Le Iene tornano sul plasma iperimmune: perché tv e giornali confondono le carte?

Ieri sera Le iene, e in particolare il giornalista Alessandro Politi, sono tornate sul tema del plasma iperimmune, mostrando un caso di informazione piuttosto discutibile sulla valenza della terapia. Il case history parte da un articolo del 1 dicembre 2020 firmato dallo pneumologo milanese Sergio Harari, che riassume quali tra le molte terapie utilizzate fino a questo momento per curare il Covid-19 debbano essere “promosse” o “bocciate”.

Ecco il titolo del pezzo andato sul Corriere sia cartaceo sia on-line:

Il titolo del Corriere della Sera

Le Iene hanno sottolineato come l’informazione data dal Corriere e da Harari non sia corretta: nel pezzo viene citato uno studio inglese del New England Journal of Medicine che tuttavia parla di plasma da convalescente senza specificare il titolo anticorpale utilizzato, mentre l’utilizzo sul campo come terapia compassionevole dagli ospedali di Pavia, Padova e Mantova ha chiaramente dimostrato – secondo i medici e i guariti stessi – che moltissimi pazienti hanno ricevuto enormi benefici dalla somministrazione del plasma.

L’informazione è fatta bene e diventa un servizio per i cittadini quando è inserita in un quadro di riferimento chiaro, oggettivo e ben strutturato: se si parla di plasma iperimmune non si può dimenticare di dire che allo stato di cose attuali non si tratta di una terapia standardizzata che da sola e in qualsiasi momento è in grado di guarire del Covid-19, ma allo stesso tempo non bisogna omettere che nel suo utilizzo concreto, sul campo, in corsia con i malati, ha dato ottimi risultati se utilizzata in una fase precoce, ovvero quando la viremia nel malato ha valori molto alti. In questo caso gli anticorpi contenuti nel plasma con titolo anticorpale rilevante (si dice almeno 1:160) riescono a dare ottimi benefici e ad agire direttamente sul virus. In una fase del Covid-19 più avanzata, invece, quando la viremia si è abbassata e le cause di malessere sono le infiammazioni e altri effetti consequenziali all’infezione virale, il plasma perde la sua efficacia.

Si tratta di uno quadro di riferimento semplice e non particolarmente tecnico, che troppo spesso nell’informazione mainstream si preferisce omettere. E anche se il tipo di giornalismo de Le Iene non è spettacolarizzato e non da noi particolarmente apprezzato, in questo caso si è rivelato utile a mostrare come prospettive di sguardo strumentali agiscano più per confondere il pubblico che per aiutarlo a capire.

Intanto siamo in attesa, a breve, dei primi risultati dello studio italiano Tsunami, che vede come principal investigator il professor Francesco Menichetti dell’università di Pisa. Uno studio ampio che, si spera, potrà fornire indicazioni più definitive e precise sulle modalità di utilizzo del plasma iperimmune come arma di azione contro l’epidemia in corso, e su cui offriremo ampia copertura informativa su Buonsangue e su Donatorih24.

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