Plasmaferesi, metodo di donazione un po’ più lungo ma con risultati enormemente migliori

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L’attesissimo Piano Nazionale Plasma per il 2020 sancirà gli obiettivi di crescita e le metodologie di azione verso il target della necessaria e strategica autosufficienza nazionale.

Come abbiamo più volte specificato su buonsangue.net, alla base dei miglioramenti futuri sia a livello amministrativo, sia a livello operativo, campeggia il concetto di appropriatezza (http://www.buonsangue.net/politiche/aspettando-il-nuovo-piano-nazionale-plasma-principi-guida-e-obiettivi-dei-prossimi-anni/), ovvero di una costante e programmatica ottimizzazione delle risorse.

In fatto di raccolta del plasma, uno dei migliori strumenti di ottimizzazione è la plasmaferesi.

Nei recenti incontri tra gli stati generali del Sistema Sangue, univoco è stato l’appello (e il monito) per il futuro: aumentare, migliorare, ottimizzare la raccolta per plasmaferesi.

La plasmaferesi altro non è che una procedura per il prelievo che consente la separazione in tempo reale delle due componenti del sangue, quella corpuscolata (ovvero formata da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) dalla componente liquida. La matrice che rende possibile questo processo è un separatore meccanico automatizzato, che suddivide le due componenti tramite centrifugazione.

Mentre il donatore è sotto plasmaferesi, la parte liquida del suo sangue viene prelevata, quella corpuscolata, gli viene restituita.

Ma quali sono in vantaggi della plasmaferesi? E quali suoi limiti?

Innanzitutto la plasmaferesi consentirebbe di aumentare di molto le quantità di plasma raccolte sul piano generale, perché, in primo luogo, diminuirebbe la distanza tra una donazione e l’altra; in secondo luogo, è la migliore tecnica per ottimizzare il dono. Attraverso di essa si possono produrre i più importanti plasmaderivati necessari ai pazienti di emofilia A e B, e valorizzare l’acquisizione di molte sostanze presenti nel plasma, tra cui le immunoglobuline, le proteine e le vitamine.

A descrivere l’importanza della plasmaferesi, è intervenuto di recente anche Claudio Velati, presidente SIMTI, a Medicina 33. Ecco qui il video:

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6cc37501-623b-4a16-b1cf-b0684a1b0570-tg2.html

L’assoluta sicurezza è un’altra caratteristiche della plasmaferesi, processo che nelle intenzioni dei dirigenti nazionali dovrà essere ottimizzato attraverso l’allocamento dei macchinari in centri specifici, in modo da concentrare donazioni (e ridurne i costi) e personale.

Unica controindicazione della plasmaferesi, è il tempo necessario per portare a termine la procedura: mentre una donazione classica di sangue intero dura circa 14 minuti, una plasmaferesi può oscillare dai 40 ai 60 minuti.

Non è un tempo breve, ma neppure troppo lungo se si pensa a quanti benefici possono derivare da un incremento di questa pratica su scala nazionale verso l’obiettivo condiviso, e fondamentale, dell’autosufficienza.

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