La prima volta non si scorda mai. Cronaca di una donazione: l’esordio

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E poi arriva il gran giorno: quello in cui si diventa donatori.

Iniziare il proprio percorso da donatore abituale di sangue è molto semplice. Io l’ho fatto con una telefonata all’Avis (ma è possibile accreditarsi anche con Fratres, Croce Rossa e Fidas). Una chiacchierata cordiale, uno scambio di documenti rapido e immediato, e il gioco è fatto. Si tratta di una procedura standard, volta a garantire sicurezza e  sia in favore del donatore che del sistema. Dati personali, recapiti, un paio di firme: poi non resta che attendere a casa la tessera di donatore che dovrà essere usata in futuro. Nessun ginepraio burocratico. Il mio esordio è stata un’esperienza davvero importante.

Per andare a donare, non è necessario aspettare oltre, basta uscire da casa e recarsi all’ambulatorio convenzionato più vicino. Ieri mattina è arrivato il mio turno: di buon ora, a digiuno (ma di norma si può prendere un caffè o un succo di frutta ma anche mangiare qualche fetta biscottata), sono andato al centro trasfusionale del Politecnico Umberto I, a Roma.

Prima di arrivare all’ago, ancora qualche preliminare. L’accettazione in ambulatorio consiste nel presentare la tessera sanitaria e il documento d’identità. Comunicare i propri recapiti è utile perché le analisi del sangue gratuite si riceveranno direttamente a casa, dopo circa un mese.

Infine, l’ultimo passaggio per accedere alla donazione, è la prova dell’emoglobina. Un’impercettibile puntura sul dito, precede il controllo dei valori: se si rientra con i propri valori in un range compreso tra 13.0 e 18.0 g/dl (grammi per decilitro) per gli uomini e tra 12.0 e 15.1 g/dl per le donne, la donazione è perfettamente sostenibile. Io sto a 16,6 e quindi vado avanti.

La sala donazione è piena, a dimostrazione che il richiamo del terremoto e la conseguente sensibilizzazione sono ancora forti. Tanti giovani, ma anche uomini e donne di mezza età. Il personale si mostra subito molto gentile e meticoloso: chiedono a tutti se conoscono la procedura, se hanno già donato oppure se è la prima volta, e seguono ciascun donatore con attenzione e trasporto. A me è stato chiesto se per caso fossi completamente a digiuno, e poiché lo ero, mi è stato offerto un succo di frutta prima di iniziare. Ovviamente la donazione si svolge nella sicurezza più assoluta: aghi monouso, disinfettante, attenta ricerca della vena migliore. Una volta individuata, ecco il pizzico: l’ago non è sottilissimo, perché in poco più di 5 minuti vengono prelevati circa 450 ml di sangue, più qualche campioncino per le analisi. Un tempo rapido, e il donatore disteso sul lettino non deve far altro che chiudere e aprire il palmo della mano, per favorire l’afflusso sanguigno.

Riempita la sacca, l’ago viene sfilato delicatamente, e il puntino rosso che si riesce a scorgere sul braccio è pulito, disinfettato e tamponato. Bisogna attendere altri 5 minuti prima di potersi alzare dalla sedia, poi il rilascio del modulo di avvenuta donazione che sarà da spedire via mail alla segreteria dell’Avis a cui ci siamo iscritti, e tutti in sala colazione per il gentile omaggio: caffè, cappuccino, succhi di frutta e cornetti. Un momento di relax dove poter chiacchierare con il personale e con gli altri donatori, e magari raccontare qualcosa di se stessi.

Dal punto di vista fisico, nessun problema, come se non mi mancasse nemmeno una goccia di sangue. Sul piano psicologico tutte belle sensazioni: mi sono sentito in forma e contento di aver fatto un gesto utile. Anche l’idiosincrasia (volgarmente fifa) per gli aghi è un lontano ricordo. Donare per credere.

P.S. La mia prima donazione di oggi ha però un altro riscontro positivo: mostrando il mio prezioso modulo di avvenuta donazione, avrò la possibilità di entrare gratis, insieme a un accompagnatore, in tutti i più importanti musei di Roma. Se prima ero già convinto che per sostenere la cultura bisogna essere pronti a dare il sangue, adesso ne ho avuto la prova!

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