Quando il Sistema Sangue dà i numeri… Il popolo dei volontari: un patrimonio italiano

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Diamo i numeri? E va bene: oltre 1,7 milioni i donatori, 2.572.567 unità di globuli rossi prodotte, 276.410 unità di piastrine e 3.030.725 unità di plasma. E inoltre, 8.510 emocomponenti trasfusi ogni giorno e 635.690 pazienti curati, circa 1.741 pazienti al giorno.

Nel 2016 (dati aggiornati al 2015) il sistema trasfusionale italiano è riassumibile anche così.

Sono numeri molto alti. Senza dubbio numeri in grado di garantire l’autosufficienza ematica nazionale com’è successo nelle ultime annate, e che connotano i volontari italiani come una base certa su cui fondare il futuro, veri e propri punti fermi nelle strategie sanitarie legate al sangue nel nostro Paese.

Compito delle istituzioni (Ministero della Sanità, Centro Nazionale Sangue, aziende sanitarie regionali) dovrà essere, tassativamente, quello di continuare a tenere vivo, compatto e responsabile patrimonio: compito tutt’altro che facile.

Tante, infatti, sono le minacce da contrastare:

– Il calo di donazioni che riguarda le fasce di giovani, per esempio, visto che l’età media della maggior parte dei donatori abituali italiani è compresa tra i 30 e i 55 anni. Politiche di promozione del dono, organizzazione di eventi, collaborazione con le scuole, sono l’antidoto a questa criticità, che tuttavia non è l’unica.

–  La situazione economica complessa del Paese: il precariato diffuso non è certo la situazione migliore per spingere al volontariato, e questa occorrenza, limitando il bacino di possibile donatori, richiede una forte programmazione nel lungo periodo, affinché la base abituale di chi dona sia utilizzata al meglio.

– La limitazione degli sprechi: in questo senso, il Patient Blood management è una chiave decisiva, perché, come detto nei giorni corsi, volta a ridurre ogni utilizzo evitabile della materia biologica, sia sul piano medico che su quello organizzativo.

– Il non facile coordinamento tra domanda e offerta, visto che il materiale biologico raccolto deve poi essere immunologicamente abbinato ai suoi potenziali destinatari.

– La necessità di garantire il giusto valore all’atto stesso del dono, che è il risultato di scelte individuali nient’affatto scontate. Ne abbiamo parlato appena l’altro ieri, ma l’apertura alle aziende che operano nel libero mercato per la lavorazione in conto lavoro del plasma donato, rischia di perseguire finalità economiche che solo il tempo potrà definire compatibili con l’obbligo di massima qualità e sicurezza da assicurare ai donatori.

Per fronteggiare ognuna di queste problematiche, le associazioni di volontari italiane, AVIS, FIDAS e FRATRES, assieme alla CROCE ROSSA, rappresentano un vero e proprio asset strategico con cui le istituzioni sanitarie dovranno sempre dialogare con costrutto, su questioni pratiche e organizzative.

Di recente sono entrato in AVIS e ho potuto constatare la buona efficienza del servizio che è offerto ai cittadini. Donare è un gesto concreto in controtendenza con la pratica troppo diffusa di rapportarsi alle necessità della vita civile solo con risposte virtuali. E poiché nulla è permanente quanto il cambiamento, la collaborazione di tutte le componenti del sistema sangue dovrà essere più che mai intensa e incentrata sui valori condivisi dell’importanza, della responsabilità, della gratuità e della necessità del dono.

 

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