Green Pass dal 15 ottobre, per andare a donare sangue non è necessario

Dopo gli scontri dell’ultimo fine settimana, i media mainstream sono concentrati sul dibatitto tra faveroli e contrari al Green Pass obbligatorio sui luoghi di lavoro, misura che sarà attiva a partire dal 15 ottobre.

A stabilirlo interviene il decreto legge N. 127/2021, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 226 del 21 settembre 2021.

L’obbligo, va riordato, riguarda i soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, formativa o di volontariato in luoghi lavorativi pubblici o privati, anche sulla base di contratti esterni.
Ciò significa che a prescindere dal ruolo ogni lavoratore, o stagista, o consulente, o anche il volontario, deve essere munito di Green Pass per accedere alla propria attività lavorativa.

Ecco le regole in dettaglio: il lavoratore, lo stagista, il libero professionista e il volontario, è tenuto a possedere e a esibire, dietro richiesta,
• Green Pass (certificazione verde)
• Tampone antigenico negativo: validità 48 ore
• Tampone molecolare negativo: validità 72 ore.

Bisogna ribadire invece che il Green Pass non è necessario per chi si reca a donare sangue:
Secondo la precisazione del Centro Nazionale Sangue (CNS), infatti, “L’accesso dei donatori alle sedi di raccolta di sangue ed emocomponenti ubicate presso le strutture ospedalierecome pure a tutte le unità di raccolta associative, non rientra fra i servizi e le attività il cui accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2 del Decreto Legge del 22 aprile 2021, n. 52. Pertanto, si precisa che l’accesso del donatore alle sedi di raccolta, nel rispetto delle misure di prevenzione generale a garanzia della sicurezza della donazione, non è subordinato al possesso della certificazione verde COVID-19 (“green pass”)”.

Anche Avis dunque conferma, dunque il solito regolamento. L’accesso alle strutture avisine “anche dopo il 15 ottobre rimarrà regolato dalle procedure già in essere: prenotazione telefonica e triage in loco con misurazione della temperatura corporea.”

Una buona pratica per non mettere a rischio la raccolta generando equivoci.

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