Il dono del sangue oggetto di attività criminale: un fatto di cronaca in Campania scuote i donatori

Nelle ultime ore la comunità italiana dei donatori di sangue è rimasta scossa da una notizia di quelle che non vorremmo mai sentire: in Campania, un territorio che come è noto esiste la piaga di una forte penetrazione della criminalità organizzata nella società civile, anche un’oasi di quelle che si credono inviolabili come la donazione di sangue è stata presa d’assalto da attività illecite volte a generare profitti, secondo criteri di violenza, inganno e anarchia.

La denuncia è arrivata da Leonardo Di Rosa, direttore sanitario di Avis Campania, che ha presentato più di un esposto in Procura denunciando sul suo territorio l’infiltrazione – al fianco dei tantissimi volontari avisini che svolgono nel modo più normale le proprie attività di volontariato – di una compagine di malfattori, che approfittando della copertura associativa svolgerebbe azioni criminali e truffe.

De Rosa ha preparato un dossier per i magistrati, e secondo ciò che emerge su un ampio pezzo di cronaca pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, tra le varie attività illecite sotto monitoraggio ci sarebbe l’utilizzo di autoemoteche Avis che in realtà risulterebbero sotto fermo amministrativo, altri veicoli per la raccolta intestati a privati o immatricolati con targhe di motorini, autoemoteche vendute in modo irregolare, e soprattutto, come minaccia più grande e scenario  drammatico, il rischio di abusi sulla destinazione del sangue raccolto per strada, giacché potrebbe esserci di mezzo il mercato nero.

Da vertici di Avis è arrivato l’intervento del presidente nazionale Gianpietro Briola, che ha sottolineato l’attenzione dell’apparato nazionale sulla vicenda e ha consigliato, in attesa di chiarimenti e indagini, di affidarsi ai punti di raccolta dei centri trasfusionali fissi presenti negli ospedali campani. “Stiamo seguendo con attenzione la situazione tra Napoli e provincia – ha detto Briola proprio al Corriere – Ci sono state segnalate anomalie e intendiamo andare sino in fondo per scoprire le zone d’ombra. Ritengo che ci sia un uso eccessivo delle autoemoteche in Campania rispetto alle altre regioni italiane che invece privilegiano la donazione del sangue in punti fissi. La raccolta mobile deve infatti essere effettuata con criteri precisi molto stringenti, sia dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria, sia da quello dell’accoglienza e della fidelizzazione del donatore. Si tratta di aspetti fondamentali della mission di Avis. Personalmente consiglio ai donatori di recarsi ai centri di raccolta negli ospedali”.

La Campania, non è nuova a un utilizzo poco ortodosso dello strumento autoemoteca. Già nel 2017, su Buonsangue, avevamo raccontato e commentato il caso che aveva coinvolto Pasquale Pecora, a quel tempo vice presidente di Avis Nazionale (subito costretto alle dimissioni) e accusato di lucrare sui rimborsi attraverso l’utilizzo delle autoemoteche, accogliendo donatori senza le normali procedure di sicurezza. Già allora avevamo specificato quanto possa fare gola utilizzare la reputazione delle associazioni di donatori per ottenere guadagni personali, e oggi ribadiamo la medesima posizione di allora. Non bisogna assolutamente generalizzare, e pensare che casi singoli e infiltrazioni criminali possano ridurre l’importanza del lavoro quotidiano svolto dalle associazioni di donatori.

Ciò che spaventa, allo stesso tempo, è il pensiero che anche un bene come il sangue umano, fondamentale per salvare vite umane e creare farmaci salvavita, possa diventare un bene da accaparrarsi a fine di lucro. Su questo punto, non bisogna fare alcuna concessione, ribadendo i valori alla basa del dono nel nostro paese, ovvero anonimato, gratuità, volontarietà nel meccanismo del dono organizzato dalle associazioni, e agire con pene dure e sicure contro chi approfitta delle rete virtuose basate su valori solidali per affermare la propria violenza rapace.

Plasma iperimmune, in Lombardia il primo bilancio del progetto di raccolta

La Lombardia è stata notoriamente la regione italiana più colpita dalla prima ondata di contagi, quella in cui il sistema sanitario è entrato maggiormente in crisi e quella in cui il bilancio delle vittime è stato più drammatico; ma al tempo stesso è stata la regione che prima di tutte le altre, grazie al lavoro dei poli ospedalieri di Pavia e Mantova ha reagito con la cura che più di ogni altra ha risolto, seppur in via sperimentale, molte situazioni critiche salvando vite umane, e trasformandosi in un protocollo di ricerca e di raccolta per la creazione di banche del sangue in vista di una seconda ondata.

Ma come procede, a inizio settembre, il progetto di raccolta plasma da donatori dotati di anticorpi, annunciato qualche mese fa dalla giunta regionale Lombarda in collaborazione con Avis? Lo ha spiegato proprio il presidente di Avis Lombardia, Oscar Bianchi: “Siamo molto soddisfatti di come stiamo procedendo – ha spiegato il presidente regionale – perché tutto è nato dal desiderio dei donatori di contribuire attivamente per trovare una strada contro il Covid. Noi abbiamo dato il nostro supporto di rappresentanza per far sì che, insieme alla Regione, si riuscisse a dare concretezza al primo progetto di questo tipo che coinvolge l’intero sistema trasfusionale. Circa il 20% dei donatori è risultato positivo al test sierologico e ha potuto donare il plasma iperimmune”.

Il percorso per donare il plasma iperimmune è il seguente: il donatore esegue prima il test sierologico e successivamente il tampone: poi, se i test evidenziano un elevato titolo anticorpale, il donatore viene ricontattato per una nuova donazione di plasma.

La centralità del progetto lombardo è sancito anche dai numeri della prima indagine Istat sui numeri del Covid-19, che testimonia come la Lombardia sia la regione con la percentuale più alta di donatori che hanno sviluppato anticorpi, con circa 7,5%, contro i numeri infinitamente più bassa di regioni come Sicilia e Sardegna fermi allo 0,3%.

Il progetto di raccolta e il protocollo di ricerca sul plasma iperimmune, lo ricordiamo, puntano non solo alla creazione di banche per l’utilizzo di plasma nei casi più gravi nell’immediato e in base alle necessità del momento, ma anche, con una visione più ampia e di lungo periodo, a raccogliere plasma da convalescente da inviare alle aziende farmaceutiche convenzionate per ottenere le immunoglobuline specifiche, possibile strumento di cura efficace in attesa della creazione di un vaccino testato e utilizzabile in piena sicurezza nel caso, speriamo remoto, di una seconda ondata autunnale di recrudescenza del virus.

Il tempo delle polemiche per fortuna è lontano, e a breve avremo un primissimo bilancio anche della raccolta plasma iperimmune per quel che riguarda il protocollo nazionale.

Carenze sangue nelle regioni, ecco gli ultimi aggiornamenti

Le carenze sangue di quest’ultima settimana è stata piuttosto grave e ha messo a rischio le cure ai pazienti in molte regioni italiane. Su DonatoriH24.it abbiamo raccontato questo momento difficile, ma giorno dopo giorno è importante aggiornarsi in tempo reale, attraverso i meteo del sangue attivi sul territorio, sulla situazione in divenire.

Fig.1 Toscana

In Toscana, come possiamo vedere in figura 1, l’emergenza persiste in quasi tutti gruppi escluso l’AB. Emergenza per 0+ e 0-, per B+ e B-, e per A+. Fragile invece la situazione del gruppo A-. 

Fig.2 Reggio Emilia

In figura 2, la situazione al meteo del sangue di Avis Reggio Emilia. Solo il gruppo A- è in grave carenza, in lieve carenza 0+, A+. e B+, mentre il gruppo 0- non ha problemi particolari. 

Fig.3 Rimini

A Rimini (Fig.3) la situazione è stabile e positiva fatta eccezione per i gruppi 0+ e A+, mentre a Ferrara (Fig.4) ci sono carenze significative in tutti i gruppi con particolari emergenze per i gruppi 0+, B+ e B-. 

Fig. 4 Ferrara

In provincia di Biella, urgenze stingenti per i gruppi A+ e 0+ (Fig.5):

Fig. 5 Biella

In Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine (Fig.6), la carenza peggiore riguarda il gruppo B- ma anche 0+, A+ e B+ sono in sofferenza. 

Fig.6 Udine

Nelle ultimissime ore notizie di carenze sangue da fronteggiare arrivano da Terni , dalla Puglia con la categoria professionale degli ingegneri pronti a dare il loro contributo, e nel Lazio dove in talune strutture sanitarie vige la priorità per gli interventi di emergenza.

Da qui l’appello di Avis e Centro nazionale sangue che chiama in causa direttamente i donatori

Il dono del sangue è allegria: le vignette dell’estate

Come da tradizione nei giorni intono a ferragosto, ecco le vignette sul dono del sangue selezionate da Buonsangue, per un momento di allegria sul dono in attesa di rientrare a pieno regime nel secondo semestre e trasformare la lettura nel gesto del dono vero e proprio.

Un momento per sorridere a partire dai valori del dono, dai colmi per il donatore e da alcuni paradossi divertenti. Molto carine, in tal senso alcune vignette di una serie più ampia che si possono leggere sul sito di Avis Pesaro, serie di cui riportiamo le migliori secondo noi:

Dall’estero invece ecco altre vignette interessanti:

-Sono mezzo vuoto…
– Dovresti essere più positivo…
-Sto donando il mio plasma…

Perché donare? In un video di Avis Milano le testimonianze dirette dei donatori

Perché donare è importante? Le motivazioni possono essere molteplici ma niente è più bello che sentirle direttamente dalla bocca dei donatori. Ecco perché Avis Milano ha realizzato un video che raccoglie alcune testimonianze dirette dei donatori mentre stanno compiendo il fatidico gesto.

Ricordarsi di donare non soltanto se la vita mette nelle condizioni di averne bisogno un nostro affetto, superare l’ipocondria, continuare la tradizione di famiglia, per stare meglio sul piano fisico e psicologico personale. Ecco alcune delle tante risposte che è bello condividere.

“Il bisogno di sangue non va in vacanza”, la nuova campagna estiva di Avis Lombardia

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La regola storica dei donatori di sangue, scritta sulla roccia, in concomitanza con i mesi estivi, è “prima donare poi partire” perché il bisogno di sangue non va mai in vacanza. Avis Lombardia ha voluto ribadire il concetto anche in questo 2020 con uno spot molto evocativo, che ha come protagonista e testimonial l’attrice giovanissima, e molto amata dai giovani, Denise Tantucci, già tra le protagoniste della serie tv di successo “Braccialetti rossi”. Ecco lo spot in basso.

Le emozioni della prima volta che si dona, il batticuore, la voglia di superare i possibili timori legati a questa meravigliosa esperienza, sono solo alcun dei temi evocati dallo spot, che regala una bella emozione grazie a immagini molto armoniose. Chiaro ed essenziale il messaggio finale. Il bisogno di sangue non va mai in vacanza, quindi ogni donatore che sa di dover partire deve fare soltanto una cosa: andare nel centro trasfusionale più vicino e fare il suo gesto di solidarietà prima di partire.

Sono partiti i lavori di ristrutturazione al “Tempio internazionale del donatore”, nei pressi di Valdobbiadene. Un luogo al tempo stesso simbolico e concreto

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Lo avevamo annunciato lo scorso 3 luglio su Donatorih24.it, ma da qualche giorno la ristrutturazione del Tempio internazionale del donatore tra le valli vicine a Valdobbiadene in provincia di Treviso è divenuta realtà.

Non si tratta soltanto di ragioni simboliche: il Tempio del donatore nel 2017 era stato dichiarato inagibile a causa di ingenti danni dovuti all’usura e all’esposizione intemperie, ma grazie all’impegno di associazioni di volontari come AVIS, FIDAS, FRATRES e AIDO la situazione è cambiata. Ha preso vita l’Associazione ODV Tempio Internazionale del Donatore, con l’obiettivo di ridare vita a un luogo unico che al tempo stesso possa rappresentare i valori del dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato ed essere usato come “quartier generale” per convegni, incontri, feste e tanto altro.

Intanto sono iniziati i lavori dii ristrutturazione, e Gino Foffano, presidente dell’associazione ha commentato così: “è un’emozione grande per tutti perché cominciamo a ridar vita al luogo simbolo del dono. È il primo tassello di un mosaico che ci auguriamo, tra raccolta fondi tramite Iban, raccolta voti Fai e altre iniziative, di completare in tempi brevi. Grazie a quanti, ad oggi, hanno reso possibile questo primo passo, speriamo di farne tanti altri e di riaprire quanto prima il simbolo per eccellenza del dono”.

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I lavori in corso

Ma non è tutto: a oggi il Tempio internazionale del donatore è il luogo più votato in Veneto (è possibile votare a questo link) nella classifica dei Luoghi del Cuore del Fai (Fondo Ambiente Italiano), mentre campeggia al 53esimo posto della classifica generale con 1447 voti. Non resta che votare in massa per scalare altre posizioni, e festeggiare con la specialità del posto: il prosecco.

Le norme per affrontare la stagione influenzale 2020-21: il vaccino gratuito ai donatori e la corsa sul tempo

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Mai come quest’anno è importante programmare e prepararsi per tempo alla stagione influenzale, ed è per questo che il Centro nazionale sangue, come organo incaricato dal ministero della Salute, ha già diramato tramite un circolare, le norme per affrontare l’influenza nei mesi che mancano del 2020 e nel 2021, in modo da prevenire e sapere come affrontare la possibile sovrapposizione tra le influenze stagionali, talvolta pericolose, e il Covid-19.

L’approccio del ministero della Salute è chiaro, viene sin da subito sottolineata e ribadita “l’importanza della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili con il Covid-19. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

In quest’ottica, preme ricordare che da qualche stagione i donatori di sangue possono contare sul vaccino gratuito, un’opportunità ribadita anche per la prossima stagione e oltremodo importante, perché riguarda circa 2 milioni di donatori considerati a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale dei volontari di importanza strategica nazionale in vista dell’autosufficienza ematica che vanno messi in condizione nel migliore dei modi di dare il loro apporto al sistema trasfusionale.

Inutile sottolineare come questa possibilità sia un grande beneficio anche per i pazienti, che si vedono protetto nelle loro esigenze quotidiane: ai donatori non resta dunque che organizzarsi, e in base a ciò che dice la circolare “raccordarsi con le componenti regionali del volontariato al fine di raccogliere informazioni sul numero di donatori e sul grado della loro copertura vaccinale”.

Importanti, nel testo diramato, anche alcune norme amministrative, utili a far sì che non vi siano ostacoli al risultato che si vuole raggiungere, ovvero limitare al minimo i rischi di una sovrapposizione tra Covid-19 e altri tipi di influenza. In tal senso, la disposizione è di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale già a partire dall’inizio di ottobre, e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Inoltre, andranno predisposte al più presto le gare per l’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali “basandole su stime effettuate sulla popolazione eleggibile e non sulle coperture delle stagioni precedenti”.

La sfida della salute verso i mesi autunnali non è ancora iniziata, ma è meglio prepararsi sin da subito nel migliore dei modi.

Donatori e istituzioni del sangue ribadiscono forte e chiaro: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

 

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Tra i servizi dei programmi di “informazione” spettacolarizzata e inesatta, e la successiva ricaduta di pezzi e articoli che erroneamente si rifanno alla fonte mainstream, le istituzioni del sangue, associazioni, Centro nazionale sangue e centri regionali, sono costrette a emettere a gettito continuo comunicati stampa che servono per ribadire la peculiarità della filiera italiana, per la quale la plasmalavorazione avviene in conto terzi garantendo che la materia biologica ottenuta dal dono resti pubblica dall’inizio fino alla fine.

Ecco di seguito l’ultimo comunicato collettivo emesso da Civis, Cns e Src regionali per chiarire, si spera una volta per tutte, questo fatto inoppugnabile, e che anche la sperimentazione nazionale sul plasma iperimmune non avviene in questa fase in collaborazione con le industrie farmaceutiche. Ecco allora, di seguito, le dichiarazioni in merito di Giancarlo Liumbruno direttore del Cns, di Rosa Chianese direttore del Centro regionale sangue Lombardia, di Pasquale Colamartino dell’Src Abruzzo, di Vanda Randi direttrice Src Emilia Romagna, Attilio Mele direttore Src Sicilia, e di Gianpietro Briola in rappresentanza di tutti i donatori italiani.

Comunicato stampa: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (CNS), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

«Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns, – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid – 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblicoLe sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus SARS COV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo».

«In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese, direttore del SRC della Regione Lombardia. Lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti SARS – CoV – 2».

«In previsione di un possibile ritorno della pandemia Covid-19 – ricorda Pasquale Colamartino direttore della SRC della Regione Abruzzo – è necessario rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale, che rappresenta un obiettivo sovra-aziendale, sovra-regionale non frazionabile, destinato a garantire a tutti i cittadini italiani il diritto ad una terapia sicura e appropriata. All’interno di questo sistema di collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni il sangue, gli emocomponenti e i medicinali plasmaderivati prodotti da plasma nazionale non si comprano né si vendono. Le Regioni che hanno maggiori capacità di produzione sostengono i bisogni delle regioni carenti e i costi aggiuntivi vengono riconosciuti attraverso i meccanismi economici ordinari della mobilità sanitaria previsti dallo Stato. Grazie a questo modello organizzativo le terapie con emocomponenti e medicinali plasmaderivati prodotti da plasma donato dai donatori volontari, vengono erogate su tutto il territorio nazionale in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti».

«Il CNS e la rete delle SRC – ricorda Vanda Randi direttrice della SRC della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il mondo del volontariato del sangue, monitorano costantemente le dinamiche dei fabbisogni assistenziali trasfusionali e adottano tempestivamente gli interventi correttivi necessari per presidiare eventi, situazioni straordinarie o possibili criticità eventualmente emergenti, anche stagionali, o di carattere epidemiologico, quali quelle connesse all’andamento attuale e alla possibile ripresa della pandemia da SARS-Cov-2, in modo da modulare la programmazione delle attività di raccolta nel modo più appropriato a soddisfare i fabbisogni di tutti i pazienti, ricorrendo anche a compensazioni degli emocomponenti tra regioni».

«In questo contesto – ricorda Attilio Mele direttore della SRC della Regione Sicilia -, molte Regioni si stanno già organizzando per potenziare i Centri di produzione e qualificazione biologica degli emocomponenti, anche per la produzione e lo stoccaggio di plasma iperimmune, e sono già numerose le unità che sono state scambiate tra le Regioni, anche grazie alle interazioni tra Centro nazionale sangue e le Strutture regionali di coordinamento».

«Le Associazioni e federazioni di donatori, anche in previsione di una possibile fase 2 della pandemia da Covid– 19, stanno giornalmente intensificando il loro impegno, per assicurare al sistema trasfusionale l’apporto di sangue ed emocomponenti sicuri, di qualità e frutto di un gesto anonimo, volontario, gratuito, etico, periodico e associato – commenta Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis -. La nostra capillarità sul territorio nazionale e la nostra presenza in tutte le regioni e province autonome fanno sì che la centralità dei donatori venga ulteriormente rafforzata e difesa. Anche questo ha reso il sistema sangue italiano tra i migliori al mondo. Un sistema regolato da leggi e norme ferree e all’avanguardia, se paragonate ad altre nazioni, visto che attribuiscono al volontariato un ruolo essenziale e insostituibile».

 

Su Avis Sos e sul sito di Avis nazionale, si parla di “Dello stesso sangue” la narrativa che racconta il dono del sangue ai ragazzi

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Sul sito di Avis nazionale, è stata pubblicata parte di un’intervista che ho fatto con Alissa Peron, redattrice della rivista Avis Sos (dove si può leggere la versione completa), a proposito del libro per ragazzi “Dello stesso sangue. Storie di dono d’amore e di vite che cambiano, pubblicato con uno degli editori del panorama nazionale più attivo nell’ambito delle pubblicazioni per ragazzi e per le scuole, Raffaello Libri.

Nell’intervista, che si può leggere in alcuni dei suoi passaggi a questo link, ho potuto raccontare ciò che ho imparato in questi anni trascorsi a raccontare e analizzare  il sistema sangue e il mondo dei donatori: non c’è comunità che può vivere ed esistere senza forme anonime, volontarie, gratuite, disinteressate di solidarietà reciproca, e il dono del sangue è un esempio straordinario di questa necessità che si compie e si realizza. Non ci sono tantissime cose di cui andare fieri di questo paese, il sistema trasfusionale basto sul dono etico è senza dubbio un’eccellenza da conservare e proteggere.

Avis è solo una delle associazioni italiane che rendono possibile il dono etico, associato e organizzato, un lavoro che consente al paese di aver ottenuto l’autosufficienza sul sangue intero e di crescere anno dopo anno verso l’autosufficienza per quel che riguarda il plasma, oggi al centro del dibattito come materia utile a curare il Coronavirus. Ma l’impegno di Fratres e Fidas è altrettanto prezioso.

Le storie di dono che ho provato a raccontare ai ragazzi che leggeranno il libro parlano del dono del sangue come un gesto libero e consapevole, non come un dovere. Perché chi raggiunge il dono del sangue, lo prova, lo interiorizza e ne diventa consapevole, trova grande beneficio dall’arricchimento certo che ne consegue. Un arricchimento fisico e mentale, che s’innesta nella certezza che qualcun altro, in qualsiasi luogo o momento, troverà beneficio vitale da quel gesto così semplice. Un paziente occasionale, cronico, qualcuno che deve operarsi o ha bisogno di plasmaderivati. Non è importanza. Il filo rosso che unisce donatore e paziente ricevente non si vede, ma esiste e lega più delle catene.