Arrivano in Italia le prime famiglie ucraine aiutate da Avis

Nei giorni scorsi avevamo parlato di #donatoriperlapace, l’iniziativa di Avis nazionale che ha aperto un canale di donazioni al fine di aiutare le tantissime persone colpite dalla guerra in Ucraina e costretta ad abbandonare le proprie case e la propria terra.

In pochissimi giorni, grazie a #donatoriperlapace e ai primi fondi raccolti, alcune persone colpite da gravi patologie sono potute arrivare in Italia:

Olha e Svitlana, sono due donne ucraine giunte nei giorni scorsi in Italia – spiega il sito di Avis nazionale – come tante altre persone sono fuggite da un conflitto che, nel loro caso, rischia di essere due volte fatale, in quanto sono pazienti affette da una malattia rara chiamata ipertensione polmonare. Si tratta di una forma che provoca un aumento della pressione del sangue all’interno dei vasi arteriosi del polmone dovuta alla distruzione, all’ispessimento parietale, al restringimento o all’ostruzione dei vasi stessi. Molto comune nei soggetti di sesso femminile, tra le cause che la provocano ci possono essere patologie autoimmuni, anemia emolitica e falciforme, e malattie del fegato”.

Grandi meriti nella gestione di questa rete di solidarietà vanno al Comune di Cernusco sul Naviglio, che organizzerà l’ospitalità dei nuovi arrivati, e alla sinergia con la sede Avis di Cernusco sul Naviglio e con “Sister Dalila”fondazione ucraina nata alla scopo di offrire soccorso ai pazienti di ipertensione polmonare.

Chiare e potenti, a spiegare l’iniziativa, le parole del presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola: “Se stiamo riuscendo a fornire un contributo concreto a chi, da un giorno all’altro, si è trovato la guerra dentro casa è solo grazie ai nostri straordinari donatori – ha detto – È proprio il caso di dire che la solidarietà non conosce confini e che le vite umane non si salvano solo donando sangue e plasma, ma anche consentendo a tanti innocenti di mettersi in salvo dalla follia umanaLa raccolta fondi ci sta permettendo di acquistare medicinali, dispositivi sanitari e di gestire il corridoio umanitario. Ma la nostra missione è destinata a continuare, e per questo mi rivolgo a tutte le donne, ai giovani e agli uomini che compongono la straordinaria famiglia di donatori, chiedendo loro di non smettere di aiutarci. Siamo abituati da sempre a vivere scegliendo di compiere quel gesto che consente anche ad altri di vivere. Oggi dobbiamo continuare a farlo anche in questo modo. Grazie a tutti quelli che saranno al nostro fianco”.

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