostra presenza in tutte le regioni e province autonome fanno sì che la centralità dei donatori venga ulteriormente rafforzata e difesa. Anche questo ha reso il sistema sangue italiano tra i migliori al mondo. Un sistema regolato da leggi e norme ferree e all’avanguardia, se paragonate ad altre nazioni, visto che attribuiscono al volontariato un ruolo essenziale e insostituibile».

 

Nelle ultime due settimane grande il lavoro delle associazioni di donatori in favore della raccolta. Ecco cos’ha fatto la Fidas, ma ora non bisogna mollare la presa

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Nei giorni passati vi abbiamo raccontato la campagna Avis #escosoloperdonare, ma l’impegno delle associazioni per mobilitare i donatori e l’intera comunità verso il dono del sangue è stato grande, e anche Fidas ha messo in piedi numerose iniziative che a 360° hanno aiutato la raccolta, così come le necessità di pazienti e ospedali in tempo di Coronavirus.

Che tipo di iniziative? Per esempio, in Piemonte, FIDAS Monregalese (una delle Federate FIDAS Piemontesi), si è mossa a sostegno dell’Ospedale di Mondovì (CN) attraverso la donazione di un macchinario utile alla cura dei pazienti (lo vediamo in figura 1), ovvero l’esecutore dell’ECG endocavitario” (simile a una apparecchiatura per i raggi X) che sarà inserito nel reparto infettivo.  Ecco la sua funzione in dettaglio.

L’Esecutore ha la funzione di permettere la verifica del corretto posizionamento del cateterino utilizzato nei pazienti sia per la somministrazione delle terapie che per l’alimentazione: dunque uno strumento di fondamentale importanza in questo periodo di particolare emergenza.  Ciò permetterà ai pazienti in terapia di poter usufruire di controlli senza essere spostati in altri reparti. E’ previsto che la strumentazione possa essere in funzione già dopo il 25 marzo.  “Il macchinario che abbiamo donato – spiega Mauro Benedetto, Presidente dei donatori di sangue della FIDAS Monregalese – è stato voluto fortemente dai donatori di sangue, persone insostituibili che hanno fatto del ‘dono’ uno stile di vita, una normalità. 

Uniti contro il Coronavirus I donatori di sangue della FIDAS Monregalese regalano un’apparecchiatura di ultima generazione all’Ospedale di Mondov ( (1)

Fig. 1

A Roma, invece, l’associazione confederata Ematos Fidas, ha promosso il dono assieme alla Nazionale Italiana Calcio Attori, che ha dimostrato grande solidarietà. Moltissimi membri della squadra si sono infatti recati al Fatebenefratelli-Isola Tiberina per donare, e sottolineare così l’importanza della raccolta sangue e degli emocomponenti. Tra i nomi che hanno donato, Luca CapuanoAndrea PretiFerdinando GiordanoVittorio HamartzMichele FazzittaGiuseppe Zeno, come possiamo vedere in foto.

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Michele Fazzitta – presso l’EMATOS FIDAS

Michele Fazzita

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Ferdinando Giordano presso l’EMATOS FIDAS

Ferdinando Giordano

L’attore e calciatore della Nazionale Calcio Attori Giuseppe Zeno presso l’EMATOS FIDAS

Giuseppe Zeno

Le tante iniziative delle ultime settimane hanno spinto Gianpietro Briola, coordinatore CIVIS oltre che presidente di Avis nazionale (che di recente abbiamo intervistato su Buonsangue) a scrivere una lettera di ringraziamento a tutti i donatori. Eccola di seguito:

Carissimi, la risposta di tutti voi alla richiesta di sangue costante di queste settimane ha rappresentato una delle notizie più belle che potessimo raccontare. Come sapete l’emergenza che sta colpendo il nostro Paese non può lasciarci indifferenti di fronte alle necessità che tanti pazienti continuano ad avere. Oltre 1800 persone, ogni giorno, hanno bisogno di trasfusioni: circa la metà di loro sono pazienti talassemici, leucemici o con altre forme oncologiche che richiedono scorte ininterrotte per vedersi garantire terapie e speranze di vita. Tutto questo continua a essere possibile grazie a voi e al vostro gesto periodico, anonimo, volontario, gratuito, responsabile e associato. Oltre agli appelli che come Cns e Civis abbiamo lanciato nelle ultime settimane, anche numerosi rappresentanti dello spettacolo e dello sport si sono uniti alla nostra mobilitazione. Un atto di sensibilità che avete colto in massa e che ha visto i donatori di tutte le regioni italiane farsi avanti per il bene degli altri. Grazie alla vostra sensibilità abbiamo dimostrato ancora una volta cosa significa essere volontari e quanto l’impegno di ognuno di noi sia fondamentale per il benessere della collettività. Continuare a donare è fondamentale, ma per farlo è ancor più fondamentale prenotare la donazione, contattando la propria associazione o il proprio centro trasfusionale ed evitare così assembramenti all’interno delle sale e garantire una programmazione continua e costante in linea con le esigenze degli ospedali. La solidità del nostro Sistema sanitario e la salute di tantissime persone dipendono dal singolo gesto di ognuno di noi.

            Grazie per tutto quello che state facendo,    

Gianpietro Briola

Coordinatore Pro Tempore CIVIS

 

Ora, è evidente non bisogna mollare la presa, e continuare a prenotarsi per donare anche nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane.

Coronavirus, ecco le nuove misure per i donatori contenute nella circolare del 9 marzo: collaborazione e impegno per garantire le donazioni in tutta sicurezza

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In queste ore di transizione altro non si può fare che seguire i continui aggiornamenti che arrivano dalle autorità centrali. E se sul piano dei comportamenti da seguire come comunità nella vita civica bisogna attenersi alle indicazioni del governo e restare in casa, per quanto riguarda il dono e le operazioni necessarie affinché il sistema trasfusionale nazionale possa garantire le scorta di sangue e di emoderivati a chi ne ha bisogno è importantissimo seguire le indicazioni provenienti dal Centro nazionale sangue (in collaborazione con il Ministero della Salute), e dalle associazioni di donatori.

Per quel che riguarda le misure ufficiali che è necessario tenere in considerazione per i donatori, dopo l’aggiornamento dei giorni passati, ecco le ultimissime misure, necessarie affinché le operazioni di dono, che ribadiamo, sono necessarie e da portare avanti con la solita perseveranza e con la giusta attenzione per le esigenze di tutti, si svolgano come sempre in totale sicurezza e serenità. Ecco dunque i principali passaggi del comunicato ufficiale del 9 marzo 2020:

Le nuove disposizioni, che hanno una natura solo precauzionale, non essendoci casi documentati di trasmissione trasfusionale del virus, tengono anche conto dei provvedimenti, presi a livello nazionale, finalizzati all’individuazione dei soggetti a rischio e che applicano ai medesimi urgenti misure di contenimento.

Non si fermano le attività di raccolta in tutto il territorio nazionale e si ritengono consentiti gli spostamenti del personale addetto alla raccolta e dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta pubbliche e associative, dal momento che la donazione del sangue è da considerarsi inclusa tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 08.03.2020, come da nota della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Tenuto conto che le attività sanitarie di donazione e raccolta del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza (art. 5, legge 219/2005) che garantiscono la continuità del supporto trasfusionale a oltre 1.800 pazienti al giorno sul territorio nazionale, con la circolare del 09 marzo 2020, si raccomanda quanto segue:

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;

– rafforzare le misure di sorveglianza chiedendo al potenziale donatore, al momento della presentazione per la donazione, se abbia già ottemperato all’eventuale obbligo della misura di isolamento fiduciario domiciliare, ove prevista;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;

– applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARSCoV-2);

– sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da SARS-CoV-2 oppure in caso di diagnosi d’infezione da SARS-CoV2 nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information);

invitare il personale operante presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta ad attenersi scrupolosamente a comportamenti finalizzati a prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie, ivi compresa l’infezione da SARS-CoV-2.

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico come da indicazioni di cui all’algoritmo condiviso con il CIVIS;

In nero, abbiamo sottolineato quelli che secondo noi sono i passaggi più importanti. Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’algoritmo condiviso tra Cns e Civis, eccolo in figura 1.

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Donare, lo ripetiamo ancora, è sempre importantissimo. Prenotatevi per farlo in assoluta assenza di rischio.

Il sangue manca nonostante gli appelli, bisogna ribadire con forza che donare non è un’azione a rischio

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Purtroppo, nonostante gli appelli della settimana scorsa, a proposito dei quali cui su Buonsangue abbiamo provato a dare tutte le informazioni, già da venerdì 6 marzo dal Centro nazionale sangue e dalle principali associazioni italiane riunite in CIVIS sono arrivate notizie non positive sull’effettiva normalità della raccolta sangue.

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Il calo generalizzato in tutto il paese, lo ripetiamo, non è assolutamente motivato: le donazioni sono sicure ed è sufficiente per i donatori che avvertano qualche sintomo influenzale praticare lo stop precauzionale di 2 settimane, ma non ci sono assolutamente controindicazioni per la salute nell’andare a donare. Va ribadito con tutta l’energia.

L’assenza di sangue nel sistema trasfusionale, come ben sa chi legge Buonsangue, può creare enormi problemi per la cura di molte categorie di pazienti il cui accesso agli emocomponenti può essere vitale, ovvero può realmente fare la differenza tra la vita e la morte.  Interrompere le normali abitudini di dono per colpa di una paura irrazionale nel compiere un gesto assolutamente sicuro può avere quindi conseguenze davvero negative.

Il calo è generalizzato in tutta Italia, ma come spesso accade sono le regioni del sud a entrare prima delle altre in stato di emergenza, ed ecco alcune notizie delle ultime ore.

In Sicilia, per esempio, Avis invita a donare a Marsala, ricordando a tutti che la situazione in regione non è ottimale

In Puglia, specie dopo i rientri dal nord del fine settimana e le parole del governatore Michele Emiliano, la sanità si prepara a uno sforzo maggiore e le donazioni di sangue saranno assicurate regolarmente, nel tentativo di prevenire carenze, mentre saranno sospese tutte le attività non urgenti.

In Basilicata la richiesta di Avis Regionale è quella di implementare le raccolte, proprio per non mettere a rischio le attività che dipendono dal dono, mentre dalla Campania, infine, il coordinatore provinciale di Italia Viva a Napoli, Barbara Preziosi, chiede di rinunciare ai pregiudizi e non evitare i centri trasfusionali, affinché sia evitata una carenza sangue ancora più grave di quella che già si sta registrando.

La speranza è che fin dalla giornata di oggi, l’afflusso dei donatori possa crescere.

 

 

In Puglia il 2018 è stato un anno importante per le donazioni. Per un 2019 di conferme, l’idea è di replicare un modello positivo

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Lo scorso 29 giugno avevamo parlato di “Dona EMOzioni”, l’ampia e palpitante campagna a favore della donazione di sangue che ha contraddistinto l’estate pugliese nel 2018. In questo servizio di TRM network, che anticipò l’inizio della campagna, erano ben indicate le linee guida della campagna, che, tra le altre cose, coincise con la visita di Papa Francesco in terra pugliese, dilatandone il valore simbolico.

Dona EMOzioni consisteva in un grande progetto di aggregazione che partiva dagli eventi sul territorio: spettacoli, concerti, serate musicali, esibizioni, gare sportive amatoriali, degustazione di prodotti tipici, convegni tematici, il tutto in sinergia con le associazioni.  Dona EMOzioni copriva tutte le province pugliesi, instaurandosi per lo più in luoghi particolarmente simbolici per il territorio in tempo d’estate: un capoluogo di provincia come Taranto, lo scenario splendido di Polignano a Mare, il Salento “tarantolato” di San Foca e Melendugno, il capoluogo Bari e Mesagne in provincia di Brindisi, dove già a giugno si erano verificate delle carenze di sangue significative.

Dona Emozioni

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Ma non è tutto. Già in “tempo reale” l’iniziativa ci era molto piaciuta, ma ci eravamo chiesti se avrebbe pagato nel lungo periodo. E proprio ieri è arrivata la notizia che il 2018 è stata una grande stagione per la donazione in Puglia, con un incremento, su base regionale, sia del numero di donazioni (cresciute del 3.1%), sia del numero dei donatori (aumentati dell’1,8%). La campana estiva era stata, dunque il coronamento di una rinnovata sensibilità della Regione Puglia sul tema della donazione di sangue, un ottimo lavoro di squadra possibile solo grazie all’impegno delle associazioni, e della sponda offerta dalle istituzioni.

In termini numerici, in Puglia le donazioni di sangue ed emoderivati nel 2018 sono state ben 174.966, a un micro passo dal numero pieno di 175 mila. Sicuramente un risultato egregio che è stato ben sottolineato dal presidente della Regione Michele Emiliano, e che ha riguardato sia la raccolta di sangue intero che la raccolta plasma.

Emiliano ha ringraziato pubblicamente i donatori e le donatrici pugliesi, e ha annunciato che tutte le attività del 2018 saranno ripetute nel nuovo anno, a partire dall’estate indimenticabile di Dona EMOzioni.

Ma ciò che abbiamo apprezzato maggiormente delle parole di Emiliano, è stato proprio l’aver distribuito il merito di un risultato eccellente su un lavoro di sinergia tra tutte le parti impegnate. Spazio dunque al connubio tra stato e regioni, “Devo registrare, come buona pratica, il clima di profonda collaborazione che si è sviluppato nel 2018 tra Istituzioni, Società italiane di medicina Trasfusionale, Servizi trasfusionali e Associazioni dei donatori di sangue”, al Centro nazionale sangue e ai suoi dirigenti, “Sono grato al presidente del CNS per aver riconosciuto i nostri sforzi e il nostro lavoro che continuerà, nel 2019, con lo stesso vigore e la stessa determinazione”, al Centro regionale sangue e al suo direttore, “Un ringraziamento va ad Angelo Ostuni, direttore del Centro regionale Sangue che sta davvero facendo un lavoro capillare e proficuo”, e naturalmente alle associazioni di donatori, come “I rappresentanti di CIVIS Puglia, i Volontari Italiani Sangue della regione, per aver compiuto un gesto semplice ma estremamente significativo, attraverso il quale sono state salvate vite umane”.

La Puglia come proponitrice di un modello da esportare altrove dunque, e specie nelle regioni del meridione che soffrono per la raccolta da migliorare. Un modello che, ci pare di poter dire, basato com’è sul’’interazione tra divertimento, eventi di piazza, comunicazione, sensibilizzazione e concezione delle sinergie tra stakeholder, ha tutte le carte in regola per superare il difficile scoglio di proporre politiche in grado di produrre risultati nel medio e nel lungo periodo.

 

La raccolta plasma cresce nel 2018. Raggiunti i risultati sperati. I commenti di Liumbruno e Briola

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Dal Centro nazionale sangue arrivano finalmente i dati completi sulla raccolta plasma 2018, e c’è subito una bella notizia. È importante sottolineare infatti l’aumento di circa 4 mila chili di plasma sul totale complessivo rispetto al 2017, per una raccolta di 839.535 chilogrammi.

Un risultato che il CNS ha commentato con soddisfazione nel comunicato stampa pubblicato mercoledì 13 febbraio, e che si mantiene in linea con le previsioni 2018 contenute nel Piano nazionale plasma 2016-2020, al fine di raggiungere l’obiettivo principe dell’autosufficienza. L’effetto conseguente, è continuare con successo il percorso verso l’indipendenza del mercato nordamericano, che come abbiamo potuto approfondire su Buonsangue lo scorso lunedì 11 febbraio, è notoriamente il più grande del mondo e allo stesso tempo il più controverso.

Nella figura in basso, è possibile constatare come si sono comportate le regioni italiane rispetto agli obiettivi del PNP, e in particolare in che percentuale l’obiettivo contenuto nel piano è stato portato a compimento.

Come si vede, sono moltissime le regioni che hanno toccato quota 100%, e numerose quelle che lo hanno addirittura superato. In questo senso spiccano il Lazio, la Puglia e la Sicilia, anche se non mancano regioni rimaste lontane dal proprio punto di pareggio. Da migliorare, per la prossima stagione, le performance di Molise (74%), Basilicata (83%), Campania (835), e Umbria (89%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 1

Se invece studiamo le regioni in base al risultato del 2017, i maggiori aumenti si verificano nel Lazio (+7,4%), Umbria (+5,8%), Valle d’Aosta (+5,4%) e in Sicilia (+4,5%). Tra le regioni più in difficoltà si segnalavano invece il Molise, con un calo del 24% rispetto al 2017, la Calabria (-6,4%) e la Sardegna (-2,6%).

In questi territori bisognerà spingere il pedale dell’acceleratore.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

“I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli, e ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani “- ha commentato il direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Maria Liumbruno, e a ruota, anche il presidente di Avis Nazionale Briola, nel ruolo di coordinatore protempore del CIVIS, ha illustrato i risultati, sottolineando il centralissimo ruolo delle associazioni nel processo di raccolta. Sia in chiave quantitativa “Lavoriamo insieme al CNS – ha spiegato Briola – e alle altre istituzioni sanitarie affinché i donatori percepiscano che ogni tipologia di donazione, a seconda delle necessità di programmazione e delle caratteristiche del donatore, è importante per i nostri malati. Per conseguire questi obiettivi, tuttavia, è fondamentale che il sistema trasfusionale sappia organizzarsi in modo efficace, incentivando le aperture pomeridiane e sopperendo a quelle situazioni di carenza di personale che esistono in alcune zone d’Italia”, sia in chiave qualitativa, ovvero garantendo che in Italia il sistema sangue si mantenga etico e solidale, giacché “i farmaci plasmaderivati sono una risorsa per il Paese e devono rimanere patrimonio pubblico”.

Ora sotto con il 2019, e con i nuovi obiettivi da inseguire.

Quelle informazioni chiare ed esaustive che dovrebbero far parte del dibattito pubblico quotidiano: un’idea per diffondere la cultura del dono

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Ci piace molto e ci convince, perché funzionale a fornire tutte le informazioni necessarie, la scelta di dare risalto, sul sito di Avis Nazionale, al video intitolato “I requisiti per diventare donatore di sangue”: una clip completa che offre tutte le informazioni principali intorno al mondo del dono.

Eccolo qui il video, per chi vuole vederlo:

I motivi per cui confidiamo sull’efficacia di questo contenuto li avevamo già espressi in questo mini approfondimento di fine primavera.

I video di Avis sul mondo del dono: semplici ed essenziali per il pubblico giovane

Come si può vedere, sono bene elencate in modo chiaro e facilmente memorizzabile, tutte le caratteristiche del donatore ideale. Certo, chi arriva su Avis già interessato al dono e intenzionato a diventare donatore, entrerà rapidamente in confidenza con tutto ciò che gli serve sapere, dai principi generali (età minima e massima, peso, stile di vita) a tutti gli eventuali periodi di sospensione temporanea per motivi di salute, fino alle esclusioni totali (gli stili di vita non compatibili), ma altrettanto importante sarebbe che contenuti come questo (di Avis o di qualsiasi altro operatore) uscissero dai canali già predisposti e noti ai donatori per apparire sui siti dei quotidiani nazionali, sui siti di quelli locali, e anche in televisione.

Si tratta di predisporre spazi che dovrebbero appartenere di diritto a un concetto di interesse comune, almeno nell’idea, che proviamo a promulgare ormai da tanto, di una campagna congiunta tra associazioni, media e istituzioni a favore della cultura del dono.

Il panorama odierno, per quanto ricco di operatori di assoluto valore che mettono enorme impegno sul campo, sul piano della comunicazione ci sembra ancora troppo frammentato, specie su una battaglia culturale che si deve giocare e vincere in squadra.

Proseguendo la navigazione sul sito di Avis attraverso il pulsante “scopri di più”, si entra inoltre in una pagina davvero importante, che approfondisce in modo esemplare tutti le tematiche legate al sangue e al dono, a partire dai principi etici e solidali che sono alla basa di questo gesto (in fig.1), fino alle informazioni specifiche sul sangue, sul perché è importante donarlo, sui tipi di donazione esistenti, sulla compatibilità dei gruppi e sulle informazioni logistiche per donare rapidamente e senza complicazioni.

Diventa donatore AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue (1)

Fig.1

Perché un vademecum così completo non può diventare, per esempio, un contenuto fisso nei quotidiani cartacei, e una finestra ben visibile nelle homepage dei quotidiani on-line? Solo un problema economico? Crediamo di no, visto che l’informazione cartacea e sulla rete può contare su contributi pubblici che potrebbero prevedere in “payback” anche spazi da destinare alla diffusione di contenuti di pubblico interesse. Forse è solo un problema superabilissimo di visione e di coordinamento. Si potrà arrivare a una concertazione su questa nostra proposta?

Intanto però, nell’attesa che l’aderenza degli attori del sistema angue a una tale strategia di comunicazione collettiva possa serpeggiare e concretizzarsi, noi continuiamo a fare la nostra parte.