Le Iene tornano sul plasma iperimmune, ma su Tsunami Dh24 aveva già spiegato tutto

Dopo l’intervento pernicioso sul piano della valenza informativa per il pubblico dello scorso maggio, che registrammo su Buonsangue, e che complicò non poco il normale processo di sviluppo della terapia la plasma iperimmune come cura di prima linea contro il Covid-19, il programma televisivo le Iene torna sulla terapia al plasma iperimmune, e questa volta indaga sulle case per cui molte delle promesse fatte nei mesi scorsi dalle istituzioni nazionali sulla volontà di creare delle banche di plasma di convalescente per reagire a una seconda ondata.

Perché, si chiede il giornalista de Le iene, soltanto il Veneto sembra aver agito con una certa efficienza nella realizzazione delle banche di plasma? E che fine ha fatto il programma Tsunami, con capofila il professor Menichetti di Pisa, che doveva coordinare tutte le strutture nazionali e creare i cosiddetti “Arsenali al plasma” di cui si era parlato nel secondo livestreaming organizzato dalla testata Donatorih24.it?

Nulla di nuovo in realtà. Sempre su DonatoriH24, già diverse settimana fa era stato trattato l’argomento, proprio con un’approfondita intervista a Francesco Menichetti, che in quella sede aveva ribadito come proprio l’eccesso di burocrazia ha finito per rallentare il processo di bancaggio, un processo che tuttavia potrebbe riprendere in meno di 48 ore se solo le istituzioni si attivassero con decisione.

Qui l’intervista completa a Menichetti su Donatorih24.

Merito del servizio de Le Iene, è invece quello di sottolineare la sciatteria dell’informazione italiana, anche mainstream, su questioni delicate come l’efficacia della cura. È di pochi giorni fa il caso di un medico che prima dell’estate era guarito grazie al plasma e che poi, purtroppo, dopo essersi negativizzato in pochi giorni grazie al plasma è deceduto in seguito alle tantissime complicazioni legate ai postumi del Covid-19. Tutti i giornali nazionali, e personaggi cosiddetti influencer che sembrano quasi arrogarsi il compito preciso di inquinare ogni dibattito con superficialità e cinismo come Selvaggia Lucarelli, hanno presentato la notizia come se la vera causa del decesso fosse il plasma, qualcosa di assolutamente inaccettabile perché del tutto falso.

Sempre su Donatorih24, qualche mese fa, era stato intervistato il medico Giuseppe Sciuto, primario di oculistica che come tantissimi altri pazienti guariti grazie al plasma oggi stanno benissimo.

Ecco le sue parole di allora:

Avis e Giro d’Italia, il connubio tra sport e dono è una corsa a tappe

Giro d’Italia 1989

Da pochissimi giorni è iniziata l’edizione 2020 del Giro d’Italia, celebre corsa ciclistica che da generazioni infiamma i cuori e le emozioni di sportivi e appassionati di tutto il mondo. Il Covid-19 anche in questo caso ci ha messo lo zampino, costringendo la grande corsa con in palio la maglia rosa a un ritardo di qualche mese, ma l’importante è che la manifestazione si disputi anche in questa complicata stagione.

Al via, oltre a centinaia di campioni e corridori, anche questa volta ci sarà Avis nazionale, che consolidando come di consueto la secolare capacità di legare i valori di solidarietà e compartecipazione insiti nel dono del sangue ai capisaldi dello sport come gioco di squadra e fratellanza, parteciperà come partner a molte tappe, con bandiere e striscioni dell’associazione pronti a sventolare alla partenza e all’arrivo di varie tappe e con stand di sensibilizzazione e informazione sulla donazione e sulle tante attività di Avis. Reclutare nuovi donatori tra gli sportivi è un vantaggio anche in virtù degli stili di vita sani e positivi in comune tra dono e attività sportiva, un legame naturale che è destinato a diventare sempre più forte.

Il Giro d’Italia percorrerà moltissime regioni italiane, ed ecco, secondo calendario, tappe e luoghi che vedranno impegnati i volontari avisini:

4 ottobre: Avis Comunale di Agrigento con un punto informativo all’arrivo

5 ottobre: Avis Comunale di Enna alla partenza

7 ottobre: Avis Comunale di Mileto (VV) alla partenza

13 ottobre: Avis Comunale di Nereto (TE) all’arrivo

16 ottobre: Avis Comunale di Monselice (PD) all’arrivo

Momenti da non perdere per tutti gli amanti del ciclismo che vorranno mettere la loro generosità a disposizione non solo dei pedali, ma anche dei pazienti.

La nuova stagione dei corsi di formazione Avis: pronti a superare il pericolo Covid

Come di consueto, come ogni stagione, Avis nazionale si stra attrezzando per poter continuare il percorso iniziato già da molti anni sulla formazione dei giovani.

Su Buonsangue, con costanza, abbiamo sempre raccontato delle iniziative e dei corsi, come quello per dirigenti associativi che nonostante l’epidemia è comunque stato pensato e organizzato nel 2020, grazie all’impegno dell’associazione, della Fondazione Campus di Lucca, e il patrocinio del Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano.

L’idea, per i prossimi mesi, è di poter svolgere il corso in presenza, anche se non è stato ancora possibile fissare una data definitiva su cui aggiorneremo prontamente. Se tuttavia, farlo in presenza non sarà possibile, si opterà per la formazione a distanza.

Risulta evidente, specie su iniziative come queste che mirano ad assicurare una formazione adeguata e aggiornata in un mondo difficile come quello del terzo settore, l’importanza di non fermarsi e proseguire le proprie attività in ogni situazione. Attenzione alla solidarietà, creazione di armonia di squadra, sono valori impagabili nelle situazioni normali, e lo sono anche di più in casi di emergenza.

Dalla Puglia una campagna che mostra la meraviglia di donare

Donare sangue, in ogni momento, rivolgendosi a centri trasfusionali e associazioni per prenotare la chiamata: non c’è momento migliore come questo, con la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno per dedicarsi a questo gesto meraviglioso e aiutare il sistema trasfusionale nazionale a recuperare il plasma e le unità di globuli rossi necessari a centrare anche questa stagione gli obiettivi del Piano nazionale sull’autosufficienza.

Durante il livestreaming di mercoledì 23 settembre dedicato alla situazione attuale del Covid-19 e agli scenari futuri, erano presenti alcune della maggiori personalità del sistema trasfusionale italiano, come Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis, e tutti hanno concordato sull’opportunità di non mollare in questa fase sul piano delle donazioni.

Per rispondere a questa necessità, la Asl Brindisi ha creato una bellissima campagna di sensibilizzazione sulla donazione del sangue, uno spot scritto e diretto da Mimmo Greco, con Sceneggiatura Roberto Romeo e con un manipolo di giovani attori desiderosi di promuovere i valori del dono come Antonio Carella, Pierdomenico Minafra ed Eva Cisternino.

Bello il messaggio che lo spot convoglia, ovvero quanto donare sangue sia da considerarsi a tutti gli effetti un gesto d’amore, che può salvare vite umane e aiutare pazienti cronici bisognosi o risolvere situazioni d’emergenza.

Importante, sul piano della rappresentazione, la presenza di giovani che parlano ai giovani. Il ricambio generazionale nel donare sangue è una delle esigenze principali del sistema e il principio d’immedesimazione non può che essere il miglior strumento per creare empatia e vicinanza emotiva tra potenziali donatori e pazienti.

Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

Il dono del sangue oggetto di attività criminale: un fatto di cronaca in Campania scuote i donatori

Nelle ultime ore la comunità italiana dei donatori di sangue è rimasta scossa da una notizia di quelle che non vorremmo mai sentire: in Campania, un territorio che come è noto esiste la piaga di una forte penetrazione della criminalità organizzata nella società civile, anche un’oasi di quelle che si credono inviolabili come la donazione di sangue è stata presa d’assalto da attività illecite volte a generare profitti, secondo criteri di violenza, inganno e anarchia.

La denuncia è arrivata da Leonardo Di Rosa, direttore sanitario di Avis Campania, che ha presentato più di un esposto in Procura denunciando sul suo territorio l’infiltrazione – al fianco dei tantissimi volontari avisini che svolgono nel modo più normale le proprie attività di volontariato – di una compagine di malfattori, che approfittando della copertura associativa svolgerebbe azioni criminali e truffe.

De Rosa ha preparato un dossier per i magistrati, e secondo ciò che emerge su un ampio pezzo di cronaca pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, tra le varie attività illecite sotto monitoraggio ci sarebbe l’utilizzo di autoemoteche Avis che in realtà risulterebbero sotto fermo amministrativo, altri veicoli per la raccolta intestati a privati o immatricolati con targhe di motorini, autoemoteche vendute in modo irregolare, e soprattutto, come minaccia più grande e scenario  drammatico, il rischio di abusi sulla destinazione del sangue raccolto per strada, giacché potrebbe esserci di mezzo il mercato nero.

Da vertici di Avis è arrivato l’intervento del presidente nazionale Gianpietro Briola, che ha sottolineato l’attenzione dell’apparato nazionale sulla vicenda e ha consigliato, in attesa di chiarimenti e indagini, di affidarsi ai punti di raccolta dei centri trasfusionali fissi presenti negli ospedali campani. “Stiamo seguendo con attenzione la situazione tra Napoli e provincia – ha detto Briola proprio al Corriere – Ci sono state segnalate anomalie e intendiamo andare sino in fondo per scoprire le zone d’ombra. Ritengo che ci sia un uso eccessivo delle autoemoteche in Campania rispetto alle altre regioni italiane che invece privilegiano la donazione del sangue in punti fissi. La raccolta mobile deve infatti essere effettuata con criteri precisi molto stringenti, sia dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria, sia da quello dell’accoglienza e della fidelizzazione del donatore. Si tratta di aspetti fondamentali della mission di Avis. Personalmente consiglio ai donatori di recarsi ai centri di raccolta negli ospedali”.

La Campania, non è nuova a un utilizzo poco ortodosso dello strumento autoemoteca. Già nel 2017, su Buonsangue, avevamo raccontato e commentato il caso che aveva coinvolto Pasquale Pecora, a quel tempo vice presidente di Avis Nazionale (subito costretto alle dimissioni) e accusato di lucrare sui rimborsi attraverso l’utilizzo delle autoemoteche, accogliendo donatori senza le normali procedure di sicurezza. Già allora avevamo specificato quanto possa fare gola utilizzare la reputazione delle associazioni di donatori per ottenere guadagni personali, e oggi ribadiamo la medesima posizione di allora. Non bisogna assolutamente generalizzare, e pensare che casi singoli e infiltrazioni criminali possano ridurre l’importanza del lavoro quotidiano svolto dalle associazioni di donatori.

Ciò che spaventa, allo stesso tempo, è il pensiero che anche un bene come il sangue umano, fondamentale per salvare vite umane e creare farmaci salvavita, possa diventare un bene da accaparrarsi a fine di lucro. Su questo punto, non bisogna fare alcuna concessione, ribadendo i valori alla basa del dono nel nostro paese, ovvero anonimato, gratuità, volontarietà nel meccanismo del dono organizzato dalle associazioni, e agire con pene dure e sicure contro chi approfitta delle rete virtuose basate su valori solidali per affermare la propria violenza rapace.

“I miei supereroi” il corto sull’emofilia presentato alla Mostra di Venezia

Chi legge Buonsangue sa molto bene quanto sia forte il legame tra donazione di plasma ed emofilia, un vero e propri fil rouge tra il donatore e il paziente che vivono un legame (anonimo) legato all’importanza dei farmaci salvavita per la vita quotidiana da chi è affetto da questa pericolosa patologia.

Resta tuttavia sempre molto forte la necessità di accrescere il bacino d’utenza di persone che conoscono le problematiche legate all’emofilia e l’importanza del dono, e forme espressive come l’arte, la letteratura e il cinema sono talvolta il passepartout migliore per raggiungere tutte le coscienze.

Ecco perché bisogna dare il massimo della visibilità a contenuti come “I miei supereroi” un cortometraggio d’autore che ha come tema i rischi che i pazienti emofilici possono avere durante attività che per altri sono del tutto normali, come fare un tuffo nel lago.

Il corto, diretto da Alessandro Guida, è stato presentato a Venezia durane la 77esima Mostra internazionale d’arte cinematografica, ed è ispirato a una storia vera, quella di un ragazzo durante i suoi giorni in un campo estivo, raccontata per la prima volta nell’opera “Guardami! Sto volando!” di Alessandro Marchello educatore, scrittore e autore di teatro che è a sua volta paziente emofilico.

Il corto è stato lanciato su molti media nazionali tra cui Il Corriere della Sera, ed eccone qui uno spezzone in attesa di poterlo guardare integralmente. 

Di recente, su Donatorih24.it, è stato invece pubblicato un podcast da non perdere per chiunque volesse approfondire l’argomento, e scoprire cos’è possibile fare grazie alla solidarietà tra paesi, salvando vite umane a migliaia di chilometri in paesi, come Afghanistan, in cui aiutare i bambini emofilici, non è semplice come da noi.  

 

“Dona, non lo dimenticherai”: la campagna di Avis Sicilia che sa emozionare

Sono giorni complessi, sul piano della raccolta sangue, in molte regioni italiane. Ora più che mai, così come hanno ribadito molte personalità del sistema sangue, come il presidente del Cns De Angelis in una lunga e interessante intervista su Quotidiano Sanità, o il presidente della consociazione Fratres Vincenzo Manzo in quella che è possibile leggere su Donatorih24.it.

La Regione Sicilia, per far fronte ad alcune carenze che mettono a rischio gli interventi chirurgici in varie strutture ospedaliere, ha così diffuso una campagna a favore del dono intensa, emotiva, e sopratutto rivolta al pubblico giovane, dal titolo “Dona, non lo dimenticherai”.

La riprendiamo con piacere, perché donare in queste settimane ha un grande valore: un gesto, che come non mai, sarà indimenticabile per chi lo compie:

Plasma iperimmune, in Lombardia il primo bilancio del progetto di raccolta

La Lombardia è stata notoriamente la regione italiana più colpita dalla prima ondata di contagi, quella in cui il sistema sanitario è entrato maggiormente in crisi e quella in cui il bilancio delle vittime è stato più drammatico; ma al tempo stesso è stata la regione che prima di tutte le altre, grazie al lavoro dei poli ospedalieri di Pavia e Mantova ha reagito con la cura che più di ogni altra ha risolto, seppur in via sperimentale, molte situazioni critiche salvando vite umane, e trasformandosi in un protocollo di ricerca e di raccolta per la creazione di banche del sangue in vista di una seconda ondata.

Ma come procede, a inizio settembre, il progetto di raccolta plasma da donatori dotati di anticorpi, annunciato qualche mese fa dalla giunta regionale Lombarda in collaborazione con Avis? Lo ha spiegato proprio il presidente di Avis Lombardia, Oscar Bianchi: “Siamo molto soddisfatti di come stiamo procedendo – ha spiegato il presidente regionale – perché tutto è nato dal desiderio dei donatori di contribuire attivamente per trovare una strada contro il Covid. Noi abbiamo dato il nostro supporto di rappresentanza per far sì che, insieme alla Regione, si riuscisse a dare concretezza al primo progetto di questo tipo che coinvolge l’intero sistema trasfusionale. Circa il 20% dei donatori è risultato positivo al test sierologico e ha potuto donare il plasma iperimmune”.

Il percorso per donare il plasma iperimmune è il seguente: il donatore esegue prima il test sierologico e successivamente il tampone: poi, se i test evidenziano un elevato titolo anticorpale, il donatore viene ricontattato per una nuova donazione di plasma.

La centralità del progetto lombardo è sancito anche dai numeri della prima indagine Istat sui numeri del Covid-19, che testimonia come la Lombardia sia la regione con la percentuale più alta di donatori che hanno sviluppato anticorpi, con circa 7,5%, contro i numeri infinitamente più bassa di regioni come Sicilia e Sardegna fermi allo 0,3%.

Il progetto di raccolta e il protocollo di ricerca sul plasma iperimmune, lo ricordiamo, puntano non solo alla creazione di banche per l’utilizzo di plasma nei casi più gravi nell’immediato e in base alle necessità del momento, ma anche, con una visione più ampia e di lungo periodo, a raccogliere plasma da convalescente da inviare alle aziende farmaceutiche convenzionate per ottenere le immunoglobuline specifiche, possibile strumento di cura efficace in attesa della creazione di un vaccino testato e utilizzabile in piena sicurezza nel caso, speriamo remoto, di una seconda ondata autunnale di recrudescenza del virus.

Il tempo delle polemiche per fortuna è lontano, e a breve avremo un primissimo bilancio anche della raccolta plasma iperimmune per quel che riguarda il protocollo nazionale.

“Riso fa buon sangue”, la manifestazione che unisce dono e sorriso

Riso fa buon sangue è un progetto di spettacolo legato al mondo del cabaret grazie a cui, da 10 anni, molti dei comici più noti e amati dal pubblico italiano promuovono la donazione del sangue attraverso il loro talento performativo in collaborazione con le tantissime sedi Avis italiane presenti sul territorio nazionale.

In questi anni, così, alcuni dei  migliori comici di trasmissioni popolarissime come Colorado Cafè, Zelig, Made in Sud, Comedy Central hanno girato le piazze e spinto gli spettatori a donare attraverso l’arma del divertimento.

Nel 2020, il 6 settembre, “Riso fa buon sangue” si sdoppia: a Malo (in provincia di Vicenza), come si legge sul sito di Avis Nazionale, andrà in scena una serata con ingresso libero al “Mercato del Pascoletto” di via Molinetto. Dalle 21:00, è previsto uno show in cui saranno ospiti i comici Marco e Francesco, Leo Mas, Vivian Grillo, Davide Stefanato e Paolo Favaro.

Sempre il 6 settembre, “Riso fa buon sangue” sarà anche a Macerata per celebrare il 70° anniversario della fondazione dell’Avis Comunale. Allo spettacolo partciperanno i comici Paolo Franceschini, Max Cavallari, Francesco Damiano e i Jashgawronsky Brothers.

In basso, ecco il video della tappa di Oderzo dello scorso 25 luglio, mentre a questo link è possibile vedere il canale YouTube della manifestazione, che riunisce moltissimi video dedicati.

Una manifestazione dallo spirito estivo che trova un percorso originale per convogliare i valori del dono.