Un viaggio in kayak per la costa ligure per promuovere il dono del sangue

Un’impresa solitaria, un’idea nata nel periodo del primo lockdown allo scopo di non perdere il contatto con la natura che si è presto trasformata in una bellissima iniziativa, piuttosto originale, per promuovere il dono del sangue e il legame naturale che esiste tra dono e sport, sia che si tratti di imprese individuali come questa, sia che si tratti di grandi manifestazioni sportive o di sport professionistici che chiamano in causa i grandi campioni.

Davide Deste si è cimentato in una vera e propria circumnavigazione delle coste liguri in kayak, oltre 200 chilometri da Finale Ligure a Riomaggiore, il tutto con indosso la muta di Avis Castelnuovo Magra, che ha deciso di appoggiare l’impresa per sensibilizzare i giovani alla pratica del dono.

In basso, il video spettacolare che raccoglie gli highlights dell’impresa di Davide, che durante il suo percorso ha incontrato comunità e persone pronte a raccogliere il suo messaggio, e ha visitato luoghi e paesaggi assolutamente unici che si possono vedere solo dalla prospettiva del mare.

A fine video, l’appello di  Davide dedicato ai giovani: essere liberi e donare sangue per stare bene con se stessi, ecco un messaggio che non invecchia mai. 

Le Iene tornano sul plasma iperimmune, ma su Tsunami Dh24 aveva già spiegato tutto

Dopo l’intervento pernicioso sul piano della valenza informativa per il pubblico dello scorso maggio, che registrammo su Buonsangue, e che complicò non poco il normale processo di sviluppo della terapia la plasma iperimmune come cura di prima linea contro il Covid-19, il programma televisivo le Iene torna sulla terapia al plasma iperimmune, e questa volta indaga sulle case per cui molte delle promesse fatte nei mesi scorsi dalle istituzioni nazionali sulla volontà di creare delle banche di plasma di convalescente per reagire a una seconda ondata.

Perché, si chiede il giornalista de Le iene, soltanto il Veneto sembra aver agito con una certa efficienza nella realizzazione delle banche di plasma? E che fine ha fatto il programma Tsunami, con capofila il professor Menichetti di Pisa, che doveva coordinare tutte le strutture nazionali e creare i cosiddetti “Arsenali al plasma” di cui si era parlato nel secondo livestreaming organizzato dalla testata Donatorih24.it?

Nulla di nuovo in realtà. Sempre su DonatoriH24, già diverse settimana fa era stato trattato l’argomento, proprio con un’approfondita intervista a Francesco Menichetti, che in quella sede aveva ribadito come proprio l’eccesso di burocrazia ha finito per rallentare il processo di bancaggio, un processo che tuttavia potrebbe riprendere in meno di 48 ore se solo le istituzioni si attivassero con decisione.

Qui l’intervista completa a Menichetti su Donatorih24.

Merito del servizio de Le Iene, è invece quello di sottolineare la sciatteria dell’informazione italiana, anche mainstream, su questioni delicate come l’efficacia della cura. È di pochi giorni fa il caso di un medico che prima dell’estate era guarito grazie al plasma e che poi, purtroppo, dopo essersi negativizzato in pochi giorni grazie al plasma è deceduto in seguito alle tantissime complicazioni legate ai postumi del Covid-19. Tutti i giornali nazionali, e personaggi cosiddetti influencer che sembrano quasi arrogarsi il compito preciso di inquinare ogni dibattito con superficialità e cinismo come Selvaggia Lucarelli, hanno presentato la notizia come se la vera causa del decesso fosse il plasma, qualcosa di assolutamente inaccettabile perché del tutto falso.

Sempre su Donatorih24, qualche mese fa, era stato intervistato il medico Giuseppe Sciuto, primario di oculistica che come tantissimi altri pazienti guariti grazie al plasma oggi stanno benissimo.

Ecco le sue parole di allora:

La nuova stagione dei corsi di formazione Avis: pronti a superare il pericolo Covid

Come di consueto, come ogni stagione, Avis nazionale si stra attrezzando per poter continuare il percorso iniziato già da molti anni sulla formazione dei giovani.

Su Buonsangue, con costanza, abbiamo sempre raccontato delle iniziative e dei corsi, come quello per dirigenti associativi che nonostante l’epidemia è comunque stato pensato e organizzato nel 2020, grazie all’impegno dell’associazione, della Fondazione Campus di Lucca, e il patrocinio del Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano.

L’idea, per i prossimi mesi, è di poter svolgere il corso in presenza, anche se non è stato ancora possibile fissare una data definitiva su cui aggiorneremo prontamente. Se tuttavia, farlo in presenza non sarà possibile, si opterà per la formazione a distanza.

Risulta evidente, specie su iniziative come queste che mirano ad assicurare una formazione adeguata e aggiornata in un mondo difficile come quello del terzo settore, l’importanza di non fermarsi e proseguire le proprie attività in ogni situazione. Attenzione alla solidarietà, creazione di armonia di squadra, sono valori impagabili nelle situazioni normali, e lo sono anche di più in casi di emergenza.

“Il bisogno di sangue non va in vacanza”, la nuova campagna estiva di Avis Lombardia

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La regola storica dei donatori di sangue, scritta sulla roccia, in concomitanza con i mesi estivi, è “prima donare poi partire” perché il bisogno di sangue non va mai in vacanza. Avis Lombardia ha voluto ribadire il concetto anche in questo 2020 con uno spot molto evocativo, che ha come protagonista e testimonial l’attrice giovanissima, e molto amata dai giovani, Denise Tantucci, già tra le protagoniste della serie tv di successo “Braccialetti rossi”. Ecco lo spot in basso.

Le emozioni della prima volta che si dona, il batticuore, la voglia di superare i possibili timori legati a questa meravigliosa esperienza, sono solo alcun dei temi evocati dallo spot, che regala una bella emozione grazie a immagini molto armoniose. Chiaro ed essenziale il messaggio finale. Il bisogno di sangue non va mai in vacanza, quindi ogni donatore che sa di dover partire deve fare soltanto una cosa: andare nel centro trasfusionale più vicino e fare il suo gesto di solidarietà prima di partire.

Sono partiti i lavori di ristrutturazione al “Tempio internazionale del donatore”, nei pressi di Valdobbiadene. Un luogo al tempo stesso simbolico e concreto

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Lo avevamo annunciato lo scorso 3 luglio su Donatorih24.it, ma da qualche giorno la ristrutturazione del Tempio internazionale del donatore tra le valli vicine a Valdobbiadene in provincia di Treviso è divenuta realtà.

Non si tratta soltanto di ragioni simboliche: il Tempio del donatore nel 2017 era stato dichiarato inagibile a causa di ingenti danni dovuti all’usura e all’esposizione intemperie, ma grazie all’impegno di associazioni di volontari come AVIS, FIDAS, FRATRES e AIDO la situazione è cambiata. Ha preso vita l’Associazione ODV Tempio Internazionale del Donatore, con l’obiettivo di ridare vita a un luogo unico che al tempo stesso possa rappresentare i valori del dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato ed essere usato come “quartier generale” per convegni, incontri, feste e tanto altro.

Intanto sono iniziati i lavori dii ristrutturazione, e Gino Foffano, presidente dell’associazione ha commentato così: “è un’emozione grande per tutti perché cominciamo a ridar vita al luogo simbolo del dono. È il primo tassello di un mosaico che ci auguriamo, tra raccolta fondi tramite Iban, raccolta voti Fai e altre iniziative, di completare in tempi brevi. Grazie a quanti, ad oggi, hanno reso possibile questo primo passo, speriamo di farne tanti altri e di riaprire quanto prima il simbolo per eccellenza del dono”.

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I lavori in corso

Ma non è tutto: a oggi il Tempio internazionale del donatore è il luogo più votato in Veneto (è possibile votare a questo link) nella classifica dei Luoghi del Cuore del Fai (Fondo Ambiente Italiano), mentre campeggia al 53esimo posto della classifica generale con 1447 voti. Non resta che votare in massa per scalare altre posizioni, e festeggiare con la specialità del posto: il prosecco.

Papa Francesco celebra i donatori di sangue. Il dono si fa messaggio universale

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Che dopo l’impatto sociale e sanitario del Coronavirus il dono del sangue, e del plasma, siano diventati un argomento molto più mainstream e sedimentato nell’immaginario comune, è un fatto incontestabile e positivo, e la prova arriva da un accadimento di portata internazionale: nell’Angelus di domenica 14 giugno, che come sappiamo è arrivato in coincidenza della Giornata mondiale del donatore di sangue, Papa Francesco ha dedicato parole celebrative al gesto del dono, un gesto “semplice ma importantissimo”.

Su Buonsangue quanto la definizione del Papa sia vera lo raccontiamo da sempre, e non può che far piacere e inorgoglire il fatto che il legame vitale e profondo che esiste tra donatori e pazienti, quel “fil rouge” su cui è incentrata l’attuale campagna Avis di promozione dei valori del dono, possa approfittare di una dilatazione mediatica così fragorosa. L’Angelus del Papa, infatti, è ripreso e commentato dai medi di tutto il mondo e si rivolge a un pubblico enorme di persone che vivono emotivamente e visceralmente le parole della guida spirituale di tutto il  mondo cattolico. Ecco di seguito il breve passaggio che Papa Francesco ha dedicato ai donatori di sangue:

Dopo l’emergenza sanitaria e le necessità dei prossimi mesi in fatto di dono di sangue e plasma, raccolte che saranno decisive per farsi trovare pronti a ciò che potrà accadere durante i prossimi mesi autunnali e invernali, l’augurio è che questo intervento di Papa Francesco possa creare le basi per portare tantissima gente la dono. Banche del plasma iperimmune e medicinali basati su immunoglobuline specifiche sono le risorse, gli arsenali per ora più efficaci per combattere il Covid-19, ma deve essere chiaro a tutti, agli addetti ai lavori e a chi si affaccia a questo mondo solo saltuariamente, che senza i donatori di sangue e l’autosufficienza ematica nazionale da raggiungere attraverso campagne, impegno sul campo e lavoro a tutti i livelli, ogni sforzo per la salute pubblica rischia di essere vano.

Al via lo studio epidemiologico del Centro nazionale sangue sul Covid-19, in collaborazione con le associazioni

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Il Centro nazionale sangue si muove alla ricerca dei criteri migliori per definire criteri e modalità di “reclutamento” dei donatori di plasma iperimmune, in modo da poter rifornire le banche di stoccaggio che stanno nascendo sul territorio, e lo fa attraverso uno studio epidemiologico sull’infezione da Covid-19 nei donatori di sangue.

Ecco, direttamente dalla circolare ufficiale, le finalità del progetto:

Per quanto sopra, il CNS e il CIVIS, in collaborazione con le Unità operative partecipanti e sotto la supervisione del comitato scientifico di progetto, coordineranno un progetto di ricerca, con la duplice finalità:

  1. Valutare la presenza di viremia e la sieroprevalenza da SARS-CoV-2 su campioni biologici, con numerosità significativa e rappresentativa della popolazione di donatori italiani di sangue ed emocomponenti, raccolti in Italia nel periodo di pandemia, e verificare, contestualmente, le performance dei test utilizzati per la ricerca molecolare del virus e per lo screening anticorpale.

 

  1. Creare coorti di donatori, determinate sulla base di criteri e modalità di arruolamento omogenei sul territorio nazionale, in grado di sostenere un programma nazionale collaborativo di raccolta di plasma da aferesi iperimmune per la produzione farmaceutica di immunoglobuline specifiche anti- SARS-CoV-2 o, eventualmente, per l’uso clinico in pazienti affetti da COVID-19, attraverso l’arruolamento di donatori di sangue e emocomponenti con reattività sierologica anti-SARS-CoV- 2 (sulla base degli esiti dello studio di sieroprevalenza). Tali coorti di donatori potranno essere integrate attraverso l’arruolamento di soggetti convalescenti, già reclutati dalle associazioni e federazioni dei donatori di sangue come donatori o aspiranti donatori volontari periodici di sangue e emocomponenti, e di quei donatori che hanno fornito ai Servizi trasfusionali o alle Unità di raccolta associative informazioni post donazione di positività accertata per SARS-Cov-2 e che hanno superato il periodo di sospensione temporanea, previsto dalla misure di prevenzione adottate per la sicurezza trasfusionale.

Gli obiettivi del progetto, in tal senso, volgono dunque alla raccolta di dati significativi sulla presenza di SARS-CoV-2 RNA nel sangue dei donatori di sangue e emocomponenti, in modo da poter operare una valutazione della presenza di una risposta anticorpale in termini quantitativi e qualitativi nella popolazione dei donatori di sangue e emocomponenti anche nei soggetti asintomatici.

Naturalmente il ruolo di associazioni e federazioni di donatori in questo studio sarà fondamentale, perché “i donatori dovranno, in modo consapevole e partecipato, comprendere gli obiettivi sperimentali del progetto e le sue potenziali ricadute, anche di lungo termine, sulla salute pubblica e rilasciare il proprio consenso consapevole e informato al prelievo per le finalità dello studio e alla proporzionale e necessaria raccolta e conservazione di alcuni dati personali”.

 

 

 

 

Il plasma iperimmune secondo “Le Iene”, e la disinformazione regna

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Da quando l’informazione è diventata infoteinement, ovvero un tecnica di parlare ai telespettatori secondo un concetto ben preciso di marketing, che consiste sostanzialmente nel vendere contenuti al proprio pubblico di riferimento in base alle proprie esigenze di audience o per influenzare l’opinione pubblica, ciò che è scomparso dai nostri media non sono i fatti, che accadono a prescindere da come vengono rappresentati, ma il racconto degli stessi da un punto di vista oggettivo, nitido, scevro da secondi fini, che offra al pubblico un quadro plausibile e quanto più possibile vicino al reale su temi di interesse pubblico.

Il servizio andato in onda il 26 maggio durante la trasmissione di Italia 1, “Le Iene”, dal titolo “Plasma contro Covid-19: sta diventando un business?” sulla relazione tra plasma iperimmune e industria di plasmalavorazione, è un esempio perfetto di questa totale assenza di obiettività, di rifiuto volontario nell’offrire una rappresentazione esaustiva e complessa di fatti complessi, che richiederebbero un approccio razionale ed estremamente serio,  in luogo di un qualunquismo crasso diretto a smuovere tra imprecisioni e omissioni le pulsioni più emotive di un pubblico già predisposto all’indignazione.

La tesi grossolanamente avanzata da “Le Iene” è che, dopo i primi successi della sperimentazione sul plasma iperimmune a Pavia e Mantova, con circa 80 pazienti guariti grazie al grande lavoro delle equipe guidate dai dottori De Donno, Perotti e Franchini, su questa terapia si sia fiondata l’industria farmaceutica, allo scopo di trasformare questa importante scoperta in un business milionario da arraffare alle spalle dei cittadini. Eppure, chiunque abbia seguito le vicende su DonatoriH24, o anche su altri media o spazi mainstream meno votati alla manipolazione della realtà rispetto a “Le Iene”, sa che la verità delle cose è molto diversa.

L’intero servizio, che rilancia compulsivamente slogan come “Il plasma Un prodotto a basso costo che le case farmaceutiche vogliono accaparrarsi”, non tiene infatti conto, abbastanza incredibilmente, dell’informazione più importante che riguarda il sistema trasfusionale italiano nel ramo dei plasmaderivati, ovvero che la lavorazione della materia biologica da cui si realizzano i farmaci salvavita avviene in conto terzi: in altre parole, il plasma offerto dai donatori grazie alle associazioni e i centri trasfusionali che lo raccolgono su tutto il territorio – e che dunque è un bene pubblico – viene semplicemente consegnato alle industrie per la plasmalavorazione. Successivamente, i farmaci ottenuti vengono inviati alle aziende ospedaliere, e l’unica cosa che lo Stato paga è il servizio, il know-how per la lavorazione, che nessun altro potrebbe fare poiché non esiste un’azienda pubblica o statale che possa produrre i farmaci salvavita.

Ricapitolando, la materia biologica e i prodotti finali, i farmaci, sono pubblici. La lavorazione e il know-how industriale sono invece retribuiti a un prezzo convenzionato, stabilito attraverso bandi e gare pubbliche che riguardano le principali multinazionali farmaceutiche, tutte ormai da molti anni operanti in Italia in un regime di libera concorrenza. Deludenti e imbarazzanti, in tal senso, anche le dichiarazioni del dottor Giuseppe Ippolito, membro del comitato etico per il Covid-19 e direttore dell’ospedale romano Spallanzani, secondo cui il sangue in Italia verrebbe, citiamo testualmente “venduto e comprato più volte dallo stato”. Una pura invenzione.

Su Buonsangue, per altro, siamo stati sempre molto attivi sul tema del plasma, come dimostrano i molti resoconti sul campo e i continui riferimenti all’assoluta eticità del sistema trasfusionale italiano garantita proprio dal meccanismo del conto terzi. Sembra incredibile, in un servizio che parla della filiera del plasma, omettere questa informazione che renderebbe sterile la denuncia.

Eppure, omissioni e manipolazioni vanno oltre il tema centrale del plasma che in Italia è e resta sempre pubblico.

Anche rispetto alla trattazione dell’attualità, ovvero sul plasma iperimmune, la quantità di imprecisioni e distorsioni è stata oltre il livello di guardia. Il livestreaming di Donatorih24, più volte citato con parole e immagini, è stato rappresentato come un complotto premeditato a favore delle case farmaceutiche, quando si è trattato semplicemente di un servizio informativo con esperti, medici e scienziati interessati sulla terapia dal più alto potenziale nella battaglia al Coronavirus.

Anzi. Il dottor Menichetti, il principal investigator del progetto Tsunami assieme all’ equipe dell’ospedale San Matteo di Pavia, durante l’incontro in diretta (rivedibile in fondo) è stato molto cauto sull’effettiva possibilità che la sperimentazione nazionale dia le conferme necessarie a far diventare il plasma iperimmune qualcosa di diverso da una terapia ponte puramente emergenziale. Le criticità da risolvere, infatti, sono ancora molte: 80 pazienti guariti pur senza effetti collaterali sono ancora pochi, esiste il rischio che non sia semplice nel medio periodo raccogliere plasma che abbia le necessarie quantità di anticorpi, e addirittura potrebbe arrivare la tanto ambita immunità di gregge che ridurrebbe la necessità di una fase farmacologica più avanzata: insomma, con il tempo le banche del plasma iperimmune congelato, da usare solo come terapia d’emergenza per pazienti ospedalizzati (e non come farmaco o fattore di prevenzione), potrebbero anche restare l’unica fase evolutiva della ricerca.

Piuttosto discutibile a, nostro parere, anche l’ottica con cui il servizio delle Iene ha descritto il coinvolgimento di Kedrion Biopharma, che, lo ricordiamo, è l’unica multinazionale italiana in possesso del know-how e della strumentazione tecnica adeguata per l’inattivazione del plasma e per le fasi della plasmalavorazione. Sembra dunque pretestuoso stravolgere l’immediata reazione dell’azienda toscana all’epidemia e alla crisi sanitaria, con il conseguente invio gratuito dei macchinari alle strutture sanitarie interessate alla sperimentazione sul plasma, e narrare l’intervento di Kedrion Biopharma come un gesto utilitarista.

Così, come è del tutto pretestuoso e irrazionale pensare che in un momento concitato, d’emergenza, di crisi,  in cui la velocità d’azione nella fase due della ricerca è il fattore principale per dei passi in avanti nell’interesse della salute pubblica, il ministero della Salute possa bandire gare pubbliche che richiederebbero mesi per coinvolgere multinazionali americane, australiane o giapponesi, anziché lavorare fianco a fianco con l’unica azienda italiana in grado di fornire il necessario supporto farmaceutico e tecnologico agli scienziati.

Piuttosto desolante, infine, chiudere il servizio con la solita tecnica, perniciosa, dell’esibizione televisiva della sofferenza, annunciata al grido di “Cosa penserebbero i donatori italiani se un’industria volesse trasformare il plasma iperimmune che può salvare tante vite umane in un business?”

Domanda retorica, dalla premessa del tutto faziosa, che contiene già dentro di sé una risposta automatica e falsa. Ma poco male. È sufficiente sapere bene cosa si sta guardando e lo spettatore può uscire indenne: basta considerare “Le Iene” per quello che sono: un varietà della prima serata che fa dell’informazione oggetto di spettacolo, con la finalità di divertire e intrattenere e disinformare il pubblico attraverso un marketing aggressivo rivolto alla pancia degli spettatori, e che cavalca alcune tendenze maggioritarie dell’opinione pubblica, ovvero l’indignazione facile e il qualunquismo. Qualcosa da cui, se l’obiettivo è l’informazione, è meglio tenersi alla larga.

La conferenza sul plasma trasmessa su DonatoriH24

Plasma iperimmune, il comunicato di Avis: l’associazione ribadisce il suo totale sostegno alla ricerca scientifica

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Come abbiamo potuto osservare attraverso i frequenti aggiornamenti su Donatorih24.it, sono state davvero costanti le polemiche degli ultimi giorni sul tema della terapia anti Coronavirus basata sul plasma iperimmune. In particolare, il professor de De Donno, primario di pneumologia del Carlo Poma di Mantova, ha più volte chiamato in causa quella che a suo dire è stata una posizione troppo cauta da parte di Avis nazionale sul supporto alla cura portata avanti dal suo protocollo. A tal proposito, il presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis Briola, ha scritto una lettera rivolgendosi a De Donno per chiedere maggiore rispetto dei ruoli e toni più pacati e votati alla sostanza, per il bene dei malati. Alle lettera, è seguito anche un comunicato da parte di Avis Nazionale, volto a ribadire il sostegno dell’associazione per la ricerca scientifica.

Ecco, di seguito, il testo integrale:

PLASMA IPERIMMUNE: «AVIS RIBADISCE IL SUO SOSTEGNO ALLA RICERCA SCIENTIFICA»

«Da sempre AVIS è al fianco della ricerca scientifica e ora più che mai intende farlo per il bene di tutti». Con queste parole il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, chiarisce la posizione dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue nei confronti dell’approccio terapeutico che prevede la somministrazione di plasma iperimmune ai pazienti gravi affetti da Covid-19.

«AVIS non ha mai messo in discussione la validità di questa sperimentazione e, insieme al mondo scientifico e al Centro Nazionale Sangue, sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione e si sta adoperando per studiare queste opportunità.

Quella in corso è una terapia emergenziale già nota per altre malattie. Si tratta di una sperimentazione che sta dando risultati confortanti e che, speriamo, potrà aiutarci ad avviare la produzione su larga scala di immunoglobuline per la cura del Coronavirus.
Occorre tempo e soprattutto occorre incrementare il numero di pazienti su cui si sta testando il plasma iperimmune.

L’evoluzione delle conoscenze – prosegue Briola, che è anche Direttore responsabile del Pronto Soccorso di Manerbio (BS) – ci ha spesso indotto a modificare i nostri paradigmi ed è fondamentale ricordare che scienza e ricerca richiedono impegno, lavoro, cautela, modelli e la possibilità di processi riproducibili per divenire gold standard e riconosciute indicazioni terapeutiche, sempre e comunque possibili di revisione.

Nello specifico, la terapia con plasma iperimmune è una pratica nota da oltre cent’anni usata recentemente anche per altre infezioni emergenti. Ha un suo valore nelle situazioni di emergenza come quella attuale, in mancanza di altre strategie o in attesa di studi ed evoluzioni della ricerca. Pertanto, non ci siamo mai opposti, né abbiamo avanzato critiche all’utilizzo di tale metodica “sperimentale” per il trattamento di pazienti con gravi sintomi provocati dal Coronavirus, ma si tratta di una soluzione temporanea e non definitiva.

La sfida – ribadisce Briola – sarà quella di individuare una terapia fruibile da tutti, su larga scala, anche da quei pazienti trapiantati o affetti da immunodeficienze primitive o acquisite. Ecco perché l’obiettivo finale di questa fase sarà l’individuazione, nel plasma dei soggetti convalescenti, delle immunoglobuline o delle proteine infiammatorie in grado di aggredire e sconfiggere il virus. Tali immunoglobuline dovranno poi essere somministrabili, in forma farmaceutica e standardizzabile, così come già avviene per esempio per la cura del tetano.

La generosità e disponibilità dei nostri associati è massima e il tema della donazione di plasma e la produzione di plasmaderivati continua a rimanere strategico per il Sistema Sanitario e il Sistema Italia verso quella che da tanto tempo auspichiamo e riteniamo raggiungibile: l’autosufficienza. Con una produzione etica, in conto lavorazione a proprietà pubblica che possa estrarre dal plasma dei donatori tutte le proteine e le sostanze farmacologicamente utili ai pazienti. In questa fase, dove ci è stato richiesto abbiamo messo a disposizione le nostre strutture per la raccolta del plasma dai pazienti convalescenti e dai donatori e, dove possibile, abbiamo sollecitato i donatori guariti a proporsi.

All’ospedale di Cernusco arrivano i letti per la terapia intensiva grazie ai donatori italiani e stranieri

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato della raccolta fondi portata avanti da Avis Cernusco con la collaborazione di Fiods per l’acquisto di due posti letto in terapia intensiva per l’ospedale locale. Ora i letti sono arrivati, e il gesto di solidarietà è compiuto.

La raccolta ha ricevuto donazioni da cittadini, volontari e associazioni, e grazie all’intercessione di Fiods, addirittura da 14 Paesi esteri, le cui associazioni di donatori di sangue hanno voluto dare un segno concreto di solidarietà. Una risposta alla grande solidarietà ricevuta dall’Italia in termini di formazione, materiali e supporto in tutti questi anni. Un’ottima dimostrazione di unità in vista del World Blood Donor Day 2021 che sarà organizzato dall’Italia dopo che l’edizione 2020 è stata rimandata causa Coronavirus.

Qui il video dell’evento:

In basso, ecco le foto:

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