Festival della Salute a Montecatini, le critiche di Toscano. Tutte le carenze dell’accordo Veneto-Csl Behring

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Che il Festival della Salute a Montecatini Terme sarebbe stata una tappa importantissima per capire meglio questioni importanti legate al futuro del Sistema Sangue, lo avevamo preannunciato. I risultati lo hanno confermato.

Cos’è cambiato nel Sistema Sangue italiano? – si è chiesta in apertura dei lavori la dottoressa Simona Carli (Direttrice del Centro Regionale Sangue Toscana), dai tempi del primo seminario interregionale andato in scena nel 2013?

Sono cambiate tante, tantissime cose.

Il successo dei percorsi di accreditamento per esempio, un nuovo codice degli appalti, un decreto per le tariffe, molto altro ancora. Ma è soprattutto uno il fatto chiave dell’attualità: si è verificato l’espletamento di una prima gara d’appalto per la frazionamento del plasma raccolto sul territorio nazionale (per la produzione di farmaci plasmaderivati). Gara aperta alla libera concorrenza.

Il riferimento è al nuovo accordo tra raggruppamento regionale capitanato dal Veneto, e la multinazionale australiana CSL Behring. Intesa che doveva essere operativa sin da subito, e che sin da subito, invece, ha suscitato molte discussioni tra gli addetti ai lavori e ben 6 ricorsi, in quanto considerata foriera di un cospicuo risparmio nell’immediato (sebbene non del tutto interpretabile nel medio periodo), a fronte di diversi dubbi sulla sua piena legittimità.

Una gara che si è mostrata, quindi, sin dal concepimento del bando, ad alto rischio di contenzioso.

Ed è proprio su questo aspetto che al Festival della Salute è andato in scena l’intervento più fragoroso e al tempo stesso meno annunciato: quello dell’avvocato Giuseppe Toscano, considerato il maggiore esperto italiano di diritto nel campo della plasmaderivazione, direttamente impegnato nei ricorsi.

Come si sarebbero potuti evitare gli strascichi legali, e quali sono oggi le criticità più evidenti dell’accordo tra raggruppamento Regionale guidato dal Veneto e CSL Behring: sono stati questi i punti principali dell’intervento di Toscano. Un intervento estremamente lucido, analitico e molto stimolante.

Per Toscano esiste un vizio originario alla situazione in fieri, che risiede nel Decreto Ministeriale (DM) del 2012: quel decreto avrebbe dovuto regolare nei dettagli la questione dei raggruppamenti regionali, e tuttavia, purtroppo, si è rivelato insufficiente per produrre quegli assetti necessari e funzionali al raggiungimento del massimo risultato per l’interesse pubblico.

Ciò è accaduto principalmente per due motivi:

  1. Secondo il DM ogni gara si sarebbe dovuta svolgere secondo un criterio quali-quantitativo prestabilito (ovvero stabilire prima le quantità di prodotti plasmaderivati da ricevere in conto lavorazione), cosa che non è avvenuta. Il criterio quali-quantitativo anziché essere un prius, si è rivelato un posterius, (ovvero si è deciso di partire sulla base dei dati delle singole regioni e di stabilire anno dopo anno le reali coordinate quali-quantitative su base interregionale).
  1. La delega concessa alle regioni capofila (per l’appunto il caso del Veneto) è stata una delega totalmente in bianco, in altre parole un delega troppo poco definita per produrre in seguito gare così complesse come quelle per il frazionamento del plasma. Il risultato è che la gara finisce per non soddisfare nemmeno tutte le regioni all’interno dello stesso raggruppamento.

Toscano ha osservato tra l’altro: “Non penso che la valutazione qualitativa espressa dal decreto possa limitarsi a 10 punti su 100”. Il giurista ha perciò sottolineato uno degli  aspetti più critici e controversi dell’intera questione, ovvero la sperequazione, nell’accordo tra Veneto e CSL Behring, tra il 90% del criterio prettamente economico di valutazione, e solo il 10% del criterio qualitativo.

Toscano cita il Nuovo Codice degli appalti, (con il quale secondo lui l’accordo tra Veneto e CSL Behring non sarebbe compatibile) e chiama in campo il presidente dell’Autorità Anti-Corruzione, Raffaele Cantone (“se sbilanciate tutto sul prezzo, state violando il codice degli appalti”) perché a suo dire le gare basate sul prezzo possono essere quelle semplici, come quelle sulle forniture di tonno, ma non quelle complesse come sui plasmaderivati.

E ancora, ulteriore punto toccato da Toscano, è il tema del chi partecipa alle gare. Se è vero che l’autorizzazione ministeriale accredita aziende che dovrebbero possedere i requisiti formali e certi livelli acclarati di qualità e sicurezza, come ci si comporta in caso di subappalti?

Infine, si chiede Toscano: se il Consiglio di Stato ha chiuso la partita sul caso della Biotest e della sua veemente battaglia legale (l’azienda è stata esclusa perché ha degli stabilimenti in Paesi in cui è possibile commerciare il plasma a fine di lucro (qui la sentenza), ribadendo il principio del plasma come bene di proprietà pubblica, e la necessità della tutela del sangue che arriva dal dono, non si dovrebbe lavorare tutti insieme in sede preventiva affinché l’atto stesso del dono sia valorizzato al massimo sin dalla creazione dei bandi?

Tutte domande importanti e legittime, alle quali bisognerà dare risposte convincenti.

 

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