Il “Fil Rouge” che ci porterà con Avis al World Blood Donor Day 2020. Tutti i progetti e gli eventi legati al mondo Avis

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Non manca molto, e per il mondo trasfusionale italiano il tempo che manca al World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia non sarà un tempo morto, ma anzi, un cammino di avvicinamento ricco di momenti da condividere ed eventi da vivere insieme.

Per fotografare sotto un’unica immagine questo percorso, Avis ha creato “Fil rouge”, l’espressione sotto cui sono catalogati tutti gli appuntamenti che caratterizzeranno il 2020 fino e oltre il 14 giugno, data in cui andranno in scena le celebrazioni ufficiali per la Giornata Mondiale del donatore.

Ma “Fil rouge” è qualcosa di più di un calendario di eventi. È proprio una piattaforma di valori e contenuti, e in più un vero e proprio tutorial per creare aventi locali che potranno ambire a guadagnarsi il bollino rosso e rientrare nel programma finale. Per poter spiegare questa operazione nel dettaglio Avis ha creato un manuale che si può guardare e consultare a questo link:

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/02/manuale_fil_rouge_11_02_2020_sito.pdf

“Fil Rouge” è fatto di convegni, seminari, corsi di formazione, ma anche manifestazioni sportive o di intrattenimento come spettacoli teatrali, concerti e concorsi creativi, ed è una grande occasione di condivisione di progetti, azioni concrete e momenti indimenticabili dedicati al dono del sangue in tutte le zone d’Italia.

A oggi, sono già tantissimi gli eventi in programma, e ve li mostriamo in basso nelle figure 1, 2 e 3.

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (2)

Fig.1

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (1)

Fig.2

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge

Fig.3

 

Le parole di Liumbruno sul 2020 del sistema sangue, in vista del prossimo WBDD: ecco gli obiettivi principali del sistema italiano

Business plans for 2020

Qualche giorno fa, il 14 gennaio, è stata pubblicata su Quotidiano Sanità un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, occorrenza di certo opportuna specie in vista del World Blood Donor Day del 2020, che come da tempo sappiamo sarà organizzato dall’Italia. Oltretutto siamo a inizio anno, per cui le parole di Liumbruno assumono un significato importante anche per il loro valore programmatico. In cosa sarà impegnata la principale istituzione nazionale nel settore trasfusionale? Quali obiettivi sono considerati fondamentali? Come ci si muoverà nel 2020?

È molto interessante analizzare, tema per tema, le risposte di Liumbruno e provare a capire insieme a lui che tipo di 2020 dobbiamo aspettarci.

Il grande obiettivo dichiarato del 2020 sarà, secondo Liumbruno, il solito: “Arrivare all’autosufficienza di plasma per conquistare l’indipendenza dal mercato internazionale dominato dagli Usa che gestiscono il 71 per cento delle donazioni di plasma mondiali”. È un tema che ci sta molto a cuore, anche perché conosciamo bene le contraddizioni del sistema di raccolta americano, in buona parte a pagamento e basato sull’utilizzo scriteriato e intensivo dei donatori, come ha sottolineato anche il New York Times in una inchiesta approfondita.

Una percentuale di raccolta così ampia in un solo paese è sicuramente insostenibile, perché in caso di necessità speciali o semplicemente di politiche protezioniste da parte degli Usa si genererebbe una domanda difficilissima da colmare nel resto del mondo. Uno scenario spaventevole, peggiorato, secondo il pensiero di Liumbruno, dal problema da non sottovalutare che “il mercato internazionale può avere temporanee carenze di alcuni prodotti (come peraltro già avvenuto in passato) o anche andamenti discontinui. Inoltre vende solo se gli conviene. Tradotto, solo chi arriva prima e offre il miglior prezzo potrà assicurarsi il proprio fabbisogno di medicinali plasmaderivati, gli altri rimarranno tagliati fuori”.

L’Europa infatti produce solo il 10% del plasma mondiale, un dato troppo basso che si può e si deve migliorare attraverso sensibilizzazione e lavoro sui donatori; evitando, appunto quello sfruttamento intensivo del dono che in Italia è stato assolutamente (e giustamente) bandito, perché, ha spiegato Liumbruno, “Il Civis (che rappresenta il milione e settecentomila donatori italiani) e il Cns hanno manifestato la loro contrarietà ad aumentare il numero minimo di donazioni di plasma raccomandate (in Europa) da 33 (attuali) a 60. Questa posizione è stata anche sostenuta dalla Fiods, che rappresenta 18 milioni di donatori di 81 Paesi”.

Di conseguenza, un secondo obiettivo importante che emerge dalla parole del direttore del Cns, è quello di continuare nell’opera di conservazione e valorizzazione delle peculiarità del sistema italiano, basato come sappiamo sul dono volontario, anonimo, gratuito, associato e organizzato. Un sistema che è stato in grado negli ultimi anni di raggiungere l’autosufficienza al 100% dei globuli rossi e che punta “a produrre 860 mila chili di plasma da consegnare nel 2021 alle industrie convenzionate con le Regioni per la produzione di medicinali plasmaderivati”.

Ci riusciremo? Probabilmente sì, visto che il trend di crescita del Piano nazionale plasma 2016-20 è stato finora rispettato. In vista del prossimo 14 giugno e del grande appuntamento internazionale che l’Italia avrà l’onore di organizzare, dobbiamo aspettarci comunque tantissimo impegno sulla promozione del dono periodico e sul ricambio generazionale, in modo da incrementare ancora di i 1700 pazienti al giorno trasfusi che Liumbruno ha citato come fiore all’occhiello del sistema italiano. I pazienti, appunto: ecco infine il tema su cui secondo noi bisogna insistere anche più di quanto ha fatto trasparire il presidente del Cns. È importantissimo secondo noi, per la salute pubblica e l’efficacia delle strategie comunicative, il coinvolgimento delle associazioni e delle testimonianze dei pazienti che beneficiano di emocomponenti e trasfusioni, ricevendo il dono della salute e talvolta della vita. Esplicitando sempre di più il forte legame che esiste tra il gesto semplice della donazione e i suoi effetti salvifici sui coloro i quali usufruiscono di quel gesto, si riesce a creare empatia, oltre a consapevolezza e benessere interiore per il donatore. Tutti stimoli decisivi per convincere il pubblico intraprendere questo cammino così ricco di soddisfazioni.

 

 

Convegno Fiods all’hotel Ergife di Roma, l’obiettivo principale è soprattutto uno: salvaguardare la donazione gratuita e volontaria

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Sta diventando sempre più importante discutere di donazione di sangue in chiave mondiale, ed è sempre più importante che vi sia un percorso condiviso a livello internazionale sulle politiche da adottare. Ecco perché la Fiods, diretta ormai con continuità dall’italiano Gianfranco Massaro, è più che mai baricentro di un progetto ampio e ambizioso, che culminerà nel world Blood Donor day del 2020, evento che come sappiamo è in programma in Italia.

Nel frattempo però anche il sistema sangue italiano avrà il dovere di proseguire il suo cammino interno, per poter trasmettere i propri valori anche all’estero, dove alcuni fondamenti etici per noi scontati hanno una diversa risonanza. Rinnovarsi sapendo intercettare i cambiamenti della società in questo inizio di terzo millennio: ecco la direzione da seguire.

Il convegno Fiods svoltosi a Roma lo scorso venerdì 25 ottobre aveva proprio lo scopo di anticipare gli accadimenti futuri, e di porre le basi di un dibattito a vocazione internazionale su alcuni aspetti fondamentali del dono, come la gratuità e la volontarietà, la sicurezza e la centralità del paziente come obiettivo finale di ogni sforzo comune. Molto ricco il parterre, con la partecipazione di tante personalità autorevoli provenienti da tutto il mondo, come Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, Judith Chapman, direttore esecutivo di Isbt, ovvero la società internazionale delle trasfusioni di sangue, Junping Yu della World Healt Organization, Claudio Velati del Centro nazionale sangue e moltissimi altri.

In vista del World Blood Donor Day 2020 e i valori italiani

Sul piano programmatico ci è sembrato molto centrato l’approccio generale del segretario nazionale di Avis Ruggiero Fiore, che ha spostato l’asticella degli obiettivi reali ben più avanti del prossimo World Blood Donor Day: è molto sensato, in effetti, considerare l’evento del prossimo 14 giugno soprattutto come un punto di partenza. Il futuro del sistema sangue comincerà subito dopo quella data, perché il modello etico italiano che si basa sulla donazione anonima, volontaria, gratuita, associata e organizzata, in ambiente internazionale non è sempre compreso, e talvolta è addirittura messo in discussione. Anzi: è ormai minacciato dal fantasma di un sistema di raccolta a pagamento che parte da presupposti etici molto diversi di nostri. Preoccupazioni da non sottovalutare, anche perché le sfide richieste dal futuro e dai cambiamenti sociali in corso nel nostro mondo occidentale sono tante, così come ha spiegato il presidente Fiods nel suo lungo e strutturato intervento. Per Gianfranco Massaro della Fiods, il millennio appena terminato è stato ricco di cambiamenti tecnologici. Le associazioni di donatori sono diventate sempre più centrali nell’organizzazione del sistema e i pazienti dovranno essere sempre considerati i beneficiari finali di tutto il lavoro delle tre gambe, istituzioni, donatori e tecnici che si occupano della sicurezza e della qualità del servizio trasfusionale. In quest’ottica, Massaro ha anche auspicato che i donatori associati riescano a stare al passo con i miglioramenti tecnologi che sui plasmaderivati hanno fatto passi da gigante. Anche il sistema dei donatori deve andare avanti insomma, e svolgere il proprio lavoro nella ricerca di nuovi donatori da fidelizzare. Le associazioni, inoltre, dovranno impedire l’ingresso nel sistema di soggetti profit, che mirano a inserirsi nelle carenze del sistema per trarne un guadagno.

I valori etici del dono, un tesoro da salvaguardare

La gratuità del dono è ancora difesa, e mantiene confini netti con il concetto di profitto. Un monito che è stato il principale in tutta la giornata di lavori, ed è per questo che Massaro si è soffermato sui concetti di salvaguardia dell’uso etico del sangue, di trasparenza, di campagne culturali per favorire la plasmaferesi e aumentare la raccolta del plasma. Bisogna rompere il pregiudizio secondo cui la donazione di plasma è una donazione di serie inferiore, e questo può avvenire solo attraverso le campagne e il lavoro culturale, raggiungendo quei risultati in grado di scongiurare i tentativi di inserimento dei soggetti profit. Altre misure importanti saranno favorire il Patient blood management, rinforzare il rapporto empatico e fiduciario tra tutti gli attori del sistema sangue, e naturalmente favorire e appoggiare al ricerca scientifica.

Gli stili di vita e i punti forti del dono in Italia

Ma qual è la condizione primaria affinché la raccolta sangue e plasma possa avvenire nelle migliori condizioni possibili e risultare più efficace? Senza dubbio la salvaguardia degli stili di vita, vero punto di partenza per avvicinarsi alla donazione. La materia biologica donata deve provenire da persone sane, come ha spiegato Aldo Ozino Caligaris, persone che vantano “uno stato di benessere fisico, mentale e e sociale”, e non semplicemente l’assenza di patologie o infermità. Non è così scontato: l’equilibrio di queste componenti è e sarà fondamentale. Per il dono del sangue limiti grossi da prevenire sono ancora la demenza precoce, l’eccesso di peso (oggi il 50% dei bambini sotto i 12 anni è sovrappeso e ben il 15% di loro sono obesi), e poi il fumo, l’alcool, la vita sedentaria, e la cattiva alimentazione. Il dono del sangue tuttavia mantiene giovani, ed ecco perché le associazioni lavorano molto sulla promozione dei corretti stili di vita, per aiutare le persone a donare ma soprattutto per spingerle a continuare a donare. La caratteristica unica del nostro paese è che il 78% dei donatori sono periodici e circa il 90% sono associati: questo consente di poter promuovere i corretti comportamenti in modo coordinato e prendere iniziative come la vaccinazione gratuita per i donatori, soluzione che aiuterà a non incorrere in problemi e carenze quando arriveranno i picchi di diffusione dell’influenza.

La sicurezza, un percorso che non va dato per scontato

Sicurezza per i pazienti dunque: valore che nell’evoluzione di un sistema basato su di donatori volontari e non remunerati non può e non deve essere considerato scontato. L’attenzione sul tema della sicurezza a livello mondiale è cresciuta dal 1975, in poi, grazie a un percorso che chi legge Buonsangue conosce bene, perché è il tema principale di “Sangue infetto”, libro di Michele De Lucia che abbiamo recensito a giugno 2018 e che racconta bene il percorso del sistema sangue mondiale verso l’attuale stabilità, passando per momenti difficili come i picchi di epatite e HIV. Oggi ancora non c’è una situazione omogenea nel mondo: in molti paesi vige ancora la donazione familiare in caso di bisogno diretto, come per esempio in Pakistan. Per superare queste differenze ci dovranno essere regole condivise sui controlli, su principi fondamentali, sull’accesso a risorse sicure provenienti da sistemi nazionali organizzati che promuovono la donazione non remunerata e volontaria. Dal 2005 è stata istituita la giornata mondiale del donatore, che serviva a ribadire questi concetti. È stata dunque riconosciuta l’importanza strategica della autosufficienza ematica, perché tutti i paesi sanno di dover crescere in quanto a capacità di raccolta di plasma.

I confini della non remunerazione

Ma quale approccio bisogna avere nei confronti della raccolta di sangue e plasma a pagamento? Il dibattito più caldo della giornata si è concentrato proprio su questo punto, perché spesso nella comunità internazionale passa come insuperabile la dicotomia tra raggiungimento dell’autosufficienza e difficoltà di ottenerla con la donazione gratuita e volontaria. L’articolo 21 della Convezione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina, nega la possibilità di trarre profitto alcuno dal corpo umano e le sue parti, ma oggi i confini della “non remunerazione” sono da intendersi più sfumati. Sappiamo bene che in USA il plasma è già oggetto di raccolta a pagamento, e Carlo Petrini dell’Istituto Superiore della Sanità ha spiegato come debba essere inquadrato questo tema sempre attuale: una commissione internazionale ha di recente ribadito l’assoluto divieto di profitto, ma non ha escluso la possibilità di riconoscere un rimborso ai donatori per le spese sostenute o per mancati guadagni, purché si tratti di spese rigorosamente documentate e limitato agli effettivi costi contenuti. La direzione delle istituzioni mondiali come la WHO è quindi sempre quella direzione gratuita e volontaria, perché accettare il pagamento comporta pesanti controindicazioni, tra cui vessare le fasce di popolazioni più deboli, negare l’equità, cancellare il rispetto della dignità fondamentale degli esseri umani, incidere sulla salute dei donatori e creare sistemi viziati e votati allo sfruttamento e al guadagno.

Il dibattito vivace

La minaccia della raccolta a pagamento infatti non riguarda più solo gli USA. Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, ha suscitato un vivace dibattito portando il caso dell’Olanda, dove è in studio un progetto che non esclude di portare i donatori ai centri trasfusionali remunerandoli. Alice Simonetti di Avis e delegata Fiods ha quindi spostato lo sguardo sull’opportunità di rompere l’opposizione tra disponibilità o sicurezza, proponendo un cambio di paradigma opposto: in effetti si possono ottenere entrambi gli obiettivi, così come ha ribadito lo stesso Claudio Velati. Sebbene negli ultimi 20 anni tutte le organizzazioni mondiali competenti abbiano sostenuto la donazione non remunerata, a suo dire si è affievolita la forza espressiva del messaggio, e ci sono stati molti, forse troppi atteggiamenti aggressivi nella violazione di questi principi. Ecco perché, secondo lui, varrebbe la pena che le organizzazioni europee assumessero a loro volta posizioni sempre più forti e decise verso il sostegno al dono etico. Che l’autosufficienza si possa raggiungere col dono gratuito e volontario è un fatto, e l’80% di autosufficienza che oggi il sistema italiano garantisce ne è la dimostrazione più grande.