Uso compassionevole del plasma iperimmune, la circolare del Centro nazionale sangue

Da zero richieste di unità di plasma da convalescente COVID-19 nel periodo luglio-agosto 2020 a circa 85 richieste del periodo settembre/ottobre 2020: la seconda ondata di contagi di Covid-19, che già a settembre su Donatorih24 era stata affrontata con alcuni dei maggiori esperti nazionali, ha riportato in auge l’utilizzo emergenziale del plasma iperimmune, al punto che il Centro nazionale sangue, lo scorso 5 novembre, ha rilasciato una circolare per ribadirne l’utilizzo.

Ma cosa dice la circolare n.222 del Cns in merito alla materia?

In primo luogo ribadisce e chiarisce cosa si debba intendere per uso compassionevole, ovvero “il ricorso ad un farmaco, sottoposto a sperimentazione clinica, al di fuori della sperimentazione stessa, in pazienti affetti da malattie gravi o rare o che si trovino in pericolo di vita, quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche, o nel caso in cui il paziente non possa essere incluso in una sperimentazione clinica o, ai fini della continuità terapeutica, per pazienti già trattati con beneficio clinico nell’ambito di una sperimentazione clinica almeno di fase II conclusa .

Appare chiaro, da questa definizione, il carattere emergenziale dell’uso compassionevole, principio a partire dal quale il Cns fornisce le linee guida di utilizzo. Il plasma da convalescente per le terapie di cura per il covid-19 non deve essere considerato, per ora, fino all’ottenimento di maggiori evidenze cliniche che arriveranno, verosimilmente, con lo sviluppo dei progetti sperimentali in corso in Italia (Tsunami) e in Europa (Support- E), non alla stregua di un vero e proprio farmaco: l’indicazione, dunque, è di di “favorire l’impiego del plasma convalescente nell’ambito di trial clinici ben
disegnati, riservando l’uso cosiddetto compassionevole a quelle situazioni nelle quali il clinico, che ha in cura il paziente, ravvisi una condizione di necessità ed urgenza, in assenza di alternative terapeutiche di
comprovata efficacia”
. Il Cns, naturalmente, specifica infine che l’acquisizione del consenso informato e documentato del paziente è assolutamente obbligatoria.

Donatori e istituzioni del sangue ribadiscono forte e chiaro: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

 

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Tra i servizi dei programmi di “informazione” spettacolarizzata e inesatta, e la successiva ricaduta di pezzi e articoli che erroneamente si rifanno alla fonte mainstream, le istituzioni del sangue, associazioni, Centro nazionale sangue e centri regionali, sono costrette a emettere a gettito continuo comunicati stampa che servono per ribadire la peculiarità della filiera italiana, per la quale la plasmalavorazione avviene in conto terzi garantendo che la materia biologica ottenuta dal dono resti pubblica dall’inizio fino alla fine.

Ecco di seguito l’ultimo comunicato collettivo emesso da Civis, Cns e Src regionali per chiarire, si spera una volta per tutte, questo fatto inoppugnabile, e che anche la sperimentazione nazionale sul plasma iperimmune non avviene in questa fase in collaborazione con le industrie farmaceutiche. Ecco allora, di seguito, le dichiarazioni in merito di Giancarlo Liumbruno direttore del Cns, di Rosa Chianese direttore del Centro regionale sangue Lombardia, di Pasquale Colamartino dell’Src Abruzzo, di Vanda Randi direttrice Src Emilia Romagna, Attilio Mele direttore Src Sicilia, e di Gianpietro Briola in rappresentanza di tutti i donatori italiani.

Comunicato stampa: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (CNS), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

«Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns, – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid – 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblicoLe sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus SARS COV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo».

«In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese, direttore del SRC della Regione Lombardia. Lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti SARS – CoV – 2».

«In previsione di un possibile ritorno della pandemia Covid-19 – ricorda Pasquale Colamartino direttore della SRC della Regione Abruzzo – è necessario rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale, che rappresenta un obiettivo sovra-aziendale, sovra-regionale non frazionabile, destinato a garantire a tutti i cittadini italiani il diritto ad una terapia sicura e appropriata. All’interno di questo sistema di collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni il sangue, gli emocomponenti e i medicinali plasmaderivati prodotti da plasma nazionale non si comprano né si vendono. Le Regioni che hanno maggiori capacità di produzione sostengono i bisogni delle regioni carenti e i costi aggiuntivi vengono riconosciuti attraverso i meccanismi economici ordinari della mobilità sanitaria previsti dallo Stato. Grazie a questo modello organizzativo le terapie con emocomponenti e medicinali plasmaderivati prodotti da plasma donato dai donatori volontari, vengono erogate su tutto il territorio nazionale in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti».

«Il CNS e la rete delle SRC – ricorda Vanda Randi direttrice della SRC della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il mondo del volontariato del sangue, monitorano costantemente le dinamiche dei fabbisogni assistenziali trasfusionali e adottano tempestivamente gli interventi correttivi necessari per presidiare eventi, situazioni straordinarie o possibili criticità eventualmente emergenti, anche stagionali, o di carattere epidemiologico, quali quelle connesse all’andamento attuale e alla possibile ripresa della pandemia da SARS-Cov-2, in modo da modulare la programmazione delle attività di raccolta nel modo più appropriato a soddisfare i fabbisogni di tutti i pazienti, ricorrendo anche a compensazioni degli emocomponenti tra regioni».

«In questo contesto – ricorda Attilio Mele direttore della SRC della Regione Sicilia -, molte Regioni si stanno già organizzando per potenziare i Centri di produzione e qualificazione biologica degli emocomponenti, anche per la produzione e lo stoccaggio di plasma iperimmune, e sono già numerose le unità che sono state scambiate tra le Regioni, anche grazie alle interazioni tra Centro nazionale sangue e le Strutture regionali di coordinamento».

«Le Associazioni e federazioni di donatori, anche in previsione di una possibile fase 2 della pandemia da Covid– 19, stanno giornalmente intensificando il loro impegno, per assicurare al sistema trasfusionale l’apporto di sangue ed emocomponenti sicuri, di qualità e frutto di un gesto anonimo, volontario, gratuito, etico, periodico e associato – commenta Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis -. La nostra capillarità sul territorio nazionale e la nostra presenza in tutte le regioni e province autonome fanno sì che la centralità dei donatori venga ulteriormente rafforzata e difesa. Anche questo ha reso il sistema sangue italiano tra i migliori al mondo. Un sistema regolato da leggi e norme ferree e all’avanguardia, se paragonate ad altre nazioni, visto che attribuiscono al volontariato un ruolo essenziale e insostituibile».

 

Sul plasma iperimmune basiamoci su fatti, mettendo da parte polemiche e personalismi

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Il tema del plasma iperimmune è diventato negli ultimi giorni un fatto mediatico, e probabilmente non poteva che essere così. In piena epidemia, i buoni risultati ottenuti dai medici e ricercatori nelle prime fasi sperimentali hanno lasciato le corsie degli ospedali di Pavia e Mantova per diventare oggetto di dibattito pubblico, di battage mediatico, di polemica sterile e personalistica, così come da cattivissime abitudini ormai generalizzate nei meccanismi dell’infoteinement, che generano confusione, disinformazione, e la solita, ormai insopportabile polarizzazione delle posizioni  – tifoserie irrazionalmente pro o contro qualsiasi cosa – con il terzo polo minoritario, quello complottista, a cercare nemici.

Troppo frastuono: quello che conta è che la terapia abbia del potenziale notevole, e che una squadra formata da medici e ricercatori seri coadiuvati da istituzioni preposte come il Centro nazionale sangue e da aziende da comprovato know-how come Kedrion Biopharma – oltre che sostenuta dalle associazioni di donatori di sangue – stia ottenendo dei risultati molto importanti che saranno presto sintetizzato in un documento ufficiale.

E allora perché le polemiche, i duelli rusticani, i salti in avanti atti a sminuire ciò che è stato fatto? Non sarebbe meglio attendere con cauto ottimismo i risultati più definitivi delle sperimentazioni? Non sarebbe meglio manifestare, pur con le dovute cautele, la contentezza per i molti fatti positivi che vengono comunicati?

Di fatti reali, concreti, realmente accaduti, ne esistono molti: la guarigione dell’oculista mantovano Giuseppe Sciuto, di sessantaquattro anni; la guarigione di Pamela Vincenti, donna incinta anche lei mantovana di ventotto anni; e negli ultimi giorno le dichiarazioni di Perotti che ha sottolineato gli effetti altamente positivi registrati sui pazienti già nelle prime 24-48 ore di applicazione.

Materiali sufficienti per un approccio serio, ottimista e costruttivo. Se i risultati positivi dovessero essere confermati, e se il plasma si confermasse dunque una concreta possibilità di cura sui pazienti ospedalizzati prima, e sulla creazione di farmaci a base di immunoglobuline poi, sarebbe un bene per tutti, un vantaggio per la comunità.

E allora perché scadere nei particolarismi, nel narcisismo mediatico, nella polemica infantile? Perché sminuire il lavoro serio dei propri colleghi sul web o in televisione, da Fazio, come ha fatto Burioni? Perché mostrare una posizione deliberatamente ostile alla terapia da plasma esprimendo molte inesattezze come ha fatto Walter Ricciardi sin dai primi giorni dell’epidemia e in ultima istanza proprio lunedì 4 maggio?

Importa davvero chi sarà il portavoce delle prime notizie liberatorie e positive su una terapia efficace e sicura, come ha lasciato intendere il professor De Donno nella sua risposta a Burioni?

La sospensione, il restare in sospeso, non è una condizione semplice per la psiche umana. Siamo portati a voler anticipare il futuro e a pretendere certezze prima di raccogliere prove. Da parte nostra, ci limitiamo a riportare i fatti con fiducia e restare in attesa dei risultati più avanzati. Felici per chi grazie al plasma iperimmune, ha già superato momenti difficili.

 

Il lavoro decisivo delle associazioni intorno alla terapia basata sul plasma iperimmune: gli attori di sistema lavorano fianco a fianco

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Nell?ambito del dibattito scientifico sulle terapie dal più alto potenziale per il nuovo Coronavirus, nessun altra cura più di quella che punta sul plasma iperimmune da pazienti guariti ha interessato e convogliato su di sé l’impegno di medici, ricercatori, istituzioni, aziende e associazioni.

Donatorih24.it ha fatto da centro unificatore di tutta questa attenzione, organizzando la prima videoconferenza in streaming sulla terapia da plasma iperimmune, riunendo allo stesso tavolo di confronto tutti gli stakeholder interessati.

Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, Massimo Franchini, direttore del Servizio trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis,  Alessandro Gringeri, Chief Medical e R&D Officer di Kedrion Biopharma (azienda biofarmaceutica italiana specializzata nella produzione e distribuzione in tutto il mondo di terapie plasma-derivate, che ha contribuito all’iniziativa con un contributo non condizionante), e infine il professor Steven Spitalnik, della Columbia University di New York si sono confrontati apertamente coordinati da Luigi Carletti (direttore responsabile della testata) in una diretta andata in onda lo scorso 16 aprile e che è possibile rivedere integralmente qui:

Tra le certezze emerse dal confronto, oltre all’ottimismo concreto di avere a disposizione una terapia efficace contro la cura in pochi mesi, è apparso chiaro il ruolo fondamentale dei donatori di sangue, su tutto il territorio ma in particolar modo di quelli che agiscono nelle zone più colpite. Saranno loro, infatti, i primi referenti del protocollo di ricerca, che come sappiamo bene ruota attorno agli ospedali lombardi di Pavia, Mantova e Lodi.

Ecco allora, per un quadro esaustivo di ciò he che sta succedendo e potrà succedere, le interviste pubblicate su Donatorih24.it a Oscar Bianchi, presidente di Avis Lombardia;

Oscar Bianchi, Avis Lombardia “Crediamo nel plasma iperimmune”

e a Elisa Turrini, presidente di Avis provinciale Mantova;

Lavorare in sinergia. L’intervista a Elisa Turrini, Avis provinciale Mantova

Alle loro voci il compito di raccontare, direttamente dagli scenari di chi lavora sul campo, la reale temperatura del momento difficile che stiamo vivendo.

 

Il plasma dei pazienti guariti come base per una terapia efficace contro il Coronavirus: un motivo ulteriore per mettere il plasma e le sue funzioni al centro del dibattito

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L’importanza estrema del plasma. Gira da diversi giorni sui giornali la notizia che una delle strade scientifiche più prolifiche sulla ricerca di una cura efficace per affrontare le polmoniti e i problemi respiratori gravi generati dal Coronavirus, sia la sperimentazione scientifica sul plasma, con il conseguente utilizzo di un siero plasmaderivato proveniente dai pazienti già guariti che hanno sconfitto il virus.

Nelle settimane di crisi cinese la possibilità era già stata attivata e presa in considerazione, e con l’arrivo della delegazione di medici cinesi in Italia a soccorso della task forze italiana è nato un protocollo che sarà sviluppato in Lombardia, affinché una cura a base di plasma sia utilizzabile quanto prima.

La ratio, è che nel plasma dei pazienti guariti dovrebbero agire un numero e una tipologia di anticorpi in grado di entrare in azione prontamente e limitare le infezioni virali nei casi più gravi: in questo modo, sfruttando il dono dei pazienti guariti verso i malati, si potrebbe davvero fare un grosso passo verso il contenimento dell’epidemia.

Per spingersi avanti servirà l’ok dell’Istituto Superiore di Sanità, ma già per SARS ed Ebola questa modalità di cure è stata utilizzata con successo, e anche in Cina, lo scorso 17 febbraio, si diffuse la notizia poi ripresa da Adnkronos di un paziente trattato con una terapia a base di plasma di pazienti guariti.

Su Buonsangue abbiamo raccontato spesso come il sangue sia la carta d’identità del nostro organismo, e di come la ricerca scientifica lo metta con grande frequenza al centro dei suoi processi. Poter usare il plasma ei guariti è solo un ulteriore motivo per riconoscere al plasma la sua importanza come materia biologica primaria nella produzione di farmaci salvavita, ma aldilà del trasporto emotivo cui ci costringono le circostanze sarà davvero importante cogliere questa occasione in cui la parola “plasma” entra in modo così prepotente nel dibattito pubblico quotidiano, per far sì, nei prossimi mesi, che il grande pubblico possa abituarsi alla plasmaferesi come pratica di dono alla pari con quella del sangue intero, assolutamente equiparabile in quanto a valore oggettivo per la comunità, se non addirittura più preziosa.

Già oggi il plasma è al centro di dibattiti internazionali perché la sua raccolta ha un valore economico potenzialmente enorme nei paesi come gli USA, ma noi italiano sappiamo che i valori condivisi del dono non possono che rispecchiarsi in quelli del nostro sistema trasfusionale, secondo cui il dono è anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato: l’esperienza drammatica che stiamo vivendo in questi giorni, con il Sistema Sanitario Nazionale impegnato a curare tutti i cittadini bisognosi, non  fa altro che rafforzare la certezza che l’accesso alle cure deve essere assicurata indistintamente a tutti i pazienti, attraverso una raccolta nazionale che esuli da ragioni economiche.

I primi dati sulla raccolta plasma del 2020: durante l’ultimo gennaio crescita dello 0,7% rispetto al 2019

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Inizia l’ultima stagione che seguirà la programmazione stabilita nel Piano nazionale plasma 2016-2020, e l’obiettivo del sistema trasfusionale italiano in termini di raccolta plasma da conferire alle industrie per il frazionamento e la produzione di farmaci plasmaderivati è sempre lo stesso: migliorare, avvicinarsi il più possibile a un livello di autosufficienza e promuovere una crescita chirurgica soprattutto nelle regioni storicamente meno performative, in modo da poter gestire un flusso di raccolta ben armonizzato sul territorio.

Come abbiamo visto di recente attraverso l’analisi di Buonsangue, il 2019 si è concluso con una crescita nazionale nella raccolta dell’1,4% sul 2018, e con la maggior parte delle regioni italiane in grado di migliorare il dato della stagione precedente. Ma cosa è successo in questo inizio di 2020, anno che, lo ricordiamo ancora, vedrà l’organizzazione italiana per l’attesissima Giornata mondiale del donatore di sangue che cade come sempre il 14 giugno?

L’inizio, lo diciamo subito, è stato positivo.

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Fig.1

In assoluto, su scala nazionale, la raccolta di gennaio 2020 (Fig.1) è cresciuta dello 0,7% rispetto all’identico periodo del 2019. Scendendo nel dettaglio delle regioni, invece, in positivo si fanno notare le performance delle regioni del sud come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, tutte in crescita, e delle regioni più popolate al nord come Lombardia e Piemonte. Bene anche la Liguria, e al centro Abruzzo e Molise. Meno buoni i dati di raccolta in regioni storicamente difficili come Lazio e Sardegna, e quelli della Toscana. Ma ci sarà tempo per recuperare.

In figura 2, invece, possiamo controllare i dati regionali in chilogrammi, e notare, per esempio, come la Lombardia rappresenti sempre la regione guida sul territorio nazionale superando nettamente i 10 mila chilogrammi di raccolta in un mese.

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Fig. 2

Se l’inizio è dunque incoraggiante, le premesse per l’ennesima stagione positiva sul piano dei risultati sul plasma ci sono tutte, a patto di non mollare la presa. Campagne, sensibilizzazione, supporto dei media, programmazione saranno tutti aspetti decisivi per compiere altri passi importanti verso quell’autosufficienza dal mercato che si pone sempre più come obiettivo strategico per qualsiasi nazione moderna.

 

Ecco i dati completi sulla raccolta plasma nel 2019. Una stagione positiva che consente di proseguire il cammino verso l’autosufficienza

 

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Il Centro nazionale sangue ha divulgato i dati definitivi sulla raccolta plasma del 2019, dati che consentono di capire se gli obiettivi del Piano nazionale plasma per l’anno in corso sono stati effettivamente raggiunti oppure no. Noi su Buonsangue abbiamo seguito l’andamento della raccolta mese per mese raccontando tutti i momenti, quelli di crescita e quelli più complessi nei periodi storicamente difficili, e continueremo a farlo.

A livello nazionale, per quel che riguarda la quantità di plasma raccolta e inviata alle industrie convenzionate per la produzione di farmaci plasmaderivati, nel 2019 la raccolta è cresciuta dell’1,4% rispetto al 2018, e come si può vedere in figura 1 la maggior parte delle regioni ha vissuto un’annata positiva ed è riuscita ad accrescere le proprie quantità. Notevoli i miglioramenti in Molise (+8,3%), in Emilia Romagna (+5%), Umbria (+ 4,1), Friuli Venezia Giulia (+6,3%) e Calabria (+3,3%). Soltanto Valle d’Aosta (-6,9%), Lombardia (-0,7%), Marche (-1,6%) e Sicilia (-1,3%) hanno peggiorato la raccolta rispetto all’annata 2018.

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Fig. 1

E se in figura 2 tabella 3 si possono analizzare questi stessi dati tradotti in chilogrammi fotografando a pieno quanta percentuale dell’obiettivo prefissato sia stata raggiunta, in figura 3 è possibile constatare quanto sia cresciuta la raccolta del plasma da destinare al frazionamento negli ultimi 19 anni, dal 2000 al 2019. Il fatto altamente positivo è che in generale si è passati dai 462 mila chili circa conferiti nel 2000, agli 856 mila di quest’anno, e che solo tra il 2013 e il 2014 c’è stata un’interruzione della crescita.

Un lavoro costante e ben organizzato che dovrà continuare nei prossimi anni, verso un livello di raccolta il più vicino possibile a quello dell’autosufficienza, che, ricordiamo, non è solo un numero. Ma un fatto concreto che incide fortemente sulla vita di tutti i pazienti.

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Fig. 2

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Fig. 3

La raccolta plasma di dicembre è stata positiva, con una crescita del 2,3% sul dicembre 2018. Il percorso verso l’autosufficienza continua

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Dopo un novembre decisamente sotto le aspettative con un calo quantificabile del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, noi di Buonsangue avevamo chiamato la volata finale con l’ultimo mese dell’anno, augurandoci un dicembre molto forte sul piano della raccolta in modo che fossero rispettati gli obiettivi dichiarati del Piano nazionale plasma 2016-20.

Cos’è successo, dunque, a dicembre 2019? È arrivato un buon risultato, come dai migliori auspici, perché la raccolta plasma dell’ultimo giro di corsa è stata superiore rispetto all’identico periodo 2018 del 2,3%. Passando allo specifico regione per regione (fig.1), da rilevare in positivo le performance della Toscana (+18,9%), della Basilicata (+ 27,2%), dell’Umbria (+50,9%) e della Campania (+18,1%). Bene anche il risultato della Lombardia, regione più popolata, mentre in negativo spiccano i risultati di Sicilia (-39%), Calabria (-22,9%) e Puglia (-25,2%). Specie nelle regioni del sud, infatti, come sappiamo, la crescita di raccolta su basi costanti è da intendersi come necessaria

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Fig.1

Se andiamo invece ad analizzare il dato complessivo nazionale espresso in chilogrammi, nella tabella 3 della figura 2, notiamo come il dato parziale di dicembre conteggiato al giorno 15, veda già una crescita complessiva nel 2019 rispetto al 2019 di circa dodicimila chili: sono 856 mila i chili raccolti nell’ultima stagione rispetto agli 844 mila circa del 2018.

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Fig. 2

La maggior parte delle regioni sono cresciute o hanno confermato valori molto vicini al 2018 con meno di 1000 chili in meno, e non è molto lontano il totale di 860 mila chili da consegnare alle industrie per la plasmaderivazione indicato da Giancarlo Liumbruno nella sua più recente intervista.

La strada per l’autosufficienza è lunga, ma raggiungere gli obiettivi anno dopo anno è sicuramente la strada giusta.

La raccolta plasma di novembre fa registrare un calo sullo stesso periodo del 2018, ora la folata finale nell’ultimo mese dell’anno

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Dopo l’ottima performance del mese di ottobre, nel quale si era registrato un aumento del 4,9% di raccolta plasma sullo stesso periodo del 2018, un trend in continuità con i buoni risultati di settembre, il mese di novembre si contraddistingue invece in negativo, con un calo del 4,2% rispetto a novembre 2018. Non bisogna trarre conclusioni troppo negative, perché come vedremo il quantitativo totale raccolto nel 2019 è comunque superiore a quello del 2018 e dovrebbe consentire il rispetto degli obiettivi fissati nel Piano nazionale plasma 2016-20, ma quello che è certo è che ogni situazione in calo deve essere vagliata e monitorata per evitare che si ripeta.

Per esempio, entrando nel merito dei risultati regione per regione (fig.1), al di là del + 193,4% del Molise che naturalmente è una regione molto piccola, buone le notizie che arrivano da regioni altamente popolate come il Piemonte (+7,3%) e da regioni notoriamente in difficoltà con la raccolta come Lazio (+7,15), Campania (+5,4%) e Sardegna (+1,5%). Bene anche il Friuli Venezia Giulia con un + 5,9%.

Un po’ più preoccupante il dato che arriva invece dalla Lombarda, con un -15,9% rispetto a novembre 2018, e cali significativi anche in Liguria (-13,3%), Marche (-13,3%), Veneto (-6,6%) ed Emilia Romagna (-8,3%), tutte regioni popolose con una buona tradizione nella raccolta.

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Fig.1

Se invece guardiamo il dato complessivo delle raccolte annuali nei primi 11 mesi dell’anno, in figura 2 tabella 3, il 2019 vede una crescita rispetto il 2018 di circa 10 mila chilogrammi, con risultati positivi in Puglia, in Calabria, in Sicilia in Campania e in Emilia Romagna. A rincorrere un pareggio nella raccolta a dicembre troveremo invece la Lombardia che è indietro di circa 2 mila chilogrammi rispetto allo scorso anno, e il Veneto, più o meno con lo stesso gap.

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Fig.2

A breve dunque, tra circa un mese, avremo il dato definitivo del 2019 per capire se i dettami del Piano nazionale plasma 2016-20 saranno rispettati, in vista dell’ultima annata che precederà un nuovo piano nazionale. Intanto, non resta che continuare con le campagne informative e la cultura del dono in modo da coinvolgere sempre più persone in un universo “giallo” che può cambiare la vita e le condizioni di moltissimi pazienti.

Ancora un’iniziativa Avis legata a #gialloplasma e alla cultura del dono del plasma. Questa volta il dono si mette in scena attraverso le fotografie

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Dalla campagna che ha preceduto le scorse festività prenatalizie fino a oggi, le iniziative di Avis targate #gialloplasma sono state diverse, e tutte molto particolari ed efficienti. Il motivo per cui un’associazione come Avis – che come ricordiamo spesso è la più grande associazione di donatori italiani con circa 1 milione e settecentomila donatori periodici – spinge sulla cultura del dono del plasma e della plasmaferesi è noto, ed è stato argomento di moltissimi approfondimenti su questo sito.

Mese per mese, su Buonsangue seguiamo i risultati della raccolta plasma su scala nazionale (di seguito gli ultimi dati di ottobre):

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

ma in sintesi le ragioni di immettere continuamente la donazione di plasma è la plasmaferesi nel dibattito pubblico e tra i temi chiave dell’agenda legata al sistema trasfusionale sono due: la produzione dei farmaci salvavita plasmaderivati che consentono di curare i pazienti italiani affetti da malattie rare e difficili come l’emofilia, e la necessità di avvicinarsi all’autosufficienza anche nella raccolta plasma in virtù di assetti geopolitici secondo cui essere indipendenti e autosufficienti sia per la raccolta di sangue intero, sia per il plasma è un fattore strategico importante per ciascun paese. Per riuscirci, la chiave principale è far sedimentare il messaggio tra le nuove generazioni attraverso valori come la condivisione, la capacità di legare il gesto del dono alla voglia di esprimersi e di creare.

Di buon impatto, in tal senso, ci sembra allora la nuova iniziativa di Avis legata a #gialloplasma. Di cosa si tratta? Di un contest fotografico intitolato “Un viaggio nel colore giallo”, pensato e lanciato congiuntamente da AVIS e Sprea editore del magazine “Il Fotografo” e di molte altre pubblicazioni periodiche a tema fotografia.

Dopo il contest culinario “Tutto il buono del giallo”, in cui era coinvolto il noto magazine Sale & pepe dunque, ecco una nuova e prestigiosa collaborazione. Il contest è molto inclusivo, e chi vorrà partecipare sarà chiamato a esprimersi su un tema ben preciso: “professionisti e appassionati sono invitati a lasciarsi trasportare dalle emozioni che il colore giallo può trasmettere, ma anche a catturare ogni tonalità espressa dal giallo nel presente quotidiano. Il colore diviene, dunque, un pretesto creativo, un elemento espressivo del racconto per immagini che potrà svilupparsi attraverso i più svariati generi del linguaggio fotografico, dal reportage alla moda, dalla street photography allo still life”.

Partecipare è molto semplice, come si può vedere sulla pagina del sito nazionale di Avis dedicata al contest.

Ecco le regole:

Compila il form a questo link con i tuoi dati e carica la tua immagine entro e non oltre il 28 febbraio 2020.

– Lascia l’immagine alla risoluzione originale dello scatto e 300 dpi, con profilo Adobe RGB

– Non inserire firme e loghi sull’immagine

Le foto migliori saranno selezionate da una giuria specializzata e pubblicate sulle riviste di Sprea Editori (Digital Camera, Il Fotografo, Photo Professional, N Photography). Partner dell’iniziativa è Nikon che regalerà al vincitore del Contest una macchina fotografica Reflex. A tutti i partecipanti, inoltre, sarà offerto in omaggio un abbonamento digitale della durata di 6 mesi a una delle riviste Sprea Editori a scelta.

L’occasione per partecipare e reinterpretare un gesto come il dono attraverso la meraviglia del giallo e ghiotta e non resta che partecipare in massa. Del resto siamo sempre più nella società delle immagini e anche il dono del plasma e tutta la sua importanza per la comunità, possono essere sintetizzate dalla bellezza di uno scatto.