Dentro il pittogramma

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La settimana di Ferragosto è trascorsa in relativa serenità per il sistema trasfusionale. Le associazioni sono sempre sul pezzo per rispondere al preventivabile calo di donazioni estive e per far fronte alle emergenze. Il tutto mentre la notizia tanto attesa è arrivata: il pittogramma è in vigore.

Adesso è importante capire bene che cosa dice il decreto del 28 giugno 2016. Proviamo ad andarci dentro puntando alla sostanza.

Due sono gli aspetti principali, il primo stabilisce che:

1) Il pittogramma può essere applicato solo a lotti di medicinali derivati da plasma nazionale.

Il secondo informa sulla procedura, nella quale:

2) Il rappresentante legale delle aziende titolari di A.I.C. dovrà comunicare all’Agenzia italiana del farmaco l’elenco dei medicinali, la data di inizio di apposizione del pittogramma, e la dichiarazione che quest’ultimo è conforme al decreto.  Per le aziende, è importante dirlo, l’apposizione del pittogramma non comporterà il versamento di alcuna tariffa, né l’apposizione del pittogramma pregiudicherà l’esaurimento scorte delle confezioni prodotte anteriormente alla data di inizio di apposizione del pittogramma fino alla loro naturale scadenza.

Il decreto è stato pensato per tutelare gli interessi di tutti i protagonisti del sistema trasfusionale.

Punta al raggiungimento dell’autosufficienza nazionale di sangue, riconosce la funzione civica e sociale del dono nonché i valori solidali che si esprimono nella donazione, non penalizzando in nessun modo gli operatori di mercato, né gravati da tariffe o tassazioni, né costretti a rinunciare a scorte di materiale già acquisite.

In queste condizioni, anche se il decreto lascia libera scelta alle aziende produttrici sull’apporre il pittogramma, decidere di non inserirlo sarebbe davvero incomprensibile.

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