Tra dono e mercato va salvaguardato il dono

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Repetita iuvant. Il dettame di mercato, il risparmio, anche a discapito della qualità di un servizio, a quanto abbiamo illustrato in questi giorni parlando di ciò che è accaduto in Veneto, rischia di diventare il fattore predominante anche nell’universo sangue. Se così accadesse, sul piano dell’obiettivo autosufficienza si farebbe senz’altro un passo indietro.

Il dono è la base forte, insostituibile di tutto il processo. Il sangue e il plasma donati, anche durante le fasi di trattamento e produzione di emoderivati, restano di proprietà della comunità. Ecco, perché, anche nel legittimo desiderio di ottimizzare i costi di un servizio di assoluta importanza come la ricerca e la lavorazione della materia prima, la gerarchia delle priorità non deve mai venir meno. Altrimenti, come anche il dottor Aldo Caligaris (Presidente nazionale Fidas) ha lasciato intendere, si rischia che la voglia di arrivare a un’autosufficienza europea ancora vagamente utopistica, finisca per rendere le associazioni di donatori “controllate” dalle aziende, e non viceversa.

Non deve accadere.

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