#DONAILTUOPLASMA, la campagna sulla raccolta di plasma iperimmune della Regione Veneto punta sui testimonial

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Jerry Calà, l’ex atleta Sara Simeoni, Red Canzian, il giornalista Giant Antonio Stella, il calciatore Piero Fanna,  il comico Giobbe Covatta, l’ex centrocampista della nazionale Damiano Tommasi. Sono loro i principali “testimonial” che la Regione Veneto ha scelto per sensibilizzare i propri cittadini sul tema fondamentale della donazione di plasma iperimmune alla Banca del Plasma regionale. La campagna, rivolta a coloro i quali sono guariti dal Coronavirus e posseggono ancora preziosi anticorpi, serve a raccogliere quei quantitativi necessari a curare i malati in caso di recrudescenza autunnale, un’eventualità che speriamo non si verifichi.

Intanto però, ecco i video e gli appelli di alcuni dei personaggi che hanno aderito. Per chi volesse vederli tutti per prendere in considerazione il più bel gesto i gesto di altruismo che c’è e che potrebbe aiutare a salvare molte vite, qui il link con tutti i contributi. 

In basso, gli appelli di Gerry Calà:

Di Gian Antonio Stella:

E di Damiano Tommasi:

Sicurezza trasfusionale in Europa, la direttiva aggiornata: importante il contributo italiano grazie al Centro nazionale sangue

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Una direttiva utile ad aggiornare i criteri di sicurezza trasfusionale in tutta Europa e a creare nei paesi membri la massima conformità nei processi che riguardano l’utilizzo degli emocomponenti: il documento pubblicato ieri dall’Edqm, il direttorato per la qualità dei farmaci del Consiglio d’Europa, è un ulteriore passo avanti verso trasfusioni sempre più sicure nel vecchio continente, un tema che riguarda ogni anno ben 15 milioni di donatori che contribuiscono a curare 3 milioni e mezzo di pazienti con 25 milioni di unità dii sangue raccolte.

L’aggiornamento delle normative è stato ottimizzato anche grazie al supporto del Centro nazionale sangue italiano, che come sanno bene i lettori di Donatorih24 è l’istituzione che garantisce il sistema italiano e la sua assoluta peculiarità riconosciuta in tutta Europa per osmosi tra sicurezza e valore etico, con i risultati in termini di Patient Blood Management, di donazione gratuita, anonima, volontaria associata e organizzata, e di sistema del conto terzi nella plasmalavorazione, secondo cui la materia biologica donata dai donatori associati resta per tutta la filiera di proprietà pubblica, viene consegnata all’industria di frazionamento e ritorna al sistema sanitario nazionale sottoforma di farmaci contrassegnati dal pittogramma etico.

Giancarlo Liumbruno, intervistato sul tema, ha ribadito l’impegno del Cns nel determinare la versione finale del documento, l’ennesimo riconoscimento per l’Italia. Già due anni fa, per esempio, proprio Giancarlo Liumbruno in rappresentanza del Sistema sanitario nazionale fu premiato a Francoforte nell’ambito del Global Symposium Patient Blood Management, evento a cui avevano partecipato esperti internazionali di settore determinati a indicare l’Italia come paese guida con questa motivazione: “L’Italia è capofila in Europa nella gestione della risorsa sangue del paziente prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori, il cosiddetto ‘Patient Blood Management’ che può salvare migliaia di vite”.

Il ruolo chiave del nostro paese nel determinare i meccanismi funzionamento delle politiche trasfusionali globali, del resto è stato confermato anche dalla scelta di affidare all’Italia l’organizzazione della Giornata mondiale del donatore di sangue nel 2020, nella data ufficiale del 14 giugno, evento saltato nelle sue celebrazioni ufficiali “in carne e ossa” a causa del Coronavirus ma confermato nel nostro paese anche nel 2021.

Ancora un anno intero, dunque, da vivere con l’Italia al centro delle vicende trasfusionali globali, promuovendo l’assoluta importanza pubblica delle questioni legate al sangue, e con all’orizzonte un lungo lavoro di sensibilizzazione sul pubblico, sui media e sugli addetti ai lavori, in vista delle future celebrazioni ufficiali

Ecco il link dove consultare la guida completa in inglese.

 

 

 

Le norme per affrontare la stagione influenzale 2020-21: il vaccino gratuito ai donatori e la corsa sul tempo

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Mai come quest’anno è importante programmare e prepararsi per tempo alla stagione influenzale, ed è per questo che il Centro nazionale sangue, come organo incaricato dal ministero della Salute, ha già diramato tramite un circolare, le norme per affrontare l’influenza nei mesi che mancano del 2020 e nel 2021, in modo da prevenire e sapere come affrontare la possibile sovrapposizione tra le influenze stagionali, talvolta pericolose, e il Covid-19.

L’approccio del ministero della Salute è chiaro, viene sin da subito sottolineata e ribadita “l’importanza della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili con il Covid-19. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

In quest’ottica, preme ricordare che da qualche stagione i donatori di sangue possono contare sul vaccino gratuito, un’opportunità ribadita anche per la prossima stagione e oltremodo importante, perché riguarda circa 2 milioni di donatori considerati a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale dei volontari di importanza strategica nazionale in vista dell’autosufficienza ematica che vanno messi in condizione nel migliore dei modi di dare il loro apporto al sistema trasfusionale.

Inutile sottolineare come questa possibilità sia un grande beneficio anche per i pazienti, che si vedono protetto nelle loro esigenze quotidiane: ai donatori non resta dunque che organizzarsi, e in base a ciò che dice la circolare “raccordarsi con le componenti regionali del volontariato al fine di raccogliere informazioni sul numero di donatori e sul grado della loro copertura vaccinale”.

Importanti, nel testo diramato, anche alcune norme amministrative, utili a far sì che non vi siano ostacoli al risultato che si vuole raggiungere, ovvero limitare al minimo i rischi di una sovrapposizione tra Covid-19 e altri tipi di influenza. In tal senso, la disposizione è di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale già a partire dall’inizio di ottobre, e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione. Inoltre, andranno predisposte al più presto le gare per l’approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali “basandole su stime effettuate sulla popolazione eleggibile e non sulle coperture delle stagioni precedenti”.

La sfida della salute verso i mesi autunnali non è ancora iniziata, ma è meglio prepararsi sin da subito nel migliore dei modi.

Papa Francesco celebra i donatori di sangue. Il dono si fa messaggio universale

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Che dopo l’impatto sociale e sanitario del Coronavirus il dono del sangue, e del plasma, siano diventati un argomento molto più mainstream e sedimentato nell’immaginario comune, è un fatto incontestabile e positivo, e la prova arriva da un accadimento di portata internazionale: nell’Angelus di domenica 14 giugno, che come sappiamo è arrivato in coincidenza della Giornata mondiale del donatore di sangue, Papa Francesco ha dedicato parole celebrative al gesto del dono, un gesto “semplice ma importantissimo”.

Su Buonsangue quanto la definizione del Papa sia vera lo raccontiamo da sempre, e non può che far piacere e inorgoglire il fatto che il legame vitale e profondo che esiste tra donatori e pazienti, quel “fil rouge” su cui è incentrata l’attuale campagna Avis di promozione dei valori del dono, possa approfittare di una dilatazione mediatica così fragorosa. L’Angelus del Papa, infatti, è ripreso e commentato dai medi di tutto il mondo e si rivolge a un pubblico enorme di persone che vivono emotivamente e visceralmente le parole della guida spirituale di tutto il  mondo cattolico. Ecco di seguito il breve passaggio che Papa Francesco ha dedicato ai donatori di sangue:

Dopo l’emergenza sanitaria e le necessità dei prossimi mesi in fatto di dono di sangue e plasma, raccolte che saranno decisive per farsi trovare pronti a ciò che potrà accadere durante i prossimi mesi autunnali e invernali, l’augurio è che questo intervento di Papa Francesco possa creare le basi per portare tantissima gente la dono. Banche del plasma iperimmune e medicinali basati su immunoglobuline specifiche sono le risorse, gli arsenali per ora più efficaci per combattere il Covid-19, ma deve essere chiaro a tutti, agli addetti ai lavori e a chi si affaccia a questo mondo solo saltuariamente, che senza i donatori di sangue e l’autosufficienza ematica nazionale da raggiungere attraverso campagne, impegno sul campo e lavoro a tutti i livelli, ogni sforzo per la salute pubblica rischia di essere vano.

Al via lo studio epidemiologico del Centro nazionale sangue sul Covid-19, in collaborazione con le associazioni

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Il Centro nazionale sangue si muove alla ricerca dei criteri migliori per definire criteri e modalità di “reclutamento” dei donatori di plasma iperimmune, in modo da poter rifornire le banche di stoccaggio che stanno nascendo sul territorio, e lo fa attraverso uno studio epidemiologico sull’infezione da Covid-19 nei donatori di sangue.

Ecco, direttamente dalla circolare ufficiale, le finalità del progetto:

Per quanto sopra, il CNS e il CIVIS, in collaborazione con le Unità operative partecipanti e sotto la supervisione del comitato scientifico di progetto, coordineranno un progetto di ricerca, con la duplice finalità:

  1. Valutare la presenza di viremia e la sieroprevalenza da SARS-CoV-2 su campioni biologici, con numerosità significativa e rappresentativa della popolazione di donatori italiani di sangue ed emocomponenti, raccolti in Italia nel periodo di pandemia, e verificare, contestualmente, le performance dei test utilizzati per la ricerca molecolare del virus e per lo screening anticorpale.

 

  1. Creare coorti di donatori, determinate sulla base di criteri e modalità di arruolamento omogenei sul territorio nazionale, in grado di sostenere un programma nazionale collaborativo di raccolta di plasma da aferesi iperimmune per la produzione farmaceutica di immunoglobuline specifiche anti- SARS-CoV-2 o, eventualmente, per l’uso clinico in pazienti affetti da COVID-19, attraverso l’arruolamento di donatori di sangue e emocomponenti con reattività sierologica anti-SARS-CoV- 2 (sulla base degli esiti dello studio di sieroprevalenza). Tali coorti di donatori potranno essere integrate attraverso l’arruolamento di soggetti convalescenti, già reclutati dalle associazioni e federazioni dei donatori di sangue come donatori o aspiranti donatori volontari periodici di sangue e emocomponenti, e di quei donatori che hanno fornito ai Servizi trasfusionali o alle Unità di raccolta associative informazioni post donazione di positività accertata per SARS-Cov-2 e che hanno superato il periodo di sospensione temporanea, previsto dalla misure di prevenzione adottate per la sicurezza trasfusionale.

Gli obiettivi del progetto, in tal senso, volgono dunque alla raccolta di dati significativi sulla presenza di SARS-CoV-2 RNA nel sangue dei donatori di sangue e emocomponenti, in modo da poter operare una valutazione della presenza di una risposta anticorpale in termini quantitativi e qualitativi nella popolazione dei donatori di sangue e emocomponenti anche nei soggetti asintomatici.

Naturalmente il ruolo di associazioni e federazioni di donatori in questo studio sarà fondamentale, perché “i donatori dovranno, in modo consapevole e partecipato, comprendere gli obiettivi sperimentali del progetto e le sue potenziali ricadute, anche di lungo termine, sulla salute pubblica e rilasciare il proprio consenso consapevole e informato al prelievo per le finalità dello studio e alla proporzionale e necessaria raccolta e conservazione di alcuni dati personali”.

 

 

 

 

“Il dono gratuito e solidale è garanzia nelle difficoltà”. Il webinar di Aip con Segato, Briola e Liumbruno ribadisce i valori etici italiani

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Quanto i donatori di sangue siano stati importanti, anche nei mesi dell’epidemia da Covid-19, per garantire a tutti i pazienti bisognosi l’accesso alla materia prima è sempre bene ricordarlo, anche in virtù della straordinaria risposta della comunità di donatori agli appelli durante le fasi più critiche dell’epidemia.

Così, non solo ai fini di far sedimentare la memoria di ciò che è accaduto, ma per ragionare sul domani e interrogarsi sugli scenari possibili del futuro, Aip (l’Associazione italiana immunodeficienze primitive) ha organizzato sui propri canali mediatici un incontro webinar dal titolo “Emergenza Covid-19. Il ruolo fondamentale della donazione di plasma e sangue”.

Autorevolissimo il parterre a disposizione dei tanti pazienti interessati a indagare la situazione del sistema trasfusionale, parterre composto da ospiti come il presidente Aip e “padrone di casa” Alessandro Segato, dal presidente di AVIS Nazionale e coordinatore Civis Gianpietro Briola, e dal direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno.

Uno tra tutti, il tema più approfondito nei tanti interventi, ovvero il principio etico che sorregge il sistema trasfusionale nel nostro paese e rende di valore inestimabile il dono del sangue italiano, al contrario di ciò che accade per esempio negli Usa, dove il plasma si raccoglie prevalentemente a pagamento: la scelta etica, anonima, volontaria e gratuita di donare permette letteralmente di salvare altre vite umane, e di creare il fil rouge potentissimo e indissolubile tra donatore e paziente. Solo così il dono può essere una scelta responsabile e consapevole e promulgarsi come valore condiviso. E resistere anche nelle più grandi difficoltà.

Quante e quali difficoltà ha generato il Coronavirus, lo ha spiegato in dettaglio Giancarlo Liumbruno. “Non avevamo idea che il Covid potesse essere così impattante sulla nostra attività, con una flessione delle donazioni a inizio marzo che aveva generato un po’ di apprensione. Poi grazie agli appelli e alle rassicurazioni sulla sicurezza del sistema trasfusionale e del rischio nullo di trasmissione del virus attraverso la donazione, la situazione è rapidamente tornata alla normalità”. Grazie, anche, all’unità di intenti su scala regionale. “I dati registrati nel 2019 – ha proseguito il direttore del Cns – avevano dimostrato una tendenza costante e lineare nelle quantità di sangue e plasma raccolti, senza flessioni nemmeno nel periodo dell’influenza, un fattore agevolato dal vaccino gratuito somministrato ai donatori. Altri territori hanno avuto maggiori difficoltà non tanto in fase di raccolta, quanto di utilizzo degli emocomponenti in virtù di maggiori concentrazioni di patologie come la talassemia che richiedono scorte ingenti di sacche. Per quanto riguarda il plasma stiamo rispettando quanto previsto dal piano quinquennale con le regioni del Sud che stanno aumentando le raccolte e raggiungendo gli obiettivi prefissati. Questo però non deve farci abbassare la guardia, in quanto il Coronavirus ci insegna che lavorare sulla programmazione è fondamentale”.

Chiaro l’impatto del Covid-19 per la raccolta sangue nelle regioni del nord più colpite epidemiologia, anche perché naturalmente anche ai donatori è servito un tempo tecnico di assestamento. “La paura iniziale – ha spiegato Briola – era quella di poter infettare i riceventi e, successivamente, di contrarre il virus recandosi nelle strutture ospedaliere. Poi grazie a una serie di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, come #escosoloperdonare abbiamo trasmesso fiducia nelle persone e garantito trasfusioni e terapie salvavita a tanti pazienti, in particolare cronici. All’inizio l’impatto nelle regioni in cui il virus è stato più aggressivo, come LombardiaPiemonteVeneto ed Emilia Romagna, ha poi comportato una rivoluzione degli ospedali per la gestione dei pazienti positivi che ha condizionato anche la regolare attività dei servizi trasfusionali. A questo si è poi aggiunta la confusione di alcuni amministratori locali che ha generato ulteriore disorientamento nei donatori. Oggi, però, la situazione è tornata sotto controllo”.

Strettamente legato al principio etico del gesto del dono, è anche il tema della remunerazione delle donazioni, che naturalmente interessa moltissimo donatori e pazienti. L’italia, come ha ribadito lo stesso Liumbruno durante l’incontro, è un paese autosufficiente da molti anni sui globuli rossi, e ciò significa che l’attuale sistema funziona alla perfezione. Meno certi invece gli scenari sui plasmaderivati, dove la necessità di reperire sul mercato immunoglobuline per ottemperare al fabbisogno nazionale potrebbe ingolosire qualcuno per promuovere la remunerazione delle plasmaferesi. Nette le risposte degli ospiti in tal senso. “In Italia esiste una norma precisa che disciplina le attività trasfusionali e la produzione nazionale degli emoderivati – ha detto Liumbruno – che è espressione della volontà di un Paese di mantenere la donazione come un gesto non remunerato in virtù di quei Livelli essenziali di assistenza previsti dal SSN che vengono garantiti gratuitamente a tutti i pazienti». Ancora più decise, in rappresentanza di tutti i donatori, le parole di Briola, che considera il dono etico e gratuito il vero fattore di certezza valoriale in grado di trasmettersi di generazione in generazione e funzionare durante qualsiasi crisi. “Laddove la donazione rimane solidale – ha chiuso il coordinatore Civis – abbiamo avuto dimostrazione che c’è maggiore disponibilità dei donatori anche in fase di emergenza, a differenza di quei Paesi dove, anche di fronte a un contributo economico in cambio, in molti decidono di rinunciare per tutelare la propria salute. Il Covid-19 ha ribadito questo concetto ancora una volta. Autosufficienza e farmaci derivati da plasma etico sono le garanzie più importanti per tutti i pazienti».  

 

 

Donatori e istituzioni del sangue ribadiscono forte e chiaro: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

 

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Tra i servizi dei programmi di “informazione” spettacolarizzata e inesatta, e la successiva ricaduta di pezzi e articoli che erroneamente si rifanno alla fonte mainstream, le istituzioni del sangue, associazioni, Centro nazionale sangue e centri regionali, sono costrette a emettere a gettito continuo comunicati stampa che servono per ribadire la peculiarità della filiera italiana, per la quale la plasmalavorazione avviene in conto terzi garantendo che la materia biologica ottenuta dal dono resti pubblica dall’inizio fino alla fine.

Ecco di seguito l’ultimo comunicato collettivo emesso da Civis, Cns e Src regionali per chiarire, si spera una volta per tutte, questo fatto inoppugnabile, e che anche la sperimentazione nazionale sul plasma iperimmune non avviene in questa fase in collaborazione con le industrie farmaceutiche. Ecco allora, di seguito, le dichiarazioni in merito di Giancarlo Liumbruno direttore del Cns, di Rosa Chianese direttore del Centro regionale sangue Lombardia, di Pasquale Colamartino dell’Src Abruzzo, di Vanda Randi direttrice Src Emilia Romagna, Attilio Mele direttore Src Sicilia, e di Gianpietro Briola in rappresentanza di tutti i donatori italiani.

Comunicato stampa: «Il plasma iperimmune è un bene etico e pubblico»

Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (CNS), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

«Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns, – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid – 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblicoLe sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus SARS COV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo».

«In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese, direttore del SRC della Regione Lombardia. Lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti SARS – CoV – 2».

«In previsione di un possibile ritorno della pandemia Covid-19 – ricorda Pasquale Colamartino direttore della SRC della Regione Abruzzo – è necessario rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale, che rappresenta un obiettivo sovra-aziendale, sovra-regionale non frazionabile, destinato a garantire a tutti i cittadini italiani il diritto ad una terapia sicura e appropriata. All’interno di questo sistema di collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni il sangue, gli emocomponenti e i medicinali plasmaderivati prodotti da plasma nazionale non si comprano né si vendono. Le Regioni che hanno maggiori capacità di produzione sostengono i bisogni delle regioni carenti e i costi aggiuntivi vengono riconosciuti attraverso i meccanismi economici ordinari della mobilità sanitaria previsti dallo Stato. Grazie a questo modello organizzativo le terapie con emocomponenti e medicinali plasmaderivati prodotti da plasma donato dai donatori volontari, vengono erogate su tutto il territorio nazionale in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti».

«Il CNS e la rete delle SRC – ricorda Vanda Randi direttrice della SRC della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il mondo del volontariato del sangue, monitorano costantemente le dinamiche dei fabbisogni assistenziali trasfusionali e adottano tempestivamente gli interventi correttivi necessari per presidiare eventi, situazioni straordinarie o possibili criticità eventualmente emergenti, anche stagionali, o di carattere epidemiologico, quali quelle connesse all’andamento attuale e alla possibile ripresa della pandemia da SARS-Cov-2, in modo da modulare la programmazione delle attività di raccolta nel modo più appropriato a soddisfare i fabbisogni di tutti i pazienti, ricorrendo anche a compensazioni degli emocomponenti tra regioni».

«In questo contesto – ricorda Attilio Mele direttore della SRC della Regione Sicilia -, molte Regioni si stanno già organizzando per potenziare i Centri di produzione e qualificazione biologica degli emocomponenti, anche per la produzione e lo stoccaggio di plasma iperimmune, e sono già numerose le unità che sono state scambiate tra le Regioni, anche grazie alle interazioni tra Centro nazionale sangue e le Strutture regionali di coordinamento».

«Le Associazioni e federazioni di donatori, anche in previsione di una possibile fase 2 della pandemia da Covid– 19, stanno giornalmente intensificando il loro impegno, per assicurare al sistema trasfusionale l’apporto di sangue ed emocomponenti sicuri, di qualità e frutto di un gesto anonimo, volontario, gratuito, etico, periodico e associato – commenta Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale e portavoce protempore del Civis -. La nostra capillarità sul territorio nazionale e la nostra presenza in tutte le regioni e province autonome fanno sì che la centralità dei donatori venga ulteriormente rafforzata e difesa. Anche questo ha reso il sistema sangue italiano tra i migliori al mondo. Un sistema regolato da leggi e norme ferree e all’avanguardia, se paragonate ad altre nazioni, visto che attribuiscono al volontariato un ruolo essenziale e insostituibile».

 

Il plasma iperimmune secondo “Le Iene”, e la disinformazione regna

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Da quando l’informazione è diventata infoteinement, ovvero un tecnica di parlare ai telespettatori secondo un concetto ben preciso di marketing, che consiste sostanzialmente nel vendere contenuti al proprio pubblico di riferimento in base alle proprie esigenze di audience o per influenzare l’opinione pubblica, ciò che è scomparso dai nostri media non sono i fatti, che accadono a prescindere da come vengono rappresentati, ma il racconto degli stessi da un punto di vista oggettivo, nitido, scevro da secondi fini, che offra al pubblico un quadro plausibile e quanto più possibile vicino al reale su temi di interesse pubblico.

Il servizio andato in onda il 26 maggio durante la trasmissione di Italia 1, “Le Iene”, dal titolo “Plasma contro Covid-19: sta diventando un business?” sulla relazione tra plasma iperimmune e industria di plasmalavorazione, è un esempio perfetto di questa totale assenza di obiettività, di rifiuto volontario nell’offrire una rappresentazione esaustiva e complessa di fatti complessi, che richiederebbero un approccio razionale ed estremamente serio,  in luogo di un qualunquismo crasso diretto a smuovere tra imprecisioni e omissioni le pulsioni più emotive di un pubblico già predisposto all’indignazione.

La tesi grossolanamente avanzata da “Le Iene” è che, dopo i primi successi della sperimentazione sul plasma iperimmune a Pavia e Mantova, con circa 80 pazienti guariti grazie al grande lavoro delle equipe guidate dai dottori De Donno, Perotti e Franchini, su questa terapia si sia fiondata l’industria farmaceutica, allo scopo di trasformare questa importante scoperta in un business milionario da arraffare alle spalle dei cittadini. Eppure, chiunque abbia seguito le vicende su DonatoriH24, o anche su altri media o spazi mainstream meno votati alla manipolazione della realtà rispetto a “Le Iene”, sa che la verità delle cose è molto diversa.

L’intero servizio, che rilancia compulsivamente slogan come “Il plasma Un prodotto a basso costo che le case farmaceutiche vogliono accaparrarsi”, non tiene infatti conto, abbastanza incredibilmente, dell’informazione più importante che riguarda il sistema trasfusionale italiano nel ramo dei plasmaderivati, ovvero che la lavorazione della materia biologica da cui si realizzano i farmaci salvavita avviene in conto terzi: in altre parole, il plasma offerto dai donatori grazie alle associazioni e i centri trasfusionali che lo raccolgono su tutto il territorio – e che dunque è un bene pubblico – viene semplicemente consegnato alle industrie per la plasmalavorazione. Successivamente, i farmaci ottenuti vengono inviati alle aziende ospedaliere, e l’unica cosa che lo Stato paga è il servizio, il know-how per la lavorazione, che nessun altro potrebbe fare poiché non esiste un’azienda pubblica o statale che possa produrre i farmaci salvavita.

Ricapitolando, la materia biologica e i prodotti finali, i farmaci, sono pubblici. La lavorazione e il know-how industriale sono invece retribuiti a un prezzo convenzionato, stabilito attraverso bandi e gare pubbliche che riguardano le principali multinazionali farmaceutiche, tutte ormai da molti anni operanti in Italia in un regime di libera concorrenza. Deludenti e imbarazzanti, in tal senso, anche le dichiarazioni del dottor Giuseppe Ippolito, membro del comitato etico per il Covid-19 e direttore dell’ospedale romano Spallanzani, secondo cui il sangue in Italia verrebbe, citiamo testualmente “venduto e comprato più volte dallo stato”. Una pura invenzione.

Su Buonsangue, per altro, siamo stati sempre molto attivi sul tema del plasma, come dimostrano i molti resoconti sul campo e i continui riferimenti all’assoluta eticità del sistema trasfusionale italiano garantita proprio dal meccanismo del conto terzi. Sembra incredibile, in un servizio che parla della filiera del plasma, omettere questa informazione che renderebbe sterile la denuncia.

Eppure, omissioni e manipolazioni vanno oltre il tema centrale del plasma che in Italia è e resta sempre pubblico.

Anche rispetto alla trattazione dell’attualità, ovvero sul plasma iperimmune, la quantità di imprecisioni e distorsioni è stata oltre il livello di guardia. Il livestreaming di Donatorih24, più volte citato con parole e immagini, è stato rappresentato come un complotto premeditato a favore delle case farmaceutiche, quando si è trattato semplicemente di un servizio informativo con esperti, medici e scienziati interessati sulla terapia dal più alto potenziale nella battaglia al Coronavirus.

Anzi. Il dottor Menichetti, il principal investigator del progetto Tsunami assieme all’ equipe dell’ospedale San Matteo di Pavia, durante l’incontro in diretta (rivedibile in fondo) è stato molto cauto sull’effettiva possibilità che la sperimentazione nazionale dia le conferme necessarie a far diventare il plasma iperimmune qualcosa di diverso da una terapia ponte puramente emergenziale. Le criticità da risolvere, infatti, sono ancora molte: 80 pazienti guariti pur senza effetti collaterali sono ancora pochi, esiste il rischio che non sia semplice nel medio periodo raccogliere plasma che abbia le necessarie quantità di anticorpi, e addirittura potrebbe arrivare la tanto ambita immunità di gregge che ridurrebbe la necessità di una fase farmacologica più avanzata: insomma, con il tempo le banche del plasma iperimmune congelato, da usare solo come terapia d’emergenza per pazienti ospedalizzati (e non come farmaco o fattore di prevenzione), potrebbero anche restare l’unica fase evolutiva della ricerca.

Piuttosto discutibile a, nostro parere, anche l’ottica con cui il servizio delle Iene ha descritto il coinvolgimento di Kedrion Biopharma, che, lo ricordiamo, è l’unica multinazionale italiana in possesso del know-how e della strumentazione tecnica adeguata per l’inattivazione del plasma e per le fasi della plasmalavorazione. Sembra dunque pretestuoso stravolgere l’immediata reazione dell’azienda toscana all’epidemia e alla crisi sanitaria, con il conseguente invio gratuito dei macchinari alle strutture sanitarie interessate alla sperimentazione sul plasma, e narrare l’intervento di Kedrion Biopharma come un gesto utilitarista.

Così, come è del tutto pretestuoso e irrazionale pensare che in un momento concitato, d’emergenza, di crisi,  in cui la velocità d’azione nella fase due della ricerca è il fattore principale per dei passi in avanti nell’interesse della salute pubblica, il ministero della Salute possa bandire gare pubbliche che richiederebbero mesi per coinvolgere multinazionali americane, australiane o giapponesi, anziché lavorare fianco a fianco con l’unica azienda italiana in grado di fornire il necessario supporto farmaceutico e tecnologico agli scienziati.

Piuttosto desolante, infine, chiudere il servizio con la solita tecnica, perniciosa, dell’esibizione televisiva della sofferenza, annunciata al grido di “Cosa penserebbero i donatori italiani se un’industria volesse trasformare il plasma iperimmune che può salvare tante vite umane in un business?”

Domanda retorica, dalla premessa del tutto faziosa, che contiene già dentro di sé una risposta automatica e falsa. Ma poco male. È sufficiente sapere bene cosa si sta guardando e lo spettatore può uscire indenne: basta considerare “Le Iene” per quello che sono: un varietà della prima serata che fa dell’informazione oggetto di spettacolo, con la finalità di divertire e intrattenere e disinformare il pubblico attraverso un marketing aggressivo rivolto alla pancia degli spettatori, e che cavalca alcune tendenze maggioritarie dell’opinione pubblica, ovvero l’indignazione facile e il qualunquismo. Qualcosa da cui, se l’obiettivo è l’informazione, è meglio tenersi alla larga.

La conferenza sul plasma trasmessa su DonatoriH24

Su Avis Sos e sul sito di Avis nazionale, si parla di “Dello stesso sangue” la narrativa che racconta il dono del sangue ai ragazzi

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Sul sito di Avis nazionale, è stata pubblicata parte di un’intervista che ho fatto con Alissa Peron, redattrice della rivista Avis Sos (dove si può leggere la versione completa), a proposito del libro per ragazzi “Dello stesso sangue. Storie di dono d’amore e di vite che cambiano, pubblicato con uno degli editori del panorama nazionale più attivo nell’ambito delle pubblicazioni per ragazzi e per le scuole, Raffaello Libri.

Nell’intervista, che si può leggere in alcuni dei suoi passaggi a questo link, ho potuto raccontare ciò che ho imparato in questi anni trascorsi a raccontare e analizzare  il sistema sangue e il mondo dei donatori: non c’è comunità che può vivere ed esistere senza forme anonime, volontarie, gratuite, disinteressate di solidarietà reciproca, e il dono del sangue è un esempio straordinario di questa necessità che si compie e si realizza. Non ci sono tantissime cose di cui andare fieri di questo paese, il sistema trasfusionale basto sul dono etico è senza dubbio un’eccellenza da conservare e proteggere.

Avis è solo una delle associazioni italiane che rendono possibile il dono etico, associato e organizzato, un lavoro che consente al paese di aver ottenuto l’autosufficienza sul sangue intero e di crescere anno dopo anno verso l’autosufficienza per quel che riguarda il plasma, oggi al centro del dibattito come materia utile a curare il Coronavirus. Ma l’impegno di Fratres e Fidas è altrettanto prezioso.

Le storie di dono che ho provato a raccontare ai ragazzi che leggeranno il libro parlano del dono del sangue come un gesto libero e consapevole, non come un dovere. Perché chi raggiunge il dono del sangue, lo prova, lo interiorizza e ne diventa consapevole, trova grande beneficio dall’arricchimento certo che ne consegue. Un arricchimento fisico e mentale, che s’innesta nella certezza che qualcun altro, in qualsiasi luogo o momento, troverà beneficio vitale da quel gesto così semplice. Un paziente occasionale, cronico, qualcuno che deve operarsi o ha bisogno di plasmaderivati. Non è importanza. Il filo rosso che unisce donatore e paziente ricevente non si vede, ma esiste e lega più delle catene.

 

 

Pace fatta tra Briola e De Donno: al Carlo Poma di Mantova l’incontro della distensione e del lavoro comune

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Nella foto da sinistra: il direttore generale dell’ASST di Mantova, Raffaello Stradoni; il direttore del servizio trasfusionale dell’ospedale “Carlo Poma”, Massimo Franchini; il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola; il direttore della Pneumologia, Giuseppe De Donno; la presidente dell’Avis Provinciale di Mantova, Elisa Turrini; i medici del servizio trasfusionale, Claudia Glingani ed Enrico Capuzzo

Una visita distensiva, che ha messo alle spalle le comunicazioni tese dei giorni passati e apre un confronto nuovo basato sulla collaborazione e il rispetto reciproco. Il presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis Gianpietro Briola nelle ultime ore ha fatto visita all’ospedale Carlo Poma di Mantova, e ha incontrato l’equipe che ha lavorato alla terapia basata sul plasma iperimmune, e in particolare il direttore della Pneumologia, Giuseppe De Donno, e il direttore del servizio trasfusionale Massimo Franchini.

I lettori di Buonsangue di DonatoriH24 ricorderanno le incomprensioni a distanza sul tema del plasma iperimmune e la lettera di Briola a De Donno per distendere gli animi, un percorso culminato oggi con l’incontro dal vivo, che come spesso accade scioglie i dissidi mediatici.

Mirate a ribadire il totale supporto alla ricerca da parte dei donatori le parole di Briola: «Ho accettato con enorme piacere questo invito – ha dichiarato il presidente Avis – un’occasione per riaffermare il supporto di Avis alla ricerca e la nostra disponibilità a collaborare per individuare, assieme a tutta la comunità scientifica, una cura definitiva. Con questo incontro abbiamo, inoltre, posto l’accento sulla comunione di intenti tra volontariato del sangue e medicina, che si basa sulla tutela della salute sia dei donatori, sia dei riceventi. Per questo, è importante seguire gli sviluppi di questi studi con fiducia e, al contempo, con cautela».

I donatori italiani sono del resto un fattore importante per rendere possibile la fase due della terapia, che vedrà l’attivazione di banche del plasma, uno dei possibili scenari futuri che si aggiunge a quello paventato dallo stesso Briola: «Auspichiamo, infatti, che il plasma iperimmune possa essere impiegato per la produzione di immunoglobuline e possa rappresentare, quindi, una vera svolta nella cura del Coronavirus. AVIS e i suoi volontari sono da sempre in prima linea nella difesa del diritto alla cura e anche in questa occasione non faranno mancare il loro apporto».

Temi importanti, che domani sera alle 19 saranno affrontati nel secondo livestreaming di DonatoriH24, dal titolo “Arsenali al plasma”. Una conferenza che ha il compito di spiegare e chiarire le potenzialità di una cura che vede nei donatori di plasma l’elemento decisivo. L’incontro, moderato dal direttore Luigi Carletti, vedrà confrontarsi esperti nazionali di grande esperienza e competenza: lo stesso Gianpietro Briola, presidente Avis e portavoce Civis; Rosa Chianese, responsabile del Centro regionale sangue Lombardia; Pasquale Colamartino, responsabile del Centro regionale sangue Abruzzo; Alessandro Gringeri, responsabile della ricerca di Kedrion Biopharma, l’azienda italiana che supporta questo evento e che con alcuni partner tra cui la Columbia University di New York sta lavorando sulla terapia del plasma; e infine, il professor Francesco Menichetti, responsabile Malattie infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, al quale le autorità sanitarie del Paese hanno affidato il ruolo di leader di “Tsunami”, la sperimentazione della cura a livello italiano.

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