Prima donare, poi partire: l’appello di Avis per le vacanze è molto chiaro

“C’è bisogno di sangue. C’è bisogno di te. Vieni a donare”.

L’appello di Avis nazionale a tutti gli associati e a tutti i cittadini è molto chiaro, netto, senza mezzi termini e mezze misure. I dati di giugno sono stati negativi, sia per ciò che riguarda la raccolta plasma che la raccolta sangue, e dunque è arrivato il momento di fare ricorso al senso di solidarietà e di responsabilità dei cittadini donatori.

È stato molto diretto anche il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, che ha posto l’accento sul calo endemico che arriva in occasione delle vacanze estive. Ecco perché bisogna donare assolutamente prima di partire. “Serve uno sforzo per assicurare terapie salvavita ai pazienti acuti e cronici – ha detto Briola – Prima di partire per le vacanze, prenotiamo la nostra donazione”.

Del resto l’emergenza è dettata dalle associazioni di pazienti talassemici, che si sono fatte sentire per segnalare che la carenza sangue riguarda tutte le regioni.

Il bisogno di sangue non va in vacanza, e quindi noi di Buonsangue non possiamo che unirci all’appello generale di Avis e di tutte le associazioni di donatori che sul territorio, nel week-end organizzeranno donazioni speciali.

Per capire dove e come donare, di può andare sia sul sito del Centro nazionale sangue, Geo Localizzazione (sanita.it), e vedere qual è il centro trasfusionale disponibile più vicino, oppure ricercare su Facebook “donazione di sangue” nella sezione eventi e trovare i prossimi appuntamenti speciali.

 

Esecutivo Nazionale Avis, ecco tutti i nomi che affiancheranno Briola

Una squadra collaudata, pronta ad affrontare le sfide difficili a cui sicuramente costringerà il futuro, con un mix di energia giovane ed esperienza assolutamente ben armonizzato.

Ecco tutti i nomi della squadra che aiuterà Gianpietro Briola, riconfermato Presidente di Avis nazionale con delega alla comunicazione e ai rapporti istituzionali, per governare l’associazione nei prossimi anni.

Dopo Briola, in alto a sinistra, tutti i nomi in ordine di apparizione
  • Fausto Aguzzoni, Vicepresidente Vicario con delega al Terzo Settore e al Servizio Civile​​​​​​​​​​​;
  • Maurizio Bonotto, Vicepresidente con delega alla riforma dello Statuto​​​​​​​;
  • Rocco Monetta, Segretario​​​​​​​;
  • Domenico Nisticò, Tesoriere con delega ai progetti scuola;​​​​​​​
  • Giorgio Dulio, con deleghe alla fiscalità e tributi, bilanci e costituzione della rete associativa​​​​​;
  • Alice Simonetti, con delega alle Politiche internazionali​​​​​​​;
  • Paolo Ghezzi, con delega alla formazione e ai progetti innovativi, protezione civile, giovani​​​​​;
  • Francesco Bassini, con delega ai progetti di informatizzazione e infrastrutture

Un augurio di buon lavoro da parte di Buonsangue allo staff, per affrontare questioni chiave come ricambio generazionale, autosufficienza soprattutto per ciò che riguarda i plasmaderivati, efficacia nelle campagne di raccolta e maggiore elasticità dei centri trasfusionali nell’accogliere i donatori.

La pandemia dura da un anno, ecco il messaggio del presidente Avis Briola a tutti i donatori

Nessuno, a marzo del 2020, all’inizio del lockdown, aveva immaginato una pandemia così lunga e dolorosa, spossante, arcigna da sconfiggere, anche a causa di decisioni dall’alto discutibili, caccia alla streghe e cattiva gestione politica, mediatica e amministrativa.

Nel quadro difficile, tuttavia, ci sono anche note positive, una tra tutte la grande reazione dei donatori di sangue al diffondersi del virus.

Il supporto dei donatori al sistema trasfusionale nazionale, uno degli asset strategici per un paese come l’Italia in una situazione di emergenza, ha tenuto bene, e dopo qualche settimana di défaillance iniziale, il numero delle sacche raccolte dalla associazioni di sangue è tornato a crescere.

Per tracciare una linea in corrispondenza con la data in cui iniziò il primo lockdown, il 9 marzo scorso, e fare un bilancio dell’anno associativo nell’anno del Covid-19, Gianpietro Briola, presidente di Avis nazionale, ha voluto mandare un messaggio video a tutti i donatori italiani, per testimoniare loro l’importanza assoluta del loro apporto e della loro funzione.

Il videomessaggio integrale si può vedere integralmente qui di seguito, ma il senso delle parole di Briola è quello di ringraziare i donatori per il lavoro svolto e sensibilizzarli per le sfide che ci aspettano nel futuro.

Il sistema sangue italiano sta fronteggiando un calo di emocomponenti, di globuli rossi e soprattutto di plasma, una risorsa strategica per la collettività non meno di quanto lo siano il cibo, l’acqua, l’energia, l’ossigeno.

Donare sangue e plasma è importante come non mai, in vista di quell’autosufficienza che – in caso di pandemia perdurante – mettere il paese al riparo dal rischio di non avere la materia prima per produrre i farmaci salvavita a tutti i bisognosi o di doverli reperire sul mercato, a prezzi incontrollabili dai sistemi sanitari nazionali.

Eventualità queste ultime, che si possono evitare con un semplice gesto di amore e solidarietà.

Arriva il nuovo sito di Avis nazionale, a misura di donatore

Un’interfaccia nuova e funzionale, che punta ad accogliere i donatori e gli associati e a proiettarli nel modo più rapido ed efficace nel mondo di Avis: la nuova piattaforma web della più grande associazione di donatori italiani ci convince, con i suoi colori familiari, l’iconografia giovane e dinamica e l’essenzialità di funzioni intuitive e utili.

Ben in vista, in alto e in rosso, la possibilità di cercare rapidamente la sede più vicina all’utente in navigazione, e l’alto livello di interattività dovuto alla finestra a scomparsa per chi vuole fare domande.

Scendendo, poi, spazio alle informazioni preliminari per il dono, con un’infografica molto semplice in tre punti e un video informativo che si avvia direttamente cliccando sul play (fig.1).

Fig.1

Scorrendo ancora in basso si accede facilmente alle news, mentre attraverso il menù in alto, infine, è possibile accedere a tutte le altre aree specifiche del sito (fig.2), dalla voce vita associativa, alle informazioni più tecniche su come entrare in Avis.

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Ecco come ha descritto il nuovo concept web la responsabile dei progetti comunicativi, Claudia Firenze: “La scelta di aver rinnovato il sito internet rappresenta la naturale continuazione di un grande lavoro che, da tempo, stiamo conducendo per garantire un livello di comunicazione sempre più efficace e diretto verso i nostri donatori e non solo. Il design e le funzionalità rendono il portale della nostra associazione ancor più fruibile soprattutto dai dispositivi mobili, attraverso i quali ormai si registra la percentuale maggiore di traffico nella rete. Un servizio in più che testimonia la nostra volontà e il nostro impegno nell’essere al passo con i tempi e con le nuove tecnologie di comunicazione”.

Il nuovo sito, arriva poi in un momento molto importante, alla vigilia dell’85esima Assemblea Generale in programma sabato 31 ottobre a Milano, nella sede di AVIS Nazionale. Il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, ha spiegato le nuove modalità in cui avverrà l’evento in una situazione delicata come la congiuntura d’emergenza Covid in cui ci troviamo: “A differenza degli anni passati, l’evento è stato completamente rimodulato alla luce delle nuove restrizioni per contenere i contagi da Covid-19 – ha detto – e per questo motivo non si svolgerà in presenza, ma interamente online, con delegati e sedi locali collegate da remoto. Si tratta di una modalità insolita per l’Assemblea generale, che rappresenta il momento più importante dell’anno per tutta AVIS. Un momento reso ancor più importante proprio dal nuovo periodo di emergenza che stiamo vivendo in questa fase. Stiamo lavorando per assicurare che i lavori dell’Assemblea, seppur non in presenza, si svolgano nel pieno rispetto dei principi di democrazia e sicurezza per tutti i delegati. Una conferma della volontà di AVIS di sfruttare al meglio le potenzialità che l’universo digitale mette a disposizione per migliorare la qualità e l’efficienza del nostro servizio”.

Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

Plasma iperimmune, il comunicato di Avis: l’associazione ribadisce il suo totale sostegno alla ricerca scientifica

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Come abbiamo potuto osservare attraverso i frequenti aggiornamenti su Donatorih24.it, sono state davvero costanti le polemiche degli ultimi giorni sul tema della terapia anti Coronavirus basata sul plasma iperimmune. In particolare, il professor de De Donno, primario di pneumologia del Carlo Poma di Mantova, ha più volte chiamato in causa quella che a suo dire è stata una posizione troppo cauta da parte di Avis nazionale sul supporto alla cura portata avanti dal suo protocollo. A tal proposito, il presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis Briola, ha scritto una lettera rivolgendosi a De Donno per chiedere maggiore rispetto dei ruoli e toni più pacati e votati alla sostanza, per il bene dei malati. Alle lettera, è seguito anche un comunicato da parte di Avis Nazionale, volto a ribadire il sostegno dell’associazione per la ricerca scientifica.

Ecco, di seguito, il testo integrale:

PLASMA IPERIMMUNE: «AVIS RIBADISCE IL SUO SOSTEGNO ALLA RICERCA SCIENTIFICA»

«Da sempre AVIS è al fianco della ricerca scientifica e ora più che mai intende farlo per il bene di tutti». Con queste parole il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, chiarisce la posizione dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue nei confronti dell’approccio terapeutico che prevede la somministrazione di plasma iperimmune ai pazienti gravi affetti da Covid-19.

«AVIS non ha mai messo in discussione la validità di questa sperimentazione e, insieme al mondo scientifico e al Centro Nazionale Sangue, sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione e si sta adoperando per studiare queste opportunità.

Quella in corso è una terapia emergenziale già nota per altre malattie. Si tratta di una sperimentazione che sta dando risultati confortanti e che, speriamo, potrà aiutarci ad avviare la produzione su larga scala di immunoglobuline per la cura del Coronavirus.
Occorre tempo e soprattutto occorre incrementare il numero di pazienti su cui si sta testando il plasma iperimmune.

L’evoluzione delle conoscenze – prosegue Briola, che è anche Direttore responsabile del Pronto Soccorso di Manerbio (BS) – ci ha spesso indotto a modificare i nostri paradigmi ed è fondamentale ricordare che scienza e ricerca richiedono impegno, lavoro, cautela, modelli e la possibilità di processi riproducibili per divenire gold standard e riconosciute indicazioni terapeutiche, sempre e comunque possibili di revisione.

Nello specifico, la terapia con plasma iperimmune è una pratica nota da oltre cent’anni usata recentemente anche per altre infezioni emergenti. Ha un suo valore nelle situazioni di emergenza come quella attuale, in mancanza di altre strategie o in attesa di studi ed evoluzioni della ricerca. Pertanto, non ci siamo mai opposti, né abbiamo avanzato critiche all’utilizzo di tale metodica “sperimentale” per il trattamento di pazienti con gravi sintomi provocati dal Coronavirus, ma si tratta di una soluzione temporanea e non definitiva.

La sfida – ribadisce Briola – sarà quella di individuare una terapia fruibile da tutti, su larga scala, anche da quei pazienti trapiantati o affetti da immunodeficienze primitive o acquisite. Ecco perché l’obiettivo finale di questa fase sarà l’individuazione, nel plasma dei soggetti convalescenti, delle immunoglobuline o delle proteine infiammatorie in grado di aggredire e sconfiggere il virus. Tali immunoglobuline dovranno poi essere somministrabili, in forma farmaceutica e standardizzabile, così come già avviene per esempio per la cura del tetano.

La generosità e disponibilità dei nostri associati è massima e il tema della donazione di plasma e la produzione di plasmaderivati continua a rimanere strategico per il Sistema Sanitario e il Sistema Italia verso quella che da tanto tempo auspichiamo e riteniamo raggiungibile: l’autosufficienza. Con una produzione etica, in conto lavorazione a proprietà pubblica che possa estrarre dal plasma dei donatori tutte le proteine e le sostanze farmacologicamente utili ai pazienti. In questa fase, dove ci è stato richiesto abbiamo messo a disposizione le nostre strutture per la raccolta del plasma dai pazienti convalescenti e dai donatori e, dove possibile, abbiamo sollecitato i donatori guariti a proporsi.

Due fatti rilevanti sull’attualità del Coronavirus: il ministero autorizza l’utilizzo del plasma dei pazienti già guariti, e le valutazioni di Gianpietro Briola sull’epidemia in un video verità su Youtube

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Il protocollo di studio degli ospedali lombardi capeggiati dall’Ospedale San Matteo di Pavia, ha dato i suoi frutti. Su DonatoriH24 leggiamo infatti che il Ministero della Salute ha dato la sua primissima autorizzazione all’utilizzo del plasma anti-covid19 ottenuto dai pazienti guariti, e dunque, presumibilmente, più carico di anticorpi.

L’autorizzazione è arrivata attraverso una circolare emessa venerdì 27 marzo dal titolo “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi residenti nel nostro Paese in corso di emergenza da COVID-19”. Le raccomandazioni sono necessarie in quanto ancora non esiste una letteratura scientifica di lunga data su questa pratica, ma la circolare leggibile nella sua interezza a questo cliccando su questo link dice che:

“Nei pazienti con deficit dell’immunità umorale che sviluppino un quadro di Covid-19, si può prendere in considerazione la possibilità di procedere all’infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l’infezione da Covid-19. Il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”.

Ci auguriamo con forza che il plasma dei pazienti già guariti risulti efficace, anche perché dalla testimonianza web, su Youtube, di Gianpietro Briola (da noi intervistato qualche giorno fa), in dialogo con Alessandro Lucchini sul canale “Palestra della scrittura”, in Lombardia la situazione degli ultimi giorni, sebbene in lieve miglioramento, è stata davvero difficile.

Consigliamo a tutti di vedere questo video, nel quale Briola, che non è soltanto Presidente di Avis Nazionale ma anche primario Pronto Soccorso ASST del Garda, racconta i momenti difficili vissuti in reparto, e fa il punto, con competenza e lucidità, sul presente e il futuro della pandemia da Coronavirus e della situazione sanitaria nazionale.

Inizia a Roma la lunga serie di eventi in vista del World Blood Donor Day 2019

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Proprio come negli anni scorsi, anche il programma istituzionale del World Blood Donor Day 2019 che cadrà il 14 giugno ha un evento clou di preparazione, un incontro a Roma che avrà come protagonisti le associazioni di donatori e le più alte cariche politiche e le maggiori autorità nazionali in fatto di sistema sangue e sistema sanitario.

I lavori in corso iniziano infatti già oggi mercoledì 12 giugno, con tavoli importanti di programmazione e dialogo nei quali sarà ribadita la necessità forte che politica, settore sanitario e volontari continuino a operare insieme, alimentando il dibattito e la collaborazione nel nome degli obiettivi condivisi in fatto di autosufficienza ematica, di sicurezza e di gestione ottimizzata delle trasfusioni.

Ecco allora i dettagli su come di svolgerà la giornata odierna di incontri:

– In mattinata, presso l’infermeria della Camera dei deputati, va in scena la consueta donazione di sangue dell’Intergruppo donatori.

– Alle ore 10.30, il presidente di AVIS NAZIONALE, Gianpietro Briola, incontra il presidente della Camera, l’onorevole Roberto Fico.

– Alle ore 11.30, al Ministero della Salute – Auditorium ‘C. Piccinno’- Lungotevere Ripa 1 a Roma, è in programma la conferenza stampa “Safe blood for all. Share blood, give-life – I numeri del sistema sangue e le iniziative per la Giornata Mondiale dell’Oms”, una grande ricognizione generale sul tema sangue nel mondo e nel nostro paese, organizzata dal Centro nazionale sangue in collaborazione con le principali associazioni e le federazioni di donatori del sangue e di pazienti.

Per le conclusioni è stata invitata l’onorevole Giulia Grillo, che come sappiamo bene è il ministro della Salute.

Come sopra accennato, uno dei focus principali è poi la presentazione dei tanti eventi targati WBDD 2019 in tutto il paese, che saranno tantissimi e coinvolgeranno un gran numero di donatori, un vero e proprio “esercito” chiamato in causa nel giornata in cui in cui in tutto il mondo i valori del dono anonimo, gratuito, volontario e organizzato hanno l’occasione di essere raccontati e descritti a largo raggio, con la maggior copertura mediatica, e, si spera, con un grado ancora maggiore di approfondimento e coinvolgimento di come accade di solito.

Ecco qualche esempio di eventi previsti nel paese, oltre a ciò che succede a Roma:

A Savona, in Liguria, moltissimi centri resteranno aperti per la raccolta sangue:

http://www.savonanews.it/2019/06/10/leggi-notizia/argomenti/solidarieta-1/articolo/giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue-ecco-i-centri-aperti-nel-savonese.html

A Letojanni, in Sicilia provincia di Messina, la giornata del dono sarà festeggiata con un torneo di calcio comunale:

Letojanni. “Segna col cuore”, il gruppo Fratres celebra la Giornata mondiale del donatore

A Pescara, sarà uno spettacolo teatrale ad accompagnare il giorno mondiale del dono e dei donatori:

http://www.ilpescara.it/eventi/giornata-mondiale-donatore-fidas-spettacolo-teatrale.html

Infine a Perugia, come riportato anche dal sito DonatoriH24, il programma durerà un lungo week-end con sport, musica e incontri al centro del programma:

Sport, musica e promozione della cultura del dono Avis Perugia verso la Giornata mondiale del donatore

Non resta che informarsi su cosa succederà vicino a ognuno di noi, e prendere parte agli eventi da protagonisti, da donatori già attivi o da donatori futuri.

 

Il futuro della comunicazione sociale tra i temi clou dell’Assemblea generale di Avis Nazionale

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Come si comunicano il dono e i valori intrinseci alla donazione di sangue in una congiuntura storica in cui informazione, tecnologia e spettacolo devono convivere entro uno spazio aleatorio e in una fase in cui fake news e realtà si inseguono cercando di prevalere e di superarsi a vicenda? E come si utilizzano i media nel modo giusto affinché gli strumenti migliori per divulgare informazione e conoscenza siano utilizzati in modo efficace e corretto in base alle esigenze della comunità?

Sono queste le domande fondamentali che hanno animato la conferenza “Il volontariato delle donazioni di sangue, organi e midollo: problematiche della comunicazione scientifica e sociale”, apertura dell’Assemblea generale di Avis Nazionale a Riccione venerdì 17 maggio, in un week-end intenso e festoso, ricco di contenuti che è continuato sabato e domenica con un serrato dibattito associativo, e con il consueto avvicendarsi sul palco delle delegazioni regionali chiamate a esprimersi sulle criticità e sulle visioni future, e su come dovrà evolversi la più grande associazione di donatori italiana nell’immediato futuro.

Ed è proprio pensando a quanto sarà duro il lavoro dei volontari negli anni che verranno, al fine di evitare che il calo di donatori registrato nelle ultime stagioni possa continuare e rendere più difficile e contorta la strada verso l’autosufficienza ematica nazionale, che in Avis vi è l’assoluta consapevolezza di quanto serva affinare al meglio gli strumenti comunicativi, e adoperare i mezzi di comunicazione di massa in modo che il bello e l’utile del messaggio solidale non vada perduto.

 

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Fig. 1

Il problema della percezione collettiva

Primo nemico, le fake news e le distorsioni. Presentato da Filippo Cavazza, ufficio stampa di Avis Nazionale, Silvestro Ramunno dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna ha provato a mostrare quanto sia difficile per il pubblico divincolarsi in mezzo al frastuono informativo: trovare la verità fattuale spesso somiglia a svuotare il mare con un cucchiaino, impresa difficile che tuttavia bisogna provare a compiere, perché nell’epoca della verità post-fattuale è sempre più importante far emergere i fatti. In effetti oggi la quantità di informazione che circola nel mondo sottoforma di bit è enorme, e la confusione regna sovrana, nonostante l’esistenza di una carta di doveri per giornalisti secondo bisognerebbe seguire la verità sostanziale dei fatti secondo “il pubblico interesse” e non secondo “l’interesse del pubblico”. La colonna di destra dei giornali è un esempio tipico di distorsione.

Ma i giornalisti si comportano secondo etica e deontologia professionale? Non sempre.

In Italia, secondo Ramunno, la distorsione è molto forte soprattutto su temi caldi del dibattito pubblico, come per esempio la percentuale di anziani sulla popolazione completa, quella degli stranieri o quella dei disoccupati. È difficile dargli torto, e anzi, ciò che riscontriamo è che più un tema è parte integrante della cosiddetta agenda setting (ovvero i temi a cui i media offrono più spazio) più è rischio di manipolazione. L’Italia è un paese emotivo, la gente si lascia trasportare dalle emozioni, e le post verità dimostrano solo che le emozioni contano molto più dei fatti per forgiare le nostre credenze sulla realtà. Gli esempi che ha portato Ramunno sono tanti: l’Italia è percepito un paese violento, ma secondo i dati tutti i reati sono in calo, e un altro caso eclatante è l’incentivazione all’energia rinnovabile e fonti fossili, per cui ogni cittadino italiano paga circa cinquecentocinquanta euro l’anno senza che sia esploso alcun dibattito, quando invece, per una questione più marginale come il costo dei sacchetti biodegradabili a pagamento (spesa media a cittadino meno di due euro l’anno), il dibattito si fece aspro.

L’agenda setting commentata sui social genera dunque effetti di polarizzazione molto netti, ma come contrastarli? Secondo Ramunno ci sono due parole chiave, ovvero empatia e rispetto della complessità, due comportamenti corretti per rapportarsi alla conoscenza del mondo che secondo esperimenti psicologici conducono gli utenti a lasciare posizioni estreme e ad avvicinarsi al dibattito costruttivo.

Le fake news sul sangue

Verso questi punti cardinali, empatia e complessità, deve essere dunque orientata la strada per chi lavorerà nella comunicazione sociale, e lo ha ribadito anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che ha raccontato quanto sia serrata la collaborazione tra Avis, Fidas, Fratres e Cns per evitare la circolazione delle fake news riguardanti il sistema sangue. Che tipo di impatto negativo possono avere, infatti, le fake news sul sistema sangue? Creano solo false percezioni o creano anche problemi fattuali, pratici, che poi vanno risolti con sprechi di risorse e lavoro? Entrambe le cose.

Liumbruno ha evidenziato alcuni case-history che vale la pena di riportare. “Secondo i dati 2017 sapevamo che i donatori erano in calo – ha spiegato – e fu deciso di dare la notizia proprio perché si pensava di ottenere la massima eco. Tuttavia non fu pensato che la notizia poteva essere strumentalizzata e generare rassegnazione. Con 1 milione e 700mila donatori il funzionamento del sistema è garantito su 1800 pazienti ogni giorno ma bisogna contrastare le fake news. Arrivano spesso su Whatsapp i messaggi di pazienti bisognosi che hanno necessità di terapia trasfusionali urgente, notizie che oltre a essere stupidaggini crea dei problemi reali, perché il pieno di donazioni può fare molti danni. È stato il caso di alcune maxi-emergenze come il disastro ferroviario in Puglia, momento in cui ci fu l’arrembaggio per donare su un errore comunicativo di una Avis territoriale che comportò la raccolta di più del triplo del sangue che si raccoglie di media in un giorno. Il sangue dura 42 giorni e poi è inutilizzabile, e nessuno sapeva che dal 7 luglio 2016 era stato varato un piano nazionale per le maxi emergenze, che prevedeva le compensazioni tra regioni. Chi è parte del sistema deve garantire la regolarità della donazione che è il migliore modo per garantire la salute dei pazienti e rifuggire l’emotività”. 

Altro tema notoriamente soggetto a fake news è quello del famigerato sangue infetto: da dieci anni non arriva nessuna segnalazione in merito in Italia, eppure le notizie legate al passato sono sempre molto suffragate, anche in casi in cui i contagi via trasfusione sono avvenuti quando non esistevano strumenti scientifici per evitarli. Oggi, ha sottolineato Liumbruno, i donatori si lamentano addirittura di controlli troppo stringenti sebbene necessari per garantire la sicurezza, eppure i media rilanciano con sensazionalismo le notizie sul tema, talvolta puntando su titoli fin troppo accomodati. Forte, secondo lo stesso direttore del Cns, è poi il rischio di manipolazione sul tema del sangue a pagamento, a causa della confusione sui cosiddetti rimborsi, che in realtà sono solo copertura delle spese e dei costi di produzione e di compensazione per le cure dei pazienti. Chi legge Buonsangue sa bene che esiste lucro né sul sangue donato né sul plasma o sui plasmaderivati: grazie all conto lavoro il plasma resta sempre di proprietà pubblica, mentre in altri paese europei il plasma è venduto alle aziende che poi ne fanno quello che vogliono e lo immettono nel mercato, dove si può guadagnare molto di più.

Le testimonianze di Aido e Admo  

Toccante l’intervento di Flavia Perrin, presidente nazionale Aido (Associazione italiana donatori di organi) che come esempio di fake news da contrastare ha introdotto il caso di un 17enne di Verona ferito a morte in un incidente, e purtroppo protagonista di un caso eclatante di cattiva informazione, giacché una testata nazionale ha informato della sua situazione di salute alludendo a una donazione di organi quando il giovane paziente era in coma, e dunque non ancora cerebralmente morto come prevede la legge. “Esiste una grossa responsabilità – ha ribadito la Perrin – ed ecco perché serve collaborazione. Bisogna evitare di leggere che una persona muore in attesa di un organo”.

Nella rassegna di interventi, stesso punto di vista è stato espresso dalla Presidentessa di ADMO nazionale (Associazione donatori midollo osseo) Rita Malavolta, che ha spiegato come le notizie dei giornali sulla donazione di midollo hanno portato effetti positivi e negativi, perché molti donatori nell’ultimo anno si sono iscritti solo sull’onda emozionale. “Le foto di un bambino bisognoso – ha detto la Malavolta – generano ondate emozionali e sensazioni ambivalenti, perché la donazione di midollo è differita e rischia di essere anche 30 anni dopo l’iscrizione. Ci vuole consapevolezza, comprensione del fatto che ci sono ogni giorno persone che lottano per la vita e che il proprio midollo può non servire subito. Informazione corretta e consapevolezza sono le ricette contro i sensazionalismi”.

Le conclusioni

E dunque? Come applicare empatia e rispetto della complessità ed essere efficaci nella comunicazione sociale? Come evitare gli effetti negativi e le decodifiche aberranti? Andrea Volterrani, università di Tor Vergata, non è stato particolarmente ottimista. Il problema secondo lui risiede nei difetti di percezione, perché le credenze comuni si formano nei contesti di condivisione, ma esistono anche mondi separati che non collimano mai. Ecco perché la strada è la chiarezza, ovvero utilizzare messaggi immediati: comunicazione molto raffinate non saranno comprese, e il primo problema che dovrà risolvere il comunicatore sociale sarà il passaggio dalla percezione all’informazione.

Ci vuole strategia: il fattore identitario è decisivo, perché quando non sappiamo qualcosa la tendenza più comune è andare a cercare conferme del nostro pensiero nel gruppo di persone che la pensa come noi. In questo tempo non si vuole più avere qualcuno che faccia da mediatore per aiutarci a comprendere le cose del mondo, ed è un errore: la cosa importante diventa recuperare intermediazione. Non è facile: la tecnologia aiuta queste pratiche e molti cercano visibilità per visibilità, mente invece bisognerebbe cercare di creare comunità. La risposta è trovare il modo di elaborare uno scambio che sia strategico, non basato sulla visibilità ma sulle relazioni puntuali. I social, del resto, altro non sono che relazioni puntuali che diventano riferimenti per persone che vivono tempi di paura, di incertezza e crisi, e quindi sono sempre in cerca di risposte.

E proprio una risposta forte, sul piano metodologico a proposito della comunicazione via social, arriva dal network Parole Ostili, presieduto a Riccione da uno dei suoi ideatori, ovvero la giornalista e filosofa albanese Anita Likmeta. Parole Ostili è un decalogo (fig.2) che intende regolare e definire le buone pratiche di comunicazione on-line, e che si fonda su un principio chiaro e netto: le parole sono quanto di più importante esista. “Bisogna tornare alle parole – ha ribadito la Likmeta – perché l’uomo un milione e mezzo di anni fa iniziò a organizzarsi in gruppo, e la parole sono state la prima forma di tecnologia che l’uomo ha inventato. Le parole possono emozionare, spaventare, uccidere. Il manifesto della comunicazione non ostile, con le nostre dieci regole, è un esigenza per dire che la vita offline e quella on-line non sono separate, e che ognuno di noi altro non è che le parole che pronuncia”. 

cambiostile il Manifesto della comunicazione non ostile in politica

Fig.2

Noi di Buonsangue non possiamo che essere in totale accordo, per un futuro in cui, come diciamo sempre, il gesto del dono possa essere considerato un gesto assolutamente naturale per tutti, e in cui ogni cittadino possa essere informato e consapevole, proprio come i quasi due milioni di avisini, di quanto sia importante avere un sistema sangue solido ed efficiente grazie al lavoro di tutti.

 

In Trentino accordo tra Avis e azienda sanitaria per ampliare le finestre per la donazione: una strategia che sarebbe bello replicare ovunque

Centro-trasfusionale

Volontà di compensare il problema del ricambio generazionale con delle finestre di donazione più ampie e dunque andare incontro alle esigenze dei più giovani: ecco le motivazioni alla base dell’accordo tra Avis provinciale di Trento e l’azienda sanitaria locale, che hanno da poco firmato un protocollo per consentire la donazione anche al pomeriggio e al sabato e alla domenica.

Tale impostazione, proprio in questi giorni, è stata poi adottata in Trentino Alto Adige ed è divenuta concreta, come è stato ampiamente raccontato sul Giornale Trentino.

Una misura utile, sacrosanta, che sarebbe bello fosse imitata e predisposta anche nelle altre regioni italiane, specie alle porte dell’estate quando la raccolta sangue vive il suo calo strutturale. Occorrono fondi e formazione, senza dubbio: ma la posta in gioco, l’autosufficienza ematica nazionale, è di quelle sufficienti a motivare ogni sforzo.

La donazione di sangue, lo diciamo sempre, non è un gesto che va pensato e considerato in modo astratto, avulso dall’epoca e dal contesto sociale in cui avviene. Il suo valore positivo assoluto, la sua importanza per la comunità sono indiscutibili, ma quando si traduce in azione concreta il dono va pensato e organizzato secondo esigenze concrete e in base a problematiche reali. Questo approccio, naturalmente, non chiama in causa soltanto i donatori, cioè coloro che il gesto solidale lo devono compiere, ma riguarda l’intera filiera, ovvero tutte e tre le gambe che compongono il sistema sangue: associazioni, professionisti (infermieri e corpo medico) e istituzioni.

Il contesto odierno e in continuo mutamento. Rispetto a qualche decennio fa, quando lo zoccolo duro dei donatori oggi attivi si è formato per diventare un vero e proprio “esercito”, i valori condivisi sono cambiati, la tecnologia ha totalmente accelerato e cambiato le abitudini di vita, e con esse sono mutati anche i ritmi delle giornate, la frenesia e la quantità degli impegni. Il lavoro è divenuto ormai per moltissimi una attività difficilmente scindibile dal tempo libero. La maggior parte dei lavori si fondano su orari dilatati, la flessibilità spesso significa soltanto maggiore impegno mentale e giornate caratterizzate da maggiori imprevisti: ed ecco perché anche mentalmente è molto più difficile organizzare per tempo e programmare una donazione di sangue, specie se il primo centro trasfusionale non è proprio a portata di mano.

Quello degli orari, peraltro, è un tema già da tempo molto discusso tra i vertici associativi, e per esempio è stato uno degli argomenti principali già ampiamente toccati e sviluppati da Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale, nella sua prima intervista rilasciata dopo il suo insediamento, proprio su Buonsangue: già allora, a luglio 2018, l’idea di ampliare gli orari per il dono e aprire la donazione ai fine settimana era stata paventata e proposta come intento programmatico:

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

L’importanza di facilitare l’accesso dei donatori nei centri trasfusionali, adeguando gli orari alle nuove abitudini di vita è diventato dunque un tema delicato che gli attori di sistema non possono e non devono più trascurare: solo andando incontro alle abitudini comportamentali delle masse di donatori e tarando l’organizzazione della raccolta sangue sui criteri pratici il più possibile realistici e vicini alla vita delle famiglie è possibile mantenere lati i livelli di partecipazione e reclutare nuovi donatori.