Donazioni di sangue e Pfas: chi dona abbassa i livelli

Il tema relativi agli PFAS, acronimo per sostanze perfluoroalchiliche – ovvero composti chimici molto usati in ambito di produzione industriale perché in grado di impermeabilizzare all’acqua e ai grassiè stato spesso seguito su Buonsangue, perché molto d’attualità in Italia e soprattutto in Veneto.

L’alta concentrazione di PFAS nel sangue comporta gravi problemi di salute, sia nell’apparato riproduttivo, sia per la tendenza a esporre maggiormente ai tumori, e negli ultimi anni le autorità venete hanno tentato varie strade per ripulire le terre e le popolazioni colpite, tra cui la plasmaferesi.

Cosa succederà, lo vedremo nel medio e lungo periodo, ma intanto una notizia interessante in tal senso arriva da una ricerca australiana pubblicata sulla rivista scientifica Jama.

I risultati? Eccoli.

Lo studio ha preso in considerazione 285 vigili del fuoco in servizio, tutti lavoratoti che hanno donato il sangue o il plasma varie volte per un anno intero. La scelta sui vigili del fuoco è motivata dal fatto che, per la loro attività, in generale i pompieri hanno una media più alta di PFAS nel sangue.

PFAS
Il ciclo degli PFAS

In base alla ricerca, 95 vigili del fuoco hanno donato sangue ogni 12 settimane, altri 95 vigili hanno donato plasma ogni 6 settimane e 95 pompieri non hanno mai donato, con l’effetto che nell’ultimo gruppo la quantità di PFAS non è cambiata.

A differenza, invece, di quanto è successo negli altri gruppi, dove sono diminuiti sensibilmente.

In particolare, le donazioni di plasma sembrano essere più efficaci, con un calo di PFAS anche del 30%.

I PFAS, lo ricordiamo, sono usati nella produzione di numerosi prodotti commerciali come tessuti, tappeti, pelli, cera per pavimenti, detersivi insetticidi, vernici, contenitori per il cibo, per cui fanno parte della vita contemporanea.

Sapere che donando sangue e plasma, possono essere tenuti sotto controllo, è una bellissima notizia.

#Donatoriperlapace va avanti, e i farmaci partono per l’Ucraina

I volontari italiani del sangue sono sempre impegnati su più fronti, e in un momento difficile per la raccolta sangue – che già richiede molto lavoro – moltiplicano gli sforzi e il loro contributo portando avanti iniziative come #donatoriperlapce, che dall’inizio del conflitto russo-ucraino ha già fatto del bene per molte persone.

Dopo aver offerto ad alcuni pazienti affetti da patologie complicate la possibilità di arrivare in Italia e continuare il percorso di cure, come nel caso di Svitlana e Oleksnadr, per #donatoriperlapace ora è la volta di un invio molto importante.

Ben duemila confezioni di farmaci fondamentali per pazienti cronici sono partiti per l’Ucraina, dopo essere stati acquistati grazie a una raccolta fondi che ha permesso di raccogliere circa 130k euro.

Anticoagulantiantiaggreganti piastrinici e antagonisti dell’aldosterone, un tesoro per pazienti che altrimenti vivrebbero grosse difficoltà.

A commentare questo risultato è intervenuto il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola, che non ha perso l’occasione di augurare un subitaneo cessate il fuoco e il ripristinarsi della normalità e della pace.

“La solidarietà non si dimostra soltanto con la donazione periodica e non remunerata di sangue e plasma – ha detto Briola – ma anche attraverso iniziative umanitarie di questo tipo – quella a cui stiamo assistendo è una tragedia immane di fronte alla quale non potevamo e non possiamo rimanere inermi. L’arrivo delle pazienti qui in Italia e l’invio dei medicinali salvavita in Ucraina non sarebbe stato possibile senza il sostegno straordinario di tante donne e uomini che stanno partecipando alla nostra raccolta fondi. Quando diciamo che la cittadinanza attiva e l’umanità non conoscono confini, intendiamo esattamente questo. Grazie ai nostri partner e a tutte le persone che stanno supportando questo progetto, tanti pazienti avranno la possibilità di curarsi nonostante il conflitto in atto. Nella speranza che tutto questo cessi il prima possibile“.

Per offrire il proprio contributo a #donatoriperlapace, basta effettuare un bonifico bancario sul conto corrente: IBAN IT 49N 02008 01601 000100736058 intestato ad AVIS Nazionale, con la causale “Donatori per la pace“.

Pochi clic, e si potrà aiutare concretamente chi vive questo dramma umanitario chiamato guerra.

Plasma iperimmune, da Baltimora uno studio ne conferma l’efficacia nei primi 5 giorni di malattia

plasma iperimmune

Il momento di centralità del plasma iperimmune nell’agenda setting del flusso informativo è trascorso da tempo, ma per la comunità scientifica internazionale continua a studiare possibili applicazioni.

Così, nelle ultime ore, sono stati pubblicati i risultati di uno studio randomizzato della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, studio che è arrivato a conclusioni molto interessanti.

LEGGI LO STUDIO COMPLETO PUBBLICATO SUL NEW ENLGAND JOURNAL OF MEDICINE

Ma quali novità sono emerse da questo studio, e quali differenze ci sono con lo studio randomizzato portato avanti in Italia e chiamato Tsunami?

Se Tsunami aveva dimostrato una bassa probabilità di miglioramento in fase di malattia avanzata, lo studio americano mette in risalto i benefici dell’utilizzo immediato.

 Dello studio hanno fatto parte 592 pazienti con più di 18 anni, curati con plasma iperimmune nei primi nove giorni dalla comparsa dei sintomi del Covid.
I risultati sono stati chiari: tra i pazienti curati con il plasma iperimmune non si sono registrati decessi e soltanto 17 tra loro (appena il 2,9% del totale) hanno avuto necessità di ulteriore ricovero. I pazienti trattati col plasma tempestivamente hanno inoltre avuto un migliore decorso.

Dunque, per i ricercatori americani, il plasma è sicuramente una buona soluzione per le fasi inziali del Covid-19, e raggiunge la sua massima efficacia se utilizzato nei primi 5 giorni dopo i primi sintomi della malattia.

#Donatoriperlapace, la storia di Svitlana e Oleksandr

Grazie ad Avis nazionale e al progetto #Donatoriperlapace è possibile conoscere direttamente dai protagonisti una testimonianza importante su cosa significa solidarietà attiva.

Svitlana e Oleksandr hanno aspettato il più possibile prima di lasciare il loro paese a causa dei bombardamenti, ma poi si sono resi conto che farlo era necessario e doveroso. Ecco la loro storia.

La malattia di Svitlana, bisognosa di un trattamento sanitario costante, metteva la vita dei due coniugi a rischio due volte, per la guerra e per la probabile mancanza di cure adeguate.

Nelle parole di Svitlana – che raccontano in breve ma con grande precisione la difficoltà di viaggiare nei corridoi umanitari – tutte le difficoltà di chi vive un dramma profondo, ma al tempo stesso trova la forza di sorridere grazie alla solidarietà del prossimo.

Anche se la storia a volte è crudele.

Un video da vedere e rivedere, per comprendere a fondo quanto un gesto di solidarietà e di altruismo può davvero cambiare la vita a chi ci sta vicino.

Arrivano in Italia le prime famiglie ucraine aiutate da Avis

Nei giorni scorsi avevamo parlato di #donatoriperlapace, l’iniziativa di Avis nazionale che ha aperto un canale di donazioni al fine di aiutare le tantissime persone colpite dalla guerra in Ucraina e costretta ad abbandonare le proprie case e la propria terra.

In pochissimi giorni, grazie a #donatoriperlapace e ai primi fondi raccolti, alcune persone colpite da gravi patologie sono potute arrivare in Italia:

Olha e Svitlana, sono due donne ucraine giunte nei giorni scorsi in Italia – spiega il sito di Avis nazionale – come tante altre persone sono fuggite da un conflitto che, nel loro caso, rischia di essere due volte fatale, in quanto sono pazienti affette da una malattia rara chiamata ipertensione polmonare. Si tratta di una forma che provoca un aumento della pressione del sangue all’interno dei vasi arteriosi del polmone dovuta alla distruzione, all’ispessimento parietale, al restringimento o all’ostruzione dei vasi stessi. Molto comune nei soggetti di sesso femminile, tra le cause che la provocano ci possono essere patologie autoimmuni, anemia emolitica e falciforme, e malattie del fegato”.

Grandi meriti nella gestione di questa rete di solidarietà vanno al Comune di Cernusco sul Naviglio, che organizzerà l’ospitalità dei nuovi arrivati, e alla sinergia con la sede Avis di Cernusco sul Naviglio e con “Sister Dalila”fondazione ucraina nata alla scopo di offrire soccorso ai pazienti di ipertensione polmonare.

Chiare e potenti, a spiegare l’iniziativa, le parole del presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola: “Se stiamo riuscendo a fornire un contributo concreto a chi, da un giorno all’altro, si è trovato la guerra dentro casa è solo grazie ai nostri straordinari donatori – ha detto – È proprio il caso di dire che la solidarietà non conosce confini e che le vite umane non si salvano solo donando sangue e plasma, ma anche consentendo a tanti innocenti di mettersi in salvo dalla follia umanaLa raccolta fondi ci sta permettendo di acquistare medicinali, dispositivi sanitari e di gestire il corridoio umanitario. Ma la nostra missione è destinata a continuare, e per questo mi rivolgo a tutte le donne, ai giovani e agli uomini che compongono la straordinaria famiglia di donatori, chiedendo loro di non smettere di aiutarci. Siamo abituati da sempre a vivere scegliendo di compiere quel gesto che consente anche ad altri di vivere. Oggi dobbiamo continuare a farlo anche in questo modo. Grazie a tutti quelli che saranno al nostro fianco”.

Festa della donna, da Fratres, Fidas e Avis i messaggi per l’8 marzo da condividere

La scelta del messaggio è ricaduta su una frase dello scrittore tedesco Jean Paul Richter, con il quale non si può essere d’accordo.

Le donne sono fondamentali per migliorare la società contemporanea e lo sono anche nel mondo della donazione di sangue, dove la percentuale del sangue raccolto grazie al loro supporto e al loro impegni nei centri trasfusionali in qualsiasi ruolo è sempre più significativo.

Ieri su Donatorih24 abbiamo pubblicato una piccola guida sulle differenze che esistono nel dono tra uomo e donna, un vademecum da consultare, e che mostra come solo la collaborazione tra uomo e donna può consentire di raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza.

La scelta del messaggio di Fratres è ricaduta su una frase dello scrittore tedesco Jean Paul Richter, con il quale non si può essere d’accordo. Cuore e testa che si permeano nell’animo della donna e creano personalità forti, gentili e determinate.

Più universale, e legato all’attualità, il messaggio di Avis. Pace, ciò di cui davvero tutti avremmo bisogno in questo momento con l’interruzione immediata del conflitto in Ucraina, è un sostantivo femminile.

Per Fidas, invece, il concetto che traspare dalla comunicazione social è la sorellanza, la collaborazione tra donne di tutte le etnie e tutte le età con lo scopo di incidere sempre di più in un un mondo reale che avrebbe bisogno di grandi cambiamenti.

Avis e la raccolta fondi in favore dell’Ucraina

La violenza della guerra cieca, insensata, distruttiva e feroce si sta abbattendo sulla popolazione ucraina, e ogni forma di solidarietà, sebbene non risolutiva, può essere utile a ovviare a carenze di vario genere per i civili.

Avis nazionale, per offrire il proprio contributo e chiamare in causa 1 milione e 300mila donatori distribuiti in tutta Italia, ha organizzato una raccolta fondo “che servirà, in questa prima fase, a finanziare l’acquisto di medicinali, dispositivi sanitari e l’attivazione di corridoi umanitari per consentire ad alcuni pazienti ucraini bisognosi di urgenti cure di proseguire le proprie terapie all’estero”. 

Per dare il proprio contributo basta effettuare un bonifico bancario sul conto corrente: IBAN IT 49N 02008 01601 000100736058 intestato ad AVIS Nazionale, con la causale “Donatori per la pace“.

Avis offre ragguagli anche sulla situazione del dono del sangue in Ucraina, dove per ora la risposta della popolazione agli appelli al dono del presidente Zelensky è buona, per cui non sono previste raccolte speciali.

Ciò non toglie, specifica Avis, che bisogna donare per l’autosufficienza nel nostro paese, e per rispondere nelle settimane che verranno a necessità speciali, se la situazione dovesse precipitare.

Operato il bambino per cui i genitori chiedevano sangue no vax

bambino

La vicenda era balzata agli onori della cronaca qualche settimana fa, e sia su Buonsangue sia su Donatorih24 ne avevamo parlato diffusamente.

Una coppia di genitori ha chiesto sacche di sangue provenienti da donatori no vax per eseguire un’operazione urgente al cuore per il loro figlioletto, minacciando di non concedere il permesso su sacche di donatori vaccinati.

Sul tema si era espresso il presidente di Avis Briola ricordando che tutto il sangue italiano è sicuro:

E anche Claudia Firenze, presidente di Avis Toscana, aveva scritto una lettera per ribadire il principio:

Oggi la vicenda è arrivata al suo epilogo. Dopo il pronunciamento dell’autorità giudiziaria, che in virtù dell’urgenza dell’operazione aveva decretato l’ok all’operazione accogliendo il ricorso del Policlinico Sant’Orsola, l’intervento è stato fissato ed eseguito.

Dopo questo episodio risulta sempre prioritaria la lotta alle fake news, che specie in campo sanitario possono davvero generare rischi per la salute di moltissimi pazienti.

L’importanza del dono raccontata… da una paziente cronica

“Ci sono persone come me che non funzionano da sole. Che hanno bisogno degli altri per funzionare”.

Sono queste le parole semplici ma efficaci attraverso cui Aghate Wakunga, mamma di 41 anni, ha spiegato sulle frequenze di Antenna 3 Veneto quanto conta il dono del sangue per tutti quei pazienti che non potrebbero vivere senza trasfusioni costanti.

Ecco le sue brevi dichiarazioni assolutamente da non perdere

Lo ha fatto nel giorno di San Valentino, a testimonianza del fatto che innamorarsi non è solo una questione di coppia. Ci si innamora di un gesto o di un’idea di solidarietà.

“Aghate – spiega Antenna 3 – è uno dei 15 volti della nuova campagna di comunicazione che unisce Avis ad altre 7 associazioni in tutto il Veneto e con lei 7 aziende sanitarie. Collegata all’omonima pagina Facebook la campagna ALL OF ME – con tutto me stesso – porta allo scoperto volti e storie di gente comune, volontari, donatori e riceventi”.

Rendere noto il fil rouge tra donatori e pazienti: è questo il modo migliore per sensibilizzare gli altri sulla cultura del dono.

La lettera aperta di Claudia Firenze sul caso del bambino da operare con sangue “no Vax”

Ha fatto molto scalpore, nelle ultime ore, il caso del bambino modenese ricoverato all’ospedale di Bologna bisognoso di trasfusioni per sostenere un delicato intervento chirurgico.

I suoi genitori, sorprendentemente, si sono dicchairati contrari all’intervento se non a patto che il loro bambino ricevesse sangue proveniente da persone non vaccinate, aprendo di fatto un caso che sarà risolto da un giudice in seguito al ricorso dell’Ospedale sant’Orsola.

Sul caso è intervenuta, con una lettera aperta, la presidente di Avis regionale Toscana Claudia Firenze, attraverso una lettera aperta che ribadisce l’assurdità di una situazione del genere, e spiega l’efficienza del sistema sangue italiano.

Mi ha profondamente turbata – scrive la Firenze – la vicenda del bambino ricoverato all’ospedale di Bologna che ha bisogno di trasfusioni di sangue per un delicato intervento al cuore: i genitori vogliono la garanzia che il sangue delle trasfusioni provenga da persone non vaccinate. Una vicenda che mi inquieta sotto due aspetti. Il primo, umano, per la pena che si prova nei confronti di un bambino che ha bisogno di un’operazione urgente ed è costretto ad aspettare la decisione di un giudice per la posizione intransigente dei propri genitori. Il secondo motivo riguarda più in generale il sistema della donazione“.

L’Italia – prosegue la lettera della presidente – ha un sistema sicuro, efficiente, di qualità, invidiato dagli altri paesi. Non siamo arrivati a questo risultato per caso, ma con tanto impegno e fatica delle istituzioni e delle associazioni di donatori di sangue. Abbiamo debellato la piaga delle “dazioni” di sangue a pagamento, quella dei veri e propri ricatti ai parenti a cui si chiedeva di dare il sangue per poter poter vedere operato il loro caro. Abbiamo messo da parte pratiche non degne di un paese civile. La donazione anonima e volontaria tutela tutti, tutela il donatore, tutela il malato, tutela il sistema. Per questo è preoccupante che si formino liste di persone non vaccinate disposte a dare il proprio sangue ad altre persone non vaccinate, perché è il sistema stesso che viene a essere compromesso con questa sbagliata visione. Oggi potrebbe essere il vaccino, domani chissà. L’universalità del dono è il valore più grande. Il mantra dei donatori è: “io dono, non so per chi, ma perché”, io dono perché posso farlo e dono per tutti. Non comprendere tutto questo significa tentare di spazzare via anni di lotte e di progressi. E far passare queste idee rappresenterebbe una delle peggiori sconfitte che ci potrebbe portare il Covid”.