Le norme per affrontare la stagione influenzale 2020-21: il vaccino gratuito ai donatori e la corsa sul tempo

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Mai come quest’anno è importante programmare e prepararsi per tempo alla stagione influenzale, ed è per questo che il Centro nazionale sangue, come organo incaricato dal ministero della Salute, ha già diramato tramite un circolare, le norme per affrontare l’influenza nei mesi che mancano del 2020 e nel 2021, in modo da prevenire e sapere come affrontare la possibile sovrapposizione tra le influenze stagionali, talvolta pericolose, e il Covid-19.

L’approccio del ministero della Salute è chiaro, viene sin da subito sottolineata e ribadita “l’importanza della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili con il Covid-19. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

In quest’ottica, preme ricordare che da qualche stagione i donatori di sangue possono contare sul vaccino gratuito, un’opportunità ribadita anche per la prossima stagione e oltremodo importante, perché riguarda circa 2 milioni di donatori considerati a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale dei volontari di importanza strategica nazionale in vista dell’autosufficienza ematica che vanno messi in condizione nel migliore dei modi di dare il loro apporto al sistema trasfusionale.

Inutile sottolineare come questa possibilità sia un grande beneficio anche per i pazienti, che si vedono protetto nelle loro esigenze quotidiane: ai donatori non resta dunque che organizzarsi, e in base a ciò che dice la circolare “raccordarsi con le componenti regionali del volontariato al fine di raccogliere informazioni sul numero di donatori e sul grado della loro copertura vaccinale”.

Importanti, nel testo diramato, anche alcune norme amministrative, utili a far sì che non vi siano ostacoli al risultato che si vuole raggiungere, ovvero limitare al minimo i rischi di una sovrapposizione tra Covid-19 e altri tipi di influenza. In tal senso, la disposizione è di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale già a partire dall’inizio di ottobre, e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Inoltre, andranno predisposte al più presto le gare per l’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali “basandole su stime effettuate sulla popolazione eleggibile e non sulle coperture delle stagioni precedenti”.

La sfida della salute verso i mesi autunnali non è ancora iniziata, ma è meglio prepararsi sin da subito nel migliore dei modi.

DonatoriH24.it e Buonsangue.net uniscono le forze. Da oggi insieme per raccontare il mondo del sangue

Con molta soddisfazione, per me è arrivato il momento di un annuncio. Buonsangue, il cui lavoro va avanti ormai dal 2016 nel tentativo d’informare tutti coloro i quali sono interessanti a capire cosa accade nel sistema sangue italiano, è cresciuto a sul piano della sua rilevanza come agente d’informazione sul campo, al punto tale che è diventato importante, oltre che necessario, acquisire una maggiore struttura. Maggior struttura significa soprattutto poter ingrandire il raggio di gittata del proprio messaggio e della propria idea d’informazione, ed ecco perché ho accettato l’offerta di unire il mio lavoro a quello del sito DonatoriH24.it, in modo da potere lavorare congiuntamente a una testata registrata per puntare a un livello d’informazione sempre più alto. Sarà una bella sfida, difficile ma estremamente appassionante. Pubblico dunque il comunicato già uscito su Donatorih24.it, che contiene una seconda notizia ancora inedita: è nato un libro sul dono del sangue che ho scritto con l’editore Raffaello, uno dei più attivi e noti sul piano nazionale nell’editoria per ragazzi. È quello in foto, intitolato “Dello stesso sangue. Storie di dono, d’amore e di vite che cambiano” in collaborazione con Avis Nazionale, e ha lo scopo di girare per le scuole del Paese per trasmettere tutta la bellezza contenuta nel gesto del dono. La speranza, è che questo viaggio possa iniziare molto presto. Ecco ora il comunicato di DonatoriH24.it.

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DonatoriH24.it e Buonsangue.net uniscono le forze. Il sito si arricchisce così di un’importante finestra sul mondo della donazione del sangue e del plasma: il blog Buonsangue.net, tenuto dallo scrittore Giancarlo Liviano D’Arcangelo, entra infatti a far parte della testata e il suo autore avrà un ruolo di primo piano nella gestione dei contenuti di DonatoriH24, testata giornalistica regolarmente registrata.

In questi quasi quattro anni di vita, Buonsangue è diventato un punto di riferimento di primaria importanza per la comunità dei donatori e per i pazienti collegati al mondo del sangue e del plasma. Con i suo interventi, sempre puntuali, garbati ma incisivi, Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha centrato temi di grande attualità, spesso anticipando aspetti e problematiche destinati poi a svilupparsi per il loro impatto in questo mondo.

Recentemente Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha anche realizzato un libro di racconti sul dono del sangue edito dall’editore Raffaello con la collaborazione ufficiale di Avis Nazionale, la principale associazione dei donatori italiani. Il libro, intitolato “Dello stesso sangue. Storie di dono, d’amore e di vite che cambiano”, è il frutto di questi quasi quattro anni di lavoro in cui l’autore si è confrontato con donatori, pazienti, esperti, professionisti del settore e istituzioni. Il progetto – concepito per i più giovani nell’idea che proprio in età scolastica si riescono a trasmettere e a far sedimentare valori positivi e senso di solidarietà – sarà portato nelle scuole italiane proprio per sensibilizzare gli studenti sul dono e sulla sua importanza nella vita della comunità grazie al lavoro congiunto di Raffello Edizioni e Avis.

In questa importante unione di Buonsangue con DonatoriH24, va detto che il blog manterrà comunque la sua autonomia e un suo focus sulle questioni che lo hanno reso un punto di riferimento. L’autore però, proprio grazie all’esperienza maturata nel settore, avrà anche un nuovo importante ruolo nella gestione dei contenuti della testata.

 

Dai media locali tre casi di cattivo funzionamento nel sistema trasfusionale, che se verificati non dovrebbero mai più ripetersi

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Su Buonsangue insistiamo molto sull’importanza di valori come qualità e sicurezza del servizio trasfusionale, perché ci sembrano i primissimi fattori necessari a motivare i donatori a compiere quel gesto chiave e decisivo che è il dono in assoluta serenità, affinché si realizzi e si compia il legame ideale ma in verità concretissimo tra donatore e paziente nella battaglia verso la salute.

Ciò naturalmente non impedisce che di tanto in tanto vi siano, nel sistema, alcune disfunzioni che è giusto osservare e segnalare affinché non si ripetano, ribadendo tuttavia quanto siano ottimali i livelli generali di qualità e sicurezza nel nostro paese.

Nelle ultime settimane, alcuni media locali hanno riportato eventi che, se fossero confermati, sarebbe bene non sottovalutare, anche perché chi governa deve tenere bene a mente che esistono alcuni problemi strutturali da gestire e risolvere, uno tra tutti la scarsità dei medici trasfusionali di cui abbiamo dato conto lo scorso 13 settembre con un pezzo di approfondimento:

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

Il primo caso segnalato arriva dal Molise in Molise, e in particolare al gruppo Fidas di Agnone, in provincia di Isernia, dove, citiamo testualmente dal Quotidiano del Molise, “Da circa due mesi a 483 donatori di sangue dell’Alto Molise, iscritti all’associazione Fidas di Agnone, viene negata la possibilità di poter donare sangue, indispensabile per gli ospedali molisani. La causa di ciò è legata al mancato rinnovo della convenzione tra Asrem (Azienda sanitaria regionale Molise) e l’Associazione scaduta nel 2019 e che di fatto non consente la presenza di personale medico specializzato durante i salassi effettuati nell’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone”.

Una situazione burocratica che sarebbe da risolvere al più presto, in modo che i tecnicismi non impediscano ai donatori molisani di poter donare.

Il secondo caso segnalato riguarda invece dal nord Italia, e precisamente da Milano, dove ai Nas sono arrivate ben due denunce per il “mancato rispetto delle norme per la raccolta sangue”. In particolare, sembra che che in un laboratorio odontoiatrico “venivano effettuati diversi trattamenti PRP (plasma ricco di piastrine) a puro scopo di lucro “senza le prescritte autorizzazioni dei centri trasfusionali pubblici, prelevando da pazienti sangue che veniva illegalmente lavorato e reinfuso “. Una situazione molto grave che, se acclarata, ci auguriamo porti alla chiusura del laboratorio incriminato.

Infine il fatto potenzialmente più grave, che si aggancia al problema dei medici trasfusionali mancanti. In Sardegna, un territorio dove la talassemia è una malattia diffusa che in qualche modo riguarda davvero ampi strati della popolazione, la scarsità di medici trasfusionali avrebbe costretto a ridurre i trattamenti per talassemici a giorni alterni. Come se si trattasse della circolazione della auto in una metropoli inquinata. A Nuoro, secondo quanto testimonia La Nuova Sardegna “il centro trasfusionale è al collasso”, e se così fosse per i sessanta pazienti talassemici interessati le trasfusioni non potrebbero più essere garantite con regolarità. Un evento decisamente negativo cui bisognerebbe porre un freno immediato, attraverso l’adeguamento dell’organico alle necessità del territorio.

La salute dei pazienti è deve restare l’obiettivo principale di tutte le parti in causa. Questo è il principio che non bisogna mai scordare.

 

Il Coronavirus è in Italia ma nel donare il sangue non vi è alcun rischio: no ai timori infondati, sì ai gesti necessari

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Con l’arrivo in Italia dei primi due casi accertati di Coronavirus, e con i successivi controlli su altri individui a scopo puramente precauzionale, il rischio di una nevrosi collettiva non è poi così peregrina. Già venerdì 31 gennaio erano arrivati segnali poco rassicurati in tal senso, con un cartello con la scritta “Chi arriva dalla Cina non entri” prima esposto e poi subito dopo rimosso in un bar in zona Fontana di Trevi, a Roma, poi per fortuna la notizia di ieri che il virus è stato isolato allo Spallanzani, ha generato fiducia in cure efficaci non così lontane nel tempo.

Che l’allerta debba essere alta, è assolutamente scontato, e come abbiamo già segnalato lo scorso 24 gennaio, il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia, misure in generale nn troppo diverse da quelle attuate per altre malattie pericolose come West Nile, Chikungunya e Dengue.

Ma se sul piano prettamente medico e sulla prevenzione il comando delle operazioni non può che essere delle istituzioni e dei professionisti (per restare sempre aggiornati è possibile visitare la pagina creata ad hoc dal ministero della salute), resta molto importante in quanto agenti dell’informazione comunicare al pubblico che non bisogna assolutamente farsi prendere dal panico, e magari interrompere attività importantissime come il dono del sangue a causa di credenze erronee.

Molto positiva, in tal senso, l’intervista rilasciata nei giorni scorsi dal presidente di Avis Regionale Lombardia Oscar Bianchi a Io Donna, magazine del Corriere della Sera, uno spazio in cui Bianchi ha spiegato molto bene che il dono è sicuro e che non c’è alcun rischio per i donatori che vorranno offrire il loro contributo

“Nessuna trasmissione è stata documentata mediante la trasfusione di sangue – ha spiegato Bianchi – e non è noto alcun rischio di trasmissione trasfusionale. In linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità abbiamo rafforzato le misure di sorveglianza sulla salute del donatore di sangue. E in più, a tutti coloro che sono tornati dalle aree interessate, viene sospesa la possibilità di donare per 21 giorni dal momento del rientro”.

Così come si può tranquillamente andare a cena dal ristorante cinese, insomma, allo stesso modo si può donare senza alcun timore, e anzi, proprio con l’azione concreta individuale si può dare il buon esempio alle persone vicine e alle nostre cerchie sociali di riferimento.

Nel codice etico dell’ISBT appena tradotto in italiano, il paziente è al centro dei principi etici che guidano le pratiche trasfusionali

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Che gli obiettivi finali di qualsiasi pratica trasfusionale siano la sicurezza e il benessere dei pazienti è una verità che su Buonsangue ripetiamo spesso, e quanto questi principi siano condivisi tra gli addetti ai lavori lo dimostra il fatto che L’ISBT (International Society of Blood Transfusion), società scientifica su scala mondiale nata nel 1935, ha rinnovato e pubblicato qualche anno fa, nel 2017, un nuovo codice etico per la medicina trasfusionale volto proprio a migliorare e incrementare la cultura e la consapevolezza sul tema.

Di recente, il codice etico ISBT è stato pubblicato in italiano, e questo ci offre l’occasione per analizzare i suoi aspetti principali legati alla donazione di sangue e alla centralità della figura del paziente.

Per chi vuole leggere il codice integramente, ecco il link del sito Fidas dov’è pubblicato: https://fidas.it/wp/wp-content/uploads/2020/01/Il-Codice-Etico-della-Medicina-Trasfusionale-ISBT.pdf

Quali siano l’ispirazione e gli obiettivi della medicina trasfusionale, è esplicitato sin dall’introduzione del documento, con le definizioni di “sangue”, da intendersi come materia biologica e prodotto terapeutico, e di “donatore” e “paziente” intesi come poli connessi da un forte legame da tutelare.

Eccole di seguito:

Il sangue è un prodotto terapeutico di origine umana e la sua disponibilità dipende dal contributo del donatore che dona sangue a beneficio degli altri senza alcun beneficio fisico per sé stesso. È quindi importante che il contributo dei donatori e la Ioro donazione siano rispettati, che siano adottate tutte le misure ragionevoli per tutelarne salute e sicurezza e che esistano adeguate garanzie per far sì che i prodotti derivati dalla donazione siano utilizzati in modo appropriato ed equo per i pazienti.

Entro tali premesse, confluiscono poi i quattro principi riconosciuti dell’etica biomedica, ovvero: 1) autonomia, 2) non maleficenza, 3) beneficenza e 4) giustizia. Principi che, espressamente, dovranno essere rispettati da tutti i professionisti che operano nel settore.

Ecco, in tabella 1, le definizioni dei quattro principi basici, considerando dignità ed autonomia, due valori totalmente in osmosi.

 

Dignità Un essere umano ha il diritto innato di essere valorizzato e di ricevere

un trattamento etico.

Autonomia La capacità di un individuo raziocinante di prendere una decisione

informata e senza coercizione.

Beneficienza La beneficienza è un’azione che viene fatta a beneficio degli altri. Le azioni benefiche possono essere intraprese per aiutare a prevenire o eliminare i danni o semplicemente per migliorare la situazione degli

altri.

Non-maleficenza “Non causare danni non necessari o sproporzionati”.
Giustizia Riguarda  l’equa  distribuzione  dei  benefici  e degli  oneri  ai singoli

individui nel contesto delle istituzioni sociali e le modalità con le  quali

Ioro diritti vengono concretizzati.

Tab.1

Il quadro generale di riferimento che ne scaturisce è così chiaro e inequivocabile, una sorta di vera e propria bibbia deontologica per chiunque opera e opererà nel delicato settore trasfusionale assumendosi la responsabilità di tutelare la salute di un enorme numero di persone.

Contro le fake news, l’importanza dei valori del sistema di donazione italiano, che fa del dono periodico e programmato il suo cavallo di battaglia

 

FakeNews

Ne abbiamo già parlato in passato, ma purtroppo il fenomeno delle fake news legate alle trasfusioni di sangue continua a verificarsi fin troppo spesso. Il caso riportato ieri sul sito di Avis nazionale è tipico, e stavolta la segnalazione della bufala proviene da un giornale locale di Napoli, che spiega come la richiesta di aiuto e donazioni di sangue per il piccolo Riccardo Capriccioli malato di leucemia sia una fake news ancora in voga dal lontano 2007, fake che dopo 13 anni ancora entra di tanto in tanto nel flusso mediatico, che si tratti del web o delle catene di Whatsapp.

Ecco il messaggio che di solito entra in circolo, con tanto di lettering maiuscolo a richiamare in causa il grido di dolore e disperazione per il piccolo Riccardo, eventualità, per fortuna, assolutamente inesistente:

“Giralo per favore bimbo di 17 mesi necessita di sangue GRUPPO B POSITIVO per LEUCEMIA FULMINANTE. TEL. 3282694447 RICCARDO CAPRICCIOLI FAI GIRARE LA MAIL E’ URGENTE E IMPORTANTE … ti prego non fermarla…”

Cosa spinga le persone ha innescare circoli viziosi così deleteri e a zero gradi di ironia è molto difficile intuirlo, anche perché in una richiesta falsa di dono del sangue non si configura nemmeno l’opportunità di un guadagno illecito. Qualcuno potrebbe pensare a uno scatto alla riposta al numero indicato con uno spostamento di denaro, ma attualmente il numero risulta inesistente.

Uno scherzo del genere ha dunque il solo risultato di mettere a rischio la credibilità di appelli reali, i quali, in verità, andrebbero comunque evitati, giacché il sistema trasfusionale italiano, fatto della stragrande maggioranza di donatori periodici, prevede già a monte la gestione delle emergenze. Sia che si tratti di casi singoli, che di grandi emergenze collettive come catastrofi naturali, incidenti o attentati terroristici.

È per questo che il proprio il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola, ha sottolineato sul sito di Avis, attraverso un comunicato, l’importanza di puntare metodologicamente sul meccanismo della programmazione delle donazioni. “Un tema su cui – ha detto Briola – insieme a ministero della Salute e Centro nazionale sangue, da tempo ci stiamo impegnando per garantire scorte di emocomponenti che assicurino non solo le cure e l’assistenza per i pazienti, ma il regolare svolgimento delle attività ospedaliere. Il nostro sistema sangue funziona, i dati ci dicono che l’Italia è autosufficiente per quel che riguarda la raccolta dei globuli rossi, quindi l’impegno dei nostri donatori garantisce la copertura del fabbisogno nazionale”.

Parole chiare, volte a indebolire la componente emotiva o passionale che spinge alle donazioni per rinforzare la strada valoriale, quella della consapevolezza di ciò che ogni singolo dono può comportare per la salute dei pazienti. Pazienti che hanno bisogno di sangue tutti i giorni in tutto il paese, fiduciosi in un sistema che non senta il bisogno di inseguire le emergenze ma semmai di prevenirle, attraverso una coscienza a lungo termine e a una capacità organizzativa adeguata a un paese densamente popolato e complesso come il nostro.

Il World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia? Aperto agli sponsor, un’idea interessante con delle zone d’ombra

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Il prossimo World Blood Donor Day, in programma il 14 giugno 2020, sarà organizzato dall’Italia, e come annunciato durante lo scorso convengo internazionale Fiods svoltosi a Roma lo scorso 25 ottobre, i grandi preparativi sono già in corso. Con una novità: il Centro nazionale sangue, con un comunicato stampa pubblicato sul sito, ha annunciato che per raccogliere fondi da mettere a disposizione degli eventi, ha creato un bando per accogliere sponsorizzazioni da parte di imprese interessate.

Nel nostro tempo creare sinergie tra le attività no profit e il mondo delle imprese a vocazione commerciale, è una strada ancora poco battuta, per quanto necessaria. Nel grande flusso mediatico che ogni giorno mischia notizie ed eventi locali, nazionali o globali,, non sono molti gli eventi di portata internazionale come Il World Blood Donor Day, che per l’appunto si celebra ogni anno il 14 giugno, eventi che dunque vantano un grande potenziale sul piano della comunicazione, della visibilità che convogliano, che si tratti di pubblicità sui media tradizionali come televisione, radio o giornali, o che si tratti di condivisioni sponsorizzate e spontanee sui social media. Poggiarsi sul desiderio di partecipazione degli utenti non è semplice, ma i grandi momenti che riportano a senso di solidarietà e alle buone azioni ci riescono quasi sempre.

Temi come il dono del sangue, o come la battaglia delle grandi istituzioni o dei medici per il miglioramento delle condizioni di salute medie in tutte le zone del mondo, dalle più sviluppate alle più povere, sono molto sentiti da enormi porzioni di pubblico, che anche per pochi minuti non si lasciano scappare l’occasione di interessarsi, commentare e informarsi su chi contribuisce materialmente a generare progressi. Per questo investire i soldi già stanziati nei budget di comunicazione in progetti di ispirazione sociale non può che trasformarsi in un importante ritorno in termine di visibilità e reputazione per ogni singolo marchio.

II bando stilato dal centro nazionale sangue, apre a collaborazioni sia di natura finanziaria che tecnica, “che prevedano cioè l’erogazione diretta di servizi o la fornitura di beni, oppure sponsorizzazioni miste, che prevedano entrambe le forme”.

Ecco la griglia alla quale potranno accedere le aziende interessate che vorranno candidarsi, con un impegno differente in base alla tipologia di sponsorizzazione:

– Platinum Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce superiore ai 40.000 €;

– Golden Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce tra i 20.000 e 40.000 €;

– Silver Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce tra i 10.000 e 20.000 €;

– Media Partner, qualora garantiscano visibilità all’evento sui canali e mezzi del candidato.

L’occasione è dunque ghiotta, e le possibilità di incidere sono pensate su misure diversa rispetto alle capacità di ogni singola impresa.

E le controindicazioni? Come sempre, quando si apre a commistioni di natura commerciale, il rischio è lo spostamento dei confini, e alla lunga la possibilità di ingerenze. Anche se i principi di questo bando sono chiari, il giorno in cui la sponsorizzazione di eventi come il WBDD sarà diventata prassi abitudinaria potrebbe risultare difficile gestire le ingerenze e il desiderio di influenza di finanziatori molto munifici, nel medio o nel lungo periodo, specie se le cifre stanziate proverranno da aziende molto vicine al settore medico o al sistema trasfusionale.

Ci auguriamo quindi di vedere un manifesto di presentazione del World Blood Donor Day pieno di loghi, a riprova di un desiderio di partecipazione alla battaglia dell’autosufficienza non solo da parte degli individui, ma con le aziende in primissima linea e pronte a restituire alla cittadinanza parte di quel valore aggiunto che per i gruppi è arrivato dal mercato globalizzato e dalle politiche liberiste. E al contempo ci auguriamo una cesura netta, nel presente e nel futuro, tra i benefici in visibilità che gli investitori potranno legittimamente ottenere, e gli spazi d’influenza di parte che il denaro porta spesso con sé.

Il West Nile Virus, tempo di bilanci. Ecco gli aggiornamenti e i numeri del 2019 in attesa dei mesi più freddi

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Il caldo perdura anche mentre ci apprestiamo ad arrivare alla fine di ottobre, e se ci basiamo sui social, ancora lo scorso week-end erano moltissime le località del sud Italia in cui era possibile addirittura fare il bagno. Nelle ultime ore, al nord invece la situazione è un po’ cambiata, ma se indugiamo su questi argomenti è perché la condizione meteo sul territorio è strettamente legata all’attenzione che le istituzioni preposte tengono viva sul West Nile Virus e la sua diffusione.

Come possiamo vedere in figura 1, infatti, stando agli ultimissimi aggiornamenti che arrivano dal Centro nazionale sangue, l’ultima provincia colpita è quella di Nuoro in Sardegna, zona che si aggiunge a tutte le province in rosso segnate nella tabella, in cui dunque sono in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

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Fig. 1

 

Tantissime anche i paesi esteri per cui valgono le medesime misure, a partire da Stati Uniti e Canada dove il divieto agisce su base perpetua, ma anche Austria, Bulgaria, Cipro, Francia, Macedonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Turchia e Ungheria.

Ma quali sono i numeri attuali che riguardano la diffusione del West Nile Virus? Sul sito https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino/Bollettino-WND-N11-17ott2019.pdf è possibile consultare il report generale completo, ma intanto in figura 2 possiamo accertare che sono soltanto 44 i casi finora segnalati e confermati di infezione West Nile, di cui 20 in forma neuro-invasiva, la più grave, e 5 decessi. 19 i casi di febbre, mentre 5 quelli che hanno riguardato i donatori di sangue, in prevalenza in Piemonte con ben 3 casi.

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Fig. 2

Come possiamo vedere in figura 3, infine, la maggior parte dei casi neuro-invasivi ha riguardato pazienti molto anziani sopra i 75 anni.

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Fig. 3

Contenuto dunque, fino a questo momento, l’impatto del West Nile sui donatori, un ottimo risultato che si deve alla buona organizzazione del sistema e che ha garantito un impatto minimo sulle normali procedure di raccolta. E visto che ormai ci soffermiamo spesso a raccontare quanto è importante il dono dal punto di vista dei pazienti, questa è sicuramente una notizia molto buona.

Anche nel 2019 torna il vaccino gratuito per donatori: perché la scelta della continuità è importantissima

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I donatori di sangue, per il secondo anno consecutivo, avranno la possibilità di ricevere il vaccino influenzale gratuito. Nella scorsa stagione, questa iniziativa è stata tra le notizie principali per l’universo sangue, e l’appena avvenuta conferma per questo 2019 ha un’importanza enorme sia sul piano pratico che su quello simbolico. Tale continuità, tale scelta strategica e politica, fungerà ancora una volta da valore aggiunto per gli obiettivi e le esigenze del sistema.

La notizia ha avuto sin da subito un forte riscontro sulle agenzie di stampa e sui media principali, transitando sulle edizioni di telegiornali importanti e seguiti come quello di Sky Tg24, ed è passata al grande pubblico come assieme alle notizie principali delle scalette, ovvero la guerra turco-siriana e a Donald Trump. È un risultato importante, perché il provvedimento riguarderà circa 2 milioni di donatori eletti, e premiati, come i veri artefici dell’autosufficienza ematica raggiunta nel 2017.

Riconoscere questa centralità dei donatori, e favorirli con una misura che aiuta i donatori stessi a essere ancora più efficienti e poter seguire la loro vocazione senza imprevisti è sicuramente doveroso sul piano simbolico e mediatico quindi, ma lo è anche in concreto, perché i numeri della scorsa stagione hanno confermato risultati molto positivi. Su Buonsangue, il 19 marzo del 2019 abbiamo pubblicato i dati ufficiali, che erano stati incoraggianti.

Se nel 2017, infatti, quando il provvedimento non era attivo le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto alle mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nella primissima stagione di vaccino influenzale gratuito non si è mai scesi sotto le cinquemila unità. Una soglia di garanzia molto alta.

E chi si avvantaggia di una gestione delle scorte più serena, di una “banca” del sangue che non deve gestire un limitato numero di eccedenze e criticità improvvise? Naturalmente i pazienti, veri beneficiari finali della nuova politica, che lontani dalle polemiche ideologiche e ragioni di campanile possono essere più tranquilli, perché interventi chirurgici gravi, urgenti, con necessità di scorte continue saranno rimandati solo in casi abbastanza rari, e le terapie salvavita necessarie a molte tipologie di malati non subiranno rallentamenti.

L’influenza è già un realtà piuttosto concreta in questo inizio di autunno e come avviene ogni anno ci si aspettano milioni di contagi. Ecco perché non bisogna aspettare troppo, ed ecco perché serve donare il sangue nei prossimi trenta giorni: vaccinarsi tra il 15 ottobre e il 15 novembre, consentirà secondo i medici di arrivare a primavera senza malanni e senza perdere sedute al centro trasfusionale.

L’iniziativa del vaccino gratuito, come sappiamo bene, è fortemente voluta dal Cns e coadiuvata da Civis, il Coordinamento interassociativo dei volontari italiani del sangue, e merita la massima diffusione possibile su tutti i canali mediatici, da quelli più classici, come i giornali e la televisione, fino ai social network. Mai come in questo caso l’unione fa la forza e condividere sulle proprie bacheche è un’azione semplice ma di grande efficacia, per invogliare tanti cittadini a diventare donatori periodici.

West Nile virus, le ultime notizie: altri rilevamenti nelle province del nord e in alcuni paesi europei

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Tra campagne video volte a raccontare l’esperienza corroborante del dono, carenze generalizzate che richiedono sempre maggiore impegno per evitare il calo endemico dei mesi estivi e dichiarazioni della politica che provano a sensibilizzare e a spingere i donatori ai centri trasfusionali, l’estate porta con sé anche la questione del West Nile virus, che nelle settimane più calde si diffonde nelle province italiane (specialmente al nord) creando qualche pericolo alle fasce d’età più anziane e ponendo limiti alla donazione.

Nelle scorse settimane abbiamo visto come i primissimi rilevamenti avessero individuato il virus in alcune province del nord-est e dell’Emilia Romagna. Nell’ultimo bollettino, si sono aggiunte le province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Treviso, Verona e Torino, come possiamo vedere nella tabella sinottica in figura 1.

Ricordiamo, che a meno di potersi recare in centri trasfusionali o strutture sanitarie che praticano il test preventivo, chi ha soggiornato per almeno una notte nelle province indicate in tabella è interdetto al dono per i canonici 28 giorni, in modo da evitare ulteriori contagi.

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E non è tutto. Ulteriori limitazioni riguardano anche nuove destinazioni estere, escludendo Canada e Stati Uniti per i quali le limitazioni sono permanenti.

Si tratta della Romania, con ben quattro distretti territoriali tra cui quello della capitale Bucarest, di molte zone della Grecia continentale, della Francia e in particolare del dipartimento di Var, e di alcune province dell’Ungheria.

Prima donare e poi partire dunque, sempre con maggiore convinzione e senso della solidarietà, in modo da finalizzare un gesto importante che coincide con il salvare la vita di un paziente, in modo di ridurre le carenze estive e ottemperare alle necessità pratiche di sangue in tutto il paese.