Avis Academy 2.0 volge al termine, l’importanza della formazione con le parole di Oscar Bianchi

Una nuova stagione di formazione avisina va verso la sua conclusione, dopo molti incontri importanti. AVIS Academy 2.0, il progetto di alta formazione promosso da Avis Regionale Lombardia in collaborazione con la Fondazione Cariplo, chiuderà con l’appuntamento intitolato “I numeri che fanno volare e sognare: uno sguardo verso il futuro”, a cui è possibile iscriversi cliccando su questo link, è in programma sabato 10 aprile dalle 9:30 alle 12:00. Ospiti, Maura Gancitano di Tlon e la psicopedagogista Mariella Bombardieri.

Per sapere di più di questa stagione formativa abbiamo intervistato Oscar Bianchi, presidente di Avis Lombardia.

Presidente Bianchi, qual è l’obiettivo di un’iniziativa come Avis Academy 2.0 e in che cosa era incentrato il processo formativo?

Avis Academy 2.0 è nata come Scuola di alta formazione, con il proposito di favorire il ricambio generazionale della classe dirigente associativa attraverso un percorso di  formazione teso a formare  un nucleo di giovani competenti e motivati ad  assumere il governo dell’associazione. A questo scopo è stato ideato un percorso di formazione in Laboratorio, rivolto a 25 giovani provenienti da tutta la regione. 

In parallelo si è svolto un  percorso di coaching per i dirigenti, organizzato in Seminari, finalizzato a promuovere una diversa cultura organizzativa e individuare strumenti e modalità di innovazione della governance.

C’è soddisfazione per la partecipazione dei giovani? Qual è la ricaduta sociale di  un progetto come il vostro?

Ai partecipanti al percorso in Laboratorio  è stata data l’opportunità di ottenere la certificazione delle competenze acquisite grazie alle attività di volontariato. Si tratta di una certificazione di grande valore e di riconoscimento di quanto anche l’attività di volontariato contribuisce alla crescita personale, con evidenti riflessi anche sul profilo professionale.

In questa certificazione vediamo proprio la più forte ricaduta sociale: il percorso ha consentito di contribuire alla formazione di un gruppo di giovani volontari, motivati e formati, pronti ad assumersi l’onere di condurre l’Associazione a tutto vantaggio della società.

A questo si aggiunge per loro la consapevolezza di aver maturato nuove competenze utili anche ad essere evidenziate in un Cv, con un ritorno importante sul mondo del lavoro.

La pandemia ha complicato le modalità di incontro di persona, che per il volontariato sono importanti. Com’è cambiata la formazione associativa in questi mesi difficili?

Il percorso avrebbe dovuto partire a marzo 2020 in forma residenziale, con un fitto calendario di incontri mensili; con il primo lockdown ci siamo dovuti inventare come tutti una nuova modalità di erogare formazione. Proprio con il contributo dei giovani protagonisti del percorso la formazione associativa di Avis Lombardia  è diventata subito smart.

L’utilizzo delle piattaforme di web-conference ha agevolato la partecipazione dei più giovani ed è riuscita ad essere più inclusiva, ha agevolato le persone che hanno poco tempo o hanno difficoltà con gli spostamenti.

Nonostante la distanza si è lavorato in gruppo e si è riusciti a costruire rapporti di amicizia e collaborazione, dando vita ad un gruppo di giovani volontari regionali. Speriamo solo di poter organizzare al più presto un momento di incontro “fisico” per rinsaldare il legame che si è formato in questi intensi mesi di lavoro insieme.

I giovani dirigenti di Avis devono essere pronti alle sfide future. Secondo lei come cambierà nel futuro la figura del dirigente associativo?

La pandemia ci ha mostrato con quanta velocità possono cambiare le cose e come è necessario essere capaci di rispondere con efficacia a nuove sfide e nuove modalità di azione sul territorio: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuovi punti di vista e bisogni.

Il “nuovo” dirigente associativo deve saper leggere la realtà, comprendere le dinamiche sociali, utilizzare i nuovi strumenti e il digitale, sfruttandone la massimo le grandi opportunità, affinché la nostra Associazione possa proseguire  il suo cammino, rispondendo in modo nuovo ai bisogni, garantendo sempre il suo contributo  a favore delle nostre comunità.

Il lavoro decisivo delle associazioni intorno alla terapia basata sul plasma iperimmune: gli attori di sistema lavorano fianco a fianco

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Nell?ambito del dibattito scientifico sulle terapie dal più alto potenziale per il nuovo Coronavirus, nessun altra cura più di quella che punta sul plasma iperimmune da pazienti guariti ha interessato e convogliato su di sé l’impegno di medici, ricercatori, istituzioni, aziende e associazioni.

Donatorih24.it ha fatto da centro unificatore di tutta questa attenzione, organizzando la prima videoconferenza in streaming sulla terapia da plasma iperimmune, riunendo allo stesso tavolo di confronto tutti gli stakeholder interessati.

Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, Massimo Franchini, direttore del Servizio trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis,  Alessandro Gringeri, Chief Medical e R&D Officer di Kedrion Biopharma (azienda biofarmaceutica italiana specializzata nella produzione e distribuzione in tutto il mondo di terapie plasma-derivate, che ha contribuito all’iniziativa con un contributo non condizionante), e infine il professor Steven Spitalnik, della Columbia University di New York si sono confrontati apertamente coordinati da Luigi Carletti (direttore responsabile della testata) in una diretta andata in onda lo scorso 16 aprile e che è possibile rivedere integralmente qui:

Tra le certezze emerse dal confronto, oltre all’ottimismo concreto di avere a disposizione una terapia efficace contro la cura in pochi mesi, è apparso chiaro il ruolo fondamentale dei donatori di sangue, su tutto il territorio ma in particolar modo di quelli che agiscono nelle zone più colpite. Saranno loro, infatti, i primi referenti del protocollo di ricerca, che come sappiamo bene ruota attorno agli ospedali lombardi di Pavia, Mantova e Lodi.

Ecco allora, per un quadro esaustivo di ciò he che sta succedendo e potrà succedere, le interviste pubblicate su Donatorih24.it a Oscar Bianchi, presidente di Avis Lombardia;

Oscar Bianchi, Avis Lombardia “Crediamo nel plasma iperimmune”

e a Elisa Turrini, presidente di Avis provinciale Mantova;

Lavorare in sinergia. L’intervista a Elisa Turrini, Avis provinciale Mantova

Alle loro voci il compito di raccontare, direttamente dagli scenari di chi lavora sul campo, la reale temperatura del momento difficile che stiamo vivendo.