Il West Nile Virus spesso occupa la scena ma attenzione anche alla malaria, specie dopo alcuni casi autoctoni nella vicina Grecia

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Nei media l’attenzione se la prende soprattutto il West Nile Virus. Ha un nome esotico, colpisce in modo più subdolo e frequente, si diffonde più facilmente, e nella stragrande maggioranza dei casi provoca un’influenza debilitante ma passeggera. Eppure esiste un’altra malattia infettiva che si trasmette a causa delle zanzare, su cui il Centro nazionale sangue, con le istituzioni preposte, opera una monitoraggio costante: si tratta della malaria.

La malaria, quando colpisce l’uomo, è una malattia molto pericolosa che può anche provocare la morte, ed è generata da protozoi parassiti trasmessi da zanzare femmine infette, del genere “anofele” (Anopheles), ovvero un insetto molesto che colpisce soprattutto al tramonto e nelle ore notturne nei cosiddetti paesi endemici, ovvero in Africa, nel Sud est Asiatico, in Asia centrale, talvolta in Medio Oriente e in America centrale. In altre parole nelle zone tropicali e subtropicali.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la malaria è “una malattia seria, prevenibile e curabile se diagnosticata tempestivamente e trattata con farmaci adeguati”, quindi la monitorizzazione continua è molto importante. I casi in Italia sono legati nella stragrande maggioranza al turismo nelle zone sopra indicate come endemiche, ma l’ultimo comunicato in merito che risale a qualche giorno fa, al 14 novembre, testimonia di alcuni casi in Grecia che meritano attenzione, anche perché sono autoctoni.

Riguardano, nel dettaglio, le municipalità di Tychero e Feres, nella provincia di Evros, e la municipalità di Echedoros in provincia di Salonicco. Perché è importante segnalarli? Naturalmente, la vicinanza della Grecia, la frequenza degli spostamenti di persone tra Grecia e Italia, sono fattori che spingono ad accrescere la sorveglianza ematologica, con le seguenti raccomandazioni per i donatori di sangue:

1) effettuazione di un’adeguata sorveglianza anamnestica dei donatori che hanno viaggiato nelle aree interessate;

2) sospensione di 6 mesi per chi ha soggiornato nelle aree interessate e non ha manifestato sintomi febbrili, con riammissione dopo esito negativo la test;

3) sensibilizzazione dei donatori nel segnalare eventuali sintomi febbrili di non facile identificazione o sintomatologie compatibili con la malaria;

Il comunicato completo si può consultare a questo link del Centro nazionale sangue, che costantemente, come sappiamo, offre ai cittadini le informazioni anche su altre malattie minacciose, come Dengue, Chikungunya, e Zika Virus.

È meno diffuso del West Nile Virus ma è meglio scongiurare ogni forma di diffusione: il Centro nazionale sangue dirama le misure di prevenzione per il virus Dengue

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Il suo impatto sulla raccolta sangue e sulle misure di controllo sanitario non è minimamente paragonabile a quello che, specie nel 2018, ha avuto il West Nile Virus, ma i suoi sintomi sono molto pericolosi, ed è giusto tenere sempre altissima la soglia di attenzione: il virus Dengue (DENV), la cui diffusione è geograficamente collocata soprattutto nelle zone tropicali, nelle ultime settimane si è diffuso fino all’Europa, e per questo il Centro nazionale sangue ha diramato qualche giorno fa, lunedì 7 gennaio 2019, un comunicato che indica quali devono essere le misure precauzionali necessarie per evitare che il Dengue possa raggiungere il nostro paese, anche in minima scala.

Gli ultimi casi rilevati in rodine temporale, in realtà, riguardano la zona dei Caraibi, e in particolare il Dipartimento d’Oltremare della Guadalupa e la Collettività d’Oltremare di Saint Martin (Francia). Zone molto distanti, che tuttavia, specie nel periodo delle festività natalizie, sono diventate possibili località turistiche per molti italiani.

I casi rilevati in Guadalupa e a Saint Martin si devono inoltre sommare a segnalazioni provenienti dal continente europeo, come quelle arrivate nel recente passato dalla Regione di Murcia, dalla provincia di Cadice e dalla Catalogna in Spagna, e dai dipartimenti delle Alpi Marittime, dell’Hérault e di Gard in Francia.

Un riassunto chiaro ed esauriente della situazione, dal punto di vista geografico, è arrivato dalla pagina Facebook dell’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente) del Piemonte, che in regione si occupa della lotta contro i fattori di contagio collegati alle zanzare. Ecco infatti, in figura 1, l’homepage dell’ente, che riporta le zone da cui sono arrivate le più recenti segnalazioni, indicate graficamente in rosso.

Lotta alle zanzare in Piemonte IPLA Post

Fig.1

Ma quali sono le misure di controllo per limitare al minimo un virus che, come possiamo leggere su Epicentro (il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica), è in grado di causare febbre duratura a temperature elevate anche per periodi relativamente lunghi (come 5-6 giorni dalla puntura di zanzara), con sintomi d’accompagnamento molto probanti come mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori muscolari e alle articolazioni, nausea, vomito e irritazioni della pelle?

Ecco le istruzioni del Centro nazionale sangue, declinate punto per punto:

  1. Rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nell’area interessata.
  1. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 28 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nell’area interessata.
  1. Applicare il criterio di sospensione temporanea di 120 giorni dalla risoluzione dei sintomi per i donatori con anamnesi positiva per infezione da Dengue DENV (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da DENV).
  1. Sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da Dengue DENV oppure in caso di diagnosi d’infezione da DENV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information).

Misure nette e molto semplici che, ci auguriamo, dovrebbero consentire un monitoraggio sul virus completo ed efficace, in modo da evitare qualsiasi minima forma di diffusione incontrollata attraverso la donazione di sangue.

Chikungunya, Anofele, West Nile: le zanzare d’autunno e il loro impatto sul sistema trasfusionale

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L’abbassamento delle temperature non è mai stato così tanto atteso da cittadini e istituzioni, e la ragione è dovuta (anche) alle zanzare. Zanzare ormai autunnali ma tant’è, dobbiamo farci i conti.

La Chikungunya nel Lazio ha superato la quota simbolica di 100 casi acclarati, siamo a 102, e in quest’intervista rilasciata all’AGI, il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza ha espresso il suo pensiero sulla situazione, augurandosi “interventi mirati e disinfestazioni” https://www.agi.it/salute/epidemia_chikungunya_lazio-2183880/news/2017-09-25/.

È bene monitorare la situazione, specialmente dal punto di vista del sistema trasfusionale, e capire come si evolve giorno per giorno.

Il Lazio, lo ricordiamo, è una regione con carenze strutturali croniche per motivi che abbiamo già approfondito in un post dello scorso febbraio http://www.buonsangue.net/dono/la-carenza-sangue-nel-lazio-cosa-dicono-i-numeri/, e per fortuna, come ha annunciato al convegno su plasma ed emofilia di Parma il direttore del CNS Giancarlo Liumbruno, la solidarietà delle altre regioni è stata rimarchevole, così come l’impegno dei volontari  http://www.buonsangue.net/eventi/sistema-sangue-plasma-convegno-parma-emergenze/.

Come dimostrano due recenti tweet del CNS, sono ben 2529 le sacche inviate nel Lazio dall’inizio dell’emergenza fino a oggi, da ben 10 regioni e 2 province autonome.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya sacche da Calabria Molise ER Sicilia Liguria Lombardia Marche pr. Tn e Bz Veneto Toscana Vd A Umbria Puglia Piemonte https t.co Lkbt7SCVnz Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya la gara di solidarietà continua. Da Regioni 2529 sacche da inizio emergenza a Roma GLiumbruno https t.co XAGrJSNC8W

Noi ricordiamo che la raccolta sangue, come da comunicato del CNS continua: “lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.

E, aggiungiamo, di piastrine.

Per un sistema di compensazione che funziona, un sistema informativo che invece mostra le solite schizofrenie.

Si va da ricoveri per direttissima per “sfoghi cutanei” causati dalla cattivona http://www.ilcorrieredellacitta.com/news/anzio-chikungunya-donna-incinta-contagiata-ricoverata-latina.html a più normali aggiornamenti sui corsi di aggiornamento negli ospedali cittadini http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_corso_per_medici-3260767.html, tanto che anche il ministro della salute Lorenzin è dovuta intervenire in prima persona, spiegando  e definendo i contorni della vicenda http://il24.it/chikungunya-lorenzin-influenza-dolorosa-senza-conseguenze/.

A Napoli, la zanzara sotto osservazione è quella anofele, portatrice di malaria, con sei casi riscontrati in due mesi http://www.ilmattino.it/caserta/malaria_il_contagio_a_castel_volturno-3259285.html;

Mentre è piuttosto rognosa, anche se meno fotogenica e attraente sul piano dell’infoteinement, la zanzara West Nile, che secondo l’ultima monitorizzazione di ieri eseguita dal CNS è abbastanza diffusa, e provoca sospensioni al dono per 28 giorni per tutti coloro che negli ultimi tempi abbiano soggiornato anche per una sola notte nelle province italiane o nei luoghi esteri indicati nella foto.

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Una notizia interessante, invece, arriva dal Regno Unito, dove uno studio realizzato su un campione di 45 mila donatori e pubblicato sulla rivista Lancet http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31928-1/fulltext, ha dato risultati degni di nota: donare più spesso rispetto alle soglie consentite per legge (in Italia quattro donazioni all’anno per l’uomo e due per la donna in età fertile, con 90 giorni di intervallo minimo), secondo questa ricerca, non è necessariamente fonte di problemi di salute gravi: non che non esistano effetti collaterali, i risultati parlano di sintomi lievi  di stanchezza, giramenti di testa, fiato corto e, in qualche caso, di carenze di ferro. Nulla di più problematico. Se questa ricerca sarà utile per fare “giurisprudenza” e cambiare le indicazioni temporali del dono in ciascun paese, è troppo presto per dirlo.

La zanzara Chikungunya e il blocco delle donazioni a Roma (Asl 2) e Anzio: coinvolte un milione e 200mila persone

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Da almeno una settimana, nel Lazio, e in particolar modo ad Anzio, imperversa il caso della zanzara Chikungunya, portatrice dell’omonima malattia virale, una febbre che prende corpo in un periodo di incubazione compreso tra i 3 e i 12 giorni e che ha sintomi simili a quelli dell’influenza più tenace: febbre alta, brividi, nausea, vomito, mal di testa, dolori articolari.

Il nome Chikungunya, in lingua swahili significa proprio “ciò che curva” o “contorce”, proprio a sottolineare gli effetti di tale sintomatologia.

Molti giornali hanno riportato gli aggiornamenti sui casi accertati, che in tutto il Lazio sono finora 17.

Tra questi il Messaggero http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_zanzara_roma-3236244.html, il Corriere della Sera http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_11/a-roma-quattro-casi-chikungunya-regione-bacchetta-comune-proceda-disinfestazione-49e2400e-9723-11e7-8f2d-841610cb6f6e.shtml, Il Secolo XIX http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/09/11/ASqsUPMJ-disinfestazione_chikungunya_regione.shtml, e infine Repubblica http://www.repubblica.it/salute/2017/09/13/news/chikungunya_stop_alla_donazione_del_sangue_per_1_2_milioni_di_romani-175418553/.

Non c’è troppo da preoccuparsi per il virus: non è letale e l’abbassamento delle temperature previsto per le prossime settimane contribuirà a debellare la zanzare portatrici più delle disinfestazioni.

Ciò che preoccupa maggiormente è invece il blocco di 28 giorni per le donazioni di sangue che riguarderà tutti coloro i quali vivono o sono transitati ad Anzio e a Roma nelle zone interessate, un provvedimento che riguarda circa un milione e 200 mila persone in una regione come il Lazio che su questo piano è  storicamente debole.

Carenze di sangue complesse tuttavia non dovrebbero esserci. Ecco i passaggi salienti del comunicato del Centro Nazionale Sangue (CNS) del 13 settembre:

“A seguito dei casi di Chikungunya che sono stati confermati a Roma è stato deciso il blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del comune di Roma, insieme ad una ulteriore serie di misure cautelative (…). La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 di Roma e il Comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi. Nel resto del comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni. In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata la ‘quarantena’ di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni”.

Importanti, per capire il quadro generale, le parole di Giancarlo Maria Liumbruno direttore del Centro Nazionale Sangue (CNS): “Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxi-emergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni è già partita una gara di solidarietà che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio. Nella Regione vengono raccolte circa 15mila unità di sangue al mese, di cui almeno 11mila nella sola provincia di Roma. La Capitale raccoglie nei suoi ospedali molti pazienti da altre regioni, soprattutto del sud, e sono presenti circa 400 pazienti talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche, e ha un fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno”.

Anche da Alberto Argentoni, da poco eletto presidente Avis nazionale, è arrivato un commento di peso che stempera le preoccupazioni: “Le sedi Avis, i nostri volontari e i nostri donatori sono già mobilitati per far fronte al deficit di sangue ed emocomponenti che si sta verificando in alcune zone di Roma e della sua provincia in seguito al provvedimento di sospensione per Chikungunya emanato dal Centro Nazionale Sangue. Siamo sicuri che anche questa volta, come tante volte in passato, i donatori moltiplicheranno il loro impegno di solidarietà, programmando le proprie donazione e rispondendo alle chiamate delle nostre sedi e dei centri trasfusionali”.