L’emergenza spinge le donazioni. Ma il calo è strutturale: agire subito

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Di fronte alle emergenze collettive, la risposta degli italiani è generalmente generosa. Questo succede anche per il sangue, con donazioni che raggiungono picchi spesso imprevedibili. Il fatto è che, passata l’emergenza, si torna alla normalità e oggi purtroppo la “normalità” delle donazioni vede un calo generalizzato e ormai strutturale che pone una serie di interrogativi da affrontare con rapidità ed energia.

Insistiamo. Bisogna sensibilizzare, spiegare i meccanismi organizzativi interni, far capire al grande pubblico che non è ancora entrato a far parte della folta schiera dei donatori abituali che nel sangue una razionalizzazione delle risorse è importante.

Lo hanno spiegato bene i dirigenti delle associazioni di volontariato nei giorni scorsi, e buonsangue.net ha sottolineato le loro parole: donare in caso di emergenza (qui riproponiamo l’intervista a Vincenzo Saturni http://www.vita.it/it/article/2016/08/24/se-volete-donare-il-sangue-non-fatelo-tutti-oggi/140474/) è prova di una grande capacità di mobilitazione e solidarietà, doti senz’altro positive, ma in chiave di autosufficienza ematica non è opportuno.

Ecco perché casi come quello della Liguria (http://www.ansa.it/liguria/notizie/2016/08/26/sisma-viale-1602-donazioni-sangue-liguria-in-48-ore_eae46085-1fde-4517-8fc8-a861d42b030a.html) hanno certamente un valore relativo importante, ma non devono assolutamente generare rilassamento sulla situazione generale, cioè quella che si valuta sul lungo periodo.

Un pezzo de La Stampa (http://www.lastampa.it/2016/08/28/cronaca/sangue-in-quattro-anni-donatori-calati-del-5TtGPyosalyNcPo2GBNViI/pagina.html) testimonia infatti come negli ultimi quattro anni, si registri un calo di donazioni pari al 13% a Torino e provincia. Un calo che, anche secondo le stime delle associazioni, è generalizzato, e che dipende soprattutto dalla difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni nella pratica della donazione periodica e costante.

È certamente questo il punto su cui bisogna investire, con lavoro, idee e sensibilizzazione.

Intanto però, segnaliamo con vero piacere una notizia dalla Puglia, che mostra come molto spesso la retorica delle differenze sia soprattutto materia di strumentalizzazione mediatica (http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/08/26/news/taranto_45_migranti_donano_il_sangue_per_i_feriti_del_terremoto_pronti_a_dare_una_mano_-146676763/): nella vita reale solidarietà, collaborazione e fratellanza, così come tutto ciò che concerne il bene e il male dell’animo umano, non hanno etnia.

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