I dubbi sulle motivazioni del Veneto

plasmaderivati

Torniamo a un tema molto importante.

Nel convegno di Mestre del 25 Giugno, che Buonsangue.net ha seguito con grande attenzione, le istituzioni della Regione Veneto (a guida di una più ampia aggregazione regionale) rappresentate dal Dottor Antonio Breda del Coordinamento Regionale Attività Trasfusionali, hanno provato a motivare la scelta di affidarsi in conto terzi alla multinazionale australiana CLS Behring, per la fornitura dei farmaci plasmaderivati. L’apertura al libero mercato, porterebbe quindi:

  1. a interpretare le gare come una straordinaria opportunità di crescita, in quanto obbligano i portatori di interesse a confrontarsi e a mettere in discussione prassi e sistemi consolidati verso nuovi modelli:
  1. a favorire l’adeguamento dei prodotti medicinali da plasma nazionale agli standard, qualitativi e regolatori, che ne consentano l’utilizzo nell’Unione Europea per le finalità previste dal legislatore rappresenta un indiscutibile risultato di sistema, di tipo etico/qualitativo/sanitario;
  1. Un risparmio di 120 milioni di euro in 7 anni e mezzo.

Queste motivazioni, fin troppo sbandierate come successi anche a mezzo stampa, sembrano però essere autoreferenziali, come hanno fatto notare diversi addetti ai lavori.

Al di là del risparmio quantitativo (peraltro discutibilissimo se si pensa che sarà necessario andare sul mercato dei troppi prodotti accessori non regolati dall’accordo), è innegabile che fattori come sicurezza (cosa succede al plasma raccolto che esce dall’Italia?) ed efficienza organizzativa (ha senso inseguire una vocazione europeista in tema sangue quando l’autosufficienza europea è ancora lungi dall’essere qualcosa di più di un desiderio?) ne escano mortificati.

Calcolo economico o calcolo politico? In ogni caso, scelte che vanno a discapito dei cittadini.

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