“Il dono gratuito e solidale è garanzia nelle difficoltà”. Il webinar di Aip con Segato, Briola e Liumbruno ribadisce i valori etici italiani

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Quanto i donatori di sangue siano stati importanti, anche nei mesi dell’epidemia da Covid-19, per garantire a tutti i pazienti bisognosi l’accesso alla materia prima è sempre bene ricordarlo, anche in virtù della straordinaria risposta della comunità di donatori agli appelli durante le fasi più critiche dell’epidemia.

Così, non solo ai fini di far sedimentare la memoria di ciò che è accaduto, ma per ragionare sul domani e interrogarsi sugli scenari possibili del futuro, Aip (l’Associazione italiana immunodeficienze primitive) ha organizzato sui propri canali mediatici un incontro webinar dal titolo “Emergenza Covid-19. Il ruolo fondamentale della donazione di plasma e sangue”.

Autorevolissimo il parterre a disposizione dei tanti pazienti interessati a indagare la situazione del sistema trasfusionale, parterre composto da ospiti come il presidente Aip e “padrone di casa” Alessandro Segato, dal presidente di AVIS Nazionale e coordinatore Civis Gianpietro Briola, e dal direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno.

Uno tra tutti, il tema più approfondito nei tanti interventi, ovvero il principio etico che sorregge il sistema trasfusionale nel nostro paese e rende di valore inestimabile il dono del sangue italiano, al contrario di ciò che accade per esempio negli Usa, dove il plasma si raccoglie prevalentemente a pagamento: la scelta etica, anonima, volontaria e gratuita di donare permette letteralmente di salvare altre vite umane, e di creare il fil rouge potentissimo e indissolubile tra donatore e paziente. Solo così il dono può essere una scelta responsabile e consapevole e promulgarsi come valore condiviso. E resistere anche nelle più grandi difficoltà.

Quante e quali difficoltà ha generato il Coronavirus, lo ha spiegato in dettaglio Giancarlo Liumbruno. “Non avevamo idea che il Covid potesse essere così impattante sulla nostra attività, con una flessione delle donazioni a inizio marzo che aveva generato un po’ di apprensione. Poi grazie agli appelli e alle rassicurazioni sulla sicurezza del sistema trasfusionale e del rischio nullo di trasmissione del virus attraverso la donazione, la situazione è rapidamente tornata alla normalità”. Grazie, anche, all’unità di intenti su scala regionale. “I dati registrati nel 2019 – ha proseguito il direttore del Cns – avevano dimostrato una tendenza costante e lineare nelle quantità di sangue e plasma raccolti, senza flessioni nemmeno nel periodo dell’influenza, un fattore agevolato dal vaccino gratuito somministrato ai donatori. Altri territori hanno avuto maggiori difficoltà non tanto in fase di raccolta, quanto di utilizzo degli emocomponenti in virtù di maggiori concentrazioni di patologie come la talassemia che richiedono scorte ingenti di sacche. Per quanto riguarda il plasma stiamo rispettando quanto previsto dal piano quinquennale con le regioni del Sud che stanno aumentando le raccolte e raggiungendo gli obiettivi prefissati. Questo però non deve farci abbassare la guardia, in quanto il Coronavirus ci insegna che lavorare sulla programmazione è fondamentale”.

Chiaro l’impatto del Covid-19 per la raccolta sangue nelle regioni del nord più colpite epidemiologia, anche perché naturalmente anche ai donatori è servito un tempo tecnico di assestamento. “La paura iniziale – ha spiegato Briola – era quella di poter infettare i riceventi e, successivamente, di contrarre il virus recandosi nelle strutture ospedaliere. Poi grazie a una serie di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, come #escosoloperdonare abbiamo trasmesso fiducia nelle persone e garantito trasfusioni e terapie salvavita a tanti pazienti, in particolare cronici. All’inizio l’impatto nelle regioni in cui il virus è stato più aggressivo, come LombardiaPiemonteVeneto ed Emilia Romagna, ha poi comportato una rivoluzione degli ospedali per la gestione dei pazienti positivi che ha condizionato anche la regolare attività dei servizi trasfusionali. A questo si è poi aggiunta la confusione di alcuni amministratori locali che ha generato ulteriore disorientamento nei donatori. Oggi, però, la situazione è tornata sotto controllo”.

Strettamente legato al principio etico del gesto del dono, è anche il tema della remunerazione delle donazioni, che naturalmente interessa moltissimo donatori e pazienti. L’italia, come ha ribadito lo stesso Liumbruno durante l’incontro, è un paese autosufficiente da molti anni sui globuli rossi, e ciò significa che l’attuale sistema funziona alla perfezione. Meno certi invece gli scenari sui plasmaderivati, dove la necessità di reperire sul mercato immunoglobuline per ottemperare al fabbisogno nazionale potrebbe ingolosire qualcuno per promuovere la remunerazione delle plasmaferesi. Nette le risposte degli ospiti in tal senso. “In Italia esiste una norma precisa che disciplina le attività trasfusionali e la produzione nazionale degli emoderivati – ha detto Liumbruno – che è espressione della volontà di un Paese di mantenere la donazione come un gesto non remunerato in virtù di quei Livelli essenziali di assistenza previsti dal SSN che vengono garantiti gratuitamente a tutti i pazienti». Ancora più decise, in rappresentanza di tutti i donatori, le parole di Briola, che considera il dono etico e gratuito il vero fattore di certezza valoriale in grado di trasmettersi di generazione in generazione e funzionare durante qualsiasi crisi. “Laddove la donazione rimane solidale – ha chiuso il coordinatore Civis – abbiamo avuto dimostrazione che c’è maggiore disponibilità dei donatori anche in fase di emergenza, a differenza di quei Paesi dove, anche di fronte a un contributo economico in cambio, in molti decidono di rinunciare per tutelare la propria salute. Il Covid-19 ha ribadito questo concetto ancora una volta. Autosufficienza e farmaci derivati da plasma etico sono le garanzie più importanti per tutti i pazienti».  

 

 

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