Un livestreaming in diretta in grado di dare risposte sul futuro

Oggi mercoledì 23 settembre, sui canali social, Youtube e sul portale www.donatorih24.it, andrà in onda una conferenza in livestreaming di grande importanza, su un tema che qualche mese era stato assolutamente centrale nell’agenda setting dei media nazionali, e che oggi, dopo un’estate in cui i media mainstream si sono contraddistinti per la qualità della disinformazione sul Covid-19, è  invece scivolato nelle retrovie: la terapia al plasma iperimmune e la sua utilità in caso di una – speriamo remota – recrudescenza invernale dell’epidemia.

L’andamento dei fatti lo ricordiamo un po’ tutti, l’assenza di una cura efficace dopo le prime settimane di assoluta disorganizzazione del sistema sanitario, le scelte paradossali, i pochissimi posti disponibili in terapia intensiva dopo anni e anni di tagli scriteriati al sistema sanitario nazionale, e poi l’iniziativa, negli ospedali di Pavia e Mantova, di provare a utilizzare il plasma iperimmune raccolto grazie alle donazioni dei pazienti guariti nei casi di pazienti in terapia intensiva, con buoni risultati.

Da lì, l’interesse nazionale, e internazionale, i protocolli, altre polemiche che si potevano evitare, e la nascita del progetto Tsunami che aveva, avrebbe, il compito di sviluppare lo studio sul plasma iperimmune su scala nazionale operando studi randomizzati e verifiche per un utilizzo del plasma su una campionatura di pazienti più ampia e in vista della creazione di farmaci efficaci da affiancare agli studi sui vaccini.

Diversi mesi dopo qual è la situazione? È difficile dirlo, la cura al plasma ha bisogno di pazienti guariti con una quantità di anticorpi importante, di una rapidità che mal si concilia con le lentezze pachidermiche della burocrazia. Inoltre il tempo stringe e i mesi più freddi si avvicinano, e non sono pochi i dubbi e i rischi legati ad altre chiusure o misure speciali se il virus dovesse ricominciare a rafforzarsi. Da non sottovalutare, in tal senso, è il tema della raccolta sangue e plasma nel paese in vista dell’autosufficienza: nei mesi del lockdown ovviamente ci sono stati dei problemi, e la raccolta è rimasta indietro, pur con un ottimo recupero successivo grazie alla perizia dei donatori. Non è bastato per evitare una carenza post-estate, ma la situazione poteva essere senza dubbio più difficile.

Cosa succederà dunque nei mesi futuri? A dircelo, il livestreaming di Donatorih24, con la partecipazione del dottor Cesare Perotti, direttore del servizio trasfusionale di Pavia, tra i precursori della terapia con il plasma dei convalescenti, con Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue, Pierluigi Berti, presidente della Simti (società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) e Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e coordinatore Civis.

Per collegarsi è sufficiente entrare su donatorih24.it, o collegarsi sul canale Facebook di Donatorih24, o sul canale Youtube.

La parola a chi agisce sul campo dunque, per un’informazione diretta, efficace e trasparente.

“I miei supereroi” il corto sull’emofilia presentato alla Mostra di Venezia

Chi legge Buonsangue sa molto bene quanto sia forte il legame tra donazione di plasma ed emofilia, un vero e propri fil rouge tra il donatore e il paziente che vivono un legame (anonimo) legato all’importanza dei farmaci salvavita per la vita quotidiana da chi è affetto da questa pericolosa patologia.

Resta tuttavia sempre molto forte la necessità di accrescere il bacino d’utenza di persone che conoscono le problematiche legate all’emofilia e l’importanza del dono, e forme espressive come l’arte, la letteratura e il cinema sono talvolta il passepartout migliore per raggiungere tutte le coscienze.

Ecco perché bisogna dare il massimo della visibilità a contenuti come “I miei supereroi” un cortometraggio d’autore che ha come tema i rischi che i pazienti emofilici possono avere durante attività che per altri sono del tutto normali, come fare un tuffo nel lago.

Il corto, diretto da Alessandro Guida, è stato presentato a Venezia durane la 77esima Mostra internazionale d’arte cinematografica, ed è ispirato a una storia vera, quella di un ragazzo durante i suoi giorni in un campo estivo, raccontata per la prima volta nell’opera “Guardami! Sto volando!” di Alessandro Marchello educatore, scrittore e autore di teatro che è a sua volta paziente emofilico.

Il corto è stato lanciato su molti media nazionali tra cui Il Corriere della Sera, ed eccone qui uno spezzone in attesa di poterlo guardare integralmente. 

Di recente, su Donatorih24.it, è stato invece pubblicato un podcast da non perdere per chiunque volesse approfondire l’argomento, e scoprire cos’è possibile fare grazie alla solidarietà tra paesi, salvando vite umane a migliaia di chilometri in paesi, come Afghanistan, in cui aiutare i bambini emofilici, non è semplice come da noi.  

 

Il “Fil Rouge” che ci porterà con Avis al World Blood Donor Day 2020. Tutti i progetti e gli eventi legati al mondo Avis

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Non manca molto, e per il mondo trasfusionale italiano il tempo che manca al World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia non sarà un tempo morto, ma anzi, un cammino di avvicinamento ricco di momenti da condividere ed eventi da vivere insieme.

Per fotografare sotto un’unica immagine questo percorso, Avis ha creato “Fil rouge”, l’espressione sotto cui sono catalogati tutti gli appuntamenti che caratterizzeranno il 2020 fino e oltre il 14 giugno, data in cui andranno in scena le celebrazioni ufficiali per la Giornata Mondiale del donatore.

Ma “Fil rouge” è qualcosa di più di un calendario di eventi. È proprio una piattaforma di valori e contenuti, e in più un vero e proprio tutorial per creare aventi locali che potranno ambire a guadagnarsi il bollino rosso e rientrare nel programma finale. Per poter spiegare questa operazione nel dettaglio Avis ha creato un manuale che si può guardare e consultare a questo link:

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/02/manuale_fil_rouge_11_02_2020_sito.pdf

“Fil Rouge” è fatto di convegni, seminari, corsi di formazione, ma anche manifestazioni sportive o di intrattenimento come spettacoli teatrali, concerti e concorsi creativi, ed è una grande occasione di condivisione di progetti, azioni concrete e momenti indimenticabili dedicati al dono del sangue in tutte le zone d’Italia.

A oggi, sono già tantissimi gli eventi in programma, e ve li mostriamo in basso nelle figure 1, 2 e 3.

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (2)

Fig.1

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (1)

Fig.2

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge

Fig.3

 

Salutiamo la sinergia tra Avis nazionale e UILDM (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare). Volontari, medici, pazienti insieme per lottare contro le patologie gravi

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Poche cose come le sinergie che si attivano nel mondo del volontariato e della lotta alle malattie gravi, riescono a diffondere energie positive e a favorire il miglioramento della società e delle condizioni oggettive di moltissime persone.

Ecco perché fa molto piacere apprendere e raccontare ciò che è avvenuto a Padova lo scorso 8 febbraio, durante il convegno intitolato “Senza confini. Il dono tra etica, inclusione e accoglienza”, un evento voluto e organizzato da Avis nel largo programma di iniziative associative che riempiranno il 2020, ovvero l’anno del World Blood Donor Day organizzato dall’Italia e, contestualmente, l’anno in cui Padova è celebrata come Capitale europea del volontariato.

Cos’è successo a Padova? Semplice: è stato rinnovato un protocollo d’intesa tra Avis Nazionale e UILDM – Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, per contribuire a diffondere la cultura del dono e la realizzazione di progetti a favore delle persone affette da tale patologia. Un metodo infallibile per salvaguardare il legame fortissimo che esiste tra volontari e pazienti.

La collaborazione tra associazioni, per fortuna, non è una novità: proprio su Buonsangue ne abbiamo spesso dato notizia, ma in questo caso sono state le dichiarazioni dei due presidenti di Avis e UILDM a spiegare bene il senso e la direzione di un lavoro comune.

Gianpietro Briola di Avis, infatti, ha dettato alcune delle linee guida dell’accordo.  “Da anni – ha spiegato – collaboriamo insieme perché crediamo che l’impegno di ognuno di noi debba servire per garantire una vita normale a tutti. Come donare il sangue serve ad assicurare trasfusioni e farmaci plasmaderivati per molti pazienti, così UILDM lavora ogni giorno per individuare soluzioni per le persone con distrofia o altre patologie neuromuscolari. Avis da sempre è al fianco anche di altre realtà, come Fondazione Telethon, per sostenere la ricerca sulle malattie rare, e gli incontri effettuati in commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per ribadire l’importanza dell’attività dei donatori vanno proprio in questa direzione. Ci auguriamo che questo accordo, che oggi viene rinnovato ufficialmente, ma che non si è mai arrestato nel corso degli anni, sia lo strumento per continuare a fare tanta strada insieme a favore della collettività”.

Marco Rasconi, presidente nazionale UILDM, ha poi aggiunto parole significative sul ruolo del volontariato, che sempre più si pone come vera spinta profonda e sociale verso la risoluzione di problemi delle persone. Un fattore decisivo, purché, aggiungiamo noi, non crei la controindicazione di deresponsabilizzare le istituzioni, e che, semmai, sia in grado di supportarle e sensibilizzarle. “Avis dona regalando il sangue – ha detto Rasconi – noi lo facciamo attraverso progettazioni e vicinanza alle persone con disabilità neuromuscolare. Questo documento, che rinnova ufficialmente la nostra collaborazione, dimostra che tanto si può fare attraverso le varie forme di solidarietà e di dono e sottolinea più che mai che donare non è mai abbastanza, che si può sempre fare di più. Il volontariato è catalizzatore di energie, è un moltiplicatore di possibilità per le persone che incontriamo ogni giorno. È questo fil rouge che, da sempre, lega le nostre due associazioni. Il nostro intento ora è quello di dare nuova linfa ai progetti che insieme metteremo in campo”.

“Best Choice”, il nuovo progetto Avis per i giovani che raggiungerà più di diecimila ragazzi

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Sta per partire un progetto di Avis dedicato agli studenti che è destinato a caratterizzare il 2020 e a lasciare un segno tra le nuove generazioni che si appresentano a compiere i fatidici 18 anni, quelli che consentono di diventare donatori di sangue.

Il progetto si chiama “Best Choice: Benessere, Educazione e Salute nel Territorio” e Avis lo firma assieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Lo scopo? Arrivare a più di diecimila ragazzi divisi per circa 70 istituti superiori in 12 regioni italiane, e sviluppare in un’indagine finalizzata a comprendere quali sono i temi della realtà su cui i giovani desidererebbero poter disporre di maggior informazione e consigli.

In questo momento, tra gli argomenti più suffragati e che saranno oggetto degli incontri nelle scuole ci sono “il bullismo e cyber-bullismo, le abitudini alimentari, l’esercizio fisico, il consumo di tabacco, alcool e i comportamenti sessuali a rischio”.

È del tutto evidente, quindi che per i giovani che potranno partecipare al progetto si apriranno ampie aree di arricchimento e di maggior conoscenza della realtà, utili a sensibilizzarli sul senso di comunità e sui fenomeni che caratterizzano la loro quotidianità: un bagaglio certamente prezioso per affrontare la vita e saper rispondere colpo su colpo alle situazioni concrete, aiutare i propri amici in caso di bisogno e poter contare su solidi strumenti culturali utili alla conoscenza di sé stessi e dei contesti sociali che vivono.

Ma ciò che ci piace di “Best Choice” è anche e soprattutto l’idea che i giovani non sono visti soltanto come fruitori passivi dei contenuti a loro disposizione.

Alla prima fase informativa, infatti, “seguirà un contest in cui gli studenti delle classi seconde e terze (dai 15 ai 17 anni circa) potranno cimentarsi nell’elaborazione di vere e proprie campagne di sensibilizzazione. I ragazzi avranno un ampio spazio di espressione (tramite video e non solo) e saranno coinvolti direttamente nell’ideazione di percorsi di promozione della salute e di prevenzione, diventandone loro stessi portavoce. Due giurie (una tecnica e una popolare) decreteranno l’idea progettuale più valida e significativa che diventerà a tutti gli effetti una campagna di comunicazione a diffusione nazionale”.

Non è poco. Poter partecipare a un’iniziativa così ampia e su scala nazionale, offrendo non solo ascolto ma anche idee e creatività, è un’opportunità in grado di stimolare i ragazzi e di aiutarli a mettere in gioco le loro attitudini, il loro impegno e le loro abilità, in una circolarità di contenuti che potranno davvero riuscire in quella che oggi appare l’impresa più difficile: far sedimentare messaggi e valori nella mente del pubblico e generare cambiamenti duraturi, nonché generare consapevolezza su una questione delicata e importantissima come il dono del sangue.

Quale sia il valore di tale forza di partecipazione lo ha ben spiegato il presidente Avis Briola “È più che mai essenziale infondere nei giovani una rinnovata fiducia, affinché possano sentirsi protagonisti di una società in continua evoluzione che ha bisogno di cittadini attivi e solidali” – ha commentato – “Il 2020 rappresenta, inoltre, un anno molto speciale per noi, in quanto l’Italia ospiterà per la prima volta le celebrazioni della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Un’occasione, questa, per ribadire il ruolo che da sempre AVIS ricopre nella promozione della solidarietà tra i cittadini e soprattutto nel mondo della Scuola».

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Il Coronavirus minaccia l’Europa, ecco le misure italiane per donatori utili a evitare i contagi

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La minaccia del Coronavirus è già transitata sui mezzi di comunicazione di massa saltellando tra informazione e allarmismi. Ieri, per esempio, sul Fatto Quotidiano è arrivata l’informativa sul primo volo atterrato a Fiumicino dalla città di Wuhan, epicentro del virus: nell’aeroporto romano scanner speciali hanno vagliato la temperatura corporea dei passeggeri in arrivo, e nessun caso è risultato sospetto.
Cosa sono i Coronavirus? Appartengono a una famiglia di virus che possono trasmettere diversi tipi di malattie, dal raffreddore comune a malattie complicate da affrontare come MERS (o Sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus) o SARS (Sindrome acuta respiratoria grave). Quando si parla di nuovo Coronavirus si intende un ceppo prima d’ora mai entrato in contatto con gli esseri umani.

Secondo gli scienziati, l’origine dei virus del nostro tempo sarebbe quasi sempre l’asia per colpa dei mercati, i cosiddetti “wet markets”, mercati bagnati dove gli animali vengono macellati vivi, mentre i liquidi biologici si mischiano e vengono “lavati” via con l’acqua. Nel caso del Coronavirus una delle ipotesi più accreditate è che l’origine siano i pipistrelli, ma che la trasmissione all’uomo dipenda dai serpenti.

E mentre nelle principali città cinesi per evitare il contagio collettivo vengono smantellati i festeggiamenti per il tradizionale Capodanno, in Italia il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia.

Ecco il comunicato, pubblicato sul portale DonaIlsangue:

“Sono attive le misure speciali di prevenzione per scongiurare la diffusione trasfusionale del nuovo Coronavirus individuato nella provincia di Hubei, in Cina, e responsabile di una serie di casi di polmonite. La Circolare inviata dal Centro Nazionale Sangue a tutte le strutture di raccolta locali e alle associazioni di donatori arriva a seguito della segnalazione, il cosiddetto Rapid Risk Assessment, dell’ECDC, lo European Centre Disease and Control, delle informazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta monitorando sul campo la situazione, e delle indicazioni della Direzione Generale per la salute e la qualità del Cibo – DG Santé della Commissione Europea.  

Le raccomandazioni in questione arrivano anche se ad oggi non sono state documentate trasmissioni del virus denominato 2019-nCoV mediante la trasfusione di emocomponenti labili e il rischio di trasmissione trasfusionale non sia attualmente noto. Si tratta di semplici misure di sicurezza messe in atto ogni volta che il focolaio di una malattia potenzialmente pericolosa viene individuato.

Ma quali sono le misure attivate in Italia?

  1. Sospensione dalla donazione di 21 giorni dal rientro per tutti i donatori che abbiano soggiornato nell’area interessata
  2. Sospensione di 28 giorni dalla donazione a partire dalla risoluzione dei sintomi o dalla fine dell’eventuale terapia in caso di anamnesi positiva, ovvero in caso si riscontri una sintomatologia compatibile con quella del virus.

Insomma: il dono del sangue e l’attività trasfusionale purtroppo sono sempre interessate ai queste notizie, ed ecco perché è molto importante che le istituzioni, e in particolar modo il corpo medico, possa entrare in possesso di tutte le informazioni su sintomi compatibili con quelli del Coronavirus, grazie all’aiuto dei donatori di sangue, tenuti dunque a informare il medico responsabile del processo di donazione su tutti i propri viaggi. Solo così è possibile evitare la diffusione dei virus, in un mondo in cui l’enorme massa di spostamenti quotidiani è tale da creare spirali assolutamente imprevedibili e incontrollabili.

Un anno fa a Roma il protocollo d’intesa tra associazioni di donatori: un protocollo che sarebbe bello allargare alle associazioni di pazienti

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Circa un anno fa, a Roma, il 12 dicembre del 2018, vi fu un patto molto importante siglato tra alcune delle principali associazioni di volontari italiani, un protocollo d’intesa che ha rappresentato un momento chiave per potenziare sia simbolicamente che operativamente la cultura del dono in Italia.

L’accordo ha coinvolto associazioni molto diverse tra loro che tuttavia si concentrano sul principio del dono gratuito, volontario, anonimo, associato e organizzato, e ha dato un segnale di unione e solidità che ci auguriamo possa consentire nei prossimi anni dei risultati sempre più rimarchevoli.

Le associazione coinvolte nel protocollo d’intesa sono quelle elencate di seguito:

AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule)

ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo)

ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale)

ADoCeS (Federazione Italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Emopoietiche)

AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue)

CRI (Associazione della Croce Rossa Italiana – ODV)

FRATRES (Consociazione Nazionale dei Gruppi donatori di sangue)

FIDAS (Federazione italiana associazioni donatori italiani)

Come si può vedere, oltre al dono del sangue, la rete creata dall’unione apre spazio anche a donazioni meno note nell’immaginario comune, portate avanti da gruppi di persone che sanno contraddistinguersi per impegno costante e voglia di fare del bene comune. Molte di queste associazioni le abbiamo conosciute meglio proprio su Buonsangue, grazie a una serie di interviste specifiche originate dalla voglia di dare spazio a un lavoro assolutamente decisivo per tutti i pazienti italiani.

Eccole qui di seguito, ma il nostro lavoro continuerà ne prossimi mesi:

ADoCeS (Federazione Italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Emopoietiche)

La donazione di cellule staminali emopoietiche: l’importanza di trovare i donatori compatibili per il bene dei pazienti

FIDAS (Federazione italiana associazioni donatori italiani)

Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue)

Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

Oltre al dono, il punto comune che fa da fil rouge per il lavoro delle succitate associazioni, è la centralità del ruolo del paziente nel loro lavoro. Sforzi e impegno per assicurare che tutti i pazienti italiani, da nord a sud, possano contare sulle migliori condizioni possibili nel ricevere le cure. In questo senso, ci sono altre associazioni che speriamo possano presto essere integrate nel protocollo d’intesa, associazioni come FedEmo, l’associazione dei malati di emofila, da noi conosciuta meglio attraverso l’intervista dello scorso 4 ottobre:

Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista a Luigi Ambroso, consigliere FedEmo

E come Amami, l’associazione dei malati di anemia mediterranea, che abbiamo sentito lo scorso 25 settembre:

Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista ad Andrea Tetto, presidente di AMAMI, l’Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana

Uniti, insieme: istituzioni, donatori e pazienti, per un livello del sistema trasfusionale e di conseguenza sanitario sempre migliore.

 

“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

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Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.

In Sardegna c’è bisogno di sangue, e la campagna #noilosappiamo dell’Azienda ospedaliera Brotzu a Cagliari reagisce con una campagna

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Spingere il pubblico alla donazione di sangue è un lavoro delicato: un misto di comunicazione emotiva e informazione che per rompere il frastuono e il muro dell’indifferenza ha bisogno di poter contare su un messaggio semplice, diretto, efficace e puntuale.

Le associazioni di donatori questo lo sanno, e come abbiamo potuto constatare spesso riportando campagne in favore del dono molto affascinanti, puntano ormai sul racconto della donazione come un fattore importante di uno stile di vita moderno, positivo, aperto al prossimo e alla condivisione.

Tuttavia non bisogna mai dimenticare l‘importanza delle informazioni basiche, che specie in territori in cui è necessario formare la cultura del dono, e dove è opportuno raccontare le necessità regionali, rappresentano quel sovrappiù di valore nel messaggio che può davvero risultare efficace e fare la differenza.

Ecco perché ci è piaciuta l’ultima campagna in sostegno della donazione di sangue realizzata e promossa dall’Azienda Ospedaliera G.Brotzu di Cagliari, che su Youtube sta facendo girare quattro brevi video al fine di offrire alla comunità tutte le informazioni principali su ciò che significa donare sangue, e soprattutto su ciò che significa farlo in Sardegna.

Ecco allora i video della campagna dal titolo #noilosappiamo, un nome che spiega perfettamente l’intento degli spot, che è quello di espandere al massimo il grado di conoscenza basica sul dono nella mente di tutti coloro i quali potrebbero donare e ancora non hanno iniziato a farlo.

Nel primo video, ecco un resoconto della situazione sarda, con l’autosufficienza ancora lontana da conquistare, e le informazioni su quanto è veloce donare, e su quanto può essere importante il contributo di ciascuno:

Nel secondo, il tema del primo video è approfondito con maggior dettagli: da dove arrivano i prodotti necessari al fabbisogno sardo?

Nel terzo, ecco il focus sugli utilizzi ospedalieri e su quanto è decisiva ogni donazione per la categoria dei pazienti:

Nel quarto e ultimo, infine, ecco il punto sui requisiti del donare, pochi e semplici da memorizzare:

L’animazione, è sempre la stessa: una mano che fissa le informazioni su una lavagna virtuale, raccontando il dono tra parole e immagini da fissare bene nella memoria. Un punto di partenza semplice ed efficace per diffondere tra i sardi tutte le conoscenze che servono per aumentare la raccolta.