La lettera aperta di Claudia Firenze sul caso del bambino da operare con sangue “no Vax”

Ha fatto molto scalpore, nelle ultime ore, il caso del bambino modenese ricoverato all’ospedale di Bologna bisognoso di trasfusioni per sostenere un delicato intervento chirurgico.

I suoi genitori, sorprendentemente, si sono dicchairati contrari all’intervento se non a patto che il loro bambino ricevesse sangue proveniente da persone non vaccinate, aprendo di fatto un caso che sarà risolto da un giudice in seguito al ricorso dell’Ospedale sant’Orsola.

Sul caso è intervenuta, con una lettera aperta, la presidente di Avis regionale Toscana Claudia Firenze, attraverso una lettera aperta che ribadisce l’assurdità di una situazione del genere, e spiega l’efficienza del sistema sangue italiano.

Mi ha profondamente turbata – scrive la Firenze – la vicenda del bambino ricoverato all’ospedale di Bologna che ha bisogno di trasfusioni di sangue per un delicato intervento al cuore: i genitori vogliono la garanzia che il sangue delle trasfusioni provenga da persone non vaccinate. Una vicenda che mi inquieta sotto due aspetti. Il primo, umano, per la pena che si prova nei confronti di un bambino che ha bisogno di un’operazione urgente ed è costretto ad aspettare la decisione di un giudice per la posizione intransigente dei propri genitori. Il secondo motivo riguarda più in generale il sistema della donazione“.

L’Italia – prosegue la lettera della presidente – ha un sistema sicuro, efficiente, di qualità, invidiato dagli altri paesi. Non siamo arrivati a questo risultato per caso, ma con tanto impegno e fatica delle istituzioni e delle associazioni di donatori di sangue. Abbiamo debellato la piaga delle “dazioni” di sangue a pagamento, quella dei veri e propri ricatti ai parenti a cui si chiedeva di dare il sangue per poter poter vedere operato il loro caro. Abbiamo messo da parte pratiche non degne di un paese civile. La donazione anonima e volontaria tutela tutti, tutela il donatore, tutela il malato, tutela il sistema. Per questo è preoccupante che si formino liste di persone non vaccinate disposte a dare il proprio sangue ad altre persone non vaccinate, perché è il sistema stesso che viene a essere compromesso con questa sbagliata visione. Oggi potrebbe essere il vaccino, domani chissà. L’universalità del dono è il valore più grande. Il mantra dei donatori è: “io dono, non so per chi, ma perché”, io dono perché posso farlo e dono per tutti. Non comprendere tutto questo significa tentare di spazzare via anni di lotte e di progressi. E far passare queste idee rappresenterebbe una delle peggiori sconfitte che ci potrebbe portare il Covid”. 

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