Plasma iperimmune, in Lombardia il primo bilancio del progetto di raccolta

La Lombardia è stata notoriamente la regione italiana più colpita dalla prima ondata di contagi, quella in cui il sistema sanitario è entrato maggiormente in crisi e quella in cui il bilancio delle vittime è stato più drammatico; ma al tempo stesso è stata la regione che prima di tutte le altre, grazie al lavoro dei poli ospedalieri di Pavia e Mantova ha reagito con la cura che più di ogni altra ha risolto, seppur in via sperimentale, molte situazioni critiche salvando vite umane, e trasformandosi in un protocollo di ricerca e di raccolta per la creazione di banche del sangue in vista di una seconda ondata.

Ma come procede, a inizio settembre, il progetto di raccolta plasma da donatori dotati di anticorpi, annunciato qualche mese fa dalla giunta regionale Lombarda in collaborazione con Avis? Lo ha spiegato proprio il presidente di Avis Lombardia, Oscar Bianchi: “Siamo molto soddisfatti di come stiamo procedendo – ha spiegato il presidente regionale – perché tutto è nato dal desiderio dei donatori di contribuire attivamente per trovare una strada contro il Covid. Noi abbiamo dato il nostro supporto di rappresentanza per far sì che, insieme alla Regione, si riuscisse a dare concretezza al primo progetto di questo tipo che coinvolge l’intero sistema trasfusionale. Circa il 20% dei donatori è risultato positivo al test sierologico e ha potuto donare il plasma iperimmune”.

Il percorso per donare il plasma iperimmune è il seguente: il donatore esegue prima il test sierologico e successivamente il tampone: poi, se i test evidenziano un elevato titolo anticorpale, il donatore viene ricontattato per una nuova donazione di plasma.

La centralità del progetto lombardo è sancito anche dai numeri della prima indagine Istat sui numeri del Covid-19, che testimonia come la Lombardia sia la regione con la percentuale più alta di donatori che hanno sviluppato anticorpi, con circa 7,5%, contro i numeri infinitamente più bassa di regioni come Sicilia e Sardegna fermi allo 0,3%.

Il progetto di raccolta e il protocollo di ricerca sul plasma iperimmune, lo ricordiamo, puntano non solo alla creazione di banche per l’utilizzo di plasma nei casi più gravi nell’immediato e in base alle necessità del momento, ma anche, con una visione più ampia e di lungo periodo, a raccogliere plasma da convalescente da inviare alle aziende farmaceutiche convenzionate per ottenere le immunoglobuline specifiche, possibile strumento di cura efficace in attesa della creazione di un vaccino testato e utilizzabile in piena sicurezza nel caso, speriamo remoto, di una seconda ondata autunnale di recrudescenza del virus.

Il tempo delle polemiche per fortuna è lontano, e a breve avremo un primissimo bilancio anche della raccolta plasma iperimmune per quel che riguarda il protocollo nazionale.

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