Le norme per affrontare la stagione influenzale 2020-21: il vaccino gratuito ai donatori e la corsa sul tempo

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Mai come quest’anno è importante programmare e prepararsi per tempo alla stagione influenzale, ed è per questo che il Centro nazionale sangue, come organo incaricato dal ministero della Salute, ha già diramato tramite un circolare, le norme per affrontare l’influenza nei mesi che mancano del 2020 e nel 2021, in modo da prevenire e sapere come affrontare la possibile sovrapposizione tra le influenze stagionali, talvolta pericolose, e il Covid-19.

L’approccio del ministero della Salute è chiaro, viene sin da subito sottolineata e ribadita “l’importanza della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili con il Covid-19. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

In quest’ottica, preme ricordare che da qualche stagione i donatori di sangue possono contare sul vaccino gratuito, un’opportunità ribadita anche per la prossima stagione e oltremodo importante, perché riguarda circa 2 milioni di donatori considerati a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale dei volontari di importanza strategica nazionale in vista dell’autosufficienza ematica che vanno messi in condizione nel migliore dei modi di dare il loro apporto al sistema trasfusionale.

Inutile sottolineare come questa possibilità sia un grande beneficio anche per i pazienti, che si vedono protetto nelle loro esigenze quotidiane: ai donatori non resta dunque che organizzarsi, e in base a ciò che dice la circolare “raccordarsi con le componenti regionali del volontariato al fine di raccogliere informazioni sul numero di donatori e sul grado della loro copertura vaccinale”.

Importanti, nel testo diramato, anche alcune norme amministrative, utili a far sì che non vi siano ostacoli al risultato che si vuole raggiungere, ovvero limitare al minimo i rischi di una sovrapposizione tra Covid-19 e altri tipi di influenza. In tal senso, la disposizione è di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale già a partire dall’inizio di ottobre, e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Inoltre, andranno predisposte al più presto le gare per l’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali “basandole su stime effettuate sulla popolazione eleggibile e non sulle coperture delle stagioni precedenti”.

La sfida della salute verso i mesi autunnali non è ancora iniziata, ma è meglio prepararsi sin da subito nel migliore dei modi.

Donatori e istituzioni del sangue ribadiscono forte e chiaro: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

 

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Tra i servizi dei programmi di “informazione” spettacolarizzata e inesatta, e la successiva ricaduta di pezzi e articoli che erroneamente si rifanno alla fonte mainstream, le istituzioni del sangue, associazioni, Centro nazionale sangue e centri regionali, sono costrette a emettere a gettito continuo comunicati stampa che servono per ribadire la peculiarità della filiera italiana, per la quale la plasmalavorazione avviene in conto terzi garantendo che la materia biologica ottenuta dal dono resti pubblica dall’inizio fino alla fine.

Ecco di seguito l’ultimo comunicato collettivo emesso da Civis, Cns e Src regionali per chiarire, si spera una volta per tutte, questo fatto inoppugnabile, e che anche la sperimentazione nazionale sul plasma iperimmune non avviene in questa fase in collaborazione con le industrie farmaceutiche. Ecco allora, di seguito, le dichiarazioni in merito di Giancarlo Liumbruno direttore del Cns, di Rosa Chianese direttore del Centro regionale sangue Lombardia, di Pasquale Colamartino dell’Src Abruzzo, di Vanda Randi direttrice Src Emilia Romagna, Attilio Mele direttore Src Sicilia, e di Gianpietro Briola in rappresentanza di tutti i donatori italiani.

Comunicato stampa: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (CNS), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

«Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns, – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid – 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblicoLe sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus SARS COV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo».

«In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese, direttore del SRC della Regione Lombardia. Lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti SARS – CoV – 2».

«In previsione di un possibile ritorno della pandemia Covid-19 – ricorda Pasquale Colamartino direttore della SRC della Regione Abruzzo – è necessario rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale, che rappresenta un obiettivo sovra-aziendale, sovra-regionale non frazionabile, destinato a garantire a tutti i cittadini italiani il diritto ad una terapia sicura e appropriata. All’interno di questo sistema di collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni il sangue, gli emocomponenti e i medicinali plasmaderivati prodotti da plasma nazionale non si comprano né si vendono. Le Regioni che hanno maggiori capacità di produzione sostengono i bisogni delle regioni carenti e i costi aggiuntivi vengono riconosciuti attraverso i meccanismi economici ordinari della mobilità sanitaria previsti dallo Stato. Grazie a questo modello organizzativo le terapie con emocomponenti e medicinali plasmaderivati prodotti da plasma donato dai donatori volontari, vengono erogate su tutto il territorio nazionale in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti».

«Il CNS e la rete delle SRC – ricorda Vanda Randi direttrice della SRC della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il mondo del volontariato del sangue, monitorano costantemente le dinamiche dei fabbisogni assistenziali trasfusionali e adottano tempestivamente gli interventi correttivi necessari per presidiare eventi, situazioni straordinarie o possibili criticità eventualmente emergenti, anche stagionali, o di carattere epidemiologico, quali quelle connesse all’andamento attuale e alla possibile ripresa della pandemia da SARS-Cov-2, in modo da modulare la programmazione delle attività di raccolta nel modo più appropriato a soddisfare i fabbisogni di tutti i pazienti, ricorrendo anche a compensazioni degli emocomponenti tra regioni».

«In questo contesto – ricorda Attilio Mele direttore della SRC della Regione Sicilia -, molte Regioni si stanno già organizzando per potenziare i Centri di produzione e qualificazione biologica degli emocomponenti, anche per la produzione e lo stoccaggio di plasma iperimmune, e sono già numerose le unità che sono state scambiate tra le Regioni, anche grazie alle interazioni tra Centro nazionale sangue e le Strutture regionali di coordinamento».

«Le Associazioni e federazioni di donatori, anche in previsione di una possibile fase 2 della pandemia da Covid– 19, stanno giornalmente intensificando il loro impegno, per assicurare al sistema trasfusionale l’apporto di sangue ed emocomponenti sicuri, di qualità e frutto di un gesto anonimo, volontario, gratuito, etico, periodico e associato – commenta Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis -. La nostra capillarità sul territorio nazionale e la nostra presenza in tutte le regioni e province autonome fanno sì che la centralità dei donatori venga ulteriormente rafforzata e difesa. Anche questo ha reso il sistema sangue italiano tra i migliori al mondo. Un sistema regolato da leggi e norme ferree e all’avanguardia, se paragonate ad altre nazioni, visto che attribuiscono al volontariato un ruolo essenziale e insostituibile».

 

Su Avis Sos e sul sito di Avis nazionale, si parla di “Dello stesso sangue” la narrativa che racconta il dono del sangue ai ragazzi

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Sul sito di Avis nazionale, è stata pubblicata parte di un’intervista che ho fatto con Alissa Peron, redattrice della rivista Avis Sos (dove si può leggere la versione completa), a proposito del libro per ragazzi “Dello stesso sangue. Storie di dono d’amore e di vite che cambiano, pubblicato con uno degli editori del panorama nazionale più attivo nell’ambito delle pubblicazioni per ragazzi e per le scuole, Raffaello Libri.

Nell’intervista, che si può leggere in alcuni dei suoi passaggi a questo link, ho potuto raccontare ciò che ho imparato in questi anni trascorsi a raccontare e analizzare  il sistema sangue e il mondo dei donatori: non c’è comunità che può vivere ed esistere senza forme anonime, volontarie, gratuite, disinteressate di solidarietà reciproca, e il dono del sangue è un esempio straordinario di questa necessità che si compie e si realizza. Non ci sono tantissime cose di cui andare fieri di questo paese, il sistema trasfusionale basto sul dono etico è senza dubbio un’eccellenza da conservare e proteggere.

Avis è solo una delle associazioni italiane che rendono possibile il dono etico, associato e organizzato, un lavoro che consente al paese di aver ottenuto l’autosufficienza sul sangue intero e di crescere anno dopo anno verso l’autosufficienza per quel che riguarda il plasma, oggi al centro del dibattito come materia utile a curare il Coronavirus. Ma l’impegno di Fratres e Fidas è altrettanto prezioso.

Le storie di dono che ho provato a raccontare ai ragazzi che leggeranno il libro parlano del dono del sangue come un gesto libero e consapevole, non come un dovere. Perché chi raggiunge il dono del sangue, lo prova, lo interiorizza e ne diventa consapevole, trova grande beneficio dall’arricchimento certo che ne consegue. Un arricchimento fisico e mentale, che s’innesta nella certezza che qualcun altro, in qualsiasi luogo o momento, troverà beneficio vitale da quel gesto così semplice. Un paziente occasionale, cronico, qualcuno che deve operarsi o ha bisogno di plasmaderivati. Non è importanza. Il filo rosso che unisce donatore e paziente ricevente non si vede, ma esiste e lega più delle catene.

 

 

Pace fatta tra Briola e De Donno: al Carlo Poma di Mantova l’incontro della distensione e del lavoro comune

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Nella foto da sinistra: il direttore generale dell’ASST di Mantova, Raffaello Stradoni; il direttore del servizio trasfusionale dell’ospedale “Carlo Poma”, Massimo Franchini; il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola; il direttore della Pneumologia, Giuseppe De Donno; la presidente dell’Avis Provinciale di Mantova, Elisa Turrini; i medici del servizio trasfusionale, Claudia Glingani ed Enrico Capuzzo

Una visita distensiva, che ha messo alle spalle le comunicazioni tese dei giorni passati e apre un confronto nuovo basato sulla collaborazione e il rispetto reciproco. Il presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis Gianpietro Briola nelle ultime ore ha fatto visita all’ospedale Carlo Poma di Mantova, e ha incontrato l’equipe che ha lavorato alla terapia basata sul plasma iperimmune, e in particolare il direttore della Pneumologia, Giuseppe De Donno, e il direttore del servizio trasfusionale Massimo Franchini.

I lettori di Buonsangue di DonatoriH24 ricorderanno le incomprensioni a distanza sul tema del plasma iperimmune e la lettera di Briola a De Donno per distendere gli animi, un percorso culminato oggi con l’incontro dal vivo, che come spesso accade scioglie i dissidi mediatici.

Mirate a ribadire il totale supporto alla ricerca da parte dei donatori le parole di Briola: «Ho accettato con enorme piacere questo invito – ha dichiarato il presidente Avis – un’occasione per riaffermare il supporto di Avis alla ricerca e la nostra disponibilità a collaborare per individuare, assieme a tutta la comunità scientifica, una cura definitiva. Con questo incontro abbiamo, inoltre, posto l’accento sulla comunione di intenti tra volontariato del sangue e medicina, che si basa sulla tutela della salute sia dei donatori, sia dei riceventi. Per questo, è importante seguire gli sviluppi di questi studi con fiducia e, al contempo, con cautela».

I donatori italiani sono del resto un fattore importante per rendere possibile la fase due della terapia, che vedrà l’attivazione di banche del plasma, uno dei possibili scenari futuri che si aggiunge a quello paventato dallo stesso Briola: «Auspichiamo, infatti, che il plasma iperimmune possa essere impiegato per la produzione di immunoglobuline e possa rappresentare, quindi, una vera svolta nella cura del Coronavirus. AVIS e i suoi volontari sono da sempre in prima linea nella difesa del diritto alla cura e anche in questa occasione non faranno mancare il loro apporto».

Temi importanti, che domani sera alle 19 saranno affrontati nel secondo livestreaming di DonatoriH24, dal titolo “Arsenali al plasma”. Una conferenza che ha il compito di spiegare e chiarire le potenzialità di una cura che vede nei donatori di plasma l’elemento decisivo. L’incontro, moderato dal direttore Luigi Carletti, vedrà confrontarsi esperti nazionali di grande esperienza e competenza: lo stesso Gianpietro Briola, presidente Avis e portavoce Civis; Rosa Chianese, responsabile del Centro regionale sangue Lombardia; Pasquale Colamartino, responsabile del Centro regionale sangue Abruzzo; Alessandro Gringeri, responsabile della ricerca di Kedrion Biopharma, l’azienda italiana che supporta questo evento e che con alcuni partner tra cui la Columbia University di New York sta lavorando sulla terapia del plasma; e infine, il professor Francesco Menichetti, responsabile Malattie infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, al quale le autorità sanitarie del Paese hanno affidato il ruolo di leader di “Tsunami”, la sperimentazione della cura a livello italiano.

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Plasma iperimmune, il comunicato di Avis: l’associazione ribadisce il suo totale sostegno alla ricerca scientifica

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Come abbiamo potuto osservare attraverso i frequenti aggiornamenti su Donatorih24.it, sono state davvero costanti le polemiche degli ultimi giorni sul tema della terapia anti Coronavirus basata sul plasma iperimmune. In particolare, il professor de De Donno, primario di pneumologia del Carlo Poma di Mantova, ha più volte chiamato in causa quella che a suo dire è stata una posizione troppo cauta da parte di Avis nazionale sul supporto alla cura portata avanti dal suo protocollo. A tal proposito, il presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis Briola, ha scritto una lettera rivolgendosi a De Donno per chiedere maggiore rispetto dei ruoli e toni più pacati e votati alla sostanza, per il bene dei malati. Alle lettera, è seguito anche un comunicato da parte di Avis Nazionale, volto a ribadire il sostegno dell’associazione per la ricerca scientifica.

Ecco, di seguito, il testo integrale:

PLASMA IPERIMMUNE: «AVIS RIBADISCE IL SUO SOSTEGNO ALLA RICERCA SCIENTIFICA»

«Da sempre AVIS è al fianco della ricerca scientifica e ora più che mai intende farlo per il bene di tutti». Con queste parole il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, chiarisce la posizione dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue nei confronti dell’approccio terapeutico che prevede la somministrazione di plasma iperimmune ai pazienti gravi affetti da Covid-19.

«AVIS non ha mai messo in discussione la validità di questa sperimentazione e, insieme al mondo scientifico e al Centro Nazionale Sangue, sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione e si sta adoperando per studiare queste opportunità.

Quella in corso è una terapia emergenziale già nota per altre malattie. Si tratta di una sperimentazione che sta dando risultati confortanti e che, speriamo, potrà aiutarci ad avviare la produzione su larga scala di immunoglobuline per la cura del Coronavirus.
Occorre tempo e soprattutto occorre incrementare il numero di pazienti su cui si sta testando il plasma iperimmune.

L’evoluzione delle conoscenze – prosegue Briola, che è anche Direttore responsabile del Pronto Soccorso di Manerbio (BS) – ci ha spesso indotto a modificare i nostri paradigmi ed è fondamentale ricordare che scienza e ricerca richiedono impegno, lavoro, cautela, modelli e la possibilità di processi riproducibili per divenire gold standard e riconosciute indicazioni terapeutiche, sempre e comunque possibili di revisione.

Nello specifico, la terapia con plasma iperimmune è una pratica nota da oltre cent’anni usata recentemente anche per altre infezioni emergenti. Ha un suo valore nelle situazioni di emergenza come quella attuale, in mancanza di altre strategie o in attesa di studi ed evoluzioni della ricerca. Pertanto, non ci siamo mai opposti, né abbiamo avanzato critiche all’utilizzo di tale metodica “sperimentale” per il trattamento di pazienti con gravi sintomi provocati dal Coronavirus, ma si tratta di una soluzione temporanea e non definitiva.

La sfida – ribadisce Briola – sarà quella di individuare una terapia fruibile da tutti, su larga scala, anche da quei pazienti trapiantati o affetti da immunodeficienze primitive o acquisite. Ecco perché l’obiettivo finale di questa fase sarà l’individuazione, nel plasma dei soggetti convalescenti, delle immunoglobuline o delle proteine infiammatorie in grado di aggredire e sconfiggere il virus. Tali immunoglobuline dovranno poi essere somministrabili, in forma farmaceutica e standardizzabile, così come già avviene per esempio per la cura del tetano.

La generosità e disponibilità dei nostri associati è massima e il tema della donazione di plasma e la produzione di plasmaderivati continua a rimanere strategico per il Sistema Sanitario e il Sistema Italia verso quella che da tanto tempo auspichiamo e riteniamo raggiungibile: l’autosufficienza. Con una produzione etica, in conto lavorazione a proprietà pubblica che possa estrarre dal plasma dei donatori tutte le proteine e le sostanze farmacologicamente utili ai pazienti. In questa fase, dove ci è stato richiesto abbiamo messo a disposizione le nostre strutture per la raccolta del plasma dai pazienti convalescenti e dai donatori e, dove possibile, abbiamo sollecitato i donatori guariti a proporsi.

Sul plasma iperimmune basiamoci su fatti, mettendo da parte polemiche e personalismi

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Il tema del plasma iperimmune è diventato negli ultimi giorni un fatto mediatico, e probabilmente non poteva che essere così. In piena epidemia, i buoni risultati ottenuti dai medici e ricercatori nelle prime fasi sperimentali hanno lasciato le corsie degli ospedali di Pavia e Mantova per diventare oggetto di dibattito pubblico, di battage mediatico, di polemica sterile e personalistica, così come da cattivissime abitudini ormai generalizzate nei meccanismi dell’infoteinement, che generano confusione, disinformazione, e la solita, ormai insopportabile polarizzazione delle posizioni  – tifoserie irrazionalmente pro o contro qualsiasi cosa – con il terzo polo minoritario, quello complottista, a cercare nemici.

Troppo frastuono: quello che conta è che la terapia abbia del potenziale notevole, e che una squadra formata da medici e ricercatori seri coadiuvati da istituzioni preposte come il Centro nazionale sangue e da aziende da comprovato know-how come Kedrion Biopharma – oltre che sostenuta dalle associazioni di donatori di sangue – stia ottenendo dei risultati molto importanti che saranno presto sintetizzato in un documento ufficiale.

E allora perché le polemiche, i duelli rusticani, i salti in avanti atti a sminuire ciò che è stato fatto? Non sarebbe meglio attendere con cauto ottimismo i risultati più definitivi delle sperimentazioni? Non sarebbe meglio manifestare, pur con le dovute cautele, la contentezza per i molti fatti positivi che vengono comunicati?

Di fatti reali, concreti, realmente accaduti, ne esistono molti: la guarigione dell’oculista mantovano Giuseppe Sciuto, di sessantaquattro anni; la guarigione di Pamela Vincenti, donna incinta anche lei mantovana di ventotto anni; e negli ultimi giorno le dichiarazioni di Perotti che ha sottolineato gli effetti altamente positivi registrati sui pazienti già nelle prime 24-48 ore di applicazione.

Materiali sufficienti per un approccio serio, ottimista e costruttivo. Se i risultati positivi dovessero essere confermati, e se il plasma si confermasse dunque una concreta possibilità di cura sui pazienti ospedalizzati prima, e sulla creazione di farmaci a base di immunoglobuline poi, sarebbe un bene per tutti, un vantaggio per la comunità.

E allora perché scadere nei particolarismi, nel narcisismo mediatico, nella polemica infantile? Perché sminuire il lavoro serio dei propri colleghi sul web o in televisione, da Fazio, come ha fatto Burioni? Perché mostrare una posizione deliberatamente ostile alla terapia da plasma esprimendo molte inesattezze come ha fatto Walter Ricciardi sin dai primi giorni dell’epidemia e in ultima istanza proprio lunedì 4 maggio?

Importa davvero chi sarà il portavoce delle prime notizie liberatorie e positive su una terapia efficace e sicura, come ha lasciato intendere il professor De Donno nella sua risposta a Burioni?

La sospensione, il restare in sospeso, non è una condizione semplice per la psiche umana. Siamo portati a voler anticipare il futuro e a pretendere certezze prima di raccogliere prove. Da parte nostra, ci limitiamo a riportare i fatti con fiducia e restare in attesa dei risultati più avanzati. Felici per chi grazie al plasma iperimmune, ha già superato momenti difficili.

 

L’epidemia non ferma la formazione, nel 2020 in programma la sesta edizione della Scuola di formazione Avis – Fondazione Campus

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L’emergenza pandemica in corso per fortuna non interrompe la programmazione di attività importantissime per tutto il terzo settore come la formazione, e così, in questi giorni, Avis e Fondazione Campus di Lucca hanno potuto annunciare l’arrivo del bando 2020 del corso di formazione sinergico giunto ormai alla sua sesta edizione.

Lo scopo del corso di formazione Avis – Fondazione Campus, è infatti la formazione di una classe dirigente per il terzo settore in grado di farsi trovare pronta all’indagine del contemporaneo e allo studio, intuizione, adattamento agli scenari futuri. Il mondo, nella nostra era estremamente accelerata e soggetta a cambiamenti repentini in virtù di globalizzazione e continuo evoluzione tecnologica, può vivere anche crisi ed emergenze, ed ecco perché una classe dirigente altamente formata non può che essere una risorsa.

Negli anni scorsi, su Buonsangue, abbiamo sempre seguito i lavori da vicino, raccontando le emozioni e le sensazioni dei partecipanti, e i propositi di organizzatori e docenti: ed è bello dunque constatare che anche nel 2020, secondo criteri compatibili con l’evolversi della situazione Coronavirus, una selezione di giovani avrà la possibilità di approfittare di questa grande occasione di crescita, che anche per quest’anno può svolgersi grazie alla collaborazione di Kedrion Biopharma e con il patrocinio del Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano. Come nelle altre edizioni l’obiettivo specifico del corso sarà di “accrescere il grado di consapevolezza dei partecipanti rispetto ai temi della gestione manageriale di strutture non profit, delle relazioni pubbliche e istituzionali, delle questioni etiche legate al mondo AVIS e dei modelli di Sistema Sangue in Europa.

Eco dunque, in dettaglio, i moduli dell’edizione 2020:

Etica, politica, mercato

Il modulo si propone di analizzare il rapporto tra etica, politica e mercato, affrontando interrogativi quali: esistono limiti morali al mercato? Come si può dare attuazione a tali vincoli? È possibile, ed è necessaria, una etica pubblica? Quali sono i rapporti con la politica? Come si connettono queste domande all’attività di AVIS e alla donazione del sangue in generale?

Organizzazione e gestione del non profit

Il modulo punta ad approfondire le modalità di una corretta organizzazione e gestione di enti e organizzazioni non-profit. Saranno discusse questioni quali: come realizzare modelli organizzativi efficienti? Come bilanciare esigenze organizzative, strumenti di management, spinta volontaristica e aspirazioni individuali? Quale atteggiamento manageriale, tra i molti possibili, dovrebbe caratterizzare le realtà non-profit in generale e AVIS in particolare?

Relazioni pubbliche e comunicazione nel non profit

Il modulo intende offrire un quadro generale circa i meccanismi comunicativi e il quadro istituzionale in relazione ai quali si inseriscono le attività economiche e di volontariato, con particolare riferimento a quelle di AVIS. Esempi di temi oggetto del modulo sono: quali sono le funzioni delle relazioni pubbliche? Come si realizzano le azioni di lobbying nelle democrazie rappresentative? Come si comunicano le attività svolte dalle associazioni? Quale ruolo politico, economico e sociale per le associazioni dei donatori del sangue?

Per chi avesse voglia di iscriversi e partecipare, ecco il link al sito di Avis in cui trovare il bando completo esauriente in tutte le informazioni necessarie.

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/04/Bando-Scuola-AVIS-2020.pdf

All’ospedale di Cernusco arrivano i letti per la terapia intensiva grazie ai donatori italiani e stranieri

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato della raccolta fondi portata avanti da Avis Cernusco con la collaborazione di Fiods per l’acquisto di due posti letto in terapia intensiva per l’ospedale locale. Ora i letti sono arrivati, e il gesto di solidarietà è compiuto.

La raccolta ha ricevuto donazioni da cittadini, volontari e associazioni, e grazie all’intercessione di Fiods, addirittura da 14 Paesi esteri, le cui associazioni di donatori di sangue hanno voluto dare un segno concreto di solidarietà. Una risposta alla grande solidarietà ricevuta dall’Italia in termini di formazione, materiali e supporto in tutti questi anni. Un’ottima dimostrazione di unità in vista del World Blood Donor Day 2021 che sarà organizzato dall’Italia dopo che l’edizione 2020 è stata rimandata causa Coronavirus.

Qui il video dell’evento:

In basso, ecco le foto:

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Un crowdfunding che da Cernusco sul Naviglio ha fatto il giro del mondo dei donatori, grazie a Fiods

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La solidarietà dei donatori di sangue non conosce confini, e la dimostrazione è quello che è accaduto a Cernusco sul Naviglio. Qualche settimana fa, l’Avis locale aveva infatti dato vita a una raccolta fondi finalizzata a dotare il reparto di rianimazione dell’ospedale Uboldo di due postazioni letto attrezzate per la terapia intensiva, e una risposta concreta, e del presidente Gianfranco Massaro, è arrivata praticamente da ogni parte del mondo. Associazioni di donatori di Argentina, Bolivia, Cile, Dominica, Nicaragua, Peru, Ecuador, Algeria, Marocco, Tunisia, Vietnam, Portogallo, Monaco e India, hanno versato il loro contributo.

Il senso del gesto, e della collaborazione internazionale che avrebbe vissuto quest’anno il suo coronamento al World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia purtroppo rimandato di una stagione causa Coronavirus, lo ha spiegato proprio Gianfranco Massaro.

“Per la situazione di emergenza dovuta alla pandemia di COVID-19 per molti aspetti inedita, drammatica, per cui tutto il mondo è isolato è fondamentale sentirci vicini e uniti” – ha detto il presidente FIODS “È nelle situazioni di crisi che emerge la vera natura della nostra società e degli uomini, nel bene come nel male. Così quando il presidente di Avis Cernusco, Carlo Assi, mi ha parlato del progetto dell’aiuto dell’Ospedale di Cernusco in Lombardia, ho pensato di rivolgermi con fiducia ai donatori di sangue di quei Paesi in via di sviluppo, che noi tante volte abbiamo aiutato. Ho prospettato loro di offrire un piccolo aiuto per una grande causa. Quei piccoli gesti di grande umanità hanno suscitato in me profonda commozione. Questa è l’occasione per ricordarci che insieme siamo in grado di superare tutte le difficoltà. Insieme ce la faremo”.

La continuità nello scambio, e la vocazione universale di un valore come il dono è stato il concetto principale espresso da Gianpietro Briola, Presidente nazionale dell’Avis. “La manifestazione di solidarietà ricevuta da così tanti Paesi in via di sviluppo ci riempie di gioia e di grande riconoscenza. Per un’associazione come AVIS, che in passato ha partecipato a numerosi progetti di cooperazione internazionale rivolti proprio alle zone più povere del mondo, è il segno concreto di come la generosità sia un valore universale e senza confini”.

Infine, i ringraziamenti del presidente di Avis Cernusco Carlo Assi, rivolti a tutti i volontari autori del gesto solidale e pregni di soddisfazione per un’iniziativa ben riuscita, giacché i posti letto saranno disponibili a breve. “Dopo la concreta solidarietà dell’associazionismo e della cooperazione cernuschesi e il contributo degli Avisini di Pratola Peligna – ha ribadito Assi – ci colpisce il gesto di solidarietà di quattordici Paesi del mondo, i cui volontari donatori di sangue trovano il modo e la spinta di aiutarci nel momento in cui nessuna nazione è immune da questo contagio. La famiglia mondiale dei donatori di sangue e la Federazione internazionale che la rappresenta hanno dato un segnale forte, che non scorderemo”.

 

La testimonianza di una primissima volta: Fabio Gallo, allenatore della Ternana, racconta che significato ha avuto per lui donare

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L’esperienza diretta, e il suo racconto, sono sempre i fattori più potenti per trasmettere in modo netto e preciso i confini di un gesto. Il dono del sangue, per chi comincia, ha sempre la capacità di muovere delle corde emotive profonde e di aumentare la consapevolezza di sé stessi; ed ecco perché, anche solo per questo, non è mai un gesto banale, che si può compiere distrattamente. Ed è per questo, di conseguenza, che chi inizia a donare quasi sempre torna a farlo, e finisce per diventare donatore periodico. Insomma, donare significa arricchirsi.

Bello dunque ascoltare la testimonianza diretta, e recentissima, dell’allenatore della Ternana Fabio Gallo, che lunedì 30 marzo è andato a donare il sangue e ha voluto raccontare le proprie sensazioni con un video su Youtube, poi condiviso per tutti anche sul sito di Avis Nazionale.

Ecco cosa ha detto lo sportivo:

La felicità, l’emozione, la curiosità della prima volta di fronte all’urgenza di fare del bene. L’accoglienza del centro trasfusionale, i passaggi sull’idoneità per donare in sicurezza, il senso di benessere generale che si assorbe dall’atto stesso di donare: nelle parole di Gallo tutto ciò che vi abbiamo sempre raccontato sul dono è espresso in modo chiaro e puntuale.

Il dono di Gallo, inoltre, rafforza ulteriormente il legame tra dono del sangue e sport, e di conseguenza tra dono del sangue e corretti stili di vita. Un connubio che come sappiamo è da sempre centrale nell’approccio delle associazioni di donatori nella comunicazione con i potenziali donatori. Anche perché solo i corretti stili di vita portano a un reale benessere per ciascuno di noi nel medio e lungo periodo.