“Riso fa buon sangue”, la manifestazione che unisce dono e sorriso

Riso fa buon sangue è un progetto di spettacolo legato al mondo del cabaret grazie a cui, da 10 anni, molti dei comici più noti e amati dal pubblico italiano promuovono la donazione del sangue attraverso il loro talento performativo in collaborazione con le tantissime sedi Avis italiane presenti sul territorio nazionale.

In questi anni, così, alcuni dei  migliori comici di trasmissioni popolarissime come Colorado Cafè, Zelig, Made in Sud, Comedy Central hanno girato le piazze e spinto gli spettatori a donare attraverso l’arma del divertimento.

Nel 2020, il 6 settembre, “Riso fa buon sangue” si sdoppia: a Malo (in provincia di Vicenza), come si legge sul sito di Avis Nazionale, andrà in scena una serata con ingresso libero al “Mercato del Pascoletto” di via Molinetto. Dalle 21:00, è previsto uno show in cui saranno ospiti i comici Marco e Francesco, Leo Mas, Vivian Grillo, Davide Stefanato e Paolo Favaro.

Sempre il 6 settembre, “Riso fa buon sangue” sarà anche a Macerata per celebrare il 70° anniversario della fondazione dell’Avis Comunale. Allo spettacolo partciperanno i comici Paolo Franceschini, Max Cavallari, Francesco Damiano e i Jashgawronsky Brothers.

In basso, ecco il video della tappa di Oderzo dello scorso 25 luglio, mentre a questo link è possibile vedere il canale YouTube della manifestazione, che riunisce moltissimi video dedicati.

Una manifestazione dallo spirito estivo che trova un percorso originale per convogliare i valori del dono. 

Briola, Liumbruno, Gringeri, Franchini. Giovedì 16 aprile alle 19 in diretta su DonatoriH24 gli esperti raccontano la terapia da plasma iperimmune

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Una tavola rotonda tra alcune delle principali personalità del sistema trasfusionale e i medici precursori della terapia legata all’uso di plasma iperimmune. E’ questo l’evento che andrà in onda in diretta streaming domani sera giovedì 16 aprile alle ore 19 su Donatorih24.it. Un evento da non perdere perché consentirà al pubblico di sapere direttamente dai “protagonisti” qual è lo stato dei lavori, quali potenzialità ha realmente questa terapia e in che modo potrà incidere sulla salute dei pazienti, prima investendo gli ospedalizzati e poi ampliandosi strutturalmente ad altre categorie fino a diventare, si spera, prevenzione.  Ecco il comunicato stampa che descrive l’evento in tutti i suoi dettagli. Non resta che collegarsi e partecipare.

Quante e quali possibilità ha l’utilizzo del plasma dei convalescenti nella lotta al Covid-19? Può, questa terapia, essere davvero efficace nell’arginare l’epidemia? Quali prospettive reali apre e quali speranze può dare? Può funzionare anche nella prevenzione? Quali elementi di rischio – se ce ne sono – può comportare per chi riceve la donazione? E infine, quale potrà essere lo sviluppo delle immunoglobuline come terapia farmacologica?

Questi sono solo alcuni dei temi che si affronteranno e approfondiranno in diretta streaming giovedì 16 aprile, con inizio alle ore 19,00, all’indirizzo web www.donatorih24.it, grazie a un confronto fra quattro dei massimi esperti italiani aperto e pensato per informare il pubblico su uno dei temi più caldi del momento.

L’iniziativa organizzata da DonatoriH24 si intitola “Il dono dei guariti contro la pandemia. Plasma e anticorpi nella sfida al Coronavirus”.

La tavola rotonda si svolgerà a distanza – come le regole del momento impongono – e vedrà la partecipazione di Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue; Massimo Franchini, direttore del Servizio trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma di Mantova; Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis; Alessandro Gringeri, Chief Medical e R&D Officer di Kedrion Biopharma azienda biofarmaceutica italiana specializzata nella produzione e distribuzione in tutto il mondo di terapie plasma-derivate, che ha contribuito all’iniziativa con un contributo incondizionato.

Chiunque vorrà seguire il dibattito potrà farlo andando sul sito donatoriH24.it e cliccando sul collegamento alla diretta in videostreaming. Parallelamente sarà possibile rivolgere domande al moderatore che le girerà agli esperti.

I contenuti saranno arricchiti da un intervento del professor Steven Spitalnik, della Columbia University di New York, cha ha appena attivato il protocollo per la donazione e l’impiego del plasma convalescente ed è fortemente impegnato nella ricerca di test e procedimenti che possano ottimizzare e rendere universale questo approccio.

Il tema al centro del dibattito è attualissimo: l’utilizzo del plasma dei convalescenti da Covid-19 in Italia è stato autorizzato nei giorni scorsi dal ministero della Salute con una circolare che prescrive una serie di indicazioni (raccomandazioni) molto precise. Pochi giorni prima una simile autorizzazione era stata data negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration. Ma i primi a sperimentare questa terapia contro il Covid-19 sono stati i cinesi, sulla scorta dell’esperienza maturata in passato in alcune aree del mondo contro le epidemie Sars ed Ebola.

Il Carlo Poma di Mantova è stato, con il San Matteo di Pavia, tra i primi centri ospedalieri autorizzati a portare avanti questa sperimentazione. A tale proposito sono già cominciate le ricerche tra i pazienti guariti da covid-19 per la raccolta del plasma da utilizzare per i pazienti attualmente in cura.

L’obiettivo dell’iniziativa in streaming sostenuta da Kedrion Biopharma è quella di spiegare come la donazione di plasma sia fondamentale nella lotta a molte patologie e contro le epidemie, inclusa quest’ultima i cui effetti stiamo vedendo quotidianamente in tutto il mondo. Il plasma e i suoi derivati costituiscono oggi una delle armi più efficaci per affrontare malattie rare che riguardano comunità trasversali di pazienti, ma spesso di questo non vi è sufficiente consapevolezza. Fino a quando, come sta avvenendo oggi, non accade qualcosa di epocale, che ci costringe tutti a un salto di comprensione.

Il pubblico a cui l’iniziativa si rivolge è costituito principalmente da operatori del servizio trasfusionale e dai donatori. In seconda istanza il pubblico nella sua accezione più ampia, visto che siamo tutti coinvolti da questa emergenza.

Appuntamento a giovedì 16 aprile, con inizio alle ore 19, su DonatoriH24.it

 

 

 

 

Coronavirus, sui media regnano le posizioni contrastanti, ma il dono è sicuro e bisogna donare sangue regolarmente. Lo ha ribadito il presidente Avis Gianpietro Briola

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Tutti abbiamo assistito alla tempesta mediatica delle ultime ore, ma quasi nessuno sui grandi media ha parlato delle conseguenza dei nuovi focolai sulla raccolta sangue. Cosa succede per i donatori di sangue, che si trovano nella situazione, all’apparenza delicata, di raggiungere le strutture trasfusionali per donare, ci sono rischi particolari?

Su Buonsangue ne avevamo già parlato lo scorso 3 febbraio, ma nella giornata di ieri domenica 23 febbraio, per evitare che sopravviva ogni dubbio, si è espresso in modo molto chiaro il presidente Avis Gianpietro Briola, attraverso un comunicato ufficiale.

«Sentito il Centro nazionale sangue, possiamo confermare che non vi sono indicazioni alla sospensione se non per alcune categorie, come già indicato dalla circolare del 20 febbraio, ha detto Briola, aggiungendo che “Per quanto riguarda le situazioni locali e le misure specifiche da adottare, si fa riferimento alle ordinanze di merito e all’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri di ieri, 22 febbraio, che ha rafforzato le misure di contenimento. In generale si dona il sangue solo quando si è in buona salute, quindi i donatori devono comportarsi come sempre, seguendo il fondamentale criterio dell’autosospensione in caso di sintomi da raffreddamento e febbre o altri sintomi simili. È opportuno poi avere la sensibilità di comunicare alla struttura trasfusionale se tali sintomi sono comparsi nei 15 giorni dopo la donazione. Insomma, vige il principio di massima precauzione, ma è importante ribadire che il nostro sistema trasfusionale è sicuro e di qualità. Come #AVIS, insieme alle istituzioni nazionali e locali, stiamo costantemente monitorando la situazione e dando aggiornamenti puntuali. È molto importante tenere i nervi saldi, informarsi solo da fonti ufficiali e in generale, nella stragrande maggioranza del Paese, continuare a donare”.

Questa comunicazione è arrivata ai donatori avisini e in generale a tutti i donatori attraverso il sito dell’Associazione e a un post su Facebook di grande diffusione, che ha fatto seguito a un altro post di successo che conteneva le operazioni di prevenzioni principali.

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Prima regola mantenere la calma su Facebook il vademecum di AVIS contro il Coronavirus

Non possiamo che condividere le parole di Briola ricordando come l’attività del dono, periodico e associato, debba continuare ininterrottamente, giorno dopo giorno, per il bene dei paziento che hanno bisogno di emocomponenti e nelle migliori condizioni di qualità e sicurezza. Non è il momento delle psicosi o dei comportamenti immotivati o irrazionali.

 

 

A Perugia la prossima assemblea generale Avis, con in mente il desiderio di valorizzare il sistema italiano e adottarlo nel mondo

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La notizia è arrivata, e ora non resta che attendere. L’assemblea generale Avis, giunta ormai all’edizione numero ottantacinque, si terrà a Perugia, nelle sale del Centro Congressi dell’Hotel Quattro Torri, dal 22 al 24 maggio 2020.

Il titolo? In linea con la giornata mondiale del dono del sangue, che arriverà poche settimane dopo il grande meeting e sarà organizzata dall’Italia: il claim di presentazione dell’iniziativa incarna un concetto chiaro e definito: “Un mondo di donazioni”, un augurio che descrive il peso e l’importanza internazionale di un gesto che non ha limiti al suo valore. È quello che noi di Buonsangue ci auguriamo, anche perché “Un mondo di donazioni” è un frase che sembra avere in sé la forza e l’energia necessaria per motivare e chiamare in causa i quasi due milioni di donatori di sangue periodici e associati che fanno parte di Avis.

Sul meeting di Perugia si è espresso il Presidente nazionale di Avis, Gianpietro Briola, che ha rilasciato una breve dichiarazione in cui si chiede soprattutto quale potrà essere in futuro il ruolo dell’Italia e del modello italiano, nel mondo. Riuscirà l’Italia, con il suo modello etico fondato sul dono anonimo, volontario, gratuito, associato e organizzato, a ergersi come modello guida nel meccanismo dell’approccio alla raccolta e nell’immaginario mondiale sull’importanza vitale del sangue come fonte di vita? «L’assegnazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) della prossima giornata mondiale – ha detto Briola – ci riempie certamente d’orgoglio ma ci spinge anche a riflettere sul nostro ruolo a livello nazionale e internazionale. I numerosi eventi in programma quest’anno, compresa la nostra Assemblea, costituiscono l’occasione per confermare che un modello incentrato sulla donazione associata, etica, non remunerata, periodica e responsabile è quello che offre maggiori garanzie – qualitative e quantitative – sia ai donatori sia ai pazienti».

I pazienti quindi rientrano a pieno titolo nel discorso centrale della più grande associazione italiana. È un bene, come spesso abbiamo documentato, perché è la loro salute il migliore stimolo per motivare la comunità a sensibilizzarsi, nonché il decisivo approccio a fortificare, sul piano della comunicazione dei dono e dei suoi valori, il legame esistente tra chi dona il sangue e chi invece, ne ha bisogno per sopravvivere.

Tutti a Perugia a fine maggio dunque, per un’assemblea generale che si preannuncia davvero interessante che più avanti racconteremo nei dettagli.


 

Il dono del sangue dei cittadini migranti è sempre una buona notizia: i numeri positivi a Fucecchio, in Toscana, grazie al lavoro di Fratres

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In Toscana, da una cittadina in provincia di Firenze, Fucecchio, poco più di ventimila abitanti, arriva un bel segnale di integrazione che ci sembra giusto segnalare come caso virtuoso. E non si tratta soltanto delle più di mille donazioni ottenute in un anno dal gruppo Fratres cittadino, un numero comunque importante, ma soprattutto il numero dei nuovi donatori periodici che sono entranti nel gruppo nel 2019, ben 57, di cui addirittura 10 sono immigrati da altri paesi.

È proprio quest’ultimo l’aspetto che ci preme sottolineare: in un sistema trasfusionale nazionale che possa e debba pensare a garantire qualità e sicurezza nei servizi che offre, è bene che un numero rilevante di cittadini stranieri corrisponda a una quota altrettanto rilevante di donatori stranieri.

Tempo fa, nel 2017, avevamo pubblicato lo studio di Simone Benedetto, un giovane donatore laureato in medicina, studio incentrato sull’indagine degli scenari del dono che riguardano i cittadini migranti. Il suo scopo era stato partire da basi mediche, analizzando le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri, al fine di comprendere in che modo il fenomeno dei flussi migratori possono incidere nei meccanismi trasfusionali.

Quello che emerso dallo studio in questione, è che un equilibrio tra gruppi sanguigni in misura alla loro diffusione è auspicabile, per via delle particolarità di nome “missing minorities” citate in un articolo scientifico del 2014, combinazioni genetiche particolari che secondo lo studio di Benedetto  fanno sì che alcuni soggetti “pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Coinvolgere i donatori stranieri, insomma, è importante oggi come lo era allora, per motivi strettamente clinici e per motivi culturali. Immaginiamo pochissime altre attività profondamente inclusive come il dono de sangue, che avviene nel nome di una condivisione assolutamente libera, disinteressata e volontaria, emancipandosi da qualsiasi motivazione che non sia strettamente il bene della comunità in cui si vive.

A San Giovanni Rotondo, in Puglia, manca poco all’assemblea nazionale Fratres

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Sarà un week-end importantissimo per le associazioni di donatori di sangue quello che inizierà il prossimo venerdì, il 17 maggio, e proseguirà fino a domenica 19. Dell’assemblea generale e di nazionale Avis abbiamo già detto molto lo scorso 25 aprile, anticipandone temi e contenuti principali, ma in contemporanea, in Puglia, e precisamente a San Giovanni Rotondo, andrà in scena anche la 49esima assemblea nazionale dei gruppi donatori di sangue Fratres.

Il convegno si terrà al Centro di Spiritualità Padre Pio, e la scelta di una sede così pregna di significati simbolici non è certamente casuale per quella che, tra le associazioni di donatori italiane, ha sicuramente l’ispirazione e la vocazione più cattolica e più legata al credo religioso.

Nello scenario garganico saranno rappresentati quindi gli oltre “600 Gruppi Donatori di Sangue FRATRES operanti nel territorio nazionale, i dirigenti nazionali e territoriali del movimento e le Autorità civili, militari e religiose nonché quelle del settore socio-sanitario e del Volontariato Associazionistico in genere”.

Il focus, neanche a dirlo, sarà incentrato sulla necessità della raccolta, che scaturisce dai dati numerici osservati sotto la lente della statistica, giacché, come risulta dal comunicato stampa di presentazione,  emerge che “la necessità di trasfusioni è pari in Italia, ogni giorno, a quasi 8.200 unità di sangue per circa 1.800 persone, e non deriva solo da incidenti o situazioni di emergenza – come ancora purtroppo una grande parte della popolazione percepisce – bensì anche dalle emoglobinopatie che costringono a trasfusioni periodiche nonché ovviamente dagli interventi chirurgici programmati”.

Serve dunque portare più donatori ai centri trasfusionali, e serve non di meno investire tempo e risorse sull’informazione più giusta e accurata sul tema della donazione, che non deve essere scambiata per un semplice gesto di solidarietà occasionale in seguito a delle emergenze o a delle catastrofi, ma deve essere riconosciuta sempre di più come un comportamento di educazione civico assolutamente normale, parte integrante del nostro bagaglio culturale da cittadini.

Interessante, in quest’ottica, il parallelo con l’assemblea generale di Avis, che a corredo dei tre giorni di incontri ufficiali ha organizzato un modulo di formazione per giornalisti sugli stessi argomenti, in programma al mattino di venerdì 17 maggio.

Ecco, infine, in figura 1, il programma dei tre giorni targati Fratres, così commentati dal presidente nazionale dell’associazione, Sergio Ballestracci “L’Assemblea Nazionale Fratres torna a San Giovanni Rotondo dopo 15 anni, e, nonostante il rischio che alcune nostre realtà, più geograficamente lontane, potessero incontrare difficoltà alla partecipazione, quest’anno abbiamo aumentato notevolmente il numero di presenze di rappresentanti di Gruppi Fratres già in fase di iscrizione, raggiungendo un numero record di prenotazioni. Sicuramente questo dimostra un gran senso di responsabilità associativa, in funzione degli importanti argomenti in discussione, che consentirà una più partecipata concertazione e condivisione delle linee programmatiche dirigenziali che saranno ordinariamente proposte, dibattute ed approvate, risultando al contempo sia prezioso, per avere una platea molto rappresentativa del movimento per il dibattito interattivo associativo-istituzionale “Problematiche e strategie di raccolta sangue” del venerdì, che determinante, per consentire alla seduta straordinaria di sabato pomeriggio di poter democraticamente “Costruire Insieme il Futuro della Fratres”, pronunciandosi sulla riforma statutaria nazionale, regionale e territoriale, frutto di un lungo percorso di coinvolgimento associativo che si è anche, in itinere, combinato con le necessità di adeguamento al Codice del Terzo Settore e che completa quanto già introdotto tempestivamente per gli statuti dei singoli Gruppi – motivo che ha determinato il titolo di questa Assemblea”.

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A tutti gli associati Fratres, e a tutti i donatori pugliesi, non resta che far tappa a San Giovanni Rotondo e partecipare al dibattito.

La donazione di sangue secondo una giovane Youtuber: un ottimo modo per far arrivare il giusto messaggio ai giovanissimi

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Il passaggio di testimone tra generazioni, la necessità di convogliare il messaggio sui mille benefici individuali che il dono del sangue comporta (bonus che si vanno ad aggiungere all’utilità che questo gesto così semplice ha per il prossimo), sono tra i temi più discussi nelle associazioni di sangue.

Un dato comunicato qualche tempo fa dal Centro Nazionale sangue, quantificava in ben 212 mila i donatori che nei prossimi 10 anni non potranno più donare per il raggiungimento del limite d’età, e questo ci fa capire bene quanto sia necessario saper parlare con i giovani, avvicinarli alla donazione, spiegar loro che è un processo molto semplice in grado di restituire soddisfazioni non da poco su piano dell’appagamento individuale, della coscienza di sé e del senso di comunità.

Sappiamo bene, in questo senso, quanto le associazioni di donatori lavorino a contatto con le scuole per far sì che, al compimento del diciottesimo anno di età, siano già tantissimi i giovani pronti a recarsi ai centri trasfusionali, ma i canali per diffondere la cultura del dono su larga scala sono moltissimi, e spesso i più moderni, se usati nel modo giusto, possono essere i più validi.

Ecco perché siamo davvero lieti di segnalare il lavoro sul dono fatto dalla Youtuber Serena Anzaldi, giovanissima, seguita da quasi 100mila coetanei sulla sua pagina Youtube, da più di 25 mila followers su Instagram con il nome, molto giocoso, di Stay Serena.

In una serie di video che sta portando avanti da tempo, intitolata “Le 100 cose da fare prima di morire”, Serena ha inserito con ironia, buona capacità di intrattenimento e una parte informativa ben fusa agli altri contenuti, la “storia” della sua primissima donazione di sangue, a partire dalla registrazione come donatrice passando per il test preliminare e dalla donazione vera e propria, con il finale del video dedicato proprio a elencare tutte le sensazioni e i benefici che si possono ottenere con una semplice e rapida donazione. Ecco il risultato, che in pochissimo tempo, dal 5 aprile, ha già raggiunto migliaia di ragazzi:

La compilazione del test, la riflessione sul proprio stile di vita e sulla propria vita sessuale, il prelievo del campioncino, la possibile paura degli aghi che potrebbe arrivare al momento di iniziare la donazione, la gentilezza estrema e l’attenzione ricevuta al centro trasfusionale, la consapevolezza sul proprio gruppo sanguigno, il momento in cui ci si può rifocillare, e infine tutte le sensazioni positive del post-dono, con annessa la soddisfazione di ricevere le analisi gratuitamente a casa: Serena non ha tralasciato nulla nel suo racconto sulla prima donazione, e ha trovato un modo originale, intelligente e costruttivo di trasmettere un valore ai suoi coetanei.

Sul New York Times la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito in Usa. Ma riguarda tutti noi

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Negli Stati Uniti d’America la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito, grazie a un pezzo piuttosto ampio del New York Times pubblicato il primo febbraio.

Già dal titolo – “Quanto vale il sangue di una persona povera?” – è del tutto evidente il taglio dell’approfondimento, che in pieno stile da giornalismo d’inchiesta anglosassone, parte dalle storie personali di vita vissuta per sviscerare un argomento di interesse non solo americano, ma mondiale. È noto infatti che gli Stati Uniti d’America siano il maggior paese produttore di plasma e farmaci plasmaderivati, circa il 60% della produzione globale a fronte di una popolazione del 5%, e che la pratica della raccolta plasma a pagamento sia un tema verso cui le grandi multinazionali del settore sono molti sensibili, giacché il giro d’affari mondiale del settore dei plasmaderivati è in espansione e si appresta a raggiungere, nel 2021, il volume di circa 20 miliardi di dollari.

Ma qual è la questione che emerge dal pezzo del New York Times? Accade che nel quartiere di Olney, a Filadelfia, molte persone che hanno bisogno di soldi e vivono in difficili condizioni economiche si recano al centro plasma della Csl Behring, multinazionale australiana piuttosto nota anche in Italia in quanto aggiudicataria del servizio di plasmalavorazione per il raggruppamento regionale Naip guidato dalla Regione Veneto, un mandato confermato dal Consiglio di Stato dopo una lunga battaglia legale. Una volta nei centri trasfusionali, “donano” il loro plasma per circa 30 dollari a seduta, partecipando a rendere sempre più forte il giro d’affari del plasma a pagamento, che secondo l’Economist in USA vale addirittura l’1,6% delle esportazioni.

A quanto riporta il NYT, sono tre le questioni chiave intorno al plasma retribuito che meritano di essere approfondite, e su alcune di esse ruotano opinioni piuttosto discordanti:

  1. Ruolo della povertà. C’è che ritiene sia la povertà ad alimentare il mercato, e chi invece, come la Plasma Protein Therapeutics Association (un’associazione che si occupa di raccogliere plasma attraverso pratiche commerciali) sostiene che nei centri di raccolta si alternino invece persone di ogni ceto sociale, tesi che sembra essere smentita da un ricerca del Centre for Health Care, secondo cui la stragrande maggioranza dei centri di raccolta americani sono chirurgicamente posizionati in quartieri depressi e poveri. Opinioni contrastanti investono anche la questione etica: sfruttamento di chi vive con 2 dollari al giorno oppure opportunità per chi altrimenti non avrebbe fonti di guadagno? C’è addirittura chi, come lo studioso Luke Sheafer, nell’ottica di stabilire un prezzo equo, ha lanciato l’idea di un “salario minimo per i donatori di plasma”.
  1. Impatto sulla salute. Il giudizio della maggior parte degli esperti, in questo senso, è che le troppe donazioni abbiamo un effetto negativo sulla salute generale dei “donatori”, e che il plasma di “donatori ricorrenti” finisca per essere via via sempre meno efficace e povero delle proteine curative, ma c’è anche chi ritiene tali effetti abbastanza trascurabili.
  1. Il linguaggio dei plasma a pagamento. Zoe Greenberg, autrice dell’inchiesta, nota un dettaglio a nostro giudizio molto interessante: anche nel linguaggio dei centri di raccolta commerciali, si utilizza per il plasma un vocabolario che si rifà in toto a quello della donazione gratuita. Farsi retribuire con 30 o 40 dollari a seduta, è una chiara vendita, eppure nelle brochure pubblicitarie le parole “dono”, “donatore” e “donazione” sono le più suffragate. Come mai? Semplice: al fine di legare alla ragione primaria, la necessità di un profitto, un concetto positivo come la beneficenza.

Il dibattito in Usa è destinato a durare ancora per molto, anche perché il caso trattato dal NYT non è nuovo, e il plasma retribuito ritorna ciclicamente a far parlare di sé. Già a marzo 2017, Repubblica aveva pubblicato un reportage sulle attività della multinazionale elvetica Octapharma, nota per aver aperto numerosissimi centri di raccolta plasma a Cleveland, in Ohio, luogo depresso economicamente a causa di una forte e repentina deindustrializzazione. Repubblica, a sua volta, usava come fonte un documentario di cui su Buonsangue avevamo parlato già parecchio tempo prima, Le Business du sang, prodotto dalla televisione svizzera e trasmesso sul noto canale d’arte francese Arté, e oggi disponibile anche su YouTube:

In quell’occasione, dopo l’approfondimento di Repubblica, su Buonsangue si espresse sul tema della raccolta Plasma a pagamento il presidente Fiods Gianfranco Massaro, le cui parole miravano a scongiurare l’opportunità di rendere “commerciale” il plasma raccolto in Italia attraverso le donazioni, che da noi, lo ricordiamo, sono e dovranno restare anonime, gratuite e volontarie.

La raccolta sangue in Italia è basata su valori etici assolutamente consolidati, su cui tuttavia il sistema sangue e le sue tre gambe dovranno continuare a vigilare, lottando con tutte le energie a disposizione per il raggiungimento dell’autosufficienza ematica, condizione necessaria al fine di non aprire brecce favorevoli verso la liberalizzazione della raccolta retribuita: una pratica caldeggiata da chi, come le grosse multinazionali estere, è in tutta naturalezza portato a percepire il plasma e le sue opportunità farmaceutiche soprattutto come un business al pari di qualsiasi altro, proprio come avviene negli Stati Uniti.

Arriva una nuova ondata di freddo al centro-sud Italia, ecco i rischi possibili per il sistema sangue

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Quando parliamo di sistema sangue, parliamo di qualcosa che è fortemente legato alla vita quotidiana delle persone, che si tratti di donatori o di riceventi.

Il sangue non solo è fondamentale per la vita in quanto fluido biologico, ma anche perché, non potendosi creare artificialmente, si deve raccogliere attraverso le trasfusioni, azioni vere e proprie che devono trovare una collocazione nella vita concreta di ciascun donatore, e che proprio per questo possono risentire di problematiche altrettanto concrete: lavoro, mancanza di tempo libero, problemi pratici, necessità fisiche, problemi legati a circostanze esterne, come l’impatto sulle nostre giornate degli agenti atmosferici e del caldo o del freddo.

Questa premessa può sembrare scontata ma non lo è: spesso si crede che per donare sangue basti la volontà o l’adesione a un principio etico, ma noi sappiamo che non è così. Le due stagioni meno temperate per esempio, estate e inverno, comportano grandi rischi per lo svolgimento regolare delle operazioni di raccolta e trasfusione.

I rischi estivi li conosciamo bene, e su Buonsangue ne abbiamo parlato ampiamente da giugno a settembre: la partenza per le ferie di massa svuota i centri trasfusionali, le alte temperature possono demotivare, così come è sempre rilevante l’impatto crescente del West Nile Virus, nel 2018 particolarmente duraturo, tanto che le misure speciali di monitoraggio si sono interrotte solo a fine novembre.

Per l’inverno i rischi sono a tema sangue sono molto diversi. Il più grande è sicuramente legato alle epidemie d’influenza, frequenti con l’esplosione delle grandi ondate di freddo simili a quella che nei giorni scorsi ha colpito il sud Italia, o come quella che dopo il leggero miglioramento occorso per la befana si appresta a colpire molte zone del paese nei prossimi giorni.

Le epidemie di influenza, negli anni passati hanno crea o non pochi problemi di carenza, a rotazione, in quasi tutte le regioni italiane, carenze solitamente ammortizzate grazie al sistema Sistra e ai meccanismi di compensazione regionale gestiti dal Centro nazionale sangue.

Da quest’anno,  tuttavia, l’influenza spaventa di meno, grazie alla recente introduzione del vaccino gratuito per i donatori di sangue, misura annunciata qualche mese fa dal direttore del Cns Giancarlo Liumbruno, e che dovrebbe essere in grado di ridurre sensibilmente l’impatto dei “mali di stagione” sulla raccolta sangue, evitando di bloccare contemporaneamente a letto moltissimi donatori. Un’occorrenza che impedirebbe loro sia di compiere donazioni volontarie, sia di rispondere alle chiamate dirette delle varie associazioni locali al momento del bisogno.

Meglio però evitare di cantar vittoria. C’è un altro grande pericolo che l’inverno impone al sistema sangue, ed è quello della viabilità, con i conseguenti problemi di circolazione e l’aumento degli incidenti stradali. Strade bagnate, innevate, scarsa visibilità, mancato rispetto delle norme di circolazione, sono tutte concause che in circostanze di grande freddo contribuiscono, purtroppo, ad aumentare fortemente il numero degli incidenti stradali. E quando c’è un incidente, si sa, molto spesso è necessario ricorrere a una trasfusione di sangue.

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Lecce innevata

Nei giorni scorsi hanno colpito molto le immagini inedite di Lecce, in Puglia, ricoperta da una fitta coperta di neve: e proprio da Lecce, anche in vista della nuova ondata di maltempo prevista per i prossimi giorni, è arrivato un appello per i donatori da parte della Croce Rossa: le attività trasfusionali in ospedale devono assolutamente continuare senza interruzioni, proprio in virtù del maggiore rischio di incidenti e delle maggiori difficoltà di trasferimento delle sacche a causa di strade bloccate o difficilmente percorribili. Quindi bisogna donare, con maggior decisione di prima.

Se andiamo su meteo.it scopriamo infatti che a partire da domani martedì 8 gennaio è attesa una nuova perturbazione che colpirà le isole e il centro-sud. Venti molto forti specialmente sul versante Tirreno, forti abbassamento delle temperature fino ai zero gradi, e rischio di nevicate già ad altitudini molto basse sono da mettere in conto.

Non resta che fare un piccolo sforzo in più per donare al centro trasfusionale più vicino, informazione che come i lettori di Buonsangue sanno bene, si può repire sul portale del Centro nazionale sangue chiamato GeoBlood. Dopodiché, grande prudenza sulle strade, gomme termiche e attenzione alla guida. Chi dona salva una vita, ma la strada spesso ne porta via troppe.

Accrescere l’importanza del volontariato e rafforzare la battaglia alle fake news: le massime istituzioni nazionali indicano due obiettivi chiari per il 2019

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Ci sarà tempo per pianificare le strategie nel dettaglio, per aggiornare i piani nazionali, per affinare quella capacità di lavorare in sinergia sempre più necessaria tra le tre gambe che formano il sistema sangue (istituzioni, professionisti del settore trasfusionale e donatori associati), ma intanto dalla massima istituzione nazionale, il Presidente della Repubblica, e dalla istituzione guida quando parliamo di questioni legate al sangue, il Centro nazionale sangue, arrivano sin dall’inizio del 2019 due obiettivi da perseguire molto netti e precisi.

Iniziamo dal presidente Mattarella, che nel discorso alla nazione del 31 dicembre, ha dedicato molto spazio al volontariato, e al ruolo chiave che svolge per il paese. Avis Nazionale ha riportato la notizia sul proprio sito.

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Mattarella ha ribadito quanto il ruolo dei volontari sia fondamentale per l’efficienza del sistema Italia, evocando l’atto del dono gratuito, qualunque esso sia, come massimo esempio positivo per la comunità intera, giacché non di rado nella storia del paese la forza del dono e del gesto solidale si è spinta – ha detto il Presidente della Repubblica – “in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni”.

Un volontariato che già in passato è stato in grado di ritagliarsi un ruolo attivo e decisivo nel sistema sanitario nazionale, che Mattarella ha citato come vanto ed esempio di eccellenza nel paese, con un riferimento diretto alla recente celebrazione dei quarant’anni della legge 833/78 svoltasi a Roma a metà dicembre 2018. Un evento a cui abbiamo avuto l’occasione di partecipare e che abbiamo raccontato sul blog. Il volontariato dovrà dunque accrescere il suo peso futuro e lavorare sempre più in sinergia con le istituzioni, proprio come ha sancito il proficuo accordo programmatico tra le otto principali associazioni di volontariato italiane e il Miur, attraverso il largo protocollo d’intesa firmato a fine delle celebrazioni, e pensato con l’obiettivo di investire in modo ancora più efficace su educazione e formazione delle nuove generazioni ancora in età scolastica.

E da dove si potrebbe cominciare? Da quale obiettivo primario?

Un suggerimento importante arriva dal Centro nazionale sangue, che proprio nei giorni scorsi ha pubblicato un post su Facebook molto seguito e ripetutamente condiviso, sul tema sempre attuale della battaglia alle fake news.

Richieste di sangue false, appelli scorretti alla solidarietà verso bambini fintamente malati di leucemia, catene di Sant’Antonio di chiara origine ingannevole, hanno spesso il sangue come oggetto: a noi è già capitato di parlarne in passato, ma sul sito www.bufale.net vi è uno studio molto approfondito che il Cns consiglia di consultare. L’occasione è arrivata da un caso ricorrente di cui si è parlato su alcuni organi di stampa locale come BresciaSetteGiorni.it, ovvero un messaggio di WhatsApp girato sul territorio che chiede una donazione di sangue speciale per un bambino di nome Riccardo Capricciosi malato di leucemia, bisognoso di sangue del gruppo B.

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Ovviamente la notizia è falsa, e lo studio di www.bufale.net dimostra addirittura che questo messaggio gira ciclicamente dal 2007. Ma come nascono le fake news? Perché nascono? Come riconoscerle? Che danni producono, e come è perché contrastarle? Se pensiamo alla centralità assoluta che lo smartphone ha acquisito nella vita comune di tutti e in particolar modo in quella degli adolescenti, diventa evidente che una formazione che li prepari, e che sappia stabilire dei filtri per facilitare l’orientamento di chi entra nel grande mare informativo del web, è strettamente necessario. Pensiamo a volontari professionisti di settore che promuovere momenti di incontro negli istituti scolastici per spiegare ai ragazzi la complessità del mondo del web, i suoi segreti e le sue zone oscure, la coesistenza persistente di vero e falso, di falso che imita il vero e si mimetizza nei comportamenti abitudinari e codificati del nostro tempo: come un semplice messaggio di WhatsApp che può diventare una richiesta truffaldina e che fa leva sui sentimenti umani positivi, come solidarietà e generosità. A volte a scopo di lucro, come quando i messaggi sono finalizzati ad hackerare dati personali o a indurre a donazioni, a volte semplicemente per il gusto dell’inganno come nel caso citato da BresciaSetteGiorni.it.

Fare formazione ai più giovani significa soprattutto questo: entrare nel loro mondo e offrire strumenti di orientamento più che definire obblighi o imposizioni. Con lo scopo finale di introdurre le nuove generazioni all’abitudine al dono, al gesto solidale, non secondo un principio dogmatico di ciò che è “giusto in quanto giusto” ma secondo il massimo grado possibile di consapevolezza.