Dono e inclusione, il grande lavoro di Avis

Mai come in questo momento le esperienze di unità sociale e le storie belle di volontariato che contrastano la sensazione di negatività e impossibilità di avere uno sguardo ottimistico rivolto al futuro, servono a tenere alto il morale della collettività.

Ecco perché è importante riportare, e raccontare al meglio, l’impegno che Avis nazionale sta concentrando nel tentativo di favorire l’inclusione e il dono egli stranieri nel nostro paese. E non solo perché la collaborazione, la solidarietà, l’aiuto tra esseri umani non hanno passaporto e volano molto più in alto delle perniciose strumentalizzazioni della politica e delle narrative di parte, ma anche e soprattutto perché un gesto come il dono del sangue funziona davvero come fondamento integrativo, oltre a offrire un servizio concreto sul piano clinico ai pazienti ch hanno bisogno di trasfusioni.

in quest’ottica, segnaliamo l’intervista, sul sito di Avis Nazionale, a Liliana del Rosario Espinoza Acosta, 26enne peruviana che dal suo paese lontano più di diecimila chilometri oggi svolge attività di volontariato a Perugia. Tutta la forza del suo percorso ci pare condensata in una delle sue risposte sul significato di svolgere attività di volontariato in Avis, una risposta che riunisce in sé motivazioni profondamente personali, propensione verso il prossimo e ragioni abissali come la fede: “Lo faccio per mio padre, pur sapendo che purtroppo non potrà guarire dalla malattia che ha: il mio impegno come volontaria è un modo per fare la mia parte e aiutare gli altri, un gesto che compio e dedico a Dio pregandolo e ringraziandolo sempre” ha raccontato Liliana, in mezzo a tante altre considerazioni da leggere con attenzione.

Altrettanto significativa, in chiave positiva di integrazione concreta e lavoro di comunità capillare e attivo sul campo senza sosta, è la sinergia tra Avis e le comunità islamiche sul territorio nazionale, raccontate diffusamente in un report affascinante e dettagliato.

Storie che arrivano da varie regioni italiane, dall’Abruzzo, Dall’Umbria, dall’Emilia Romagna, e ci fanno vedere come ci sia tantissima bellezza inesplorata nella diversità. Avis e comunità islamiche collaborano a tutti gli effetti per utilizzare il dono come gesto di integrazione, e questo permette di realmente, nel concreto, di indicare la via giusta fino a contrastare efficacemente, e sin da subito grazie alla sinergia tra associazioni e autorità religiose, lo sviluppo di tentazioni eversive e terroristiche.

Il dono al centro della comunità dunque, come gesto puro senza colore e appartenenza politica. Le chiavi giuste per dotare il futuro di solide fondamenta.

Un viaggio in kayak per la costa ligure per promuovere il dono del sangue

Un’impresa solitaria, un’idea nata nel periodo del primo lockdown allo scopo di non perdere il contatto con la natura che si è presto trasformata in una bellissima iniziativa, piuttosto originale, per promuovere il dono del sangue e il legame naturale che esiste tra dono e sport, sia che si tratti di imprese individuali come questa, sia che si tratti di grandi manifestazioni sportive o di sport professionistici che chiamano in causa i grandi campioni.

Davide Deste si è cimentato in una vera e propria circumnavigazione delle coste liguri in kayak, oltre 200 chilometri da Finale Ligure a Riomaggiore, il tutto con indosso la muta di Avis Castelnuovo Magra, che ha deciso di appoggiare l’impresa per sensibilizzare i giovani alla pratica del dono.

In basso, il video spettacolare che raccoglie gli highlights dell’impresa di Davide, che durante il suo percorso ha incontrato comunità e persone pronte a raccogliere il suo messaggio, e ha visitato luoghi e paesaggi assolutamente unici che si possono vedere solo dalla prospettiva del mare.

A fine video, l’appello di  Davide dedicato ai giovani: essere liberi e donare sangue per stare bene con se stessi, ecco un messaggio che non invecchia mai. 

Avis Cernusco ricorda la generosità degli avisini in tempo di pandemia e i padri fondatori

Per le associazioni di donatori di sangue, anche le celebrazioni sono ottimi momenti di aggregazione e di incontro identitario per rievocare e ribadire i valori condivisi, nel nome di personalità che si sono contraddistinte per il loro operato su campo.

In quest’ottica, ecco la video testimonianza della cerimonia che lo scorso sabato, il 24 ottobre, si è svolta a Cernusco sul Naviglio: l’inaugurazione della targa marmorea che aggiunge un nuovo pezzo al percorso monumentale di Largo donatori di sangue e testimonia la storia di Avis Cernusco che compie 65 anni, dalla fondazione alla recente raccolta fondi per l’ospedale locale allo scopo di contrastare la pandemia.

La targa è dedicata a più personalità, una dedica plurima che ha ben spiegato il presidente di Avis Cernusco Carlo Assi: premiati la generosità dei sottoscrittori dell’iniziativa avisina di marzo e aprile 2020, le cui donazioni hanno dotato l’ospedale di Cernusco di due postazioni di terapia intensiva, e i padri fondatori avisini Vittorio Formentano, Pio Mariani e Pietro Varasi, esempio per i donatori più giovani.
Le restrizioni necessarie per contrastare il Covid-19 hanno costretto il distanziamento o la partecipazione a distanza per alcuni ospiti. Assi ha portato i saluti del presidente regionale, Oscar Bianchi, e il presidente Nazionale dell’Avis, Gianpietro Briola ha inviato una lettera, di cui riportiamo i passaggi principali: “Questo compleanno così speciale ricade in un momento storico che, ancora una volta, vede questo territorio, così come l’intera Lombardia e tante altre regioni italiane, colpito dalla nuova ondata della pandemia. Il Covid-19, già nei mesi passati, ha provocato paure, dolore, incertezza e sofferenza per migliaia di persone. Il nostro sistema sanitario è stato messo duramente alla prova da una situazione di emergenza che ha stravolto interi reparti ospedalieri. Ma come spesso si dice, è nei momenti di difficoltà che si capisce chi davvero ha la stoffa e chi no. Con sacrificio e forza di volontà, l’aver continuato a donare sangue e plasma ha permesso al nostro sistema trasfusionale di contenere l’impatto della pandemia. Cernusco è stato l’esempio tangibile di tutto questo. Qui da anni decine di volontari lavorano per far sì che il tema della donazione non rappresenti solo un gesto fine a se stesso, ma la parte fondante di un progetto formativo come il “Percorso Varasi”.

Ecco, in basso, il video con i momenti più belli della cerimonia:

(Credits Video: Jacopo Rossini, Davide Pirotta)

Arriva il nuovo sito di Avis nazionale, a misura di donatore

Un’interfaccia nuova e funzionale, che punta ad accogliere i donatori e gli associati e a proiettarli nel modo più rapido ed efficace nel mondo di Avis: la nuova piattaforma web della più grande associazione di donatori italiani ci convince, con i suoi colori familiari, l’iconografia giovane e dinamica e l’essenzialità di funzioni intuitive e utili.

Ben in vista, in alto e in rosso, la possibilità di cercare rapidamente la sede più vicina all’utente in navigazione, e l’alto livello di interattività dovuto alla finestra a scomparsa per chi vuole fare domande.

Scendendo, poi, spazio alle informazioni preliminari per il dono, con un’infografica molto semplice in tre punti e un video informativo che si avvia direttamente cliccando sul play (fig.1).

Fig.1

Scorrendo ancora in basso si accede facilmente alle news, mentre attraverso il menù in alto, infine, è possibile accedere a tutte le altre aree specifiche del sito (fig.2), dalla voce vita associativa, alle informazioni più tecniche su come entrare in Avis.

Fig.2

Ecco come ha descritto il nuovo concept web la responsabile dei progetti comunicativi, Claudia Firenze: “La scelta di aver rinnovato il sito internet rappresenta la naturale continuazione di un grande lavoro che, da tempo, stiamo conducendo per garantire un livello di comunicazione sempre più efficace e diretto verso i nostri donatori e non solo. Il design e le funzionalità rendono il portale della nostra associazione ancor più fruibile soprattutto dai dispositivi mobili, attraverso i quali ormai si registra la percentuale maggiore di traffico nella rete. Un servizio in più che testimonia la nostra volontà e il nostro impegno nell’essere al passo con i tempi e con le nuove tecnologie di comunicazione”.

Il nuovo sito, arriva poi in un momento molto importante, alla vigilia dell’85esima Assemblea Generale in programma sabato 31 ottobre a Milano, nella sede di AVIS Nazionale. Il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, ha spiegato le nuove modalità in cui avverrà l’evento in una situazione delicata come la congiuntura d’emergenza Covid in cui ci troviamo: “A differenza degli anni passati, l’evento è stato completamente rimodulato alla luce delle nuove restrizioni per contenere i contagi da Covid-19 – ha detto – e per questo motivo non si svolgerà in presenza, ma interamente online, con delegati e sedi locali collegate da remoto. Si tratta di una modalità insolita per l’Assemblea generale, che rappresenta il momento più importante dell’anno per tutta AVIS. Un momento reso ancor più importante proprio dal nuovo periodo di emergenza che stiamo vivendo in questa fase. Stiamo lavorando per assicurare che i lavori dell’Assemblea, seppur non in presenza, si svolgano nel pieno rispetto dei principi di democrazia e sicurezza per tutti i delegati. Una conferma della volontà di AVIS di sfruttare al meglio le potenzialità che l’universo digitale mette a disposizione per migliorare la qualità e l’efficienza del nostro servizio”.

Fil Rouge di Avis, accogliere senza confini

Tempo fa, proprio qualche settimana prima del lockdown di inizio marzo che tutti ricordiamo con il timore che quei giorni possano tornare, avevamo parlato di Fil Rouge, la campagna a favore del dono del sangue pensata e realizzata da Avis nazionale, campagna che doveva lanciare il mondo associativo avisino verso la Giornata mondiale della donazione di sangue (il 14 giugno di ogni anno) i cui eventi chiave dovevano svolgersi in Italia prima di essere rimandati al 2021.

In quella campagna, tuttavia, c’era anche un breve documentario sull’accoglienza sociale che forse ha avuto troppo poco spazio e che per questo riproponiamo su Buonsangue: l’opera s’intitola “Senza Confini” ed è stato realizzato da AVIS Nazionale con il supporto della FISDIR – Federazione Italiana degli Sport Paraolimpici degli Sport Intellettivo Relazionali, e fu presentato al pubblico in occasione della Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down, lo scorso 21 marzo.

Complimenti dunque al regista Riccardo Iacopino che ha raccolto le voci e le sensazioni di un gruppo di giovani atlete con sindrome di down, e con loro, di allenatrici e compagne di squadra: a testimonianza che niente come lo sport di squadra può simulare la vita e produrre unità di intenti, amalgama tra persone diverse, solidarietà e accoglienza. Tutti valori che fanno parte dell’universo sangue.

Ecco allora il video di “Senza Confini”, da non perdere assolutamente:

Sinergia tra Avis e Ail, cultura del dono e ricerca insieme per il futuro

Un protocollo d’intesa che è quasi come un matrimonio annunciato quello firmato da Avis Nazionale e Ail (Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma): l’accordo nasce dall’esigenza di trasmettere il concetto chiave che il dono del sangue è un’attività assolutamente fondamentale per i pazienti, perché ogni donazione può salvare una vita. Così come può fare la ricerca, che non agisce soltanto sul breve e medio periodo, ma nel lungo può cambiare le condizioni di salute e la vita quotidiana di tantissime persone con le sue sue scoperte e i suoi esperimenti.

La collaborazione tra associazioni di volontariato a questo livello (non è certo la prima), sono dunque sempre un fatto positivo. Unire le forze, lavorare su una comunicazione comune, su eventi comuni, sensibilizzare vicendevolmente i propri associati e le loro famiglie non può che generare quelle forme di passaparola virtuoso alla base di reti ampie, solide e funzionanti.

L’accordo, che durerà un anno è stato sancito da i presidenti nazionali delle associazioni. Ecco cosa hanno detto: “Da sempre la nostra associazione partecipa attivamente a sostegno della ricerca scientifica – ha dichiarato il presidente di Avis Nazionale, Gianpietro Briola e sono molto contento di quanto sottoscritto qui oggi. Ail rappresenta una realtà di riferimento per il nostro sistema sanitario e per l’intero mondo del volontariato, così come Avis. Già lo scorso aprile, durante la pandemia, attraverso i nostri canali abbiamo sostenuto la vendita delle Uova di Pasqua AIL che non potevano essere presenti nelle piazze italiane. Entrambe le nostre associazioni lavorano per un unico obiettivo: quello di garantire terapie e speranze di vita a tanti pazienti ematologici. I donatori di sangue fanno sì che ogni giorno oltre 1.800 persone possano beneficiare di trasfusioni salvavita. Ecco perché questa firma non rappresenta un punto di arrivo, ma il primo passo di molte altre iniziative che insieme porteremo avanti per la tutela della salute di ciascuno”.

Sergio Amadori e Gianpietro Briola

Sulla salute dei pazienti si è soffermato invece il professor Sergio Amadori, Presidente AIL Nazionale: “Garantire un’adeguata disponibilità di sangue a tutti i pazienti che ne abbiano necessità e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti ematologici attraverso assistenza e sostegno alla ricerca scientifica, sono due mission, quelle di AVIS e di AIL, che vanno da sempre di pari passo, nel diffondere la cultura del dono. Per questo siamo particolarmente lieti che sia stato firmato, dopo anni di vicinanza e collaborazione, un protocollo d’intesa che ci vedrà fianco a fianco, con le nostre migliaia di volontari impegnati su tutto il territorio nazionale, nel promuovere e sostenere reciprocamente iniziative a favore dei pazienti ematologici e delle loro famiglie».

Di certo, una sinergia così strutturata aumenterà la forza di Avis e Ail nella trasmissione dei valori del dono e della cura dei pazienti, migliorerà l’impatto sui giovani su tematiche non sempre semplici da comunicare alle generazioni che verranno e garantirà un maggior peso nel dialogo istituzionale.

Avis e Giro d’Italia, il connubio tra sport e dono è una corsa a tappe

Giro d’Italia 1989

Da pochissimi giorni è iniziata l’edizione 2020 del Giro d’Italia, celebre corsa ciclistica che da generazioni infiamma i cuori e le emozioni di sportivi e appassionati di tutto il mondo. Il Covid-19 anche in questo caso ci ha messo lo zampino, costringendo la grande corsa con in palio la maglia rosa a un ritardo di qualche mese, ma l’importante è che la manifestazione si disputi anche in questa complicata stagione.

Al via, oltre a centinaia di campioni e corridori, anche questa volta ci sarà Avis nazionale, che consolidando come di consueto la secolare capacità di legare i valori di solidarietà e compartecipazione insiti nel dono del sangue ai capisaldi dello sport come gioco di squadra e fratellanza, parteciperà come partner a molte tappe, con bandiere e striscioni dell’associazione pronti a sventolare alla partenza e all’arrivo di varie tappe e con stand di sensibilizzazione e informazione sulla donazione e sulle tante attività di Avis. Reclutare nuovi donatori tra gli sportivi è un vantaggio anche in virtù degli stili di vita sani e positivi in comune tra dono e attività sportiva, un legame naturale che è destinato a diventare sempre più forte.

Il Giro d’Italia percorrerà moltissime regioni italiane, ed ecco, secondo calendario, tappe e luoghi che vedranno impegnati i volontari avisini:

4 ottobre: Avis Comunale di Agrigento con un punto informativo all’arrivo

5 ottobre: Avis Comunale di Enna alla partenza

7 ottobre: Avis Comunale di Mileto (VV) alla partenza

13 ottobre: Avis Comunale di Nereto (TE) all’arrivo

16 ottobre: Avis Comunale di Monselice (PD) all’arrivo

Momenti da non perdere per tutti gli amanti del ciclismo che vorranno mettere la loro generosità a disposizione non solo dei pedali, ma anche dei pazienti.

La nuova stagione dei corsi di formazione Avis: pronti a superare il pericolo Covid

Come di consueto, come ogni stagione, Avis nazionale si stra attrezzando per poter continuare il percorso iniziato già da molti anni sulla formazione dei giovani.

Su Buonsangue, con costanza, abbiamo sempre raccontato delle iniziative e dei corsi, come quello per dirigenti associativi che nonostante l’epidemia è comunque stato pensato e organizzato nel 2020, grazie all’impegno dell’associazione, della Fondazione Campus di Lucca, e il patrocinio del Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano.

L’idea, per i prossimi mesi, è di poter svolgere il corso in presenza, anche se non è stato ancora possibile fissare una data definitiva su cui aggiorneremo prontamente. Se tuttavia, farlo in presenza non sarà possibile, si opterà per la formazione a distanza.

Risulta evidente, specie su iniziative come queste che mirano ad assicurare una formazione adeguata e aggiornata in un mondo difficile come quello del terzo settore, l’importanza di non fermarsi e proseguire le proprie attività in ogni situazione. Attenzione alla solidarietà, creazione di armonia di squadra, sono valori impagabili nelle situazioni normali, e lo sono anche di più in casi di emergenza.

Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

Il dono del sangue oggetto di attività criminale: un fatto di cronaca in Campania scuote i donatori

Nelle ultime ore la comunità italiana dei donatori di sangue è rimasta scossa da una notizia di quelle che non vorremmo mai sentire: in Campania, un territorio che come è noto esiste la piaga di una forte penetrazione della criminalità organizzata nella società civile, anche un’oasi di quelle che si credono inviolabili come la donazione di sangue è stata presa d’assalto da attività illecite volte a generare profitti, secondo criteri di violenza, inganno e anarchia.

La denuncia è arrivata da Leonardo Di Rosa, direttore sanitario di Avis Campania, che ha presentato più di un esposto in Procura denunciando sul suo territorio l’infiltrazione – al fianco dei tantissimi volontari avisini che svolgono nel modo più normale le proprie attività di volontariato – di una compagine di malfattori, che approfittando della copertura associativa svolgerebbe azioni criminali e truffe.

De Rosa ha preparato un dossier per i magistrati, e secondo ciò che emerge su un ampio pezzo di cronaca pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, tra le varie attività illecite sotto monitoraggio ci sarebbe l’utilizzo di autoemoteche Avis che in realtà risulterebbero sotto fermo amministrativo, altri veicoli per la raccolta intestati a privati o immatricolati con targhe di motorini, autoemoteche vendute in modo irregolare, e soprattutto, come minaccia più grande e scenario  drammatico, il rischio di abusi sulla destinazione del sangue raccolto per strada, giacché potrebbe esserci di mezzo il mercato nero.

Da vertici di Avis è arrivato l’intervento del presidente nazionale Gianpietro Briola, che ha sottolineato l’attenzione dell’apparato nazionale sulla vicenda e ha consigliato, in attesa di chiarimenti e indagini, di affidarsi ai punti di raccolta dei centri trasfusionali fissi presenti negli ospedali campani. “Stiamo seguendo con attenzione la situazione tra Napoli e provincia – ha detto Briola proprio al Corriere – Ci sono state segnalate anomalie e intendiamo andare sino in fondo per scoprire le zone d’ombra. Ritengo che ci sia un uso eccessivo delle autoemoteche in Campania rispetto alle altre regioni italiane che invece privilegiano la donazione del sangue in punti fissi. La raccolta mobile deve infatti essere effettuata con criteri precisi molto stringenti, sia dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria, sia da quello dell’accoglienza e della fidelizzazione del donatore. Si tratta di aspetti fondamentali della mission di Avis. Personalmente consiglio ai donatori di recarsi ai centri di raccolta negli ospedali”.

La Campania, non è nuova a un utilizzo poco ortodosso dello strumento autoemoteca. Già nel 2017, su Buonsangue, avevamo raccontato e commentato il caso che aveva coinvolto Pasquale Pecora, a quel tempo vice presidente di Avis Nazionale (subito costretto alle dimissioni) e accusato di lucrare sui rimborsi attraverso l’utilizzo delle autoemoteche, accogliendo donatori senza le normali procedure di sicurezza. Già allora avevamo specificato quanto possa fare gola utilizzare la reputazione delle associazioni di donatori per ottenere guadagni personali, e oggi ribadiamo la medesima posizione di allora. Non bisogna assolutamente generalizzare, e pensare che casi singoli e infiltrazioni criminali possano ridurre l’importanza del lavoro quotidiano svolto dalle associazioni di donatori.

Ciò che spaventa, allo stesso tempo, è il pensiero che anche un bene come il sangue umano, fondamentale per salvare vite umane e creare farmaci salvavita, possa diventare un bene da accaparrarsi a fine di lucro. Su questo punto, non bisogna fare alcuna concessione, ribadendo i valori alla basa del dono nel nostro paese, ovvero anonimato, gratuità, volontarietà nel meccanismo del dono organizzato dalle associazioni, e agire con pene dure e sicure contro chi approfitta delle rete virtuose basate su valori solidali per affermare la propria violenza rapace.