E se un’azienda italiana provasse a fare un salto al mercato in Australia? Cadrebbe nel vuoto…

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Nei giorni scorsi abbiamo puntato i riflettori sul nuovo accordo dell’aggregazione regionale che fa capo alla Regione Veneto (con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta, e le Province Autonome di Trento e Bolzano) e la multinazionale australiana CSL Behring, per le fasi di raccolta plasma, trattamento e produzione di emoderivati.

Una scelta che desta più di qualche perplessità.

L’apertura ad aziende che operano in Europa è prevista dalla legge 219/2005, è vero, ma siamo sicuri che esistano le premesse perché gli standard di sicurezza altissimi dell’Italia siano garantiti?

E poi un’altra domanda. Gli altri paesi come si comportano per raggiungere la loro autosufficienza? Nel mondo ci sono soltanto sette aziende che operano nel mercato degli emoderivati: Baxter, Biotest, Csl Behring, LFB, Grifols, Octapharma e Kedrion.

LFB è Francese, Grifols spagnola e Csl Behring australiana: nei loro mercati nazionali ognuna di queste imprese può operare in regimi di sostanziale monopolio, come si può leggere anche nell’analisi bocconiana di cui abbiamo parlato su Buon Sangue (ecco il link).

Se qualcun altro volesse fare un salto nei loro mercati, sarebbe destinato a cadere nel vuoto, a meno, forse, di non finanziare un studio in “grant incondizionato” a qualche prestigiosa università locale.

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