Radio Sivà festeggia 10 anni di trasmissioni, all’insegna della crescita e della solidarietà

Nel 2018 ne avevamo salutato e raccontato il restyling, l’approdo su una pagina tutta nuova e accogliente per tutti coloro i quali desideravano transitare nel mondo di Avis e lasciarsi intrattenere, e ascoltare chi è attento a tutti gli ambiti attraverso i quali una comunità può coltivare il suo benessere, dal dono alla musica, dall’attualità del mondo del volontariato al dibattito culturale.

Oggi invece Radio Sivà, la radio ufficiale di Avis, compie dieci anni ed è una nuova occasione per farla conoscere a chi ancora non si è mai sintonizzato.

La data esatta di nascita è il 19 febbraio 2011, e l’idea si deve alla Consulta nazionale giovani e a Claudia Firenze, arrivata pochi giorni fa alla sua ottantesima donazione di sangue e avisina storica nonostante la giovane età.

L’idea di Radio Sivà, sin dalla sua nascita, è stata quella di dare voce ai donatori di sangue, raccontare il loro mondo, cosa li anima, e i legami che è possibile costruire in associazione, che spesso diventano legami di vita fondati sulle esperienze condivise.

Ma la storia di Radio Sivà, in questi 10 anni, è stata all’insegna della crescita, una crescita costante, che inizia con le trasmissioni 24 ore su 24, continua con l’ampliamento tematico su temi che riguardano l’intero terzo settore del volontariato, temi culturali e scientifici d’attualità, verso un pubblico sempre più ampio e affezionato, e arrivano fino allo sbarco sulle frequenze fm in associazione con 50 radio locali e alla creazione dei podcast, che consentono di ascoltare i contenuti di Radio Sivà sulle principali piattaforme streaming: da Spotify a Deezer, passando per Google Podcast e Apple Podcast.

Un’avventura speciale a cui non si possono che augurare altri 100 anni così.

Plasma iperimmune, la ricerca dell’Asst di Mantova sforna ottimi risultati

Come più volte sottolineato sulle colonne di DonatoriH24, nonostante i risultati di Tsunami – il più importante studio italiano randomizzato sul plasma iperimmune – siano stati consegnati all’Istituto superiore di sanità oltre due mesi fa, ancora oggi non è arrivata alcuna valutazione pubblica ufficiale.

Questo fa sì che sia impossibile, per le strutture ospedaliere italiane, proporre una linea di utilizzo e applicazione della risorsa plasma univoca e standardizzata.

Per fortuna però, esistono strutture come l’Asst di Mantova che le proprie sperimentazioni riescono a portarle a termine autonomamente.

Ed è di queste ultime ore la notizia, infatti, che nella struttura mantovana l’utilizzo del plasma iperimmune nelle primissime fasi dei ricoveri ha garantito una riduzione della mortalità del 65% rispetto ai dati riportati nelle Rsa della Lombardia nell’identico periodo di tempo analizzato, oltre a una repentina eliminazione del virus nel 90% dei pazienti anziani trattati.

La sperimentazione basata sull’utilizzo del plasma convalescente in pazienti anziani affetti da Covid-19 a Mantova si chiamava Rescue, e i suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista americana Mayo Clinic Proceedings: Innovations, Quality and Outcomes.

A commentarli, il dottor Franchini, tra i pionieri dell’utilizzo del plasma iperimmune come terapia compassionevole, spesso intervistato dal programma televisivo Le Iene.

“Quando il covid ha allentato un po’ la pressione sui nostri ospedali, ma non sulla popolazione anziana ospite delle Rsa letteralmente decimata dalla malattia – ha detto Franchini – abbiamo pensato, visti i buoni risultati con la sperimentazione della plasmaterapia in alcuni pazienti curati al Poma, di sperimentare la cura su una popolazione fragile come quella anziana,  22 pazienti con età media di 87 anni affetti da Covid-19 “.

La speranza, a questo punto, è che le valutazioni ufficiali di Tsunami arrivino presto, per trasmettere eventuali evidenze alle strutture e utilizzare il plasma iperimmune nei frangenti in cui può risultare efficace per la salute dei pazienti.

Perché è importante donare plasma? Lo spiega un video del Cns ma serve l’aiuto della stampa nazionale

In seguito all’ingresso a pieno titolo del plasma iperimmune nel dibattito pubblico, in prima pagina sui giornali e come tema di approfondimento nei talk show televisivi – situazione che si è verificata nel pieno della pandemia da Covid-19 – è possibile comunicare direttamente al pubblico la necessità di donare plasma secondo formule e contenuti nuovi e più maturi.

Per esempio, grazie a questa nuova consapevolezza, è possibile trasmettere l’idea del plasma come risorsa strategica per la collettività e come materia prima necessaria per la produzione di farmaci salvavita diretti a pazienti, come gli emofilici, che solo grazie a questa tipologia di prodotti farmaceutici riescono a migliorare la propria qualità della vita.

Il Centro nazionale sangue, ha scelto proprio questa strada, pubblicando un video informativo su YouTube che in modo semplice e diretto spiega perfettamente il valore di una semplice donazione di plasma nel contesto attuale.

Ecco il video:

Ora, dopo la fase della realizzazione di un contenuto come questo, sarebbe altrettanto importante una diffusione su larga scala, per esempio, sulle pagine dei media istituzionali più seguiti del panorama nazionale. A quando una campagna congiunta e di responsabilità con dei piccoli spazi e focus messi a disposizione dai giornali e dalle testate nazionali generaliste anche fuori dai momenti di emergenza?

La strada per una consapevolezza collettiva duratura è ancora lunga, ma con la collaborazione di tutti i soggetti sociali si può raggiungere.

Il video informativo del Centro nazionale sangue sul dono dei vaccinati

Chi è già stato vaccinato ed è donatore di sangue – o semplicemente vuole iniziare a esserlo – può compiere il suo gesto in tutta tranquillità?

In questi tempi del tutto nuovi è assolutamente normale contrarre dubbi come questo, e allora il Centro nazionale sangue ha recentemente creato un breve video informativo che punta a informare i donatori e spiegare loro come comportarsi.

In 30 secondi, ecco allora tutto ciò che è necessario sapere: i vaccinati possono donare ma devono aspettare una finestra temporale che varia in base al tipo di vaccino che si è ricevuto.

Se il vaccino in questione ha i virus inattivati, non contiene agenti vivi ed è ricombinante come quelli attualmente in distribuzione in Italia sono sufficienti 2 giorni di attesa. In caso di qualche sintomo post vaccino (un’occorrenza possibile) bisognerà invece attendere una settimana. Infine, in caso di vaccini con virus attenuati (ancora non distribuiti nel nostro paese) il tempo di attesa per donare cresce a 4 settimane.

Saperne di più sull’argomento è quanto mai importante, soprattutto alla luce della recente notizia divulgata dal ministero della salute, secondo cui i donatori di sangue potranno essere sottoposti a vaccinazione subito dopo le categorie protette indicate per la prima fase.

Buonsangue ospite di “Riso fa buon sangue”, l’intervista radiofonica

Due modi diversi di raccontare il mondo dei donatori, e per questo ancora più compatibili. Negli ultimi giorni sia su Buonsangue che su Donatorih24 abbiamo raccontato l’esperienza dello show dedicato ai valori del dono più divertente che c’è. Una storia che parte dai tour itineranti nelle piazze italiane e che, causa Covid-19, oggi espone il suo messaggio attraverso la radio:  ogni setttimana, al venerdì, su radio Rcs, alle 17.50, ci sono due ore di risate e divertimento allo scopo di promuovere la donazione e nella puntata di venerdì 15 gennaio è arrivato il turno dell’intervista a Buonsangue.

Com’è nata questa esperienza, a cosa serve, cosa ha portato dal 2016, ovvero da quando è iniziata e i programmi per il futuro. Poco meno di 10 minuti che siamo stati felicissimi di dedicare ai lettori e a tutti i donatori.

Ecco qui il video-podcast su YouTube:

Il dono “natalizio” di Avis Cernusco e di altre 15 Avis della Martesana

Che il periodo natalizio ispiri solidarietà e donazioni speciali che vanno anche oltre il quotidiano apporto che in tutto il paese Avis garantisce al paese nell’ambito della raccolta sangue, è un fatto conclamato; ma poi bisogna passare dai propositi ai fatti, e Avis Cernusco, insieme ad altre 15 Avis della Martesana, hanno agito con grande efficacia in una zona, come la Lombardia, in cui la pandemia rende difficile la vita alla comunità ormai da molti mesi.

Ben 192 saturimetri a dito e ben 10 palmari sono stati donari all’Asst Melegnano e della Martesana, utilissimi per aiutare i pazienti convalescenti da Covid-19.

Ecco le parole di Carlo Assi, presidente di Avis Cernusco e consigliere di Avis Nazionale, che come vediamo in foto ha presieduto il momento della consegna: “Ancora una volta, come a marzo e aprile, la sanità, le persone che lavorano in essa a vario titolo, sono tornate in una situazione di pressione, come fossero in una prima linea. Noi abbiamo continuato, come Avis, ad agire nelle retrovie, facendo il nostro nella chiamata ai donatori di sangue e nella ricerca di nuovi Avisini. In questo caso l’ASST ci ha chiesto uno sforzo in più e le 16 Avis della Martesana che hanno risposto lo hanno fatto attingendo alle proprie risorse per uno scopo condiviso. Questi saturimetri digitali e palmari sono un segno concreto di come ci si possa muovere con efficacia ed efficienza anche nel Terzo Settore”.

ecco la lista completa delle AVIS Comunali che hanno contribuito alla bella iniziativa: Bellinzago, Bussero, Cambiago, Carugate, Cassano d’Adda, Cernusco sul Naviglio, Cerro al Lambro, Gorgonzola, Inzago, Locate di Triulzi, Pantigliate, Pioltello, San Donato, San Giuliano, Vaprio d’Adda e Vizzolo Predabissi.

Un bellissimo modo per chiudere questo 2020 e iniziare il 2021 con lo spirito giusto per affrontare le criticità del mondo trasfusionale.

Raccontare ai giovani la donazione: lo youtuber Vito Bellavita

Portare i più giovani a conoscere la donazione, affinché vedano come avviene, come si svolge, quanto è sicura e appagante, è un’operazione di assoluta importanza che per essere ancora più efficace deve passare da chi il linguaggio dei giovani riesce a interpretarlo e a metterlo in scena con efficacia.

In tal senso, va segnalato il recente contributo di Vito Bellavita, youtuber e autore di video musicali dotato di un canale YuoTube forte di 557 mila iscritti, di una pagina Facebook che arriva a quasi 20 mila contatti, e di un profilo Instagram seguito da 25 mila persone.

Bellavita, donatore, è tornato con la videocamera al centro trasfusionale per mostrare ai suoi follower cosa significa donare in tempi di Covid-19. Più facile? Più complicato? Il suo video ha già avuto 127 mila visualizzazioni: è andato tutto bene e ha ricevuto anche un regalo.

Insomma, tanti di questi youtuber: non solo contenuti ludici, ma anche resoconti di vita reale e di azioni solidali che servono per aiutare gli altri.

“Dona il sangue” la campagna di Eni Donatori che sa emozionare

Uno spot breve e intensissimo, che fotografa al meglio l’importanza di un gesto come quello del dono del sangue: dal gruppo Eni – Donatori di sangue, onlus attiva da diversi anni e che raccoglie l’impegno a favore della raccolta sangue dei dipendenti e dirigenti della storica azienda italiana, arriva una campagna che non lascia indifferenti.

35 secondi d’immagini da osservare con calma, per coglierne la portata emotiva, e da ascoltare penando bene alle parole che esprime: donare il sangue, equivale a donare vita.

Condividere contenuti come lo spot del gruppo Eni – Donatori, sebbene sia sempre importante, lo è ancora di più in questo momento in cui la raccolta di sangue e plasma vive un momento complicato a causa dell’epidemia da Covid, come ha spiegato bene in una recente intervista su Donatorih24 il direttore del Cns Vincenzo De Angelis.

L’appello di Buonsangue, dunque, è quello di condividere via social il più possibile messaggi come questo.

Il comunicato Cns – Civis: “Il sistema italiano è pronto per il plasma iperimmune”

Da qualche tempo Giovanni Musso, presidente Fidas, è subentrato a Gianpietro Briola di Avis come coordinatore Civis (il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato), e proprio Civis, congiuntamente al Centro nazionale sangue, ha rilasciato un comunicato stampa che intende approfondire l’attuale situazione italiana rispetto alla raccolta e all’utilizzo del plasma iperimmune.

Il comunicato di Civis è molto importante perché parla direttamente ai donatori di sangue, la vera e propri base viva e vitale del sistema trasfusionale, e li informa e li sensibilizza su un tema che sui media mainstream è stato affrontato anche troppo disordinatamente. Il sistema è attivo e sta lavorando per pazienti e comunità, ecco la sintesi del messaggio.

Ecco il testo completo del comunicato, dopo che, proprio il 2 dicembre, su Donatorih24 è stata pubblicata una lunga ed esauriente intervista al direttore del Cns Vincenzo De Angelis sugli stessi temi:

Il sistema sangue italiano, dalle associazioni dei donatori alle strutture trasfusionali fino al Centro Nazionale sangue, è totalmente impegnato nella raccolta del plasma iperimmune per un possibile utilizzo come terapia contro il Covid-19, in attesa che gli studi clinici in corso diano indicazioni sull’eventuale efficacia. Lo affermano in una nota congiunta il Cns e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori.
In Italia sono in corso in questo momento diverse sperimentazioni cliniche con plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19, fra cui lo studio ‘Tsunami’ coordinato a livello nazionale. Al momento il Centro Nazionale Sangue, nel suo monitoraggio periodico aggiornato al 19 novembre, ha censito 4.325 sub-unità di plasma iperimmune donato da pazienti guariti dal Covid-19, raccolto da 134 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. La cifra comprende sia le unità di plasma di cui è stato verificato il ‘titolo’, la quantità cioè di anticorpi neutralizzanti presenti, sia quelle su cui questo tipo di analisi verrà effettuata nel momento dell’utilizzo.
“Nel mondo sono 138 gli studi in corso – ricorda il direttore del Cns Vincenzo De Angelis -, di cui 73 randomizzati, e solo da questi possono venire risposte certe. Ma nel frattempo non siamo inattivi, anzi, ci stiamo comportando come se funzionasse, e i centri trasfusionali si stanno muovendo in tal senso. Mi auguro che qualunque sia l’esito degli studi l’attenzione per il plasma iperimmune contribuisca a far crescere la consapevolezza sull’importanza della donazione di plasma in generale, che è indispensabile a garantire l’apporto di farmaci salvavita per molti pazienti”.
In Italia il plasma iperimmune è raccolto presso i Servizi Trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale, di cui secondo l’ultimo aggiornamento dell’Iss sono 80 quelli che aderiscono al protocollo Tsunami. Una persona che vuole donare plasma iperimmune può riferirsi alla Struttura di Coordinamento per le attività trasfusionali della propria Regione per conoscere presso quali Servizi trasfusionali effettuare la donazione. Sul sito del Cns è possibile consultare un elenco indicativo e in continuo aggiornamento delle strutture che effettuano questo tipo di raccolta.

“Vogliamo rassicurare chi confida nel dono del plasma iperimmune quale possibile terapia al COVID-19 che le associazioni del dono sono impegnate nel favorire la donazione di plasma da pazienti convalescenti – afferma Giovanni Musso, Presidente Nazionale FIDAS e coordinatore pro-tempore del CIVIS, il coordinamento nazionale delle associazioni del dono del sangue che riunisce AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES -. Dobbiamo però essere totalmente corretti: non vogliamo illudervi. Purtroppo l’efficacia del plasma iperimmune ancora non è dimostrata, anche per questo è fondamentale non abbassare mai la guardia nei confronti di situazioni di possibile contagio. Tutte noi associazioni del dono promuoviamo il dono del plasma da covid-19 convalescenti, perché intendiamo essere, anche questa volta, come sempre, al fianco della ricerca e dei pazienti che necessitano del nostro supporto. Insieme, però impegniamoci ancor prima a prevenire la diffusione del virus: lo dobbiamo ai tanti operatori sanitari, e non solo, che stanno rischiando la propria salute per poter proteggere quella di tutti noi”.

Fidas Verona dona agli studenti 2000 boccette di gel igienizzante per le mani

Un gesto al tempo stesso utile e generoso, quello che dai donatori di sangue di Fidas Verona ha coinvolto le scuole del territorio. Con lo slogan “Una goccia di gel protegge la salute, una sacca di sangue dona la vita” i donatori di sangue delle sezioni di Alcenago, Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese-Azzago, Erbezzo, Grezzana, Lugo, Romagnano, Roverè Veronese e Stallavena hanno donato 2000 boccette di gel igienizzante per le mani agli studenti, per prevenire il Covid-19 e al tempo stesso sensibilizzare alla donazione di sangue, a conferma del legame profondo tra Fidas e nuove generazioni.

«Purtroppo in questo difficile momento è quasi impossibile promuovere il dono del sangue – ha detto Claudio Zanini, coordinatore della Zona Nord di Fidas Verona durante la consegna del dono – Così abbiamo deciso di essere vicini a tutti i bambini e ragazzi della Valpantena e della Lessinia con questo gesto, convinti che la promozione all’interno delle scuole sia fondamentale per far crescere nuovi donatori».     

La presidente di Fidas Verona, Chiara Donadelli, ha aggiunto «La pandemia ci ha resi ancora più consapevoli di come le nostre scelte possano influire sulla salute nostra e delle altre persone. Ai ragazzi delle scuole doniamo il gel che speriamo possa aiutarli a proteggersi in questo periodo, augurandoci che un domani scelgano di donare il sangue per aiutare il prossimo, entrando a far parte della grande famiglia di Fidas Verona».

La consegna

La consegna è avvenuta grazie a un’evento nel quale i donatori hanno incontrato una rappresentanza di studenti e insegnanti, Queste le parole del dirigente scolastico dell’IC “Pascoli” Sergio Cavarzere: «Sono donatore di sangue da vent’anni e ogni volta che esco dal Centro trasfusionale sento di aver ricevuto tanto oltre ad aver dato».