Il libro sul sangue, un pensiero personale

p0369nqq

Dalle mie parti, la Puglia, colpita pochi giorni fa da una tragedia evitabile, quando bisogna stigmatizzare il comportamento di qualcuno che si mostra rinunciatario, priva di grinta o demotivato, oppure di qualcuno che decide di chiudersi in sé stesso e nel mondo ovattato della propria privacy, anziché lottare per qualcosa che ritiene giusto o per affrontare le difficoltà che lo separano dai suoi sogni, si dice che quel qualcuno è un senza sangue.

Senza sangue.

 Non avere coraggio, spina dorsale, palle, risorse, capacità di soffrire o sostenere una tensione convogliano metaforicamente in un’unica mancanza, quella del sangue.

Poiché, proprio come diceva Pasolini, nelle invenzioni linguistiche dei dialetti e delle koinè regionali c’è sempre traccia di sapere antico, questa metonimia (la rappresentazione del tutto in una parte) sta a significare che l’essere umano senza sangue, dal punto di vista biologico, non è niente. Carne e ossa morte, quando si è ancora vivi.

Così, una delle prime cose che ho fatto da ragazzo consapevole è stata di giurare a me stesso che mai e poi mai sarei stato un senza sangue.

Di recente ho iniziato a rapportarmi all’argomento sangue: sono poche settimane e già ne sono dentro, come se del sangue fossi una componente.

Ho subito capito quanto il tema sia importante e decisivo sia a livello individuale, per la sfera della salute personale, per i benefici psichici legati alla donazione, per il sovrappiù di conoscenza del proprio corpo e di sé stessi; sia a livello collettivo,  che investe il piano politico, al fine di capire l’importanza dell’autosufficienza ematica di un paese, il piano civile, al fine di comprendere quanto un sistema trasfusionale efficiente sia garanzia del diritto alla salute per una comunità, e infine il piano etico, al fine di valutare quanto un bene d’importanza pubblica come il sangue possa e debba essere contaminato dalle leggi di mercato.

Argomenti complessi, che hanno e avranno bisogno di un impegno quotidiano per essere compresi e sviscerati al meglio, allo scopo di restituire alla comunità informazione, studio, cultura.

Ecco perché ho deciso oltre a un blog, a una pagina Facebook e a un profilo Twitter, sarà l’oggetto di un libro: un’inchiesta, un saggio, un’indagine, un racconto o forse tutte queste cose insieme.

Perché il sangue è un bene comune, e come tale dev’essere trattato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *