“Il pittogramma è un premio per tutti i donatori italiani”. Parola di Gianfranco Massaro, presidente FIODS

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Soltanto poche settimane fa, è arrivata una grande novità nel sistema trasfusionale italiano, e noi di Buonsangue.net ne abbiamo parlato diffusamente: è arrivato il pittogramma, una certificazione, un marchio di riconoscimento per tutti i prodotti emoderivati prodotti da materia biologica raccolta su territorio nazionale da donatori anonimi, volontari e responsabili. Per tutti i donatori italiani è una ventata di novità e trasparenza. Ma poiché il pittogramma è stata una lunga conquista, abbiamo deciso di sentire la voce di chi, ogni giorno, lavora nel mondo del sangue e del volontariato, per conoscere le idee e le impressioni di sta in trincea. Si comincia da Gianfranco Massaro, presidente FIODS (la federazione delle maggiori associazioni di sangue a livello internazionale) e di AVIS Molise. Ecco le nostre domande, e le sue risposte.

1) Il Ministero della Sanità ha ratificato l’apposizione del pittogramma sui farmaci emoderivati e plasmaderivati. Per il Sistema trasfusionale sembra essere una bella notizia. Lei che valutazione dà di questa novità?

A mio avviso questo è un grande riconoscimento per i donatori che, da anni, si impegnano silenziosamente per sostenere il Sistema Sangue nazionale, contribuendo così a garantire a coloro che ne hanno necessità un’assistenza gratuita. Il senso di solidarietà è uno dei valori che ci rende “umani”. Va inoltre ricordato che rappresenta uno stimolo per le altre nazioni europee che stanno andando in questa direzione, mi riferisco ad esempio alla Francia.

2) Il pittogramma è una certificazione voluta fortemente dalle associazioni. Perché per i volontari è importante avere un simbolo di trasparenza nella filiera sui farmaci emoderivati? .

Il fatto che i farmaci che derivano dal dono (volontario, anonimo, periodico e gratuito) siano identificabili, mi piace leggerlo come un segnale forte di riconoscenza da parte del Ministero della Salute per tutti i volontari che operano in questo ambito. Credo che per i donatori rappresenti un modo trasparente per dare visibilità al loro gesto altruistico. Una sorta di feedback che garantisce che lo sforzo compiuto dà risultati tangibili per il miglioramento della salute delle persone che hanno necessità di fare uso di farmaci che derivano dal plasma.

3) L’apposizione del logo sui farmaci non è obbligatoria ma facoltativa: è giusto, secondo lei, lasciare questo margine di discrezionalità? Quale risposta si aspetta dagli operatori di mercato?

Credo che, almeno in una prima fase, sia giusto lasciare la scelta ai singoli produttori di farmaci plasmaderivati, soprattutto considerando che si tratta di una novità assoluta. Sono anche certo che con il tempo, considerati gli effetti positivi che l’adozione del pittogramma produrrà sul Sistema Sangue Nazionale, si verificherà la normale adozione dello stesso da parte di tutti i produttori che operano nel nostro paese.

4) Perché è importante sottolineare che i farmaci prodotti derivano dal sangue italiano? È solo un problema di autosufficienza o entrano in gioco fattori legati alla sicurezza?

E’ importante principalmente per dare visibilità al gesto del dono dei donatori italiani. Quindi è giusto che sia riconoscibile il farmaco la cui realizzazione è resa possibile dai donatori italiani. La sicurezza è garantita comunque a prescindere dall’origine. Oggi giorno vediamo che, ad esempio, anche nel settore alimentare, si tende a dare molta importanza all’origine ed alla “natura” del prodotto. Credo che questo si possa applicare in tutti i settori. Il concetto di “made in Italy” (nel caso dell’Italia ovviamente) dà la possibilità di provare anche un sentimento di orgoglio a coloro che si impegnano per garantire l’autosufficienza.

5) Quali altri passi, a suo avviso, si potrebbero fare per migliorare ancora di più il livello di trasparenza nella filiera del sangue?

Sono certo che si debba continuare a svolgere azioni tese a facilitare il confronto e creare consapevolezza nei cittadini rispetto al tema dell’autosufficienza nazionale e credo che il modo migliore sia continuando a diffondere la cultura del dono.

6) Se oggi dovesse dare un voto alla sicurezza della filiera italiana del sangue, da uno a cinque, che voto darebbe?

Darei sicuramente 5!

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