I virologi televisivi e il plasma iperimmune, un problema di prospettiva

I virologi televisivi e il plasma iperimmune, un problema di prospettiva. La pandemia da Covid-19 è in corso da ormai un anno, e nel nostro paese la gestione della crisi, a tutti i livelli, non può considerarsi in nessun modo soddisfacente.

Uno dei paradossi più evidenti è stato il proliferare dei virologi televisivi, il cui impiego compulsivo ha finito per generare frastuono e incertezze generali al posto di ciò che ci si aspetterebbe da studiosi, ovvero richiami alla calma e all’approfondimento, e soprattutto la capacità di affrontare i temi dalla migliore prospettiva possibile.

Invece ognuno degli interpellati ha rispolverato l’intuizione di Umberto Eco sull’impossibilità di scrivere una teoria definitiva sui media, e le loro teorie sul Covid-19 sono apparse come una sfilza di “teorie del giovedì mattina”. Imprecisioni, cambi di rotta repentini, autosmentite… non certo un bel vedere.

Il tema del plasma iperimmune è stato uno dei temi che più di ogni altro è stato spesso osteggiato senza motivo, equivocato, violentemente rifiutato. Si cominciò da Ricciardi, che già lo scorso 27 marzo si lasciò andare a una gaffe di notevole portata sul plasma iperimmune e sulla presunta scarsa sicurezza dei plasmaderivati, con una dichiarazione che poteva mettere in difficoltà anni di progressi ottenuti sul piano della raccolta plasma.

Si continuò con Burioni, che in prima battuta fustigò d’istinto l’utilizzo del plasma iperimmune, per poi tornare su posizioni più morbide.

L’ultimo in ordine di tempo è stato invece Bassetti, che solo pochi giorni fa ha pubblicato uno studio che secondo lui dimostra definitivamente che quelle alimentate dal plasma iperimmune sono false speranze, e che il tema deve essere cancellato dal dibattito.

A noi, come sempre, quella di Bassetti sembra una prospettiva del tutto errata. Le polarizzazioni ormai tipiche del dibattito mediatico o social tendono continuamente a sviare dalla reale sostanza delle cose. Sul plasma iperimmune, i tanti medici favorevoli non hanno mai pensato che potesse trattarsi di una panacea miracolosa per debellare il covid-19, ma un fattore di aiuto da usare in contesto clinico laddove la situazione lo consigli, e in particolare nelle fasi iniziali della malattia.

Non si capisce perché, se il plasma iperimmune può essere utile a migliorare le condizioni cliniche dei pazienti, com’è avvenuto in modo comprovato e indiscutibile negli ospedali di Mantova e Pavia, dove il suo utilizzo ha ridotto la mortalità in Rsa del 65%, si debba parlare di “false speranze alimentate”. Si tratta di un grave errore di prospettiva per di più commesso da un pulpito di grande risonanza.

Facciamo nostre, dunque le parole di Francesco Menichetti, principal investigator del progetto Tsunami – il più importante studio italiano randomizzato sul plasma iperimmune di cui siamo in attesa dei risultati – che ha spiegato su Donatori h24 un concetto molto semplice: “A chi ne parla in televisione bisogna ricordare che non si può dire né che il plasma non serve a nulla, né che il plasma è un salvavita, infatti non c’è evidenza scientifica per dire nessuna delle due cose”.

Questo è l’approccio serio che ci vorrebbe. Quello che dal dubbio approda a nuove possibilità di conoscenza, e non quello che con certezze ostentate punta solo a fare scalpore.

Sul plasma iperimmune basiamoci su fatti, mettendo da parte polemiche e personalismi

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Il tema del plasma iperimmune è diventato negli ultimi giorni un fatto mediatico, e probabilmente non poteva che essere così. In piena epidemia, i buoni risultati ottenuti dai medici e ricercatori nelle prime fasi sperimentali hanno lasciato le corsie degli ospedali di Pavia e Mantova per diventare oggetto di dibattito pubblico, di battage mediatico, di polemica sterile e personalistica, così come da cattivissime abitudini ormai generalizzate nei meccanismi dell’infoteinement, che generano confusione, disinformazione, e la solita, ormai insopportabile polarizzazione delle posizioni  – tifoserie irrazionalmente pro o contro qualsiasi cosa – con il terzo polo minoritario, quello complottista, a cercare nemici.

Troppo frastuono: quello che conta è che la terapia abbia del potenziale notevole, e che una squadra formata da medici e ricercatori seri coadiuvati da istituzioni preposte come il Centro nazionale sangue e da aziende da comprovato know-how come Kedrion Biopharma – oltre che sostenuta dalle associazioni di donatori di sangue – stia ottenendo dei risultati molto importanti che saranno presto sintetizzato in un documento ufficiale.

E allora perché le polemiche, i duelli rusticani, i salti in avanti atti a sminuire ciò che è stato fatto? Non sarebbe meglio attendere con cauto ottimismo i risultati più definitivi delle sperimentazioni? Non sarebbe meglio manifestare, pur con le dovute cautele, la contentezza per i molti fatti positivi che vengono comunicati?

Di fatti reali, concreti, realmente accaduti, ne esistono molti: la guarigione dell’oculista mantovano Giuseppe Sciuto, di sessantaquattro anni; la guarigione di Pamela Vincenti, donna incinta anche lei mantovana di ventotto anni; e negli ultimi giorno le dichiarazioni di Perotti che ha sottolineato gli effetti altamente positivi registrati sui pazienti già nelle prime 24-48 ore di applicazione.

Materiali sufficienti per un approccio serio, ottimista e costruttivo. Se i risultati positivi dovessero essere confermati, e se il plasma si confermasse dunque una concreta possibilità di cura sui pazienti ospedalizzati prima, e sulla creazione di farmaci a base di immunoglobuline poi, sarebbe un bene per tutti, un vantaggio per la comunità.

E allora perché scadere nei particolarismi, nel narcisismo mediatico, nella polemica infantile? Perché sminuire il lavoro serio dei propri colleghi sul web o in televisione, da Fazio, come ha fatto Burioni? Perché mostrare una posizione deliberatamente ostile alla terapia da plasma esprimendo molte inesattezze come ha fatto Walter Ricciardi sin dai primi giorni dell’epidemia e in ultima istanza proprio lunedì 4 maggio?

Importa davvero chi sarà il portavoce delle prime notizie liberatorie e positive su una terapia efficace e sicura, come ha lasciato intendere il professor De Donno nella sua risposta a Burioni?

La sospensione, il restare in sospeso, non è una condizione semplice per la psiche umana. Siamo portati a voler anticipare il futuro e a pretendere certezze prima di raccogliere prove. Da parte nostra, ci limitiamo a riportare i fatti con fiducia e restare in attesa dei risultati più avanzati. Felici per chi grazie al plasma iperimmune, ha già superato momenti difficili.